Who's Next

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Who's Next
Artista The Who
Tipo album Studio
Pubblicazione 14 agosto 1971
Durata 43:39
Dischi 1
Tracce 9
Genere Rock
Hard rock
Art rock
Etichetta Decca Records
Produttore The Who, Glyn Johns
Registrazione marzo - maggio 1971
Certificazioni
Dischi d'oro Italia Italia[1]
(vendite: 25 000+)
Regno Unito Regno Unito
(vendite: 100 000+)
Dischi di platino Stati Uniti Stati Uniti
(vendite: 3 000 000+)
(3)
The Who - cronologia
Album precedente
(1970)
Album successivo
(1971)

Who's Next è il quinto album in studio del gruppo musicale rock britannico The Who, pubblicato nel 1971. La rivista Rolling Stone lo ha inserito al 28º posto della sua lista dei 500 migliori album di tutti i tempi[2]. Viene considerato un pilastro della musica rock del XX secolo.[senza fonte]

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la pubblicazione del precedente album, Tommy, nel 1969, Pete Townshend concepì un'altra opera rock intitolata Lifehouse, che avrebbe dovuto fondere rock e teatro ma il progetto non si concretizzò e il chitarrista decise di salvarne comunque le tracce da pubblicare nel nuovo album del gruppo, Who's Next. Il gruppo è in uno stato di grazia come si evince da composizioni come l'iniziale Baba O'Riley con un'introduzione di sintetizzatore e dedicata al compositore Terry Riley[3][4] e Bargain; gli altri brani di punta dell'album sono la ballata Behind Blue Eyes e Won't Get Fooled Again. Degli altri pezzi, Love Ain't For Keeping e My Wife, sono state scritte dal bassista John Entwistle, My Wife è anche l'unico brano dell'album che non porta la firma di Pete Townshend. Going Mobile (mai suonata dal vivo) è un pezzo acustico cantato da Townshend che racconta una storia d'amore con allegria e spensieratezza. Nel disco suona anche il pianista Nicky Hopkins in The Song Is Over e Getting In Tune. Eccetto Baba O' Riley e Won't Get Fooled Again (la prima e l'ultima canzone dell'album), tutte le tracce sono canzoni d'amore.

Copertina[modifica | modifica wikitesto]

La copertina è una foto del gruppo scattata a Easington Colliery, ritratto apparentemente appena dopo aver finito di urinare su un monolite di cemento. Secondo il fotografo Ethan Russell, la maggior parte degli Who non fu in grado di urinare davvero, e quindi venne gettata dell'acqua sui lati della costruzione per simularne l'effetto. Il monolite presente in copertina viene spesso visto come un ironico riferimento al celebre monolite del film 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, che era uscito nei cinema solo tre anni prima e per il quale la band avrebbe dovuto comporre alcune delle musiche.[5] Nel 2003, il canale televisivo americano VH1 ha nominato la copertina di Who's Next come una delle migliori di sempre.[6]

Esiste una versione scartata della copertina dell'album, che avrebbe dovuto raffigurare delle donne nude obese, ma l'idea venne accantonata quasi subito. Altra copertina alternativa a cui si era pensato, era una foto del batterista Keith Moon vestito in lingerie nera, con una frusta in mano e una parrucca da donna in testa.[7][8]

Recensioni[modifica | modifica wikitesto]

Recensioni professionali
Recensione Giudizio
AllMusic[9] 5/5 stelle
OndaRock[10] 9/10
Piero Scaruffi[11] 7/10
Rolling Stone[12] 5/5 stelle
The Village Voice[13] A+

Billy Walker diede una valutazione positiva dell'album su Sounds, sottolineando che «Dopo la genialità di Tommy si doveva pensare a qualcosa di speciale e la scelta di creare un'opera completamente nuova piuttosto che un'estensione della loro opera rock la dice lunga sul loro coraggio ed inventiva», elogiando soprattutto le canzoni Baba O'Riley, My Wife e The Song Is Over. Robert Christgau, scrivendo su The Village Voice, lo definì «Il miglior album hard rock da anni».[13]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Tutte le tracce sono state composte da Pete Townshend, eccetto dove indicato.

Edizione originale[modifica | modifica wikitesto]

Lato A
  1. Baba O'Riley - 5:09
  2. Bargain - 5:34
  3. Love Ain't For Keeping - 2:11 (John Entwistle)
  4. My Wife - 3:41 (John Entwistle)
  5. The Song Is Over - 6:16
Lato B
  1. Getting In Tune - 4:50
  2. Going Mobile - 3:43
  3. Behind Blue Eyes - 3:39
  4. Won't Get Fooled Again - 8:38

Bonus track dell'edizione 1995[modifica | modifica wikitesto]

  1. Pure and Easy - 4:22 (versione originale) (inedito)
  2. The Seeker - 3:25
  3. Baby Don't You Do It - 5:14 (inedito) (Holland-Dozier-Holland)
  4. Naked Eye (live) - 5:31
  5. Water (live) - 6:25 (inedito)
  6. Too Much of Anything - 4:25
  7. Let's See Action (Nothing Is Everything) - 4:03
  8. I Don't Even Know Myself - 4:56
  9. Join Togheter - 4:22

Deluxe Edition (2003)[modifica | modifica wikitesto]

Disc 1

Il primo disco contiene le nove tracce dell'album originale più sei outtake, ovvero tracce registrate e poi cancellate dall'album (infatti furono registrate al Record Plant di New York nel 1971, ma poi abbandonate: cinque di esse furono registrate nuovamente in Inghilterra nell'anno successivo).

