Dragon Quest

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Una schermata di Dragon Quest, versione giapponese

Dragon Quest (ドラゴンクエスト?), conosciuta fino al 2005[Note 1] in Nord America col nome di Dragon Warrior, è una popolare serie di videogiochi di tipo JRPG per console, ideata nel 1985 da Yuji Horii e dal suo studio, Armor Project.

È considerata una delle più importanti saghe di JRPG della storia e ha contribuito profondamente a creare le basi del gioco di ruolo su console[1], influenzando altre famose serie appartenenti allo stesso genere, ad esempio Final Fantasy[2], il cui primo episodio uscì l'anno dopo il capostipite della serie Dragon Quest. La serie è pubblicata da Square Enix (inizialmente Enix) con versioni aggiornate o successivi capitoli destinati al Nintendo DS (NDS) pubblicati da Nintendo al di fuori del Giappone. Il primo titolo è uscito nel 1986 e attualmente esistono nove capitoli della serie principale, numerosi spin-off e quasi ogni gioco della serie principale ha un adattamento anime o manga, se non entrambi. La serie ha avuto un forte impatto sullo sviluppo di RPG per console, introducendo un certo numero di caratteristiche del genere.

I capitoli della serie sono usciti sulle console per videogiochi MSX computer, Nintendo Entertainment System, Super Nintendo Entertainment System, Game Boy Color, Game Boy Advance, Nintendo DS, PlayStation, PlayStation 2, e Wii, oltre che su diversi modelli di telefoni cellulari. La colonna sonora di ogni Dragon Quest è arrangiata da un gruppo orchestrale; la serie è stata la prima ad avere adattamenti riarrangiati di musiche tratte da balletti. All'inizio della serie, i giochi Dragon Quest erano chiamati in Nord America Dragon Warrior per evitare conflitti di trademark con il gioco di ruolo-avventura grafica DragonQuest. Square Enix non ha registrato negli Stati Uniti il marchio Dragon Quest prima del 2002.

In Giappone, la serie di Dragon Quest è riconosciuta come la più popolare saga di giochi di ruolo, tanto da essere stata definita dal popolo nipponico sinonimo del genere stesso[3].

Elementi comuni[modifica | modifica wikitesto]

La premessa di base della maggior parte dei titoli della serie è quella di interpretare un eroe che viaggia per salvare il suo paese dal pericolo di un potente nemico malvagio, con il protagonista spesso accompagnato da un gruppo di comprimari. Persistono degli elementi comuni a tutti i titoli della serie principale e agli spin-off: il combattimento a turni; il reclutamento di mostri, inclusi gli Slime, che sono diventati la mascotte della serie a partire dalla versione inglese di Dragon Quest VIII: L'odissea del re maledetto; un sistema di menù scritti;[Note 2] infine i combattimenti casuali (nella serie principale), fino a Dragon Quest IX: Le sentinelle del cielo. Dragon Quest è una delle poche serie di lunga durata ad avere un gruppo chiave stabile: Yuji Horii (ideatore), Akira Toriyama (concept artist) e Koichi Sugiyama (compositore). Le idee originali, utilizzate sin dal primo capitolo, presero elementi da RPG occidentali come Wizardry e Ultima. Si era profuso molto impegno per fare sì che il gameplay fosse intuitivo cosicché i giocatori potessero iniziare con facilità a giocare. La serie contiene un certo numero di doppi sensi a sfondo religioso fortemente censurati nelle versioni per NES.

Gameplay[modifica | modifica wikitesto]

Nella maggior parte dei titoli di Dragon Quest, il giocatore controlla un party di personaggi che possono camminare all'interno di città e comprare armi, armature e oggetti per sconfiggere i mostri al di fuori delle cittadine: o nell'overworld, o all'interno di dungeon. Nella maggior parte dei giochi, i combattimenti hanno inizio con incontri casuali e per aumentare il livello d'esperienza dei personaggi, il giocatore è costretto al grind.[4] All'interno della serie si trovano anche oggetti maledetti, faticosi dungeon dove i giocatori devono sfruttare al meglio le proprie risorse per sopravvivere e difficili battaglie contro boss.[5] Quando il party incontra dei mostri, la visuale passa in prospettiva e ai giocatori vengono mostrati diversi menu ricchi di opzioni. Questi scontri in prima persona basati sui menu sono diventati un marchio di fabbrica della serie.[6] I giocatori usano i menu per scegliere armi, magie e altri oggetti utili per attaccare e sconfiggere i nemici. Inoltre può essere utilizzato per fuggire dalla battaglia. Una volta che il party ha sconfitto i nemici vincendo così la battaglia, ogni membro di esso guadagna dei punti esperienza per raggiungere nuovi livelli. Quando un personaggio passa a un livello superiore, le sue statistiche migliorano.[7] Le vittorie forniscono ai giocatori anche oro che serve per comprare gli strumenti. Oltre a punti esperienza e oro, a volte i mostri possono lasciare oggetti che entrano direttamente nell'inventario del protagonista.

