Cattedrale di Napoli

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Coordinate: 40°51′09.05″N 14°15′34.38″E / 40.852515°N 14.25955°E40.852515; 14.25955

Basilica cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Località CoA Città di Napoli.svg Napoli
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Arcidiocesi di Napoli
Consacrazione XIII secolo
Stile architettonico Gotico, rinascimentale, barocco, neogotico
Inizio costruzione XIII secolo
Completamento XIX secolo (facciata e ripristino interni)

La cattedrale di Napoli (o duomo di Napoli), è la sede dell'arcidiocesi di Napoli.

Si tratta di una delle più importanti e grandi chiese della città, frutto della mescolanza di diversi stili artistici susseguiti nel corso dei secoli che hanno reso il luogo eterogeneo e frastagliato: da un interno in gotico medievale, a decorazioni rinascimentali prima e barocche poi, fino alla realizzazione della facciata in pieno stile neogotico.

Dedicata a santa Maria Assunta, Il duomo sorge lungo il lato est della via omonima, in una piazzetta contornata da portici; ospita il battistero più antico d'Occidente[1], il battistero di San Giovanni in Fonte, e tre volte l'anno accoglie il rito dello scioglimento del sangue di san Gennaro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la Cronaca di Partenope, risalente al XIV secolo, qui sorse l'oratorio di Santa Maria del Principio dove Aspreno, il primo vescovo della città, decise di insediare l'episcopato di Napoli. A partire dal IV secolo nacquero diversi edifici di culto nell'insula episcopale e tra queste si ricordano la basilica di Santa Restituta, il battistero di San Giovanni in Fonte e diverse cappelle annesse come quelle di San Lorenzo, Sant'Andrea e Santo Stefano.

Nel XIII secolo fu iniziata la costruzione dell'edificio sacro inglobando le precedenti strutture paleocristiane del battistero e della primitiva basilica. La costruzione della cattedrale comportò anche la demolizione di altre strutture, come la basilica Stefania, voluta dall'arcivescovo Stefano I (fine del V secolo - inizi del VI) e rimaneggiata dopo un incendio dall'arcivescovo Stefano II (seconda metà dell'VIII secolo), il cui quadriportico è visibile nel palazzo arcivescovile. La struttura era stata decorata con mosaici e panni dipinti, collocati negli intercolumini delle navate dall'arcivescovo Attanasio I (849-872).

Per la progettazione e la costruzione della nuova chiesa, per volontà del re Carlo II di Napoli e d'intesa con l'arcivescovo Giacomo da Viterbo, che aveva sollecitato al sovrano tale opera, vennero chiamati architetti di estrazione francese. La seconda parte del cantiere fu eseguita da maestranze locali o italiane: le fonti indicano Masuccio I, Giovanni Pisano e Nicola Pisano. La cattedrale fu completata nel 1313 e nel 1314 fu solennemente dedicata all’Assunta, ad opera dell’allora arcivescovo Umberto d’Ormonte. Durante il terremoto del 1349 crollarono il campanile e la facciata, che venne ricostruita agli inizi del XV secolo in stile gotico. A metà del secolo, un altro terremoto danneggiò gravemente la cattedrale, facendo crollare alcune parti della navata, che in seguito fu però ricostruita.

Il cardinale Crescenzio Sepe durante il rito dello scioglimento del sangue di san Gennaro

Tra il 1497 e il 1508 fu realizzata come cripta la cappella del Succorpo, con decorazioni di Tommaso Malvito. In seguito al voto fatto dai partenopei al santo durante la pestilenza del 1526, Francesco Grimaldi innalzò, di fronte alla basilica di Santa Restituta, la reale cappella del tesoro di San Gennaro. Nel 1621 il tetto a capriate venne coperto da un cassettonato in legno. Il 28 aprile 1644 la dedica all'Assunta fu confermata nella consacrazione della chiesa avvenuta ad opera del cardinale Ascanio Filomarino, arcivescovo dell'epoca.

Nel 1688 e nel 1732 furono ricostruite le parti più danneggiate dai terremoti e nella seconda metà del Seicento, si ebbero gli interventi barocchi nelle cappelle, arricchite da decorazioni marmoree e in stucco. Nel 1732 vennero ricostruiti l'abside e i transetti.

Nel 1788, un ulteriore restauro apportò modifiche alla navata, trasformata secondo un revival gotico con influssi settecenteschi. Per esigenze estetiche fu quindi bandito un concorso per la facciata, che fu innalzata nell'Ottocento in stile neogotico da Errico Alvino.

