Costantino VII Porfirogenito

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Costantino VII
Porphyrogenetus.jpg
Incoronazione di Costantino VII da Cristo
Basileus dei Romei
In carica 11 maggio 912 - 9 novembre 959
Predecessore Leone VI
Successore Romano II
Nascita Costantinopoli, 2 settembre 905
Morte Costantinopoli, 9 novembre 959
Casa reale Macedoni
Consorte Elena Lecapena
Figli Leone
Romano II
Teodora
Teofano
Zoe
Agata
Anna

Costantino VII, detto il Porfirogenito (Costantinopoli, 2 settembre 905Costantinopoli, 9 novembre 959), è stato un imperatore bizantino. Fu basileus dei romei dall'11 maggio 912 fino alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita[modifica | modifica wikitesto]

Nel 901 d.C., alla morte della terza moglie, Eudiossia Baiana, il Basileus Leone VI, privo di eredi ed impossibilitato ad un nuovo matrimonio (illegale secondo i canoni della chiesa orientale), allacciò una relazione con Zoe Carbonopsina la quale, nel 905, partorì finalmente un erede, Costantino[1].

Volendo legalizzare la nascita del figlio, Leone VI negoziò con il Patriarca di Costantinopoli, Nicola il Mistico un accordo in base al quale, in cambio del battesimo dell'erede al trono, l'imperatore avrebbe rinunciato alla relazione con Zoe. Il Patriarca accettò e battezzò Costantino nella Basilica di Santa Sofia; l'imperatore, però, non solo non ripudiò l'amante ma decise di sposarla e le concesse il titolo di Basilissa[1].

Furibondo, il Patriarca vietò all'imperatore di mettere piede in chiesa per la messa di Natale una mossa che, di fatto, equivaleva ad una scomunica; l'imperatore, allora, decise di ricorrere a Papa Sergio III il quale concesse la dispensa per le quarte nozze; in seguito, sulla base della decisione papale ma non senza opposizioni costrinse il Patriarca Nicola a dimettersi, imponendo al suo posto Eutimio[2].

Senza più ostacoli, Leone VI, il 9 giugno 911, incoronò Costantino quale co-imperatore[2].

La Reggenza[modifica | modifica wikitesto]

Il Patriarca Nicola il Mistico battezza Costantino VII.

Il 12 maggio 912, Leone VI morì e l'autorità imperiale passò al fratello minore, nonché co-imperatore, Alessandro il quale, volendo accentrare tutti i poteri, fece relegare in un convento l'imperatrice madre Zoe e richiamò al soglio patriarcale Nicola il Mistico[2].

Il regno di Alessandro, tuttavia, durò meno di un anno giacché egli morì il 6 giugno 913, pochi giorni dopo la riapertura del conflitto con la Bulgaria, a seguito del rifiuto dell'imperatore di garantire il pagamento dei tributi a Simeone di Bulgaria.

In assenza di figli, Alessandro aveva disposto che il trono passasse al nipote Costantino e che fino alla sua maggiore età il potere effettivo spettasse ad un Consiglio di Reggenza presieduto dal Patriarca Nicola il Mistico, la cui autorità, tuttavia, era osteggiata dalla fazione di corte vicina all'imperatrice madre Zoe e al vecchio patriarca Eutimio[2].

Privo della forza militare per respingere i bulgari, il cui sovrano Simeone aveva ormai occupato l'intera Tracia ed aveva posto l'assedio a Costantinopoli, il patriarca Nicola decise di negoziare la pace: Simeone fu incoronato quale Imperatore dei Bulgari ed ottenne diversi territori che aveva conquistato, più il pagamento di un tributo annuo ed il fidanzamento di una delle sue figlie con il Basileus Costantino, presente anch'egli ai negoziati. Ottenuto quanto voleva, Simeone tornò in Bulgaria[3].

Costantino VII, pranza insieme a Simeone di Bulgaria.

Poco dopo la conclusione della pace con la Bulgaria, la popolarità ed il prestigio di Nicola il Mistico precipitarono ed il Patriarca dovette cedere la reggenza all'Imperatrice madre Zoe la quale invalidò il trattato di pace e rigettò la proposta di matrimonio, riprendendo così le ostilità. Simeone, senza colpo ferire, invase nuovamente la Tracia e, nel 914, conquistò l'importante città di Adrianopoli oltre a rilevanti territori in Tessaglia e nei pressi della città di Tessalonica[4].