Nella maggior parte dei Dragon Quest il giocatore è tenuto a entrare in una chiesa (nota come "La Casa Curativa" nella traduzione NES) e parlare con un prete o una suora per salvare i progressi di gioco;[8] in Dragon Warrior, i giocatori dovevano parlare con un re per salvare il gioco, mentre i primi due titoli per NES utilizzano una password di salvataggio dati. Se il gruppo muore in battaglia, si perde metà del proprio oro e si viene teletrasportati nell'ultimo punto di salvataggio, dove il protagonista risuscita.[9] Poi i giocatori devono pagare un prete o una suora per riportare in vita i compagni.

In Dragon Quest si incontrano anche le massaggiatrici "Puff puff"-onomatopea giapponese indicante una ragazza che strofina il suo seno sul viso di un ragazzo, ma può anche essere usato per ricordare una ragazza che trastulla il suo seno- che il giocatore può ingaggiare con testi a schermo che descrivono le loro azioni nei primi titoli.[9] Nei successivi si sono applicate delle restrizioni poiché non era possibile mostrare su schermo i seni. Alcune traduzioni nord americane decisero di eliminare i testi descrittivi di queste scenette.[Note 3][9][10]

In Dragon Quest III, Dragon Quest VI: Nel Regno dei Sogni, Dragon Quest VII e Dragon Quest IX: Le sentinelle del cielo, si possono scegliere diverse classi per ogni personaggio.[9] Ciascun gioco ha il suo preciso sistema di classi, con opzioni tipiche tra cui: chierico, lottatore, giullare, ladro, guerriero e mago[Note 4] Tutti i giochi sopra citati includono anche classi avanzate come il Saggio. Inoltre, Dragon Quest VI e VII possiedono anche le classi di mostri.[11]

A partire da Dragon Quest IV: Le cronache dei prescelti, è stato introdotto un nuovo oggetto da collezione, le mini-medaglie. Esse sono piccole monete con al centro una stella a cinque punte e non hanno niente a che vedere con la conclusione del titolo. I giocatori le collezionano attraverso il gioco -innanzitutto aprendo bauli, rompendo vasi e barili e cercando in sacche e cassetti- e ad un certo punto dell'avventura il giocatore trova un personaggio con cui barattarle per oggetti. Horii le inventò perché voleva che ci fosse qualcosa che il giocatore potesse collezionare di simile alle creste o alle sfere dei precedenti Dragon Quest, ma non voleva ripetere l'idea di costringere il giocatore a trovarne un certo numero prima di poter terminare la storia.[12]

Mostri[modifica | modifica wikitesto]

Nikuman a forma di Slime, il nemico più celebre della serie

La serie contiene parecchi mostri ricorrenti, tra cui gli Slime, i Vampistrelli, gli Zombie, le Mummie, i Sacchi Golosoni e i Draghi.[13] Molti mostri della serie sono stati disegnati da Akira Toriyama.

Numerosi Dragon Quest permettono al giocatore di reclutare mostri per combattere al loro fianco. In Dragon Quest IV si può reclutare per il primo capitolo un mostro Healie. In Dragon Quest V e VI i mostri da affiancarsi vengono scelti dal giocatore.[9] In Dragon Quest VIII i giocatori possono reclutare mostri dopo averli sconfitti per farli combattere all'interno di un'arena oppure all'infuori in combattimenti normali, anche contro i vari boss.[14]

