Chiesa di Sant'Alessandro (Lucca)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 43°50′31.97″N 10°30′05.39″E / 43.842214°N 10.501497°E43.842214; 10.501497

Chiesa di Sant'Alessandro Maggiore
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Toscana
Località Lucca
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Papa Alessandro I
Diocesi Arcidiocesi di Lucca
Stile architettonico romanico
Inizio costruzione IX secolo
Completamento XII secolo

La chiesa di Sant'Alessandro Maggiore è una chiesa di Lucca che si trova nella piazza omonima.

Considerata il prototipo dell'architettura romanica lucchese, fu ricostruita alla metà dell'XI secolo. Di impianto basilicale a tre navate, è caratterizzata da estremo rigore costruttivo, evidente soprattutto nel disegno della facciata, calibrata nelle proporzioni, nel raffinato paramento a filari alternati, alti e bassi, di calcare bianco, nelle decorazioni di impronta classica del portale di facciata e di quello laterale. In facciata, sul cornicione che segna la sopraelevazione della navata centrale, le basi di quattro colonnini suggeriscono l'ipotesi di un originario loggiato. Dalla decorazione dell'abside, i cui caratteri denotano un più vivace senso decorativo e tracce di cromia, sembra che i lavori si siano conclusi nella prima metà del XII secolo.

Descrizione e confronti[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Sant'Alessandro Maggiore a Lucca, ricordata per la prima volta in un documento dell'anno 893, è un edificio di tipo basilicale, le cui caratteristiche sono simili a quelle della locale architettura romanica, improntata ad un sobrio classicismo.
Nella costruzione attuale, tuttavia, sono inglobate le strutture di una chiesa più antica (riconoscibile nella metà inferiore della facciata, nel primo tratto dei fianchi e, all'interno, nelle arcate fino alla prima coppia di pilastri), la cui epoca di costruzione è ancora controversa e la cui qualità appare sorprendentemente vicina a quella della stessa architettura romana:

  • l'edificio è interamente rivestito da lastre di calcare bianco perfettamente levigate e disposte in fasce alternativamente alte e basse, secondo un ordine che evoca l'opus quadratum pseudoisodomum dei monumenti dell'Antichità (come nel tempio rotondo del Foro Boario a Roma, del II secolo a.C.); all'interno di questa disposizione rigorosamente geometrica sono inserite anche le aperture ed i particolari scolpiti che le incorniciano, anch'essi tutti di diretta derivazione romana; la stessa compenetrazione di ordine statico e geometrico si osserva nelle arcate interne, le cui pietre, bianche e colorate, sono sempre disposte in modo simmetrico (come si riscontra in edifici del VI-VII secolo, quali il Mausoleo di Teodorico a Ravenna o la Cupola della Roccia a Gerusalemme, ma anche nel peristilio del Palazzo di Diocleziano a Spalato, del 293-305). La disposizione simmetrica delle pietre della facciata attorno al portale è paragonabile invece a quella della chiesa visigotica, peraltro molto restaurata, di São Frutuoso de Montélios nei pressi di Braga, attribuita al secolo VII.
Corrispondenze tra capitelli e colonne
