Stato maggiore dell'Esercito italiano

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Stato Maggiore dell'Esercito
CoA mil ITA stato maggiore.png
Stemma dello Stato maggiore dell'Esercito
Descrizione generale
Attivo 19 novembre 1796[1] - oggi
Nazione Flag of the Kingdom of Sardinia.svg Regno di Sardegna
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia
Italia Italia
Servizio Flag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Armata Sarda
Flag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Coat of arms of the Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
Tipo Stato maggiore
Sede Palazzo Esercito, Roma
Via Venti Settembre, 123/A
Soprannome SME
Motto Ingenio vi virtute
Anniversari 19 settembre
Sito internet Sito ufficiale
Comandanti
Sottocapo di Stato maggiore dell'Esercito[2] Gen. C.A. Giovan Battista Borrini

Fonti citate nel corpo del testo

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

Lo Stato Maggiore dell'Esercito noto in sigla come SME) è l'organismo di vertice deputato alla definizione delle politiche dell'Esercito Italiano.

Con la creazione della figura del capo di stato maggiore della difesa e dello stato maggiore della difesa, struttura di direzione e pianificazione interforze ad esso sottoposta, il capo di stato maggiore dell'E.I. e lo SME, come gli stati maggiori delle altre forze armate, sono stati ridimensionati nelle funzioni e nelle strutture, cedendo incombenze di gestione diretta delle attività agli ispettorati e assumendo maggiori compiti di studio, ricerca, sviluppo ed indirizzo generale della forza armata. Di converso il capo dello SME ha assunto la responsabilità diretta delle forze operative.

In tale quadro al sottocapo di stato maggiore fanno direttamente capo dipartimenti, reparti e uffici che a loro volta controllano anche il Centro di selezione e reclutamento nazionale dell'esercito di Foligno, l'Organizzazione penitenziaria militare, il Centro sportivo olimpico dell'Esercito e il Raggruppamento logistico centrale.[3]

Lo Stato Maggiore è anche editore del trimestrale Rivista militare attraverso il Centro pubblicistica del V Reparto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stato maggiore dell'Esercito Italiano trae le sue origini dal Corpo di stato maggiore dell'esercito del Regno di Sardegna, istituito come ente di suprema direzione il 19 novembre 1796, sciolto due anni dopo con l'avvento del governo francese in Piemonte e ripristinato solamente con regio decreto il 12 novembre 1814, sotto il nome di Corpo dello stato maggiore generale e della topografia reale. Questo nome venne modificato nel 1850 in Corpo reale dello stato maggiore, cambiato di nuovo nel 1861, con la nascita del Regno d'Italia, in Corpo di stato maggiore, organizzato su un ufficio superiore, un comitato consuntivo e sulla Scuola di applicazione di stato maggiore, sorta nel 1867 per cambio di nome della Scuola superiore di guerra. La carica di capo di stato maggiore nacque nel 1882, allora affidata al tenente generale Enrico Cosenz.[4]

Il Corpo di stato maggiore venne soppresso con regio decreto del 20 aprile 1920, che lo sostituì col Servizio di stato maggiore, mutato nel 1923 in Stato maggiore centrale per diventare, nel 1925, lo Stato maggiore del Regio Esercito. Nello stesso anno vennero istituite le cariche di capo e sottocapo di stato maggiore generale (l'abbinamento tra la carica di capo di stato maggiore del Regio Esercito e di capo di stato maggiore generale terminò nel 1927). L'ordinamento del 1926 introdusse il Corpo di stato maggiore, e, per riorganizzare lo stato maggiore, nel 1935 questo venne articolato in un Corpo di stato maggiore e in un Servizio di stato maggiore: del primo facevano parte colonnelli e tenenti colonnelli, mentre il secondo era composto da maggiori, capitani e tenenti. Sia il Corpo che il Servizio di stato maggiore vennero soppressi il 16 novembre 1944; successivamente, le cariche ad essi devolute passarono ad ufficiali diplomati alla Scuola di guerra.[4]