Gli Slime, creati da Toriyama per la serie, ne sono diventati la mascotte ufficiale. Il creatore della serie, Yuji Horii, li ha definiti un esempio delle abilità di Toriyama, dichiarando che ha avuto bisogno del suo "potere [artistico] di prendere qualcosa come una vasca di melma (slime in inglese, appunto) e trasformarla in un grandioso personaggio."[15] Uno Slime è un piccolo blob blu, a forma di goccia d'acqua, con un viso. È apparso in ogni Dragon Quest ed è in genere uno dei primi mostri che incontra il giocatore.[Note 5]

Erdrick (altrimenti detto Loto)[modifica | modifica wikitesto]

Erdrick[Note 6] è un eroe leggendario della serie. I primi tre Dragon Quest, tutti connessi alla leggenda di Erdrick, compongono la "Trilogia di Erdrick". All'interno del gioco è conosciuto come l'eroe che liberò il Regno di Alefgard dall'oscurità.[16][17][18][19] L'ordine cronologico dei primi tre Dragon Quest è: Dragon Quest III, Dragon Quest, Dragon Quest II.[19]

L'ordine cronologico dei Dragon Warrior è lo stesso dei Dragon Quest. Nel primo titolo della serie, il personaggio giocante è un discendente di Erdrick[7] e ne segue il tragitto per trovare il Castello di Dragonlord e affrontarlo. Anche nel II gli eroi discendono da Erdrick,[17][18] che esplorano il vasto mondo di Torland che comprende il continente di Alefgard. La leggenda di Erdrick in Dragon Quest si completa in Dragon Quest III con l'elargizione da parte del re di Alefgard del "Grado di Erdrick", il più grande onore della nazione, nei confronti dell'eroe, alla fine del gioco. In Dragon Quest I e II, gli armamenti del personaggio giocante sono chiamati "Spada di Erdrick" e "Armatura di Erdrick". Non è possibile giocare a Dragon Warrior III col nome "Erdrick" nella versione originale, né con quello di "Loto" nel remake per GBC, poiché il gioco impedisce di continuare.

Zenithia[modifica | modifica wikitesto]

Zenithia, altrimenti detto Castello Zenith o Zenith, è un castello galleggiante apparso per la prima volta in Dragon Quest IV: esso viene utilizzato come sede di informazioni per diversi elementi in Dragon Quest IV, V e VI. La sua presenza all'interno di tutti e tre i giochi, ha fatto sì che questo gruppo venga descritto anche come Trilogia di Zenithia o di Tenku (ossia Paradiso).[20] Horii ha spiegato che non c'è mai stata l'intenzione di una trilogia: "Ogni titolo Dragon Quest rappresenta un fresco inizio e una nuova storia, quindi non vedo molto la connessione tra i giochi della serie. Immagino che si possa dire che l'immaginazione dei giocatori ha unito tra loro in qualche modo i vari titoli."[21]

In Dragon Quest IV si può raggiungere Zenithia scalando la torre sopra l'entrata del mondo dell'oscurità. Nel V, invece, Zenithia si trova dentro un lago a sud di Elheaven, finché non viene rinvenuto l'Astro Dorato che permette alla stessa di librarsi in aria. Nel VI Zenithia è occupato dal Demone Lord Durran, lasciando una voragine nel luogo dove si trovava nel "Regno dei Sogni". Quando il Regno dei Sogni torna al suo stato naturale, Zenithia è l'unica parte rimanente, fluttuando al di sopra del mondo "reale". Oltre alla trilogia, anche nel remake di Dragon Quest III esiste un castello chiamato Zenithia, per quanto appaia molto diverso rispetto a quello della serie Tenku.[22]

Giochi[modifica | modifica wikitesto]

Serie principale[modifica | modifica wikitesto]

Schermata di Dragon Quest per Nintendo Famicom

I primi quattro titoli della serie sono usciti originariamente su Nintendo Entertainment System (NES) in Giappone e Nord America. I primi due in Giappone oltre ad essere rilasciati su NES sono stati ripubblicati lo stesso anno anche per MSX. Tutti e quattro hanno avuto riedizioni su console successive. Dragon Quest è stato rilasciato per la prima volta in Giappone il 27 maggio 1986, mentre in Nord America nell'agosto del 1989 con il titolo di Dragon Warrior.[9][23] Dragon Quest II Akuryo no Kamigami è uscito in Giappone nel 1987 e in Nord America nel 1990 come Dragon Warrior II. Dragon Quest III Soshite Densetsu e... è stato rilasciato in Giappone nel 1989 e in Nord America, col nome di Dragon Warrior III nel 1992. Dragon Quest IV: Le cronache dei prescelti è uscito nel 1990 in Giappone e nel 1992 in Nord America come Dragon Warrior IV. Il remake del 2001 per PlayStation (PS1) di quest'ultimo è uscito solo in Giappone, nonostante fosse stato programmato anche per la vendita in territorio americano,[9][24] mentre quello successivo per DS è stato distribuito in America del Nord, ma anche in Europa e Australia, con il titolo originale. Tuttavia la versione europea è priva del numero (IV) identificativo.[9]

