Giovanni III Vatatze

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giovanni III Vatatze
John III Doukas Vatatzes.jpg
Miniatura del XV secolo rappresentante Giovanni III Ducas Vatatze.
Basileus dei Romei
Stemma
In carica novembre 1222 - 3 novembre 1254
Predecessore Teodoro I Lascaris
Successore Teodoro II Lascaris
Morte Ninfeo, 3 novembre 1254
Casa reale Vatataze Ducas
Coniugi Irene Lascaris
Costanza di Staufen

Giovanni III Ducas Vatatze (detto il Misericordioso in greco: Ιωάννης Γ΄ Δούκας Βατάτζης , Iōannēs III Doukas Vatatzēs; Didymoteicho, 1192Ninfeo, 3 novembre 1254) è stato un imperatore bizantino.

Fu basileus dei romei dal 1222 al 1254. Nei primi anni del XIV secolo sotto il regno di Andronico II Paleologo (1282-1328) fu fatto santo della chiesa ortodossa.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini familiari[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni III Ducas Vatatze nacque nel 1192 a Didimoteicho[1] da Basilio Ducas Vatatzes, già Domestikos d'Oriente[2], e da Angelina Angelos, nipote Teodora Comnena, l'ultima figlia del basileus Alessio I. I Vatatzes erano una famiglia di proprietari terrieri Traci di recente nobiltà, imparentata con i Ducas e le ultime due famiglie imperiali: gli Angeli e i Lascaris.

Dopo la Caduta di Costantinopoli Giovanni Ducas Vatatze si trasferì a Nicea, sede della corte bizantina in esilio di Teodoro I, dove ottenne, grazie all'intercessione di uno zio, il favore del basileus ed il titolo di protovestiarios.[2]

Nel 1212 Giovanni sposò Irene Lascaris, la figlia dell'imperatore, il quale, non avendo altri eredi, lo adottò come suo successore[2]. Dieci anni dopo, alla morte di Teodoro I, Giovanni ascese al trono e fu incoronato dal patriarca Manuele I Caritopulo[3].

Il regno[modifica | modifica wikitesto]

L'Impero Latino, l'Impero di Nicea, l'Impero di Trebisonda e il Despotato d'Epiro (i confini sono molto incerti).

Giovanni III ereditò dal suocero e predecessore, Teodoro I, solo una piccola porzione dell'Anatolia, corrispondente press'a poco agli antichi themi dell'Anatolikon, optimation, trakesikon; parte della Bitinia e l'intera Troade era ancora nelle mani dei Latini i quali controllavano l'intera costa meridionale del Mar di Marmara, da Gallipoli a Nicomedia, oltre alle isole del Mar Egeo, dalle quali avrebbero potuto facilmente bloccare le città controllate da Nicea; inoltre, l'intera costa meridionale era ormai irrimediabilmente perduta in favore dei Turchi Selgiuchidi e del Regno della Piccola Armenia.

In ogni caso, nonostante la ridotta estensione territoriale, Teodoro I aveva lasciato in eredità al successore tre fattori decisivi: una situazione economica in netto miglioramento, un apparato burocratico efficiente, tale da garantire un capillare controllo del territorio, e un sistema di rapporti diplomatici in cui tutti i rivali di Nicea, l'Impero Latino d'Oriente, il Despotato d'Epiro, l'Impero Bulgaro, il Sultanato di Rum e l' impero di Trebisonda avevano una pari forza militare e soprattutto erano in aspro conflitto tra di loro[4].