  • analogamente a quanto si verifica nella basiliche di Roma (soprattutto in quelle costruite all'epoca della Riforma Gregoriana, tra XI e XIII secolo), l'interno della chiesa è suddiviso in aree funzionali ed è attraversato da un percorso di natura liturgica, segnalato con coerenza (perfino nei più minuti dettagli, variando nei capitelli il tipo di acanto o i fiori dell'abaco) dal colore dei marmi delle colonne e dai diversi tipi di capitelli che si corrispondono in coppia attraverso la navata; all'ambiente romano rimanda anche l'estetica della varietas, che (in un contesto sempre saldamente simmetrico) informa tutta la decorazione scolpita, le cui studiate variazioni hanno dei paralleli nella Basilica di San Salvatore a Spoleto e nei capitelli del Tempio di Saturno a Roma, ricostruito nel IV sec. d.C.
  • mutuata dall'architettura romana è anche la simbologia dei materiali impiegati, che rimandano alle consuetudini rappresentative dell'arte del tardo Impero o evocano brani delle Sacre Scritture. Significativa, in primo luogo, è la scelta di costruire la chiesa interamente in pietre squadrate di calcare bianco: non solo essa si inserisce nella tradizione dell'arte ufficiale romana, ponendo quindi l'autorità del committente in rapporto di continuità con il potere imperiale che essa rappresentava, ma contrapponendosi ad un contesto assai più povero dell'attuale e certo realizzato in gran parte in legno, faceva della chiesa un prisma luminoso che se da un lato evocava l'immagine della Gerusalemme Celeste (Apc 21,9 - 22,5) descritta nell'Apocalisse di Giovanni (i dodici basamenti di pietre diverse - simboleggianti gli Apostoli - e le dodici porte sono ripresi nel primitivo Sant'Alessandro dalle dodici colonne e dalle dodici finestre aperte nella navata maggiore), dall'altro evocava il Tempio di Salomone, anch'esso costruito in pietre squadrate e dotato di un portale a cinque angoli (III Rg 6,2; III Rg 6,31), richiamato da quello timpanato del Sant'Alessandro. Allo stesso ambito simbolico rimandano i materiali impiegati all'interno: la coppia di colonne in granito rosso egiziano (una pietra assimilabile al porfido, che per il colore purpureo era appannaggio esclusivo della casa imperiale a partire dal III sec. d.C., ed era poi passato a simboleggiare la regalità di Cristo e il sangue dei martiri) e i ricchi capitelli a lira con corona di quercia ad esse sovrapposte (evocanti la corona trionfale, premio dei santi e dei martiri (Apc. 3,11-12), tante volte rappresentata nell'arte paleocristiana) segnavano l'inizio dell'antico presbiterio, così come una coppia di colonne con ricchi capitelli fiancheggiava l'ingresso del Tempio di Salomone (III Rg 7,21).
  • singolare è, infine, la qualità delle sculture, in cui non si riconosce nessuna influenza orientale (bizantina o islamica), né lombarda o "barbarica" (mancando anche gli intrecci tipici della scultura altomedievale), ma dove ogni particolare è invece riconducibile ad un preciso modello di epoca romana: da un lato gli elementi vegetali, geometrizzati, appiattiti e definiti nei dettagli da sottili incisioni, si dispongono sul piano secondo un ordine prevalentemente paratattico/simmetrico (caratteristiche, queste, proprie della scultura antica più tarda), dall'altro i modelli costantemente imitati - tra cui inusuali varianti corinzieggianti e rari motivi di età augustea - sono invece tipici del I-II sec. d.C. Capitelli corinzieggianti a lira, paragonabili a quelli del Sant Alessandro per un'analoga interpretazione del codice decorativo antico, ed anch'essi di incerta datazione, si trovano nell'Abbazia di San Cassiano a Narni.