Durante la seconda guerra mondiale i bombardamenti alleati danneggiarono le strutture e pertanto, tra il 1969 e il 1972, vennero effettuati restauri e consolidamenti strutturali all'intero edificio. Durante i lavori vennero portati alla luce resti archeologici romani, greci e alto-medievali oggi opportunamente fruibili e con reperti raccolti e organizzati. Uno dei più recenti restauri è stato apportato alla cappella del Succorpo e ha permesso il recupero del cassettonato marmoreo del Cinquecento.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Particolare del portale principale: opera di Tino di Camaino e Baboccio da Piperno

La facciata della cattedrale fu ricostruita più volte nel corso dei secoli: quella attuale fu rifatta in stile neogotico da Errico Alvino alla fine dell'Ottocento ed inaugurata solo nel 1905. Il progetto dell'Alvino è peraltro incompleto in quanto mancano le torri campanarie ai lati del corpo centrale della struttura, i cui lavori furono interrotti all'altezza del basamento.

Al decoro della facciata, che aveva il compito di raccordare le preesistenti strutture gotiche dei portali, furono chiamati importanti scultori del panorama artistico di fine XIX secolo: Salvatore Cepparulo, Domenico Jollo, Alberto Ferrer, Giuseppe Lettieri, Raffaele Belliazzi, Salvatore Irdi, Michele Busciolano, Stanislao Lista e Tommaso Solari. Ai lati del finestrone centrale ci sono sculture di Francesco Jerace e Domenico Pellegrino.

Uno dei leoni che caratterizzano la facciata

Nel progetto di Alvino fu previsto l'inserimento delle opere di Tino di Camaino per ornare il portale principale sostenuto da leoni stilofori consumati dal tempo. I portali laterali, risalenti al principio del XV secolo, in stile gotico internazionale erano stati eseguiti dallo scultore Antonio Baboccio da Piperno. Essa presenta una struttura a salienti, con ai due lati i basamenti delle due torri campanarie, mai realizzate. In corrispondenza di ognuna delle tre navate si trovano i tre portali gotici e le tre cuspidi, ornate da sculture in marmo; in quella centrale, entro un rosone cieco, si trova la statua del Cristo Benedicente. Nella facciata si aprono cinque finestre, anch'esse in stile gotico: due bifore nei due basamenti dei campanili, due trifore, una per ognuna delle due navate laterali, e la quadrifora della navata centrale.

La facciata fu danneggiata durante la seconda guerra mondiale e restaurata nel 1951, ma un restauro integrale fu eseguito nel 1999; nell'occasione l'architetto Atanasio Pizzi ha realizzato il rilievo della facciata principale, del cassettonato ligneo della navata centrale e del transetto in scala 1/1.

Dei tre portali, per tradizione, quello di destra viene aperto solo in occasioni particolari, come durante le festività per san Gennaro oppure un matrimonio di un membro della famiglia Capece Minutolo.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Visuale dell'interno

L'interno, con pianta a croce latina, è costituito da un'aula suddivisa in tre navate con cappelle laterali; le tre navate sono separate da una sequenza di otto pilastri per lato, in cui sono incorporati fusti di antiche colonne romane, sulle quali poggiano gli archi ogivali, decorati a stucco e marmo.

La navata centrale, lunga 100 m[2] ed alta 45 m[senza fonte], è coperta dal ricco soffitto a cassettoni secentesco intagliato e dorato, che ospita cinque tele raffiguranti rispettivamente la Natività e l'Epifania, di Fabrizio Santafede, la Visitazione e la Presentazione al Tempio, di Girolamo Imparato, e l'Annunciazione, di Giovanni Vincenzo da Forlì. Sulle pareti della navata ci sono dipinti di Luca Giordano, raffiguranti Apostoli e Padri della Chiesa (fascia superiore) e i Santi patroni di Napoli (nei tondi della fascia inferiore). Sui sedici pilastri, invece, sono sistemate le edicole con i busti dei vescovi della città, scolpiti tra il Seicento e il Settecento. Sulla controfacciata sono collocati i sepolcri di Carlo I d'Angiò, re di Napoli, di Carlo Martello d'Angiò, re titolare d'Ungheria, e di sua moglie Clemenza d'Asburgo, così disposti da Domenico Fontana nel 1599.