Due sono i giochi usciti per Super Nintendo Entertainment System (SNES): Dragon Quest V: La sposa del destino del 1992 e Dragon Quest VI: Nel Regno dei Sogni del 1995. Esistono di entrambi remake su console più moderne.[9] Come sopra, il quinto episodio sarebbe dovuto uscire anche in Nord America, ma Enix cancellò il progetto, si dice a causa della sua decisione di abbandonare il mercato americano. In ogni caso non fu mai dichiarata una motivazione ufficiale.[9][25] Sono stati sviluppati per NDS i remake dei due titoli, entrambi usciti in Nord America, Europa e Australia. Degno di nota come Dragon Quest'VI sia stato pubblicato con il numero identificativo, a differenza dei due remake per NDS precedenti.[26][27] Un gioco è uscito per PS1: Dragon Quest VII: Eden no Senshi-tachi, nel 2000 in Giappone e nel 2001 in Nord America, ancora con il nome di Dragon Warrior VII.[9] Dragon Quest VIII: L'odissea del re maledetto è uscito per PlayStation 2 (PS2): nel 2004 in Giappone,[9] nel 2005 in Nord America e nel 2006 in Europa e Australia.[28] In Europa mancò ancora la numerazione. Dragon Quest VIII è il primo della serie uscito con il nome originale anche in America e anche il primo titolo della serie principale uscito in Europa.[29][30] Dragon Quest IX: Le sentinelle del cielo, unico titolo uscito originariamente per DS, è uscito nel 2009 in Giappone e nel 2010 in America, Europa e Australia.[31] Dragon Quest X: Mezame Shi Itsutsu no Shuzoku Online è stato rilasciato per Wii nel 2012.[32] Nel 2013 è stata rilasciata una versione per Wii U, con connettività al Nintendo 3DS.[33]

Tra parentesi la piattaforma e l'anno di esordio di ogni capitolo:

Spin-off[modifica | modifica wikitesto]

Il franchise include vari spin-off, come la serie di Dragon Quest Monsters. Esiste inoltre una serie di arcade dal titolo Dragon Quest: Monster Battle Road, dove i giocatori competono con carte da gioco reali raffiguranti i mostri della serie, da infilare in uno slot apposito nel cabinato da sala giochi, per far apparire nello schermo di quest'ultimo il proprio mostro con i propri dati salvati. Questa è l'unica serie spin-off i cui titoli non sono mai usciti dal suolo nipponico[34][35][36]. Le serie di Mystery Dungeon e Fortune Street utilizzano personaggi ed elementi della serie di Dragon Quest[37].

Nel 1993 Chunsoft sviluppò un gioco per Super Nintendo con protagonista Torneko, uno degli eroi di Dragon Quest IV: Le cronache dei prescelti[38]. Il gioco, dal titolo Torneko no Daibōken: Fushigi no Dungeon, continuava la storia del protagonista dopo gli eventi del quarto capitolo della serie principale. Il gioco ebbe un grande successo in Giappone[39]. Nel 2000 Torneko: The Last Hope, un seguito diretto, fu rilasciato in Giappone e in America. Il gameplay era simile al primo titolo, sebbene questo secondo episodio venne considerato troppo facile dai giocatori[40]. Per Playstation 2 venne rilasciato un terzo episodio, intitolato Fushigi no Dungeon 3 Torneko no Daibouken[41]. Il secondo e il terzo capitolo di questa serie spin-off ebbero un remake per Game Boy Advance[42]. Un quarto capitolo della serie, con protagonista Yangus e intitolato Dragon Quest: Shōnen Yangus to Fushigi no Dungeon, fu rilasciato nel 2006 per Playstation 2[43]. Il successo della serie Mystery Dungeon, spinse i produttori a sviluppare vari episodi incentrati su altre serie videoludiche[44][45].