Devozione e politica[modifica | modifica wikitesto]

Sant’Alessandro I papa (80?-115), secondo la tradizione agiografica morto martire a Roma durante il principato di Traiano, non figura tra i santi principali del calendario liturgico, non è stato oggetto di una particolare devozione popolare e neppure figura legato alla storia del territorio, come il vescovo Frediano (dopo il 500-588), per cui la presenza di chiese a lui dedicate a Lucca sorprende e richiede senz’altro una spiegazione. La prima menzione di una chiesa di Sant’Alessandro a Lucca risale all’anno 874, una successiva, sicuramente riferita al Sant’Alessandro Maggiore, risale all’893, almeno una seconda chiesa dedicata a questo santo esisteva nei pressi del Duomo di San Martino, e poche altre, di minore importanza, erano sparse nel contado della città.
Romano Silva (vedi in bibliografia: R.Silva, 2001) ha ricostruito le vicende della predilezione per questo antico santo romano – certamente importata a Lucca da personalità di rilievo, che ne hanno promosso la devozione e hanno finanziato chiese erette in suo onore – individuando due momenti principali: il sec. IX, quando, proprio in prossimità delle prime attestazioni documentarie della chiesa, la devozione a Sant’Alessandro appare promossa dai papi e dall’aristocrazia carolingia (Leone III fa dono di alcune reliquie di Sant’Alessandro a Carlo Magno, che le affida alla basilica di Saint Denis; Pasquale I trasla le reliquie di Sant’Alessandro nella nuova basilica romana di Santa Prassede; Gregorio IV dona altre reliquie del santo alla vedova di Bernardo re d’Italia, Cunegonda, che fonda a Parma una chiesa per custodirle), e il sec. XI, quando il vescovo di Lucca Anselmo da Baggio, nel clima della riforma della chiesa e della lotta per le investiture, riceve in dono da papa Stefano IX, fratello del marchese di Toscana Goffredo, la chiesa di Sant’Alessandro Maggiore di Lucca, vi trasporta da Roma importanti reliquie (tra cui la catena con cui il papa martire sarebbe stato tenuto prigioniero) e infine, divenuto papa egli stesso, assume il nome di Alessandro II.
Nel secolo XI più di un prelato, ascendendo al soglio pontificio, scelse il nome di un papa dei primi secoli: Vittore II (ca.1018-1057), legato all’imperatore Enrico III, scelse questo nome forse per sottolineare la sua relazione con l’impero e l’autorità del centro romano sulla periferia (Vittore I (?-199) era stato in buoni rapporti con la corte imperiale e aveva imposto il calendario pasquale romano anche alle chiese che seguivano altri usi); allo stesso modo Gerberto di Aurillac diventando papa scelse il nome di Silvestro creando un collegamento tra la Renovatio Imperii ottoniana (con Ottone III di Sassonia imperatore e Silvestro II papa) e la coppia esemplare Costantino I/Silvestro I. In questo contesto risulta leggibile anche la predilezione di Anselmo da Baggio per il papa martire Alessandro I, che per primo era stato eletto unanimemente dal clero romano, e rappresentava perciò un esempio di indipendenza e di autorità del potere ecclesiastico in opposizione alle ingerenze di quello secolare (l’elezione di Anselmo/Alessandro II fu per lunghi anni contestata dalla corte imperiale, che gli oppose anche un antipapa).
Questo particolare significato legato alla figura di Sant’Alessandro è però attestato anche precedentemente, in epoca carolingia: papa Niccolò I (858/867) in una lettera dell’anno 861 (Migne JP, SS Nicolaus I Magnus, Epistolae et Decreta, X, colonna 782) solleva l’arcivescovo di Treviri, uno dei più importanti e potenti della Germania feudale, dagli obblighi contratti in seguito ad un giuramento prestato (evidentemente ad un’alta autorità laica) da cui erano derivate perdite per le proprietà della chiesa che il papa esorta a recuperare. Niccolò I concede tale eccezionale annullamento appoggiandosi all’autorità dei suoi predecessori e in particolare a papa Alessandro I (Auctoritatem venerabilium praedecessorum nostrorum secuti, et nominatim beatissimi papae et martyris Alexandri quinti a beato Petro ab omnibus juramentis […] absolvimus…).
Evidentemente anche in questo caso Alessandro I valeva come campione dell’indipendenza e della superiorità dell’autorità ecclesiastica su quella secolare.
Dall’insieme di queste considerazioni si può dedurre che in tale contesto una chiesa intitolata a Sant’Alessandro, papa e martire, era un’affermazione d’autorità, se eretta da un ecclesiastico, ma era un atto di sottomissione, se eretta da un laico (Romano Silva ipotizza che dopo un periodo di contrasti il marchese di Lucca Adalberto I avrebbe iniziato la costruzione del Sant’Alessandro nell’880 come atto di pacificazione verso papa Giovanni VIII).

Il dilemma della datazione[modifica | modifica wikitesto]

Frontone del portale occidentale

Per la chiesa di Sant'Alessandro sono state proposte varie datazioni (il sec. XII, il sec. XI, il sec. XI con aggiunte del XII, il sec. IX con aggiunte dei secoli XI-XII) senza giungere ad una data comunemente accettata. Con i recenti restauri si è stabilito che la chiesa attuale ingloba un edificio più antico (un dato che finora non era accettato da tutti gli studiosi), ma ciò non ha comunque risolto il problema della datazione assoluta delle parti, perché manca un aggancio sicuro tra le strutture fisiche della chiesa e i pochi documenti conservati che la riguardano, ovvero la prima attestazione documentaria dell’893 e l’acquisizione, nel 1057-58, da parte del vescovo Anselmo da Baggio, che provvide a traslarvi le reliquie di Sant'Alessandro.