Guerra civile[modifica | modifica wikitesto]

L'ascesa al trono di Giovanni, tuttavia, non fu scevra da contrasti: infatti, poco dopo l'incoronazione due fratelli di Teodoro I, Alessio ed Isacco Lascaris, fuggirono alla corte di Roberto di Courtenay, Imperatore Latino di Costantinopoli, con l'aiuto del quale iniziarono ad armare un esercito per deporre Giovanni[5]. Le sorti del conflitto, agli inizi piuttosto equilibrate, volsero definitivamente in favore di Giovanni nel 1224 quando l'esercito dell'imperatore, a Poimaneon, inflisse una durissima sconfitta all'esercito latino, riuscendo anche a catturare i due pretendenti[6]. Nella pace che seguì, l'imperatore Roberto fu costretto a cedere tutti i territori che possedeva in Asia Minore (Troade e dalla Bitinia) con la sola eccezione della città di Nicomedia[7].

La conquista della costa del Mar di Marmara permise all'imperatore di ricostruire una flotta grazie alla quale poté conquistare le isole di Lesbo, Chio, Samo ed Ikaria e costringere il signore greco di Rodi, Leone Gabala, a sottomettersi all'impero[8]. Ottenuti tali successi, Giovanni si trasferì a Lampsaco in modo da controllare da vicino lo stretto dei Dardanelli; pochi mesi dopo, approfittando di una rivolta anti-latina, inviò un distaccamento che occupò Adrianopoli e diverse città della Tracia[8].

La conquista di Adrianopoli, tuttavia, impensierì non poco il Despota d'Epiro, Teodoro I il quale, non contento della occupazione della Tessaglia e di Tessalonica, inviò un esercito che conquistò diverse città della Tracia e costrinse le truppe di Nicea a sgomberare Adrianopoli[8]. Impossibilitato per il momento ad espandersi a nord, Giovanni III decise di attaccare i Turchi del Sultanato di Rum riuscendo a sconfiggerli e, in tal modo, a consolidare il confine orientale[9].

Tra Epiroti e Bulgari[modifica | modifica wikitesto]

Con l'Impero Latino ormai stremato e ridotto ai soli territori di Costantinopoli e della Tracia, Bulgari ed il Despotato di Epiro raggiunsero un accordo di alleanza in base al quale, sostanzialmente, cercarono di estromettere l'Impero di Nicea dall'Europa. L'accordo, però ebbe vita assai breve in quanto la politica espansionistica di Teodoro d'Epiro ed in particolare la sua ambizione di conquistare Costantinopoli[10], indussero lo Zar bulgaro, Ivan Asen a rinnegare gli accordi e a dichiarare guerra[11]: poco tempo dopo, nella Battaglia di Klokotnica, l'esercito bulgaro, pur pesantemente inferiore di numero, annientò quello epirota; Teodoro I cadde in mano avversaria e fu costretto a cedere gran parte delle sue conquiste mentre a Tessalonica i Bulgari imposero come vassallo Manuele Ducas, fratello di Teodoro I[11].

Nel frattempo, approfittando della guerra, i Latini, sotto la guida di Giovanni di Brienne, suocero di Federico II di Svevia e reggente dell'impero in nome e per conto del minorenne Baldovino II, ripresero Adrianopoli.

Timoroso di una reazione dei latini, nel 1233, l'imperatore bulgaro iniziò trattative con l'Impero di Nicea che si conclusero solo dopo tre anni[12]: la Bulgaria lasciò i rapporti con la chiesa cattolica ed ottenne riconoscimento di un patriarcato autocefalo a Tarnovo ma in cambio dovette riconoscere la assoluta autorità religiosa del patriarcato di Nicea, espressione dell'Impero di Nicea[13]; l'alleanza fu saldata con le nozze tra Teodoro, figlio di Giovanni III, con Elena, una delle figlie di Ivan Asen.

Il despotato d'Epiro dal 1252 dopo le conquiste di Giovanni III.

Dopo le nozze, i due alleati dichiararono guerra all'Impero Latino: nel 1235, la Tracia settentrionale fu conquistata dai Bulgari; Giovanni III, dopo aver occupato Gallipoli, pose sotto assedio la stessa Costantinopoli ma, in ogni caso, l'abilità militare di Giovanni di Brienne e il sostegno della flotta veneziana permisero alla città di resistere all'assedio[14].

