Sette giorni a maggio

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Sette giorni a maggio
Sette giorni a maggio.PNG
Una scena del film.
Titolo originale Seven Days in May
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1964
Durata 118 min
Colore bianco e nero
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia John Frankenheimer
Soggetto Fletcher Knebel e Charles W. Bailey (romanzo)
Sceneggiatura Rod Serling
Scenografia Edward G. Boyle e Cary Odell
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Sette giorni a maggio è un film americano del 1964 diretto da John Frankenheimer, tratto dal romanzo Seven Days in May di Fletcher Knebel e Charles W. Bailey del 1962. È una storia fantapolitica che propone un possibile scenario basandosi sulla strategia della tensione dell'epoca.

Il film ha avuto una sorta di remake per la TV nel 1994 con Complotto alla Casa Bianca, di Jonathan Darby.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il generale a quattro stelle, Capo di Stato maggiore delle forze armate degli Stati Uniti d'America e futuro candidato alla presidenza, James Mattoon Scott si oppone all'iniziativa del presidente in carica Jordan Lyman, che ha concluso con l'Unione Sovietica un accordo per la riduzione delle armi nucleari. Un'opinione simile corre anche tra alcuni senatori che si erano opposti alla ratifica, già avvenuta del trattato, e tra gran parte dell'opinione pubblica. Il generale pensa allora a una sorta di colpo di stato e a questo scopo organizza segretamente una base in cui addestrare a loro insaputa più di 3000 soldati all'azione, che dovrà avere luogo il 18 maggio.

Non la pensa come lui il colonnello dei marines Martin Jiggs Casey, facente parte dello staff del Pentagono, per il quale la Carta fondamentale lasciata al Paese da George Washington, Alexander Hamilton, James Madison e dagli altri Padri fondatori degli Stati Uniti è sacra. Scott tuttavia sa benissimo che, per riuscire nell'intento, deve avere, se non il consenso, almeno il benign neglect dei responsabili operativi, dei comandanti cioè delle Forze Armate americane dislocate nei punti strategici del globo. Invia così i suoi più fidati ufficiali ai quattro angoli del mondo per sondare gli umori di questi potenti comandanti e cercare di ottenerne quanto gli serve.

La manovra riesce: molti senatori sono dalla sua parte, all'inizio del mese di maggio avrà luogo l'evento. Ma non fila tutto liscio come Scott vorrebbe. Il testardo e tutt'altro che sprovveduto colonnello Casey sente puzzo di bruciato e corre dal Presidente con le prove del complotto di Scott. Jordan Lyman riesce a sventarlo, costringendo Scott e gli altri tre capi militari alle dimissioni. Il 18 maggio diventa il giorno della vittoria della democrazia nelle parole di Lyman durante la conferenza stampa.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

« Nelle intenzioni di Kirk Douglas il film doveva terminare con una sorta di riabilitazione eroica di Scott: il generale, sconfitto, si allontana in macchina e perde la vita in un incidente stradale che forse maschera un suicidio. Ma altrettanto buona è la conclusione poi adottata, con Lancaster che, nelle ultime sequenze, chiede, con animosità, a Douglas "Sai chi era Giuda?" e Douglas che gli risponde "L'uomo con cui ero abituato a lavorare e che rispettavo fino a quando non ha disonorato le tre stelle della sua uniforme". (...)

Il Pentagono non collaborò a questa dura storia che vedeva contrapposti un generale fanatico guerrafondaio ed un colonnello democratico, ma la presidenza Kennedy mostrò interesse e diede alla troupe la massima assistenza e la possibilità di ricostruire fedelmente gli alloggi privati della Casa Bianca »

(Fantafilm[1])

Critica[modifica | modifica wikitesto]

« Robusto film di "fantapolitica" Sette giorni a maggio uscì poco tempo dopo l'assassinio del presidente Kennedy. La solida sceneggiatura riflette in maniera asciutta e consapevole il dibattito politico ed il clima di guerra fredda di quel periodo e ne fa propri i timori, le speranze, le utopie.. »
(Fantafilm[1])

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Bruno Lattanzi e Fabio De Angelis (a cura di), Sette giorni a maggio in Fantafilm. URL consultato il 25 novembre 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]