Altri spin-off celebri basati sul franchise Dragon Quest, sono la serie di RPG Dragon Quest Monsters, il cui primo episodio apparve per la prima volta per console Game Boy Color nel 1998[46], e la serie Slime, nella quale il protagonista è il nemico Slime, celebre avversità incontrata dal giocatore in ogni episodio della serie regolare[47].

Serie Mysterious Dungeon[modifica | modifica wikitesto]

Serie Monsters[modifica | modifica wikitesto]

Serie Slime[modifica | modifica wikitesto]

Serie Monster Battle Road[modifica | modifica wikitesto]

Altri[modifica | modifica wikitesto]

Media correlato[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Koichi Sugiyama, compositore della colonna sonora della serie

La colonna sonora di Dragon Quest fu composta e arrangiata da Koichi Sugiyama. Sugiyama, al tempo un compositore per sceneggiati televisivi abbastanza conosciuto, inviò il proprio curriculum alla Enix, la quale, dopo aver preso visione delle sue referenze, decise di contattarlo per comporre la musica del primo Dragon Quest, riconoscendolo come il "Sugiyama della televisione"[48]. Sugiyama aveva già precedentemente composto la colonna sonora di un altro videogioco; Wingman 2[49]. Sugiyama impiegò cinque minuti per comporre il tema principale della serie, il quale sarebbe rimasto invariato in tutti gli episodi futuri[50].

Il primo album di musica basato sulla serie fu pubblicato nel 1986, e comprendeva le musiche del primo Dragon Quest[51]; a questo disco fecero seguito altri album basati sulla colonna sonora dei vari episodi successivi, uno per ogni titolo. Le otto composizioni originali costituenti la colonna sonora del primo episodio, definirono i canoni di molte colonne sonore di RPG venuti dopo, tanto che centinaia di esse erano organizzate alla stessa maniera[52]. Gli arrangiamenti originali del primo Dragon Quest furono all'epoca considerati rivoluzionari per una musica da videogioco[53].

Altre compilation di Dragon Quest furono rilasciate in seguito, incluso Dragon Quest Game Music Super Collection Vol. 1[54]. La filarmonica di Londra eseguì molte composizioni della serie, inclusa la compilation Symphonic Suite Dragon Quest Complete CD-Box[55]. Molte soundtrack includono un secondo cd, come la colonna sonora di Dragon Quest VI[56]. Nel 2003 la SME Visual Works rilasciò la compilation Symphonic Suite Dragon Quest Complete CD-Box, comprendente la colonna sonora dei primi sette titoli della serie[57].

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 dicembre 1989, fu pubblicata la prima serie di romanzi su Dragon Quest con due volumi basati sul terzo episodio della serie. Dopo il successo di questi romanzi, Enix cominciò a pubblicare altri romanzi sul franchise, andando in ordine cronologico e cominciando dal primo episodio della serie[58]. I romanzi erano scritti in seconda persona, e il lettore poteva decidere la prossima azione da far svolgere ai personaggi del libro, il quale prevedeva differenti finali[59].

Altri romanzi rilasciati nel 1989 includevano:

  • Doragon Kuesuto Monsutā Monogatari (ドラゴンクエスト モンスター物語 Dragon Quest Monster Story);
  • Doragon Kuesuto Aitemu Monogatari (ドラゴンクエストアイテム物語 Dragon Quest Item Story);
  • la serie Dragon Quest Perfect Collection, la quale cominciò con Dragon Quest Perfect Collection 1990 (ドラゴンクエストパーフェクトコレクション1990?);
  • i primi due romanzi di Takayashiki Hideo.

Altri romanzi pubblicati da differenti autori dedicati a differenti titoli della serie, includono:

  • i primi quattro volumi pubblicati da Takayashiki Hideo basati sui primi tre giochi della serie;
  • dieci volumi pubblicati da Kumi Saori;
  • tre volumi su Dragon Quest VII di Hiroyuki Domon.

Con Shinsho Shousetsu Doragon Kuesuto I (新書 小説ドラゴンクエストI lit. New Light Novel Dragon Quest I), pubblicato nel 2000, cominciò una nuova serie di romanzi sul franchise ad opera di Takayashiki Hideo, Kumi Saori e Hiroyuki Domon[60].