Dettaglio del portale. Tutti i motivi impiegati sono di origine romana

Le difficoltà della datazione derivano dal fatto che la chiesa appare a prima vista come unitaria, ma ad un esame più approfondito si rivela invece fortemente discontinua, e con caratteri tipici dei secoli XI-XII (il tipo di muratura ad esempio), ma realizzati in un modo così particolare da non avere altrove veri termini di confronto. Si arriva così al paradosso di considerare il Sant’Alessandro un caso esemplare di romanico primitivo quando le sue parti più caratteristiche sono classicistiche in un modo così puro e intenso da non avere assolutamente nulla di romanico. Mentre le sculture più recenti del monumento (capitelli del presbiterio e archetti pensili all'esterno dell'abside) hanno un riscontro nell'architettura del secolo XII, in particolare nell'opera di Biduino e della sua scuola, le singolari caratteristiche classicistiche della fase costruttiva più antica di Sant'Alessandro sono invece tali da farne un caso isolato nel panorama medievale locale, cosicché la sua costruzione è spiegabile solo in due modi: la chiesa è opera di maestranze provenienti dall'esterno (la loro esatta origine resta tuttavia da individuare), oppure essa è prova - in pieno Medioevo - della sopravvivenza nella stessa città di Lucca della tradizione architettonica romana (analogamente a quanto è avvenuto, sia pure con altro accento, a Firenze, con il "Romanico Fiorentino"). Poiché la possibilità che questa tradizione - riservata comunque ad edifici di particolare prestigio - si sia conservata con questo grado di purezza nel corso dei secoli diventa tanto più improbabile quanto più ci si allontana dalla Tarda antichità, non si può escludere che la data di costruzione della fase più antica possa essere anteriore all'età romanica (secolo IX?), come sembrano confermare i pochi documenti scritti che riguardano la chiesa e le vicende del culto di Sant'Alessandro.

Allo stato attuale degli studi, e in assenza di scavi, resta tuttavia più probabile l'attribuzione tradizionale ai secoli XI-XII. Infatti, per quanto la qualità tecnica e formale del primo Sant'Alessandro sia a Lucca ineguagliata, alcune caratteristiche delle sue arcate si ritrovano in quelle della Basilica di San Frediano (sec. XII) e le rare tipologie dei suoi capitelli si ripetono nella chiesa di San Michele in Foro (sec. XII), con un'insistenza difficile da giustificare se la distanza di tempo tra le due serie fosse davvero di due secoli. D'altro canto, benché nella pianta complessiva dell'edificio primitivo si riconosca un tracciato regolatore ad triangulum, tutti gli spazi interni sono regolati ad quadratum (con l'interasse delle colonne come modulo e un rapporto tra le navate di 2:1), al contrario di quanto si verifica di norma nelle basiliche dell'Alto Medioevo, dove la larga e depressa navata centrale è separata dalle laterali da fitte colonne, il cui interasse non ha alcuna relazione con le dimensioni degli spazi.

Il Maestro di Sant'Alessandro[modifica | modifica wikitesto]

Le parti della chiesa pertinenti all'ampliamento, eterogenee e realizzate in più tempi, sono attribuibili solo genericamente alla scuola di Biduino (per le affinità tra i capitelli del presbiterio e gli archetti all'esterno dell'abside con i capitelli di Sant'Andrea Forisportam a Pisa e quelli della pieve di San Casciano a Settimo). Al contrario nella parte più antica del Sant'Alessandro, per la sua coerenza interna – tra tracciati proporzionali e distribuzione dei materiali, tra qualità del paramento e particolari scolpiti e colorati, tutti subordinati all'indicazione del percorso cerimoniale che ne attraversava l'interno – è riconoscibile un particolareggiato progetto realizzato fedelmente in un'unica fase da maestranze omogenee. Il primitivo Sant'Alessandro è pertanto attribuibile ad una personalità precisa, anche se anonima come quasi sempre avviene per gli autori dei primi secoli del Medioevo. Un maestro che possiamo osservare personalmente all'opera nei quattro capitelli di colonna appositamente eseguiti per la chiesa, i quali, tanto per il repertorio decorativo (aniconico e di matrice antica), quanto per la collocazione e l'orientamento (compenetrati con l'ordinamento complessivo della chiesa), bene ne sintetizzano la complessa cultura (2° dx, 3° sx, 3° dx e 4° sx, se ne vedano le immagini nella galleria fotografica). Diversamente da autori come Buscheto o Lanfranco, il Maestro di Sant'Alessandro non appare sensibile alle suggestioni coloristiche arabo-bizantine, né al plasticismo monumentale di matrice nordica: ogni elemento della sua chiesa è di tradizione tardoromana, sia dal punto di vista tecnico che formale (e lo stesso si può dire dell'organizzazione del cantiere fortemente gerarchizzato che ha realizzato nei dettagli il progetto, senza le improvvisazione e l'eclettismo consueti nei cantieri medievali). Una tradizione architettonica così intimamente partecipata da poter risalire con sicurezza filologica fino a remoti modelli augustei, attuando un revival “atticistico” che trova qualche parallelo solo a Firenze. Del resto, piuttosto che a Pisa, è nel classicismo del Romanico fiorentino che ritroviamo la disposizione simmetrica dei capitelli (nel Battistero di San Giovanni) o quella del paramento tra le arcate (in Sant'Andrea a Empoli). Di fatto il Maestro di Sant'Alessandro pone lo stesso problema storico-artistico della Firenze “romanica”: quali sono state le condizioni materiali e sociali che hanno permesso a distanza di secoli – ad un tale grado di purezza – la sopravvivenza della cultura architettonica antica?