  1. Baba O'Riley – 5:01
  2. Bargain – 5:33
  3. Love Ain't for Keeping – 2:10
  4. My Wife – 3:35
  5. The Song Is Over – 6:17
  6. Getting in Tune – 4:49
  7. Going Mobile – 3:43
  8. Behind Blue Eyes – 3:42
  9. Won't Get Fooled Again – 8:35
  10. Baby Don't You Do It – 8:21 (Stessa versione del CD del 1995, ma più lunga).
  11. Getting in Tune – 6:36
  12. Pure and Easy – 4:33 (Stessa versione del CD del 1995, ma in un mix alternativo).
  13. Love Ain't for Keeping – 4:06 (Versione elettrica con Townshend come cantante, inclusa precedentemente nella riedizione del 1998 di Odds & Sods).
  14. Behind Blue Eyes (Versione alternativa) – 3:30
  15. Won't Get Fooled Again – 8:48 (Versione originale registrata a New York)
Disc 2

Le tracce del secondo disco sono state registrate dal vivo al Young Vic Theathre di Londra il 26 aprile 1971. Tutte non erano state ancora pubblicate tranne Water e Naked Eye. Le canzoni suonate ma non incluse nell'album sono Pinball Wizard, Bony Moronie, See Me Feel Me/Listening to You e Baby Don't You Do It.

  1. Love Ain't For Keeping – 2:57
  2. Pure and Easy –– 6:00
  3. Young Man Blues – 4:47
  4. Time Is Passing – 3:59
  5. Behind Blue Eyes – 4:49
  6. I Don't Even Know Myself – 5:42
  7. Too Much of Anything – 4:20
  8. Getting in Tune – 6:42
  9. Bargain – 5:46
  10. Water – 8:19
  11. My Generation – 2:58
  12. Road Runner – 3:14 (Ellas McDaniel)
  13. Naked Eye – 6:21
  14. Won't Get Fooled Again – 8:50

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Musicisti aggiuntivi
  • Nicky Hopkins – pianoforte in The Song Is Over e Getting in Tune
  • Dave Arbus – violino in Baba O'Riley
  • Al Kooper – organo nella versione alternativa di Behind Blue Eyes
  • Leslie West – chitarra nella versione estesa di Baby Don't You Do It
Produzione
  • Kit Lambert, Chris Stamp, Pete Kameron – produttori esecutivi
  • Produzione musicale: The Who & Glyn Johns
  • Ingegnere del suono: Glyn Johns
  • Fotografie: Ethan A. Russell

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Certificazioni, Federazione Industria Musicale Italiana. URL consultato il 19 gennaio 2016.
  2. ^ 500 Greatest Albums of All Time, su Rolling Stone. URL consultato il 04 maggio 2017.
  3. ^ Antonino Antonucci Ferrara, Top Music '77, Arcana, 1997, p. 195.
  4. ^ genius.com, http://genius.com/The-who-baba-oriley-lyrics .
    «The name of the song is a combination of Meher Baba, about whom and his influence on him Pete Townshend elabporates in a Rolling Stone article – an Indian guru that kept silent from 1935 until his death in 1969 who inspired Townshend spiritually, and Terry Riley – a musician and classical composer that also inspired him.».
  5. ^ Note interne del booklet della ristampa in CD di Who's Next del 1995, pag. 20, MCA Records, MCAD-11269
  6. ^ The Greatest Album Covers – Photos, su vh1, Viacom. URL consultato il 6 novembre 2010.
  7. ^ he Hypertext Who › Liner Notes › Who,s Next, thewho.net.
  8. ^ Note interne del booklet della ristampa in CD di Who's Next del 1995, pag. 13-24, MCA Records, MCAD-11269
  9. ^ (EN) Stephen Thomas Erlewine, Who's Next, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 24 maggio 2017.
  10. ^ Mauro Vecchio, Who - biografia, recensioni, streaming, discografia, foto, su OndaRock. URL consultato il 24 maggio 2017.
  11. ^ Piero Scaruffi, The History of Rock Music. Who: biography, discography, reviews, links, scaruffi.com. URL consultato il 24 maggio 2017.
  12. ^ (EN) The Who: Album Guide, in Rolling Stone. URL consultato il 26 maggio 2017 (archiviato dall'url originale il 12 dicembre 2013).
  13. ^ a b (EN) Robert Christgau, Robert Christgau: Consumer Guide (19): Aug. 19, 1971, The Village Voice, 19 agosto 1971. URL consultato il 24 maggio 2017.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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