L'anno seguente l'attacco fu ripetuto[15] ma, Ivan Asen, temendo la cresciuta potenza di Nicea, ed il pericolo che sarebbe derivato dalla caduta di Costantinopoli, decise di rinnegare l'alleanza, iniziò ad attaccare le posizioni che Giovanni III aveva acquisito in Tracia e cioè, con un chiaro voltafaccia, dichiarò guerra a Nicea, la quale si trovò, dunque, a dover sostenere un doppio fronte: uno bulgaro e uno latino[16].

Temendo di non riuscire a sostenere un così forte peso, l'imperatore decise di rinunciare all'assalto diretto a Costantinopoli, si limitò a sottoporre la città ad un blocco commerciale continuo e concentrò tutte le sue forze nella lotta contro i bulgari. Il conflitto tra Bulgaria e Nicea durò due anni: Ivan Asen II assediò diverse piazzeforti di Nicea, in particolare Tzurullon ma non ottenne alcun successo finché scoppiò una epidemia che falcidiò l'esercito e lo costrinse ad accettare la pace[16].

Conquista di Tessalonica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la pace tra Niceni e la Bulgaria, la situazione in Grecia divenne ancor più fluida con la morte di Ivan Asen II poiché permise al Despotato d'Epiro, retto da Michele II d'Epiro, figlio naturale di Michele I d'Epiro, di riottenere una completa autonomia e di riprendere le ambizioni imperiali che erano state di Michele I.

Giovanni III, tuttavia, decise di reagire: nel 1245, approfittando anche della crisi del regno Bulgaro che in quegli anni era impegnato ad affrontare le invasioni mongoliche, riprese l'intera Tracia, conquistò le città di Serres, Skopje, Kyustendil, Pelagonia e l'intera Macedonia[17]; l'anno seguente, approfittando anche delle lotte dinastiche insite tra il Despota d'Epiro ed i signori di Tessalonica Giovanni e Demetrio Ducas (cugini dello stesso despota), conquistò la città.

In un primo momento, Michele II accettò il fatto compiuto e, nel 1249, negoziò una alleanza con Nicea[18]; due anni dopo, ritrattò gli accordi ed invase la Macedonia con lo scopo di conquistare Tessalonica; Giovanni reagì, conquistò la Tessaglia e la città di Prilep e costrinse Michele II a riconoscersi vassallo in cambio della restituzione della Tessaglia e del titolo di despota[19].

Rapporti con l'Occidente[modifica | modifica wikitesto]

Disegno di Federico II, dalla Torre di Capua (tratto da Paul Knötel, Bildatlas der Deutschen Geschichte, Bielefeld und Leipzig, 1895).

Tra le preoccupazioni principali dell'imperatore, vi fu il riavvicinamento con l'imperatore tedesco Federico II che nel 1236 aveva appoggiato l'assedio di Costantinopoli da parte dei niceni ed aveva fatto pressioni su papa Gregorio IX affinché annullasse la crociata contro i bizantini[20]. Riconoscente dell'appoggio imperiale, Giovanni III supportò attivamente l'imperatore nella sua lotta contro il pontefice e, nel 1244, sposò la figlia naturale di Federico II, Costanza.

In ogni caso, l'alleanza tra l'impero germanico e Nicea non portò alcun beneficio per il secondo, se non il ripristino di cordiali rapporti di vicinato con le monarchie dell'occidente; viceversa, riacutizzò i contrasti con il papato[20].

Infatti, dopo alcuni brevi ed effimeri contatti tra la Chiesa Cattolica, guidata da papa Innocenzo IV, e quella orientale, guidata dal patriarca Manuele II nel tentativo di risolvere le divergenze teologiche e soprattutto politiche, fu proprio la vicinanza tra Giovanni III e Federico II uno dei motivi che indussero la Santa Sede ad interrompere le trattative prima ancora che fossero sostanzialmente discusse le questioni teologiche in merito alla clausola del filioque e del purgatorio (entrambe non riconosciute dalla chiesa ortodossa)[21].

