Joe Jackson (manager)

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Joseph Jackson
Joseph Jackson Cannes 2014.jpg
Joseph Jackson nel 2014
NazionalitàStati Uniti Stati Uniti
GenereRhythm and blues
Blues
Soul
Funk
Periodo di attività musicale1950 – 2018
Strumentochitarra
GruppiFalcons
Sito ufficiale

Joseph Walter Jackson, anche conosciuto come Joe Jackson (Fountain Hill, 26 luglio 1928Las Vegas, 27 giugno 2018), è stato un manager statunitense.

In gioventù fece parte di un piccolo complesso musicale chiamato "The Falcons" insieme al fratello Luther, ma guadagnò la fama per essere stato il patriarca della famiglia Jackson, una famiglia con nove figli, tutti attivi internazionalmente come musicisti, per diversi dei quali, i Jackson 5, Janet, Michael e LaToya Jackson, svolse la funzione di manager.[1] Nel 2011 fu ammesso all'Arkansas Black Hall of Fame,[2]nel 2014 alla Rhythm and Blues Music Hall of Fame[3] con un "Premio alla carriera" e l'anno successivo fu premiato con il "Rhythm & Blues 2015 Humanitarian Award".

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Joseph Walter Jackson nacque da Samuel Joseph Jackson (4 aprile 1893 – 31 ottobre 1993), un insegnante di scuola, e Crystal Lee King (maggio 1907 – 4 novembre 1992), a Fountain Hill, Arkansas, e fu il più anziano di cinque fratelli (secondo l'Arkansas Black Hall of Fame e il libro My Family, The Jacksons della moglie Katherine Scrouse il suo anno di nascita sarebbe invece il 1929[4][5]). La famiglia di Joe aveva origini africane per linea femminile e native americane per linea maschile[6] e la Bibbia era l'unico strumento di educazione. Nelle sue memorie, The Jacksons, Joe racconta che il padre era severo e faticava a dimostrare il proprio affetto e descrive se stesso come «un bambino solo che aveva pochi amici». Samuel era figlio di Israel Nero Jackson (1838–1934), uno schiavo a sua volta figlio di Jack July Gale (1803–1908, da cui derivò il cognome "Jackson"), un indiano Choctaw che lavorava nella piantagione della famiglia Gale, unitosi a una schiava nera.

Dopo il divorzio dei propri genitori, quando Joseph aveva dodici anni, sua madre, due fratelli e la sorella si trasferirono a East Chicago, una periferia di Chicago, Indiana, mentre lui si spostò con il padre a Oakland, California.[7] Sei anni dopo il padre si risposò e il giovane Joe raggiunse la madre e i fratelli a East Chicago.[7] Qui trovò presto un lavoro nell'acciaieria Inland Steel Company,[7] ma non terminò le scuole superiori. In questa città cominciò a inseguire il sogno di diventare un pugile professionista e ottenne successo nel "Golden Gloves Program".[7] Nello stesso periodo conobbe la diciassettenne Katherine Scruse, che viveva in quella città e frequentava la Washington High School.[7] Joe a quel tempo si era già sposato con un'altra donna ma aveva divorziato da quasi un anno quando cominciò a incontrare regolarmente Katherine.[7] I due si sposarono il 5 novembre 1949 dopo sei mesi di fidanzamento e a gennaio 1950 comprarono una piccola casa di mattoni con due camere da letto e un bagno al 2300 di Jackson Street vicino a East Chicago, a Gary, Indiana, e vi andarono a vivere.[7] La loro prima figlia, Rebbie Jackson, nacque quattro mesi dopo, il 29 maggio 1950. Ancora impiegato alla Inland Steel Company, Jackson abbandonò le sue speranze di diventare un pugile professionista per poter sostentare la famiglia e passò a lavorare a tempo pieno come gruista nella stessa azienda;[7] successivamente trovò anche un secondo impiego part time alla American Foundries, a East Chicago.[7] Sua moglie Katherine, invece, si occupava della famiglia in crescita; alla fine degli anni Cinquanta anche lei iniziò a lavorare, con un'occupazione part time alla Sears, a Gary.[7] La coppia ebbe un totale di dieci figli, dei quali uno, Brandon, morì subito dopo la nascita.[7]