Nel 917, l'imperatrice reggente Zoe decise dispose una spedizione congiunta da parte dell'esercito di terra, sotto il comando del domestikos Leone Foca e della flotta, guidata dal drungario Romano Lecapeno: da Costantinopoli, la flotta portò l'armata di Leone Foca nei pressi della piazzaforte di Anchialo che fu conquistata; Simeone, tuttavia, appena saputo dello sbarco, mosse con il suo esercito contro le truppe bizantine e riuscì a sconfiggerle duramente nella battaglia di Anchialo[4].

La sconfitta segnò la fine della reggenza di Zoe: nella battaglia di Anchialo, infatti, l'imperatrice aveva perso non solo il proprio prestigio ma anche gran parte delle forze a lei fedeli e pertanto non fu in grado di opporsi al colpo di stato organizzato dal comandante della flotta, Romano Lecapeno il quale, con l'appoggio del patriarca Nicola il Mistico e di numerosi funzionari, assunse la reggenza[4].

Il regno di Romano I Lecapeno[modifica | modifica wikitesto]

Le ambizioni di Romano Lecapeno, tuttavia, non si fermarono alla reggenza: infatti, dietro il pretesto delle sconfitte in Bulgaria, esiliò l'imperatrice Zoe e, nel maggio del 919, con il matrimonio di sua figlia Elena Lecapena a Costantino assunse il titolo di "basileiopator"; il 24 settembre 920, ottenne il titolo di "Kaisar", il 17 dicembre quello di co-imperatore[4].

L'ascesa di Romano I divenne completa quando, dopo la sconfitta del tentativo di Leone Foca di restaurare alla reggenza l'imperatrice Zoe, assunse il titolo di imperatore, relegando Costantino a quello di secondo imperatore; nel maggio 921, Romano I rafforzò ancora di più la propria posizione nominando secondo imperatore il proprio figlio maggiore, Cristoforo e poi gli altri due figli Stefano e Costantino, relegando il legittimo imperatore ad una posizione puramente cerimoniale[5].

Negli anni seguenti, la posizione di Costantino rimase marginale: timido, dal carattere pacifico, avido solo di sapere e di cultura, passò gli anni del regno di Romano I a studiare e contemplare le opere del passato, a leggere e a scrivere[6]; tuttavia, non depose mai il proprio titolo imperiale, anzi proprio in questi anni cominciò ad essere chiamato con il soprannome "Porfirogenito" proprio per enfatizzare il suo status di imperatore nato da un legittimo imperatore regnante.

Nel 931, alla morte di Cristoforo, Romano I, consapevole che i figli minori erano privi di capacità politiche, restituì a Costantino il titolo di secondo imperatore, senza, però coinvolgerlo minimamente nelle questioni di governo[6].

Il ritorno sul trono[modifica | modifica wikitesto]

Nel 944, le condizioni di salute di Romano I peggiorarono e suo figlio Stefano, con l'appoggio degli altri fratelli, decise di esiliare il padre in un convento sull'isola di Proti.

Il regno dei giovani principi non durò a lungo: la chiesa e l'esercito rifiutarono di riconoscerli mentre la popolazione di Costantinopoli si ribellò in favore del Porfirogenito il quale, il 27 gennaio 945, depose Stefano e lo esiliò con i fratelli ed assunse, all'ormai matura età di 39 anni, il governo[6].

Nonostante il forte risentimento contro Romano I, Costantino Porfirogenito continuò la politica interna ed estera del predecessore limitandosi esclusivamente a nominare diversi membri della famiglia Foca, un tempo suoi sostenitori, alle più alte cariche militari[7].

Non vi furono epurazioni: l'imperatore tenne in grandissima considerazione i consigli della moglie Elena Lecapena, nominò Basilio Lecapeno, figlio illegittimo del suo precedessore e suocero alla presidenza del Senato di Costantinopoli e lasciò in carica il Patriarca Teofilatto, altro figlio di Romano I fino alla sua morte.

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo del 947, sulla scia dei provvedimenti già emessi da Romano I, Costantino dispose che tutte le terre acquistate dai nobili (i c.d. dynatoi) dal tempo dell'ascesa al trono dell'imperatore dovessero essere restituite ai proprietari originari, dietro versamento del prezzo pattuito e che i contadini/stratioti avrebbero avuto un diritto di prelazione nel caso di alienazione di un fondo agricolo confinante fondi agricoli; per i piccoli appezzamenti, aventi valore inferiore a quattro libbre d'oro (due libbre per i marinai), invece, non era prevista alcuna restituzione del prezzo di vendita[8].