Pianta del Duomo

Sotto l'arcata di ogni lato più prossima al transetto si trovano le due cantorie lignee barocche ospitanti l'organo e i sottostanti pulpito barocco, attribuito ad Annibale Caccavello e collocato sotto la cantoria di destra; sotto quella di sinistra, il baldacchino gotico della cattedra episcopale trecentesca, in parte danneggiato nel XVII secolo con la costruzione della soprastante cantoria.

Nell'intercolumnio fra la navata centrale e la prima campata della navata di sinistra, invece, vi è il fonte battesimale barocco in marmi policromi. La stessa campata, inoltre, è l'unica che mantiene tuttora il suo aspetto gotico originario.

Gli organi del duomo sono due. Quello maggiore, che si articola in tre corpi, uno nel transetto di destra e due contrapposti al termine della navata centrale, è stato costruito da Giuseppe Ruffatti nel 1974 (l'attuale conformazione risale al radicale intervento di restauro del 2009 condotto da Ponziano Bevilacqua). A trasmissione elettrica, dispone di 85 registri per un totale di oltre 5000 canne; la consolle, mobile indipendente, ha tre tastiere e pedaliera. L'organo corale è invece costituito dal corpo dell'organo maggiore che è situato nel transetto; dispone di una propria consolle a trasmissione meccanica, con due tastiere e pedaliera, ed è composto da 19 registri per un totale di circa 1000 canne.

Navate laterali[modifica | modifica wikitesto]

Il duomo ospita nelle navate laterali diverse cappelle ed altari che testimoniano l'evoluzione scultorea e pittorica della città, dal XIII secolo al XIX.

Navata sinistra

La navata di sinistra ha cinque cappelle laterali a cui si succedono monumenti funebri, sculture ed altari posti lungo la parete, a cui hanno lavorato artisti come Michelangelo Naccherino, Tommaso Montani, Giulio Mencaglia e Giuliano Finelli. Tra le cappelle più importanti si ricordano la seconda, dedicata a San Teodoro con sculture di Bartolomé Ordoñez e la pala d'altare di Marco da Siena Incredulità di san Tommaso. La terza cappella di sinistra, costituisce il più grande ambiente del duomo,[2] nonché la più antica basilica di Napoli essendo stata eretta nel IV secolo: la basilica di Santa Restituta è un esempio di architettura paleocristiana, essa si presenta con un'aula a tre navate divise da colonne di spoglio. L'edificio è stato modificato nel Seicento a causa di un terremoto e vi sono stati aggiunti stucchi e affreschi diretti da Arcangelo Guglielmelli. Qui sono conservate opere di Luca Giordano e varie sculture trecentesche; dalla basilica si accede inoltre al battistero di San Giovanni in Fonte. La quarta cappella, Brancaccio, vede i lavori di progettazione eseguiti da Giovanni Antonio Dosio alla fine del Cinquecento a cui hanno lavorato gli scultori Pietro Bernini e Girolamo D'Auria eseguendo il primo San Pietro e San Paolo, posti ai lati dell'ingresso marmore, mentre il secondo una Annunciazione in mezzorilievo ed il Padre eterno, entrambi sul timpano; la pala d'altare su Battesimo di Gesù è invece di Francesco Curia. In fondo alla navata, prima del transetto, sulla sinistra c'è l'accesso all'area archeologica del duomo.[2]

La navata di destra si caratterizza anch'essa dalla presenza di cinque cappelle e di diversi altari e monumenti funebri lungo le pareti. La prima cappella è dedicata a San Nicola e presenta opere pittoriche settecentesche di Paolo de Matteis e Santolo Cirillo. La seconda cappella, del Crocefisso, ospita monumenti del Fanzago, due dipinti del Settecento di Michele Foschini (già in Santa Maria la Nova) e due monumenti sepolcrali alla famiglia Caraccio del Camaino; sulla parete principale infine insiste un corcifisso ligneo databile al XII secolo. Anche per la navata destra, così come per la sinistra, la terza cappella costituisce un grande luogo a sé stante, inglobato solo successivamente all'interno del duomo. La reale cappella del tesoro di San Gennaro è un esempio di architettura barocca napoletana nonché fulcro della pittura emiliana a Napoli. Fu progettata dal frate Francesco Grimaldi che terminò la costruzione nel 1646 e sostituì tre precedenti cappelle delle famiglie Filomarino, Capece e Cavaselice. Ai lati dell'ingresso ci sono sculture di Giuliano Finelli e l'ingresso in ottone venne ideato da Cosimo Fanzago, che realizzò, inoltre, il pavimento in marmo ed il busto bifronte di San Gennaro. Nell'interno, a croce greca, sono presenti opere in pittura di Giovanni Lanfranco, Domenichino e Jusepe Ribera; l'antico busto reliquiario di san Gennaro del 1305 è di scuola francese mentre Dionisio Lazzari vi eseguì un lavamano marmoreo e Giovan Domenico Vinaccia un paliotto d'argento. La quarta cappella è chiamata delle Reliquie perché ospita tutte le reliquie della città appartenenti ad enti religiosi soppressi; la pala d'altare è invece di Nicola Malinconico. La quinta cappella è infine dedicata ai Santi Tiburzio e Susanna che vede dominare al suo interno il grande monumento funebre al cardinale Francesco Carbone, eseguito nel 1405 da Baboccio da Piperno.[2]