All'inizio degli anni Cinquanta, per un breve periodo, Joseph aveva anche fatto parte di un gruppo musicale blues, i Falcons (non si tratta della stessa band di Detroit), suonando la chitarra.[7] Il complesso, però, non aveva mai ottenuto un contratto discografico e si era sciolto dopo che uno dei suoi membri, Thornton "Pookie" Hudson, aveva fondato la sua band personale nel 1952, gli Spaniels, divenuta poi famosa nel genere doo wop.[7]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio degli anni Sessanta, dopo essersi accorto del talento per la musica dei tre figli maschi maggiori Jackie, Tito e Jermaine,[8] Joseph decise di formare il gruppo musicale The Jackson Brothers e cominciò a sottoporli a lunghe e intense prove. Successivamente vi aggiunse i due più piccoli Marlon e Michael, con Michael ad occupare la posizione vocale di maggiore rilievo, e la band cambiò nome in "The Jackson 5".[8] Joe fu il principale promotore delle loro carriere artistiche, svolgendone la funzione di manager. Dapprima il complesso si esibì nei concorsi per giovani talenti nelle scuole dell'Indiana, vincendone diversi, ma dopo un paio di anni passò ai locali, fino ad approdare al rinomato Apollo Theater a Harlem, New York.[9][10] Il 21 novembre 1967 Joe riuscì ad ottenere il loro primo contratto discografico con l'etichetta Steeltown Records di Gary, il cui proprietario e presidente era Gordon Keith. Il primo singolo del gruppo fu Big Boy (31 gennaio 1968), che fu un successo nell'area Chicago-Gary[8][11][12] e che fu seguito da altri tre singoli tra il 1968 e il 1969. A marzo 1969 Jackson ottenne un contratto con la Motown di Detroit di Berry Gordy,[8][13] trasferì la famiglia in California e supervisionò tutte le sessioni di registrazione.[8] Seguirono i quattro singoli I Want You Back (7 ottobre 1969, posizione numero 1 nelle classifiche), ABC (1970), The Love You Save (1970) e I'll Be There (1970) e l'album Diana Ross Presents the Jackson 5 (dicembre 1969),[8] con i quali vendettero 10 milioni di copie in 10 mesi stabilendo un record mondiale, guadagnando fama nazionale e divenendo le prime star teen ager afroamericane conosciute a livello internazionale.[8] Nel 1973, allo scopo di rafforzare il suo controllo, Joseph fece esibire la sua famiglia, inclusi il figlio maschio più piccolo Randy e le figlie Rebbie, LaToya e Janet, nei casino e nei villaggi turistici di Las Vegas, ispirato dal successo della simile famiglia Osmonds.[14] Fondò anche una sua etichetta, la Ivory Tower International Records, con la quale mise sotto contratto artisti ai quali faceva da manager e che accompagnarono i Jackson 5 in un tour internazionale nel 1974 come gruppi spalla.[15]

Nel 1975 tutti i fratelli Jackson con l'eccezione di Jermaine, che si era nel frattempo sposato con la figlia di Berry Gordy e aveva iniziato una carriera solista, lasciarono la Motown e firmarono un contratto molto più remunerativo con la Epic Records, che permetteva anche ai musicisti di produrre le loro canzoni. La Motown trattenne il marchio "The Jackson 5", cosicché nel 1976, al momento dell'uscita di un nuovo album, la band adottò il nuovo nome di "The Jacksons". A Jermaine subentrò il minore dei fratelli maschi, Randy,[16] e Joe da allora in poi si occupò anche delle loro tournée. Nel 1978 Randy pubblicò anche il suo primo singolo da solista, How Can I Be Sure, con l'etichetta del padre.[17] Nel 1982 Joseph avviò la figlia minore Janet a una carriera come cantante solista all'età di 16 anni[18] facendole da manager, procurandole un contratto con la A&M Records, finanziando e supervisionando la registrazione del suo primo album.[18] Il primo a "licenziare" il padre fu Michael, che nel 1983, ormai affermatosi anche come cantante solista, decise di far gestire i propri interessi da John Branca, aprendo però in questo modo un periodo di tensioni nella casa di Encino, dove buona parte della famiglia viveva. Negli anni successivi Joseph ricoprì lo stesso ruolo anche nella carriera della figlia LaToya.[1]