Manga[modifica | modifica wikitesto]

Il manga su Dragon Quest cominciò ad essere pubblicato nel 1989 sulla rivista Weekly Shōnen Jump[61][62]. Intitolato Dragon Quest: Dai no Daibōken, fu creato da Riku Sanjo[63]. Altri manga basati sul gioco sono Emblem of Roto, Warriors of Eden e Maboroshi no Daichi, pubblicati nella rivista Monthly Shōnen Gangan. Emblem of Roto di Chiaki Kawamata e Junji Koyanagi, consiste in una serie di ventun volumi pubblicati tra il 1991 e il 1997. Nel 2004 Young Gangan cominciò una nuova serie intitolata Emblem of Roto Returns. Quest'ultima narrava gli eventi accaduti tra Dragon Quest III (prequel dei primi due capitoli) e Dragon Quest I[64]. Warriors of Eden consiste in una serie di undici volumi, i quali seguono gli eventi dell'ottavo capitolo della serie, con qualche cambiamento[65]. Maboroshi no Daichi è una serie in dieci volumi, e segue le vicende del sesto capitolo della serie, con leggeri cambiamenti[66]. Nel corso degli anni, sono stati inoltre pubblicati vari manga minori o strip Yonkoma basati sull'universo di Dragon Quest, e un manga narrante il dietro alle quinte del primo gioco della serie[67][68].

The Road to Dragon Quest (ドラゴンクエストへの道 Dragon Quest e no Michi) è un manga sui creatori di Dragon Quest, pubblicato dalla Enix. Il manga, in singolo volume, fu pubblicato nel 1990 e prodotto dalla Ishimori Productions. Gli eventi narrati si focalizzano sulla creazione della serie, e i protagonisti sono Yūji Horii, Koichi Nakamura, Koichi Sugiyama, Akira Toriyama, e Yukinobu Chida[69].

Anime[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 1989, andò in onda la prima serie di anime ispirata a Dragon Quest, dal titolo Dragon Quest – Yuusha Abel Densetsu; la serie si componeva di 43 episodi. Fu supervisionata da Horii in persona, e la trama era deliberatamente ispirata al terzo gioco della serie. I primi tredici episodi della serie furono doppiati in lingua inglese e distribuiti negli Stati Uniti dalla Saba Entertainment sotto il nome di Dragon Warrior: Legend of the Hero Abel. Ad Akira Toriyama non furono accreditati i diritti per il character design, e quindi non percepì mai alcun compenso relativo all'anime[70].

Successivamente venne prodotta dalla Toei Animation una serie animata basata sul manga Dai no Daibōken. I quarantasei episodi costituenti l'anime furono trasmessi dal 17 ottobre 1991 al 24 settembre 1992[71]. In Italia questa serie è conosciuta come I Cavalieri del Drago.

Il 20 aprile 1996 fu prodotto un film basato sulla serie, intitolato Dragon Quest Saga – The Crest of Roto. 

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Akira Toriyama, curatore del character design della serie

I giochi della serie Dragon Quest sono stati sviluppati da Chunsoft, Heartbeat, ArtePiazza e, dall'ottavo episodio in poi, da Level-5[72].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1982 il futuro creatore della serie, Yuji Horii, grazie alla partecipazione a un contest videoludico sponsorizzato da Enix[73], ebbe modo di viaggiare negli Stati Uniti e visitare l'AppleFest '83 a San Francisco; in questa occasione Horii scoprì la serie di videogiochi Wizardry[74]. Da quest'ultima, e dalla saga di Ultima[75], prese ispirazione per creare un proprio gioco che introducesse il popolo nipponico al concetto di gioco di ruolo. Scelse quindi la console Famicom di Nintendo, in quanto il gioco che aveva in mentre di creare non sarebbe potuto essere sviluppato per il mercato delle sale giochi, per via della vastità, dell'alta longevità (e quindi necessità di un sistema di salvataggio dati), e della possibilità di morire spesso; tutto ciò avrebbe indicato quindi un eccessivo esborso di monete da parte dei giocatori e il Famicom si rivelò la scelta migliore[76].

