Chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 40°51′14.4″N 14°15′31.28″E / 40.854°N 14.25869°E40.854; 14.25869

Chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Località CoA Città di Napoli.svg Napoli
Religione Cattolicesimo
Titolare Maria
Consacrazione 1669
Inizio costruzione 1617

La chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova è una chiesa di Napoli, costruita per le monache clarisse dell'omonimo convento nel Seicento e consacrata nel 1669. La chiesa si affaccia sulla piazza dell'Arcivescovado.

Nel 2007 è divenuta la sede del Museo diocesano di Napoli.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Scorcio dell'interno
La volta

Il complesso conventuale, già esistente nell'VIII secolo era già dotato di una chiesa, Santa Maria Donnaregina vecchia, costruita nel XIV secolo grazie alle donazioni della regina di Napoli Maria d'Ungheria.

Agli inizi del Seicento venne costruita una nuova chiesa, in origine era direttamente accessibile da quella più antica, che fu riservata alle monache. Il nuovo edificio, iniziato nel 1617, fu costruito da Giovan Giacomo Conforto[1]. L'edificio era già concluso con la facciata nel 1626. Il portale marmoreo, opera di Bernardino Latini, venne aggiunto nel 1647, mentre la cupola venne costruita nel 1654. La nuova chiesa venne infine consacrata nel 1669 dal cardinale Innico Caracciolo. Nel periodo in cui rimase priva di cupola, il presbiterio ebbe una copertura provvisoria, decorata con una grande tela del 1626 di Aniello de Vico. La volta della navata centrale era stata affrescata da Francesco De Benedictis a partire dal 1654 e nel 1655 la nuova cupola venne affrescata da Agostino Beltrano.

La costruzione di un nuovo campanile era stata avviata nel 1681, ma fu abbandonata in seguito all'opposizione delle suore del vicino convento di San Giuseppe dei Ruffi. I lavori di decorazione proseguirono fino alla fine del secolo e nel Settecento: nel 1684 Francesco Solimena affrescò il coro delle monache e nel 1686-1687 Luca Giordano la volta del coro delle converse. Le cappelle laterali furono decorate con stucchi nel 1693 e l'altare maggiore venne realizzato nel 1701. Nel 1727 il sepolcro trecentesco della regina Maria d'Ungheria fu trasportato nell'ambiente a sinistra dell'abside (in seguito venne ricollocato nella chiesa vecchia con i lavori novecenteschi) e l'ambiente venne affrescato nel 1729 con il Miracolo della manna di Satolo Cirillo, un pittore seguace di Solimena che affrescò anche nel 1735 la volta della sacrestia, a destra dell'abside, con Il serpente di bronzo.

Il portale di ingresso del monastero sul vico Donnaregina venne realizzato nel 1771. Davanti alla facciata della chiesa si provedette a realizzare il largo Donnaregina e nel 1780 una grande scalinata, su progetto di Angelo Barone collegò la facciata alla piazza.

L'ampliamento di via Duomo decretato nel 1860 richiese l'abbattimento di una parte del complesso conventuale. Il convento venne soppresso nel febbraio del 1861 e la chiesa nuova venne mantenuta aperta al culto dall'arciconfraternita di Santa Maria della Visitazione sino al 1972, mentre la chiesa vecchia passò al comune di Napoli e, suddivisa in vari ambienti.

Le due chiese, originariamente collegate, furono separate nel 1928-1934, in occasione dei lavori di Gino Chierici: per la ricostruzione dell'abside gotica della chiesa vecchia fu accorciato il coro di quella più recente e il sepolcro di Maria d'Ungheria fu nuovamente spostato nella chiesa vecchia.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esterno[modifica | modifica sorgente]

La facciata, sollevata rispetto all'asse stradale, è preceduta da una scalinata in piperno e marmo. Ripartita in due ordini con lesene corinzie marmoree, presenta un timpano traforato di coronamento. Al primo ordine si apre un portale con colonne corinzie, al di sopra delle quali poggia un timpano arcuato spezzato con una piccola edicola al centro; ai lati del prospetto sono ricavate due nicchie dove sono collocate sculture che raffigurano Sant'Andrea e San Bartolomeo. Al secondo ordine, in corrispondenza delle nicchie laterali e del portale d'accesso, si aprono tre finestre inquadrate all'interno di semplici decorazioni marmoree.

Interno[modifica | modifica sorgente]

La navata

L'interno, a navata unica senza transetto, è presenta sei profonde cappelle, tre per lato ornate con marmi barocchi. La volta fu affrescata da Francesco de Benedectis nel 1654.

Nella prima cappella di destra ci sono decorazioni del XVIII secolo realizzate da Antonio Guastaferro; la seconda cappella presenta una decorazione barocca a stucchi nella quale è esposto un affresco del XV secolo, mentre la volta e le pareti sono decorate da Tommaso Fasano; la terza cappella presenta decorazioni marmoree di Gaetano Sacco su disegno di Giovan Domenico Vinaccia e affreschi dello stesso Fasano e del Solimena. Nella prima cappella di sinistra sono conservate tele di Charles Mellin; nella seconda cappella dipinti del Fasano; nella terza è esposto un affresco del XIV secolo di artista ignoto e dipinti del medesimo Fasano.

L'altare in Breccia di Sicilia del presbiterio è opera di Giovanni Ragozzino su disegno del Solimena; ai lati si trovano dipinti di Luca Giordano mentre la cupola fu affrescata da Agostino Beltrano.

Sacrestia[modifica | modifica sorgente]

Una porta, posta alla fine della navata destra, immette in un ambiente, decorato con stucchi ed affreschi di Santolo Cirillo, che precede la sacrestia.

Nella sacrestia sono disposti dipinti di Massimo Stanzione e Charles Mellin e due nature morte del Seicento.

Sala del comunichino[modifica | modifica sorgente]

Nella Sala del comunichino era esposta, prina dell'intervento del Chierici, il sepolcro della regina Maria d'Ungheria. La sala è decorata da affreschi di Santolo Cirillo; le pareti sono impreziosite da affreschi che riprendono marmi, specchi e porte. Una scala conduce al coro delle monache.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tradizionalmente il progetto della chiesa veniva attribuito al frate teatino Giovanni Guarini, allievo di Francesco Grimaldi, già morto all'inizio dei lavori.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]