Dopo undici anni di rottura furono ripresi i contatti: entrambe le parti risultarono vicine ad un accordo e Giovanni III era già sul punto di accettare di subordinare la chiesa a Roma pur di riottenere Costantinopoli ma, nuovi contrasti teologici e l'indebolimento dei latini in oriente fece interrompere tali contatti del tutto abbandonati con la morte quasi simultanea dell'imperatore, di Innocenzo IV e del patriarca Manuele II[21].

La situazione in Anatolia[modifica | modifica wikitesto]

Durante il regno di Giovanni III le provincie anatoliche dell'impero di Nicea godettero di un periodo di tranquillità dal momento che le relazioni diplomatiche di Nicea con il sultatnato di Rum furono sostanzialmente pacifiche e furono rispettati i confini stabiliti nel 1230.[22]

I rapporti tra Nicea ed il sultanato di Rum furono ancor più stretti a seguito della minaccia mongola: Giovanni III, infatti, nel 1242, abbandonò la spedizione in Tracia per accorrere a Nicea e dispose l'invio di aiuti al sultato Kaykhusraw II affinché potesse resistere alle invasioni: due anni dopo, però, le forze del sultanato di Rum furono annientate nella battaglia di Köse Dağ; i Selghiucidi, sconfitti, furono costretti a divenire vassalli ed anche Giovanni III dovette pagare un tributo, onde evitare l'invasione[22].

Con la ritirata dei mongoli, fu Nicea il principale beneficiario non solo perché il Sultanato di Rum cessò di essere una minaccia militare ma anche perché i saccheggi e la grave carestia seguita all'invasione, costrinse i sultani ad importare grandi quantità di derrate alimentari dai possedimenti bizantini[23].

La politica Interna[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene all'inizio del regno, Giovanni III fu costretto a reprimere diversi movimenti autonomisti come quello di Manuele Maurozome e la ribellione di Andronico e Isacco Nestongo, la sua politica interna fu estremamente proficua: istituì un saldo apparato amministrativo, migliorò la riscossione delle imposte e limitò l'influenza economica e politica della nobiltà; in campo economico, protesse la produzione agricola e artigianale, sostenne il commercio locale, limitò i privilegi commerciali concessi ai mercanti occidentali; infine, riorganizzò l'esercito, prese misure per garantire la coesistenza armoniosa dello Stato con la Chiesa e fu un attivo mecenate delle arti e della cultura[24].

Economia e società[modifica | modifica wikitesto]

Infatti, in campo amministrativo, l'imperatore, sebbene avesse garantito una discreta autonomia ai funzionari più periferici, mostrò una particolare attenzione alla limitazione degli abusi delle autorità ed assicurò una corretta ed imparziale amministrazione della giustizia; inoltre, allo scopo di limitare l'influenza delle più importanti famiglie nobiliari, assicurò cariche pubbliche alla piccola nobiltà militare e perfino a persone appartenenti al ceto mercantile[25].

In materia economica, cercò di raggiungere l'autosufficienza: limitò l'importazione di beni di lusso occidentali, condusse un censimento e cercò di garantire una migliore ripartizione dei terreni, anche tramite l'esproprio di beni mobili ed immobili appartenenti ai più grandi proprietari terrieri , incoraggiò la produzione agricola ed artigianale anche mediante una forte campagna propagandistica avente lo scopo di promuovere la nascita di iniziative economiche locali e di scoraggiare l'acquisto di prodotti esteri[25].

Tale politica economica, può essere compendiata dall'episodio della "corona di uova": l'imperatore aveva, infatti, adibito un proprio podere nell'avicoltura e con il ricavato della vendita delle uova aveva comprato una corona di perle alla moglie; con tale corona, in pratica, fu sostanzialmente dileggiata la voglia di ostentare e dissipare dell'aristocrazia bizantina[26].