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio del trasetto e dell'abside

Il transetto, più alto rispetto alla navata centrale, è stato fortemente modificato durante i restauri del XIX secolo, che gli hanno donato l'attuale veste neogotico-barocca. Anch'esso è coperto dal soffitto a cassettoni ligneo e dorato seicentesco ed ospita lungo le pareti alcuni monumenti sepolcrali di varie epoche, opere pittoriche di Francesco Solimena, sculture di Bartolomeo e Pietro Ghetti, nonché la pala dell'Assunzione del Perugino, ordinata dal cardinale Oliviero Carafa che vi è ritratto in posizione di orante, originariamente collocata sull'altare maggiore ed ora in una nicchia lungo il braccio destro.[2]

Nel transetto si aprono sette cappelle laterali, quattro lungo la parete presbiteriale e tre sulle pareti frontali (una a sinistra e due a destra).

Sacrestia

A sinistra ci sono la cappella Galeota (o del Santissimo Sacramento), di fianco all'abside, decorata da monumenti funebri alla famiglia Galeota di Cosimo Fanzago e Lorenzo Vaccaro, da un dipinto di Andrea De Lione, mentre la cinquecentesca pala d'altare con la Madonna col Bambino e Rubino Galeota è di Pietro Befulco. La seconda cappella sul lato presbiteriale è di San Lorenzo (o degli illustrissimi, già di san Pietro), commissionata dall'arcivescovo Umberto d'Ormonte intorno al secondo decennio del Trecento ed alle cui pareti ci sono resti di affresschi attribuiti a Lello da Orvieto,[2] con in particolare un pressoché intatto Albero della vita (o di Jesse) posto sulla controfacciata. Nella parete di fondo del transetto, a destra c'è il Cenotafio di Innocenzo IV, di Tommaso Malvito, che scolpì anche il bassorilievo soprastante con la Madonna col Bambino; più in alto invece sono collocate le portelle dipinte dei due organi barocchi, opera di Giorgio Vasari e Luca Giordano, che raffigurano rispettivamente la Natività all'esterno e i Santi Patroni all'interno, e l'Annunciazione all'esterno e i Nuovi Santi Patroni all'interno;[2] queste portelle chiudevano originariamente i due organi del 1549 e del 1652, in seguito spostati nella chiesa di Santa Maria la Nova senza le ante di chiusura. L'unica cappella che si apre sulla parete frontale del transetto è la sacrestia, in origine nata come cappella di San Ludovico, accessibile con ingresso indipendente che dava sul cortile interno del palazzo arcivescovile. Adibita a sacrestia a partire dal 1581, fu restaurata nel XVIII secolo in stile barocco da Filippo Buonocore.[2] Attualmente si presenta a navata unica coperta con volta a padiglione, al centro della quale si trova il dipinto San Gennaro prega la Trinità di Santolo Cirillo. Le pareti, invece, sono decorate da stucchi e dai tondi affrescati che raffigurano gli arcivescovi di Napoli, opera di Alessandro Viola. In una teca, è custodito un Crocifisso in avorio del Seicento; infine, sono presenti tele di Aniello Falcone e Giovanni Balducci.