Creazione e design[modifica | modifica wikitesto]

Una delle intenzioni principali di Horii, era quella di creare un RPG che si distinguesse da tutti quelli venuti prima[77]: per questo motivo il design del gioco fu commissionato al mangaka Akira Toriyama (già conosciuto in patria per opere come Dr. Slump & Arale, e all'epoca al lavoro su Dragon Ball[78]), il quale ne illustrò i nemici e i personaggi, sotto la supervisione di Horii stesso[79]. Toryiama illustrò anche le copertine di ogni titolo della serie, le quali però furono sostituite, nell'edizione americana dei primi quattro episodi, da artwork più simili all'immaginario occidentale[80]. Stessa cosa successe con le illustrazioni dei manuali[81].

Nel creare il primo titolo della serie, Horii volle mettere a punto un sistema di gioco semplice e immediato, intuitivo a tal punto che il giocatore potesse iniziare la propria partita senza prima aver letto il manuale di istruzioni[82]. Si impegnò inoltre per creare una valida storyline narrata attraverso dialoghi brevi e diretti[83].

Influenza e lascito[modifica | modifica wikitesto]

Impatto culturale[modifica | modifica wikitesto]

Una cosplayer di Dragon Quest

Dal terzo episodio, il Patty's Pub cominciò ad apparire nei titoli della serie. Con la pubblicazione del nono episodio, questo luogo fittizio divenne reale: il Patty's Pub, così come si presenta nella serie, fu costruito e aperto al pubblico ad Akihabara, un quartiere di Tokyo, nel 2009.

La serie di Dragon Quest è un fenomeno culturale in Giappone, e ha avuto un importante impatto sul popolo nipponico[84]. Dall'industria del videogioco giapponese viene considerato il videogioco nazionale per eccellenza del Giappone[85]. Esiste una leggenda metropolitana secondo la quale il rilascio del terzo episodio della serie causò in Giappone un arresto di massa: oltre 300 scolari furono arrestati per assenteismo scolastico mentre aspettavano di acquistare una copia del titolo in questione davanti a un negozio di videogiochi[86][87][88].

Per l'edizione del 2012 dell'April Fool's Hoax, Google annunciò una "versione NES" del suo servizio Google Maps, nel quale utilizzò la grafica e la musica di Dragon Quest[89].

La colonna sonora di Dragon Quest ha influenzato diversi settori della Performance art: fu la prima serie di videogiochi ad essere riadattata in un balletto dal vivo[90], inoltre furono prodotti vari concerti musicali e CD audio basati sull'immaginario della serie[91]. Dal 1987, la colonna sonora della serie è eseguita annualmente in concerti dal vivo attraverso tutto il Giappone[92]. Il primo concerto su Dragon Quest fu di ispirazione per le composizioni di Nobuo Uematsu per la serie Final Fantasy[93].

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

A Giugno del 2014, la serie di Dragon Quest ha venduto oltre 64 milioni di unità nel mondo[94], e in Giappone risulta essere una delle più famose e acclamate serie di videogiochi di sempre[95][96][97]. Tutti i giochi della serie principale, e molti dei suoi spin-off, hanno venduto oltre un milione di copie in Giappone e alcuni di questi hanno superato i quattro milioni[98]. Il remake di Dragon Quest VI ha venduto 0.91 milioni di copie in Giappone nei primi quattro giorni dal suo rilascio, un risultato eccezionale per un remake[99]. Nel 2006 i lettori della rivista giapponese di videogiochi Famitsu, stilarono una classifica dei 100 più grandi videogiochi di tutti i tempi, e i primi otto episodi della serie erano tutti presenti: Dragon Quest III si posizionò terzo, Dragon Quest VIII quarto, Dragon Quest VII nono, Dragon Quest V undicesimo, Dragon Quest IV quattordicesimo, Dragon Quest II diciassettesimo, il primo Dragon Quest trentesimo, e Dragon Quest VI quarantaquattresimo[100]. Nel 2009 Horii ricevette un riconoscimento speciale dalla Computer Entertainment Supplier's Association Developers Conference per la creazione del franchise Dragon Quest[101].