Persona estremamente frugale, ridusse le spese di corte, garantì sussidi contro lo sfruttamento dei più poveri ed emise una legislazione ampia contro i reati amministrativi[25].

Anche in campo culturale, l'imperatore fu estremamente attivo[25]: patrocinò la fondazione di numerose scuole e biblioteche, favorì l'insegnamento delle scienze ed incoraggiò gli studi. Estremamente interessato alla raccolta e alla copia dei manoscritti, protesse gli studi dello studioso Niceforo Blemmida al quale affidò l'educazione del suo stesso figlio, Teodoro e con l'ausilio del Blemmida e dei suoi discepoli, istituì centri di formazione ed università[27].

In materia ecclesiastica, pubblicò una legge contro le interferenze laiche nelle nomine ecclesiastiche, garantì generose donazioni ai monasteri e ne fece costruire di nuovi; fu anche chiamato "Padre dei Greci" in quanto, nella sua corrispondenza con la Santa Sede, scrisse che, sebbene portasse il titolo di Imperatore dei Romani, i greci erano i soli ed unici eredi di Costantino I[28].

Esercito[modifica | modifica wikitesto]

Una porta militare delle mura di Nicea, riparate durante il regno di Giovanni III.

Quanto alle forze armate, l'imperatore cercò di affiancare al nucleo composto da mercenari professionali (in prevalenza latini, organizzati nel "Latinikon") truppe di leva indigene: concesse numerose pronoie di dimensioni medie o ridotte in modo da aumentare gli effettivi della fanteria (e al contempo di evitare che gli appezzamenti troppo ampi potessero creare eccessive concentrazioni di interessi), restaurò numerose fortezze ed ampliò le mura difensive di Nicea e Smirne e permise l'insediamento di popoli stranieri, principalmente cumani, nelle regioni di confine della Tracia, la Macedonia e della Frigia, in cambio dei loro servizi militari nella cavalleria ("Skythikon")[29][30].

Non va trascurato, infine, il ruolo della flotta che fu essenziale per l'annessione di diverse isole dell'Egeo, in particolare Rodi, e soprattutto come corpo di sostegno alle campagne terrestri in Macedonia, in particolare a Tessalonica[29][30].

Morte e giudizio storico[modifica | modifica wikitesto]

Morì il 3 novembre 1254 all'età di sessantadue anni di epilessia, male da cui era affetto sin dalla gioventù[31]; gli succedette al trono il figlio Teodoro II Lascaris.

Giovanni III fu un grande imperatore, pur non giungendo al suo obiettivo di riconquistare Costantinopoli, comunque egli pose le basi per la restaurazione bizantina a Costantinopoli che verrà realizzata poi da Michele VIII Paleologo nel 1261: raddoppiò il territorio di Nicea, garantì un periodo d'oro per l'economia e la società e riformò l'esercito[1].

Le fonti dell'epoca unanimi elogiarono tanto la politica tanto le qualità eccezionali dell'imperatore; poeti come Nicola Irenico, storici come Giorgio Acropolita o Niceforo Gregora, misero in grande evidenza le virtù dell'imperatore ed esaltarono le virtù e lo stile di vita frugale.

Per la sua pietà religiosa e la sua dedizione ai più poveri fu canonizzato durante il regno di Andronico II anche se il suo culto non fu mai ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa Ortodossa[32].