Il suo ultimo progetto, il Joe Jackson's Hip-Hop Boot Camp, fu una serie di audizioni per scegliere il miglior rapper degli Stati Uniti e lanciarlo nel mondo della musica. Uno degli obiettivi principali di questo progetto era quello di incoraggiare i musicisti a non usare volgarità e violenza nei loro testi.[19][20]

Joseph Jackson nel 2007

Nel 2011 fu ammesso all'Arkansas Black Hall of Fame,[21]nel 2014 alla Rhythm and Blues Music Hall of Fame[22] con un "Premio alla carriera" e l'anno successivo fu premiato con il "Rhythm & Blues 2015 Humanitarian Award".

Vita personale[modifica | modifica wikitesto]

Figli[modifica | modifica wikitesto]

Joe ebbe dieci figli con la moglie Katherine Scruse[23] e una figlia dalla relazione extraconiugale con Cheryl Ann Terrell:[24]

Problemi di salute e morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2012 Jackson ebbe un lieve infarto mentre si trovava nella sua abitazione a Las Vegas.[25] Il 27 luglio 2015 fu colto da un altro infarto e da una aritmia cardiaca e ricoverato in gravi condizioni presso l'Albert Einstein Hospital di San Paolo, Brasile, dove si trovava per festeggiare il suo 87º compleanno.[26] Nel 2016 fu ricoverato per febbre alta e l'anno successivo per un incidente d'auto.[25] Nel 2017 morì suo fratello Lawrence, con il quale aveva suonato da giovane nei Falcons.[27] Dopo un ictus e tre attacchi cardiaci i medici gli impiantarono un pacemaker.[28] A giugno 2018 fu di nuovo in ospedale per un cancro terminale al pancreas.[29] Il 24 dello stesso mese scrisse il suo ultimo messaggio su Twitter lasciando intendere che era a conoscenza del fatto che gli restavano ormai pochi giorni di vita:[30]

«Ho visto più tramonti di quanti me ne restino da vedere. Il sole sorge quando arriva il momento e, che ti piaccia o meno, il sole tramonta quando arriva il momento»

(Joe Jackson su Twitter il 24 giugno 2018)

Morì tre giorni dopo all'età di 89 anni, un mese prima del suo 90º compleanno.[31]

Joe è stato interpretato da Lawrence Hilton-Jacobs nella miniserie TV The Jacksons: An American Dream e da Frederic Tucker nel film biografico di VH1 Man in the Mirror: The Michael Jackson Story.[32][33]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Presunte violenze sui figli[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni alcuni membri della famiglia, in particolare il figlio Michael, sottolinearono la durezza dell'educazione che Joseph impartiva ai figli. Michael ne parlò dapprima nell'autobiografia Moonwalk e poi in varie altre occasioni, tra cui in un'intervista per Oprah Winfrey nel 1993 e in quella di Martin Bashir nel documentario Living with Michael Jackson del 2003.[34] Il cantante raccontò che quando il padre era il loro manager li obbligava a chiamarlo "Joseph", usava violenza fisica e psicologica nei loro confronti ad ogni errore che commettevano offendendoli e usando la cintura o qualsiasi altro oggetto gli capitasse sotto mano, li sottoponeva a delle prove faticose e interminabili prima dei loro concerti e durante le sessioni di registrazione in studio, ma ammise anche che quella disciplina severa giocò un ruolo molto importante nel raggiungimento del suo successo.[35][36] Joseph ammise di aver frustato a volte i suoi figli per punirli, ma sostenne di non averlo fatto a caso e di non aver mai usato alcun oggetto troppo offensivo e che non si poteva dire che li avesse realmente picchiati.[37] La moglie Katherine confermò quanto detto dal marito spiegando che le frustate e le punizioni fisiche erano comuni a quell'epoca.[38][39][40] I fratelli Jackie, Tito, Jermaine e Marlon altrettanto negarono che reali violenze fossero mai avvenute.[41]