Il primo gioco della serie Dragon Quest è spesso citato come il primo vero e proprio RPG per console della storia. GameSpot definì il primo Dragon Quest come uno dei quindici videogiochi più influenti di tutti i tempi e il più influente RPG della storia, avendo di fatto dato il via al genere dei giochi di ruolo giapponesi, definendone la forma e i canoni[102]. Gamasutra dichiarò che la serie di Dragon Quest, attraverso la trasformazione in videogioco dell'esperienza di RPG cartacei come Dungeons & Dragons, riuscì a gettare ufficialmente le basi del videogioco di ruolo standard[103]. Molti giochi come Mother, Breath of Fire o Lufia & the Fortress of Doom si ispirarono ai vari titoli della serie Dragon Quest[104]. L'innovativo sistema di cambio classe esordito in Dragon Quest III, fu fonte di ispirazione per vari giochi di ruolo, specialmente la serie di Final Fantasy[105]. Il sistema di combattimento tattico alla base di Dragon Quest IV, grazie al quale il giocatore poteva preimpostare le mosse da far svolgere al gruppo in maniera automatica, affidandosi all'intelligenza artificiale del gioco, è considerato un precursore del sistema di combattimento di Final Fantasy XII, conosciuto come "Gambit System"[106]. Dragon Quest V è considerato il primo videogioco della storia a trattare il tema della gravidanza; inoltre è considerato il precursore di serie come Pokémon, Digimon, o Dokapon, in quanto nel gioco era possibile reclutare i mostri incontrati durante gli scontri casuali e collezionarli, facendoli combattere assieme al giocatore, addestrandoli e facendoli salire di livello, insegnandogli così nuove mosse[107][108]. Dragon Quest VI, il cui mondo di gioco è diviso tra dimensione reale e dimensione sogno, è considerato un importante fonte di ispirazione per videogiochi come Chrono Cross o Final Fantasy X[109]. La serie di Dragon Quest fu premiata con sei riconoscimenti dal Guinness dei primati, tra i quali figurano "Serie di videogiochi di ruolo più venduta per Super Famicom", "Gioco venduto più velocemente in Giappone", e "Prima serie di videogiochi a ispirare un balletto"[110].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Approfondimenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Questo per una causa inconsistente di uso, finché Square Enix non ottenne anche in Nord America il diritto di usare il nome Dragon Quest. Viene utilizzato il nome Dragon Quest anche per titoli usciti in origine come Dragon Warrior. In questo articolo si utilizza sempre il titolo Dragon Quest a meno che il discorso non si riferisca proprio all'edizione nord americana.
  2. ^ La versione giapponese di Dragon Quest VIII mantiene i testi scritti, mentre con Dragon Quest IX si è definitivamente passati a menu grafici
  3. ^ Nei titoli originali NES e nei remake DS sono stati eliminati, mentre su PlayStation, PlayStation 2, Dragon Quest IX e sui remake per GBC sono stati mantenuti.
  4. ^ Molte classi base hanno nomenclature diverse nelle diverse traduzioni inglesi. La classe Chierico ha subito diverse modifiche di nome. Inizialmente era noto in Dragon Warrior III come Pellegrino mentre in Dragon Quest VI e IX è chiamato Sacerdote; il Lottatore è diventato nei suddetti Artista Marziale; il Giullare era noto nel III come Goof-off e nel VI come Vagabondo; il Guerriero era Soldato nel III, mentre il Mago varia tra Mago e Stregone a seconda dei titoli.
  5. ^ In ogni gioco, eccetto Dragon Quest VI, lo Slime è uno dei mostri nella prima area di gioco. L'eccezione vale anche per Dragon Quest VII dove la prima area non contiene nemici.
  6. ^ Erdrick è conosciuto come Loto nei remake nord americani per Game Boy Color dei primi tre titoli.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gifford, Kevin. "20. Dragon Warrior: Though Art a Hero". The Essential 50 Archives: The Most Important Games Ever Made. 1UP.com. Retrieved March 26, 2011.
  2. ^ Chi Kong Lui (March 2, 2001). "Dragon Warrior I & II". GameCritics. Retrieved October 6, 2009.
  3. ^ Kohler, Chris (2004). "4 – Quests and Fantasies: The Japanese RPG". Power-Up: How Japanese Video Games Gave the World an Extra Life. Indianapolis, IN: BradyGames. pp. 84–89. ISBN 978-0-7440-0424-3.
  4. ^ (EN) http://uk.ds.ign.com/articles/114/1149559p1.html
  5. ^ (EN) http://www.gamasutra.com/view/feature/4066/game_design_essentials_20_rpgs.php?page=12
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