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni III sposò in prime nozze, verso il 1212:

Irene cadde da cavallo e la caduta ebbe la conseguenza di non consentirle più di avere figli. Ella si ritirò quindi in convento, assumendo il nome di Eugenia, ove rimase fino alla morte. Nel 1244 Giovanni III sposò:

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Polemis, p. 107-109.
  2. ^ a b c Herrin, Saint-guillain, p.72.
  3. ^ Laale, p. 398.
  4. ^ Abulafia, p. 552-553.
  5. ^ Vasiliev, p. 517.
  6. ^ Ostrogorsky, p. 431.
  7. ^ Finlay, p. 131.
  8. ^ a b c Ostrogorsky, p.432.
  9. ^ Nicol, p. 22.
  10. ^ Treadgold, p. 238.
  11. ^ a b Herrin, Saint-guillain, p. 104.
  12. ^ Vasiliev, p. 525.
  13. ^ Herrin, Saint-guillain, p. 109.
  14. ^ Fine, p. 126.
  15. ^ Fine, p. 130.
  16. ^ a b Ostrogorsky, p. 435.
  17. ^ Fine, p. 135.
  18. ^ Treadgold, p. 239.
  19. ^ Fine, p. 157-158.
  20. ^ a b Gardner, p. 168.
  21. ^ a b Abulafia, p. 555-556.
  22. ^ a b Nicol, p. 22-23.
  23. ^ Abulafia, p. 550.
  24. ^ Borgolte, Bernd, p. 73.
  25. ^ a b c d Vasiliev, p. 546-548.
  26. ^ John III Doukas Vatatzes (1221–1254), doaks.org. URL consultato il 18 aprile 2017.
  27. ^ Vasiliev, p. 548-551.
  28. ^ Michael O'Rourke, "Byzantium: From Recovery to Ruin, A Detailed Chronology: AD 1220-1331". Comp. by Michael O'Rourke. Canberra, Australia, April 2010.
  29. ^ a b Bartusis, p. 27-28.
  30. ^ a b Nicol, p. 166-171.
  31. ^ Gardner, p. 192.
  32. ^ Ostrogorsky, p. 544.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Milano, Einaudi, 1968, ISBN 88-06-17362-6.
  • Gerhard Herm, I bizantini, Milano, Garzanti, 1985.
  • John Julius Norwich, Bisanzio, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2000, ISBN 88-04-48185-4.
  • Silvia Ronchey, Lo stato bizantino, Torino, Einaudi, 2002, ISBN 88-06-16255-1.
  • Giorgio Ravegnani, La storia di Bisanzio, Roma, Jouvence, 2004, ISBN 88-7801-353-6.
  • Ralph-Johannes Lilie, Bisanzio la seconda Roma, Roma, Newton & Compton, 2005, ISBN 88-541-0286-5.
  • Alain Ducellier, Michel Kapla, Bisanzio (IV-XV secolo), Milano, San Paolo, 2005, ISBN 88-215-5366-3.
  • Giorgio Ravegnani, Bisanzio e Venezia, Milano, Il Mulino, 2006, ISBN 88-15-10926-9.
  • Giorgio Ravegnani, Introduzione alla storia bizantina, Bologna, il Mulino, 2006.
  • Charles Diehl, Figure bizantine, introduzione di Silvia Ronchey, 2007 (1927 originale), Einaudi, ISBN 978-88-06-19077-4
  • Giorgio Ravegnani, Imperatori di Bisanzio, Bologna, Il Mulino, 2008, ISBN 978-88-15-12174-5.
  • Treadgold, Warren (1997). A History of the Byzantine State and Society. University of Stanford Press
  • Bartusis, Mark C. (1997). The late Byzantine army: arms and society, 1204-1453. University of Pennsylvania Press ISBN 0-8122-1620-2.
  • Abulafia, David (1999). The New Cambridge Medieval History: c. 1198-c. 1300. Cambridge University Press. ISBN 0-521-36289-X.
  • Gardner, A. (1912). The Lascarids of Nicaea, the story of an Empire in exile.
  • Nicol, Donald M. (1993). The Last Centuries of Byzantium. Cambridge University Press

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Imperatore bizantino
in esilio nell'Impero di Nicea
Successore
Teodoro I 1222-1254 Teodoro II
Controllo di autorità VIAF: (EN50018894 · GND: (DE118639935 · BNF: (FRcb12345519s (data) · BAV: ADV12020656 · CERL: cnp00397048