Nonostante le presunte violenze, il figlio Michael onorò il padre con una festa annuale detta "Joseph Jackson Day" presso il suo Neverland Ranch.[42] Nel 2001, durante un discorso all'Università di Oxford, disse però di averlo perdonato, sottolineando che l'educazione ricevuta dal padre nel profondo sud degli Stati Uniti durante la Grande Depressione e gli anni di Jim Crow e un'età adulta nella classe lavoratrice lo avevano reso emotivamente duro e lo avevano fatto spingere i suoi figli al successo nel mondo dello spettacolo.[43][44]

Tradimenti[modifica | modifica wikitesto]

Furono diverse le relazioni extraconiugali di Joseph e la moglie Katherine Scruse, più volte fu in procinto di chiedere il divorzio, la prima il 9 marzo 1973, ma sempre vi rinunciò per il bene della famiglia e per l'immagine pubblica.[45] Da una di queste storie, quella con Cheryl Terrell, durata 23 anni, nacque anche una figlia il 30 agosto 1974, Joh'Vonnie Jackson.[46] La moglie tentò ancora di divorziare da lui nel 1982 ma si persuase di nuovo di lasciar perdere. Joseph poi si trasferì a Las Vegas lasciando Katherine nell'abitazione di Encino, California. Nonostante la separazione, i due rimasero sempre legalmente sposati fino alla morte di Joe, nel 2018.[47][48]