La nascita della Repubblica Italiana ha come conseguenza un nuovo cambio di nome dello stato maggiore, che divenne lo Stato maggiore dell'Esercito.[4]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Esercito sede dello Stato maggiore dell'Esercito.
  • Lo SME è lo staff di supporto al Capo di stato maggiore dell'Esercito, che è il massimo responsabile dell'approntamento, dell'addestramento e del mantenimento in efficienza dell'Esercito Italiano. Il distintivo di grado è quello di generale di corpo d'armata con incarichi speciali.[5]
  • Il Sottocapo di stato maggiore, (generale di corpo d'armata) per adempiere i propri obiettivi istituzionali si avvale di tre uffici (operazioni speciali, amministrazione e del sottocapo di stato maggiore), un Dipartimento per la trasformazione terrestre e di cinque reparti che, in seguito alle riforme del 29 giugno 2009 e quella avviata il 1º marzo 2011 (che hanno portato prima allo scioglimento dell'Ispettorato esercito per il territorio e il conseguente trasferimento dei reparti territoriali sotto il COMFOTER e poi ad un generale riassetto dell'area territoriale della forza armata[6]), controllano a loro volta il Centro di selezione e reclutamento nazionale dell'esercito (CSRNE), l'Organizzazione penitenziaria militare, il Centro sportivo olimpico dell'Esercito[7] e il Raggruppamento logistico centrale[8].
  • Dallo stato maggiore, inoltre dipendono l'ufficio storico, la Biblioteca militare centrale e la Direzione per il coordinamento centrale del servizio di vigilanza, prevenzione e protezione, il cui scopo è il coordinamento delle attività connesse alla normativa antinfortunistica dell'Esercito.[9] Sempre all'interno dello SME, ma alle dirette dipendenze del capo di stato maggiore, si trova l'ufficio generale del capo di stato maggiore (con incluso l'Ufficio pubblica informazione e comunicazione), il Dipartimento impiego del personale (dal 2012) e l'ufficio generale del comandante responsabile dell'amministrazione, a cui dal 10 gennaio 2013 è stata aggregata la Direzione amministrazione dell'Esercito.[10]
  • Il Dipartimento per la trasformazione terrestre e i cinque reparti, elencati nella tabella che segue, sono tutti guidati da un generale di divisione:[11]
Reparto Funzioni Enti dipendenti
Dipartimento per la trasformazione terrestre Costituito il 1º novembre 2006, sviluppa le capacità NEC[12]
I Reparto affari giuridici ed economici del personale Responsabile per il reclutamento, stato e avanzamento, trattamento economico, consulenza giuridico-legale e rappresentanza militare
  • Vice capo reparto: uffici reclutamento stato e avanzamento, trattamento economico e rappresentanza militare, giuridico-legale
  • Comandante CSRNE: CSRNE di Foligno, centri di selezione VFP1 (Bologna, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Cagliari)
III Reparto impiego delle forze e centro operativo esercito Attività di studio, ricerca, sviluppo e indirizzo generale nei campi della pianificazione operativa, della formazione, dell'addestramento, della dottrina e della sicurezza. Inoltre, monitora tutte le attività e gli eventi che interessano l'Esercito e, su delega del capo di SMD al capo di SME, conduce le operazioni sul territorio nazionale o all'estero.
  • Vice capo reparto delegato alla sicurezza: Organizzazione penitenziaria militare[13] (OPM, S. Maria Capua Vetere), ufficio sicurezza e informazioni, Comando carabinieri di polizia militare dello SME (su delega del capo di SME)
  • Vice capo centro operazioni: ufficio piani e ufficio operazioni correnti (sala operativa)
  • Vice capo centro approntamento delle forze: ufficio addestramento, ufficio dottrina e lezioni apprese, sezione controllo armamenti
IV Reparto logistico Gestisce le procedure e le tecniche della logistica dell'Esercito.
  • Area sistemi d'arma
  • Area C4IEW (comando, controllo, comunicazione, computer, informazione e guerra elettronica)
V Reparto affari generali Dirige la pubblica comunicazione, il marketing, la promozione, le risorse interne, le attività di cerimoniale. Studia inoltre la qualità della vita nelle strutture dell'Esercito, il benessere e gli affari sociali.
  • Raggruppamento logistico centrale
  • Cinque uffici: affari generali, centro di pubblicistica, flussi documentali e protocollo informatico, marketing e internet, storico
Reparto pianificazione generale e finanziaria Pianifica programmi e spese ed è responsabile per l'organizzazione per il complemento.