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mazzarosa A, Guida di Lucca e dei luoghi più importanti del Ducato, Lucca 1843.
  • Matraia G., Guida monumentale della città e diocesi di Lucca fino a tutto il 1860, I, pp. 217–234.
  • Ridolfi M., “Ragionamento quarto - Sopra alcuni monumenti di belle arti restaurati”, Scritti d’Arte e d’Antichità di Michele Ridolfi a cura di Enrico suo figlio, Firenze 1879.
  • Ridolfi M., “Sopra un dipinto ad encausto – Lettera al signor Raoul Rochette Membro dell’Istituto di Francia”, Scritti d’Arte e d’Antichità di Michele Ridolfi a cura di Enrico suo figlio, Firenze 1879.
  • Ridolfi E., Guida di Lucca, Lucca, 1899 pp. 55–56.
  • Salmi M., L’architettura romanica in Toscana, Milano - Roma 1928.
  • Luporini E., “Nota introduttiva all’architettura romanica lucchese”, Belle Arti, I, 5-6, 1948.
  • Ragghianti C.L., "Architettura lucchese e architettura pisana", in Critica d’arte, 28, 1949 pp. 168–72
  • Burgers S., “L’architettura romanica in Lucchesia e i suoi rapporti con Pisa”, Atti del Seminario di Storia dell’Arte, Pisa 1953.
  • Ragghianti C.L., “Il Sant’Alessandro di Lucca”, L’arte in Italia, II, Roma 1968.
  • Regoli V., “Restauri nella chiesa di Sant’Alessandro, 1838”, in AA.VV., Lorenzo Nottolini architetto a Lucca, Lucca 1970.
  • Baracchini C. – Caleca A., “ Architettura «medievale» in Lucchesia, 1–2, Critica d’Arte, 113–114, 1970.
  • Baracchini C. – Caleca A. – Filieri M.T., “Problemi di architettura e scultura medievale in Lucchesia”, Actum Luce, VII, 1-2, 1978.
  • Baracchini C. – Caleca A. – Filieri M.T., ”Architettura e scultura romanica in diocesi di Lucca: criteri e metodi”, Romanico padano, romanico Europeo, Modena-Parma 1982.
  • Bertelli C., “Traccia allo studio delle fondazioni medievali dell’arte italiana”, Storia dell’arte italiana, V, Torino 1983.
  • Agostini O., La chiesa di S.Alessandro a Lucca: problemi filologici e di conservazione, tesi di laurea (relatore F. Gurrieri), Firenze 1986.
  • Silva R., La chiesa di Sant'Alessandro Maggiore in Lucca, Lucca, 1987
  • Agostini O., “La chiesa di Sant’Alessandro a Lucca”, in: Lamberini D. (a cura di), Il policromismo nell’architettura medievale toscana, (Allegato al Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, 56/9), San Miniato1989.
  • Baracchini C., “I caratteri dell’architettura a Lucca tra il vescovato di Anselmo I e quello di Rangerio”, Atti del Convegno Internazionale di Studio: Sant’Anselmo vescovo di Lucca (1073-1086) nel quadro delle trasformazioni sociali e della riforma ecclesiastica, Roma 1992.
  • Carrai G., “I tracciati modulari della chiesa di sant’Alessandro a Lucca”, in Actum Luce, XXI,1992 p. 111-127.
  • Silva R., "La chiesa di Sant'Alessandro tra archeologia e ricerca documentaria", in Max Seidel - Romano Silva (a cura di), Lucca città d'arte e i suoi archivi. Opere d'arte e testimonianze documentarie dal Medioevo al Novecento, pp. 59–96, Venezia 2001.
  • Carrai G., Tradizione tardoantica e derive medievali nella chiesa di Sant'Alessandro a Lucca, Lucca 2002.
  • Taddei C., "Lucca tra XI e XII secolo. Territorio, architetture, città", Quaderni di Storia dell'Arte, n. 23, pp. 117–156, Parma 2005.
  • Tigler G., Toscana romanica, pp. 245–247, Milano 2006.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]