Affreschi del Cavallini nella cappella Tocco di Montemiletto

Il transetto destro è costituito dalle cappelle di Sant'Aspreno e da quella Capece Minutolo (già di San Paolo) poste sulla parete presbiteriale, e dalle cappelle dell'Annunziata e della Maddalena in quella frontale. Quest'ultima vede al suo interno opere di Giuseppe Sanmartino e Nicola Vaccaro mentre quella dell'Annunziata offre tracce di affreschi quattrocenteschi. La cappella dei Capece Minutolo risulta essere quella che nel duomo meglio ha conservato l'impianto gotico originale trecentesco,[2] mentre la cappella di Sant'Aspreno (o Tocco di Montemiletto) presenta un monumento funebre di un componente della famiglia Tocco del Malvito di inizio Cinquecento, affreschi di Agostino Tesauro dello stesso secolo e resti sullo zoccolo di affreschi di Pietro Cavallini.[2]

Abside[modifica | modifica wikitesto]

La zona absidale

L'abside della cattedrale, come si presenta attualmente, è frutto dei rimaneggiamenti cinquecenteschi e settecenteschi apportati all'originaria struttura poligonale gotica. Nei restauri condotti dall'architetto senese (ma di scuola romana) Paolo Posi a partire dal 1714, la volta fu abbassata e il presbiterio allungato sino ad occupare parte del transetto; l'altare maggiore, nel quale sono custodite le reliquie dei santi Agrippino, Acuzio ed Eutiche, è sovrastato dalla scultura raffigurante l'Assunta, di Pietro Bracci, un artista che aveva lavorato all'impianto scultoreo della fontana di Trevi, chiaramente ispirata alla berniniana cattedra di San Pietro, e dall'antico Crocifisso duecentesco.

Lungo tutto il perimetro interno dell'abside sono disposti gli stalli lignei del coro, di Marc'Antonio Ferraro. Il presbiterio è situato su due livelli e delimitato da balaustre barocche in marmi policromi. Agli estremi della parte inferiore, in cui trova luogo l'ambone, vi sono due colonne in diaspro rosso; al centro di quella superiore, invece, l'altare maggiore post-conciliare.

Tramite una doppia rampa di scale a scendere si accede alla cappella del Succorpo, posta questa in linea d'aria al dì sotto della zona absidale. La cappella risulta essere un esempio di architettura rinascimentale databile tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento. Alcuni studiosi attribuiscono il progetto a Bramante, che si sarebbe recato in città su invito di Oliviero Carafa[3], mentre da dati più certi risulta che venne realizzata dallo scultore lombardo Tommaso Malvito. La cappella è suddivisa in tre navate da colonne marmoree: al centro c'è la scultura marmorea di Oliviero Carafa orante mentre il soffitto cassetonato, anch'esso in marmo, è impreziosito da sedici basso-rilievi che figurano i busti di santi napoletani, dei dottori della chiesa, dei quattro Evangelisti e della Madonna col bambino.

Palazzo arcivescovile[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo arcivescovile (Napoli).

Accanto al duomo vi è il Palazzo arcivescovile, sede dell'arcidiocesi di Napoli. Questa è attualmente (2012) guidata dal cardinale Crescenzio Sepe.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dovere, p. 81
  2. ^ a b c d e f g h i j Touring
  3. ^ Roberto Pane, Note su Guillermo Segrera, architetto 1962.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vinni Lucherini, La Cattedrale di Napoli. Storia, architettura, storiografia di un monumento medievale, École française de Rome, 2009, ISBN 978-2-7283-0852-1.
  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Roma, Newton & Compton editore, 2004, ISBN 88-8183-110-4.
  • Francesco Domenico Moccia e Dante Caporali, NapoliGuida. Tra Luoghi e Monumenti della città storica, Napoli, Clean, 2001, ISBN 88-86701-87-X.
  • Ugo Dovere, Il Duomo di Napoli, Bergamo, Editrice Velar, 1996, ISBN 88-7135-058-8.
  • coordinamento scientifico di Nicola Spinosa, Napoli sacra. Guida alle chiese della città, a cura di Gemma Cautela, Leonardo Di Mauro, Renato Ruotolo, 15 fascicoli, Napoli, 1993-1997.
  • Gennaro Aspreno Galante, Le chiese di Napoli. Guida sacra alla città, la storia, le opere d'arte e i monumenti, Mugnano di Napoli, Solemar Edizioni, 2007.
  • Maria Caputi, Napoli rivelata. Gli spazi sacri del centro antico, Napoli, D'Auria M. Editore, 1994, ISBN 978-88-7092-097-0.
  • Roberto Di Stefano, La Cattedrale di Napoli, Napoli, Editoriale scientifica, 1975.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]