Enti dipendenti[modifica | modifica wikitesto]

Dipendono dal sottocapo di stato maggiore[14]:

Descrizione araldica dello stemma[modifica | modifica wikitesto]

Stemma disegnato sulla base delle rappresentazioni iconografiche del 1871 e autorizzato con D.P.R. del 30 novembre 2015:

d'azzurro, all'aquila dal volo spiegato, d'oro, caricata in petto dallo scudetto ellittico, di rosso, bordato d'oro, alle lettere maiuscole R e I intrecciate, dello stesso; essa aquila afferrante con gli artigli il bastone da Maresciallo posto in fascia, d'oro; il tutto, alla bordatura in filetto, dello stesso.

Lo scudo è sormontato dalla corona turrita degli Enti Militari, d'oro, murata di nero, formata dal cerchio, rosso all'interno, con due cordonate a muro sui margini e sostenente cinque torri visibili, riunite da quattro cortine di muro visibili, le torri di foggia quadrangolare, merlate di sedici alla guelfa, quattro merli per lato, chiuse e finestrate di uno di nero, le cortine di muro finestrate ognuna di uno, dello stesso e merlate di tre alla guelfa. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante d'oro, il motto, in lettere maiuscole di nero, INGENIO VI VIRTUTE.

Stemma sino al D.P.R. del 30 novembre 2015:

Scudo: d'azzurro all'aquila spiegata, caricata in petto da uno scudetto di rosso, bordato con le iniziali R.I. intrecciate, poggiante su un bastone da maresciallo posto in fascia, il tutto d'oro.

Ornamenti esteriori: sullo scudo corona turrita d'oro. Scudo accollato ad un ramo d'alloro a destra e ad uno di quercia a sinistra, al naturale. Sotto lo scudo su lista bifida d'oro, svolazzante, con la concavità rivolta verso l'alto, il motto "Ingenio vi virtute".[15]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stato Maggiore dell'Esercito è insignito di:

Attestato e medaglia di bronzo dorata di eccellenza di I classe di pubblica benemerenza del Dipartimento della Protezione civile - nastrino per uniforme ordinaria Attestato e medaglia di bronzo dorata di eccellenza di I classe di pubblica benemerenza del Dipartimento della Protezione civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— 11 ottobre 2010[16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Come stato maggiore dell'esercito del Regno di Sardegna.
  2. ^ Il Capo di stato maggiore dell'Esercito italiano comanda l'intera forza armata, mentre lo stato maggiore dipende direttamente dal sottocapo di SME.
  3. ^ Stato Maggiore dell'Esercito dal sito ufficiale.
  4. ^ a b c Stato Maggiore dell'Esercito - La Storia, su esercito.difesa.it. URL consultato il 10 maggio 2013.
  5. ^ http://www.esercito.difesa.it/organizzazione/capo-di-sme
  6. ^ Riconfigurazione Area Territoriale SME
  7. ^ Stato Maggiore dell'Esercito - La Struttura dal sito ufficiale
  8. ^ Raggruppamento Logistico Centrale
  9. ^ Rapporto Esercito 2012, p. 192.
  10. ^ Rapporto Esercito 2012, pp. 34 e 191.
  11. ^ Rapporto Esercito 2012, pp. 191-193.
  12. ^ Attribuire cioè « alle componenti operative dell'Esercito la capacità di condurre operazioni in un ambiente digitalizzato, cioè dove ogni singolo assetto impiegato è connesso in rete (cosiddetta digitalizzazione del campo di battaglia ». Cfr. Rapporto Esercito 2012, p. 37.
  13. ^ Unità livello reggimento
  14. ^ http://www.esercito.difesa.it/organizzazione/capo-di-sme/stato-maggiore-esercito
  15. ^ Stato Maggiore dell'Esercito - Lo Stemma, su esercito.difesa.it. URL consultato il 10 maggio 2013.
  16. ^ Ai sensi dell'art.5, comma 5, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 dicembre 2008: "oltre che nell'ipotesi di cui al comma 4, la I classe di eccellenza si può conseguire, per atti di eccezionale rilevanza compiuti nel corso interventi di protezione civile, in seguito a segnalazione del Capo del Dipartimento della protezione civile, equivalente a 25 eventi."

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Rapporto Esercito 2012 (supplemento), in Rivista Militare, nº 2, Roma, 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]