La figlia di secondo letto Joh'Vonnie Jackson ha concesso alcune interviste e ha scritto un libro intitolato Bastard Child sui suoi rapporti con la famiglia Jackson.[49]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) About Joseph Jackson, in Joseph Walter Jackson, 23 marzo 2011. URL consultato il 16 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 16 luglio 2018).
  2. ^ Arkansas Black Hall of Fame, arblackhalloffame.org, su arblackhalloffame.org. URL consultato il 19 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 23 novembre 2016).
  3. ^ Inductees, 25 marzo 2014, rhythmandblueshof.com, su rhythmandblueshof.com. URL consultato il 17 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale l'8 ottobre 2018).
  4. ^ Arkansas Black Hall of Fame, arblackhalloffame.org, su arblackhalloffame.org. URL consultato il 19 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale l'8 aprile 2019).
  5. ^ Jetzi : My Family, The Jacksons, Jetzi-mjvideo.com
  6. ^ Michael Jackson & Rosa Parks: 10 Black People with Native Ancestry, Vincent Schilling, 7 febbraio 2019, News Maven
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m Starting a Family, biography.com
  8. ^ a b c d e f g History 1969 – The Jacksons, www.thejacksons.com
  9. ^ Jackson 5 and Johnny 124, www.indiana45s.com, 28 agosto 2010, su indiana45s.com. URL consultato il 21 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale l'11 giugno 2015).
  10. ^ Commercial Success, www.biography.com
  11. ^ Steeltown Records – Indiana Local Labels, www.45rpmrecords.com, 4 novembre 2007
  12. ^ Big Boy 40 Jackson 5, www.jackson5abc.com
  13. ^ Tito Jackson Official Website, www.titojackson.com, su titojackson.com. URL consultato il 21 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale l'11 giugno 2017).
  14. ^ History 1974 – The Jacksons, www.thejacksons.com
  15. ^ Jet, 6 giugno 1974, Johnson Publishing Company
  16. ^ Jackson 5 (and Solo Work), www.warr.org
  17. ^ Randy Jackson – How Can I Be Sure, www.discogs.com
  18. ^ a b Jane Cornwell, Janet Jackson, Carlton Books, 2002, pagine 2, 10, 24, ISBN=1-84222-464-6
  19. ^ (EN) Joe Jackson Launched Hip-Hop Boot Camp, in Contactmusic.com, 29 settembre 2005.
  20. ^ (EN) The Associated Press, Joe Jackson Tries to Find the Next Hip-Hop Stars, in today.com, 3 novembre 2005.
  21. ^ Arkansas Black Hall of Fame, arblackhalloffame.org, su arblackhalloffame.org. URL consultato il 19 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 23 novembre 2016).
  22. ^ Inductees, 25 marzo 2014, rhythmandblueshof.com, su rhythmandblueshof.com. URL consultato il 17 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale l'8 ottobre 2018).
  23. ^ Joe Jackson’s Children: How Many Kids Does He Have?, 27 giugno 2018, www.heavy.com
  24. ^ Michael Jackson’s Secret Sister JohVonnie Jackson Says She Was 'Rejected' , Urmee Khan, 14 settembre 2009, The Daily Telegraph
  25. ^ a b È morto Joe Jackson, il papà di Michael. Aveva 89 anni, in Huffington Post, 27 giugno 2018.
  26. ^ WJLA WJLA.com, Joe Jackson, Patriarch of Musical Jackson Family, Hospitalized in Brazil, su wjla.com. URL consultato il 27 luglio 2015.
  27. ^ Rest in Peace Lawrence Jackson, Angel Howansky, 15 gennaio 2017, www.jwjackson.com, su jwjackson.com. URL consultato il 21 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 27 giugno 2018).
  28. ^ Lisa Respers France, CNN, Joe Jackson, Musical Family Patriarch, Dead at 89, in CNN, 27 giugno 2018.
  29. ^ (EN) Joe Jackson Dies at 89 After Battle with Pancreatic Cancer, in ABC, 27 giugno 2018.
  30. ^ Joseph Jackson on 'Twitter', in Twitter. URL consultato il 27 giugno 2018.
  31. ^ Joe Jackson Dead at 89 After Battle with Pancreatic Cancer, in TMZ. URL consultato il 27 giugno 2018.
  32. ^ The Jacksons: An American Dream, 1 gennaio 2000
  33. ^ Man in the Mirror: The Michael Jackson Story, 6 agosto 2004
  34. ^ Living with Michael Jackson - Full Documentary, su youtube.com. URL consultato il 2018-06.
  35. ^ Michael Jackson's Secret Childhood, VH1
  36. ^ Taraborrelli, p. 602
  37. ^ BBC News, Singer Jackson Whipped by Father, 13 novembre 2003
  38. ^ Katherine Jackson: Michael's Strict Upbringing Not Abuse, 15 maggio 2012, CNN
  39. ^ Roger Friedman, 7 febbraio 2003, Michael Jackson's Unacceptable Behavior Revealed, Fox News Channel
  40. ^ Alan Duke, Joe Jackson Denies Abusing Michael, 21 luglio 2009, CNN
  41. ^ Jackie Jackson Denies Father Joe Abused Brother Michael, TV3 Xposé
  42. ^ Michael Jackson's Private Home Movies
  43. ^ Discorso Michael Jackson a Oxford, su www.musicalnews.com, 11 marzo 2001. URL consultato il 27 giugno 2018 (archiviato dall'url originale il 26 giugno 2018).
  44. ^ Michael Jackson, Heal the Kids, Speech at the Oxford Union, March 2001.
  45. ^ Jacko's Family Secrets Revealed, Roger Friedman, 29 ottobre 2004, foxnews.com
  46. ^ Ryan Parry, Michael Jackson's Secret Sister Joh'Vonnie Reveals Her Pain at Being Shunned by Half-siblings, in mirror.co.uk, 14 settembre 2009. URL consultato il 24 ottobre 2016.
  47. ^ Exclusive Look Inside Jackson Compound, 14 luglio 2009, www.go.com
  48. ^ Joe Jackson’s Life As a Family Pariah, Diane Dimond, 3 dicembre 2012, www.thedailybeast.com
  49. ^ (EN) Israel "Nero" Jackson Sr (1838-1934), su www.wikitree.com. URL consultato il 3 aprile 2018.

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