Il provvedimento fu integrato con un'ulteriore disposizione, redatta dal patrizio Teodoro Decapolite, che rendeva inalienabile quella quota del fondo agricolo destinata al mantenimento dell'equipaggiamento militare dei stratioti e che, qualora nel corso dei quarant'anni precedenti, fosse stata attuata una vendita della quota inalienabile, non solo l'ex proprietario ma anche i suoi parenti fino al sesto grado, avrebbero potuto richiedere la restituzione senza alcun rimborso del prezzo[8].

Infine, si prevedeva che, qualora il valore del terreno di uno stratiota superasse il minimo legale di quattro libbre, egli non avrebbe potuto alienare la parte eccedente finché non fosse stato cancellato dagli elenchi militari e che le divisioni dei beni, in caso di successione, erano permesse esclusivamente se gli eredi avessero provveduto insieme all'equipaggiamento militare[8].

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Nelle faccende militari, Costantino delegò il comando ai generali Giovanni Curcuas, Niceforo Foca e Giovanni Zimisce: tra il 944 e il 945, Curcuas conquistò Edessa, Martiropoli, Germanicea e Nisibis; nel 952 le forze bizantine, al comando del domestico Bardas Foca, attraversarono l'Eufrate ma nell'anno seguente l'emiro di Aleppo, Seif-ed-Dauleh, riprese Germanicea e prese prigioniero il comandante della piazzaforte, Costantino Foca, figlio di Bardas Foca[9].

La reazione bizantina non si fece attendere: l'anno seguente il nuovo domestico Niceforo Foca riconquistò i territori perduti e nel 958 Giovanni Zimisce conquistò Samosata.

Unica nota dolente fu la spedizione fallita di Creta: nel 949, l'ammiraglio Costantino Gongila fu incaricato di riprendere l'isola dai pirati saraceni che la tenevano ma non ottenne alcun risultato[9].

Moneta rappresentante Costantino VII e la madre Zoe Karvounopsina.

Il regno di Costantino vide anche un'intensa attività diplomatica della corte bizantina: furono intrapresi numerosi contatti con Ottone I di Sassonia e con il Califfo di Cordoba Abd-er-Rahman III; l'imperatore cercò, mediante la conversione di diversi nobili ungheresi, di estendere la propria influenza sui Balcani ma senza successo[10].

Importante fu, infine, la visita personale della Granduchessa Olga dei Rus' di Kiev la quale non solo si trattenne a lungo a Costantinopoli ma, convertendosi al Cristianesimo, incoraggiò numerosi monaci a trasferirsi nel proprio regno; iniziava in tal modo l'attività missionaria della Chiesa orientale in Russia[10].

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel mese di settembre del 959 si accorse di essere molto malato; sperando nella guarigione si sottopose all'effetto benefico delle famose acque termali di Brussa. La cura non ebbe però successo e, resosi conto che la sua malattia era mortale, partì per Bisanzio. Morì il 9 novembre del 959. Gli succedette il figlio Romano II.

L'attività letteraria[modifica | modifica wikitesto]

Costantino VII era conosciuto come scultore, musico, pittore, scrittore. Sotto il suo regno venne promossa un'intensa attività compilatoria a carattere enciclopedico, con l'intento di perpetuare le tradizioni religiose e civili che avevano reso grande l'impero prima del periodo dell'iconoclastia. Tra le opere di cui ordinò la raccolta, una particolare fortuna ebbe una "enciclopedia" delle conoscenze agrarie la Geoponica[7]. Nel '500 fu appunto stampata attribuendone la "paternità" a Costantino VII.

Egli stesso redasse due importanti trattati sulla società e sulla storia bizantina, il De cerimoniis aulae byzantinae e il De administrando imperio.

Matrimonio e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Dalla moglie Elena Lecapena Costantino ebbe numerosi figli fra i quali:

  • Leone, deceduto infante;
  • Romano, divenuto imperatore con il nome di Romano II
  • Teodora, che divenne imperatrice sposando Giovanni I;
  • Teofano, Zoe, Agata e Anna, inviate in convento

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Ostrogorsky, p. 230.
  2. ^ a b c d Ostrogorsky, p. 231.
  3. ^ Ostrogorsky, p. 232.
  4. ^ a b c d Ostrogorsky, p. 233.
  5. ^ Ostrogorsky, p. 238.
  6. ^ a b c Ostrogorsky, p. 245.
  7. ^ a b Ostrogorsky, p. 246.
  8. ^ a b c Ostrogorsky, p. 247.
  9. ^ a b Ostrogorsky, p. 248.
  10. ^ a b Ostrogorsky, p. 249.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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