Romano III Argiro

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Romano III Argiro
Ρωμανός Γ΄ Αργυρός
Miliaresion-Romanus III-sb1822.jpg
Miliaresion di Romano III.
Basileus dei Romei assieme alla moglie Zoe
In carica 15 novembre 1028 - 11 aprile 1034
Predecessore Costantino VIII
Successore Zoe Porfirogenita

Michele IV il Paflagone

Morte Costantinopoli, 11 aprile 1034
Casa reale Argiro
Coniugi Elena
Zoe Porfirogenita
Figli ? Argira

Romano III Argiro (in greco: Ρωμανός Γ΄ Αργυρός , Rōmanos III Argyros; 968Costantinopoli, 11 aprile 1034) è stato un imperatore bizantino.

Fu basileus dei romei dal 15 novembre 1028 fino alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel 968 d.C, era membro di una famiglia di chiara nobiltà, quella degli Argiri: i nomi dei genitori non sono conosciuti, tuttavia, si può ipotizzare che il padre fosse Fozio Argiro che sconfisse gli Ungari nel 958 o Eustazio Argiro, noto per aver commissionato un poema in onore dell'imperatore Romano II nel 950; ricevette il nome Romano in onore del nonno paterno, il quale, peraltro, aveva sposato Agata, figlia di Romano I Lecapeno[1].

Aveva diversi fratelli e sorelle: Basilio Argiro fu un importante generale e stratego sotto Basilio II, Leone militò in Italia ove fu ucciso nel 1017, Pulcheria sposò il magistros Basilio Sklero, un'altra sorella il Duca d'Antiochia Costantino Karanteno, infine Maria era moglie di Giovanni Orseolo, figlio di Pietro, Doge di Venezia[2] A differenza dei fratelli, militari, Romano divenne funzionario: servì come giudice krites nel thema dell'Opsikion, con il rango protospatharios, e divenne noto per la repressione degli eretici di Akmoneia; in seguito fu promosso a quaestor e divenne giudice dell'Ippodromo; in tali vesti fu menzionato anche nella Peira, un importante compendio di casi giurisprudenziali redatto da Eustathios Rhomaios. Durante il regno di Basilio II ricevette ulteriori promozioni prima al rango di patrikios, poi al titolo di sovrintendente per la Basilica di Hagia Sophia fino a raggiungere il titolo di Eparca, prefetto della Capitale[3].

La bandiera dell'esercito di Romano III

Regno[modifica | modifica wikitesto]

In considerazione della lunga carriera ed esperienza amministrativa, nonché per via della parentela, Costantino VIII decise di selezionare Romano quale marito della propria figlia, Zoe Porfirogenita, e dunque come erede[4]: Romano, all'epoca felicemente sposato, fu costretto, sotto minaccia dell'imperatore, a divorziare e a risposarsi con Zoe il 12 novembre 1028; tre giorni dopo il matrimonio della figlia Costantino VIII morì e Romano gli successe come imperatore[5].

Avendo quali modelli ideali, Marco Aurelio e Traiano, Romano cercò di imitarne gli esempi ma, senza molto successo.

Durante il suo regno, ridusse il carico fiscale, abolì l''allenlengyon, tassa speciale che Basilio II aveva disposto fosse pagata dalla nobiltà quale sostituto d'imposta, in tal modo bloccando le contribuzioni speciali e particolarmente onerose che lo stesso Basilio aveva imposto a carico dei dynatoi in modo da ridimensionare il potere politico ed economico; infine, intraprese una politica di lavori pubblici, con particolare riguardo per la Capitale[6].

Nelle questioni militari, Romano si dimostrò assai incompetente: nel 1030 decise di condurre personalmente un forte esercito contro gli emiri di Aleppo per annettere direttamente la città, all'epoca tributaria dell'impero, ma fu pesantemente sconfitto nella battaglia di Azaz[7]; gli arabi, allora, intrapresero una controffensiva che si infranse solo quando, nel 1032, il giovane generale Giorgio Maniace riuscì a sconfiggere le truppe arabe nei pressi di Edessa, liberandola dall'assedio; solo a questo punto l'emiro di Aleppo intraprese i negoziati che si conclusero con lo status quo ante e la restaurazione del protettorato[8].

In ogni caso, la sconfitta di Azaz e poi una disfatta della flotta nell'Adriatico erosero progressivamente la popolarità del basileus[9].

Nei primi mesi di regno Romano cercò di mantenere una relazione amichevole con la moglie ma presto la diversità di interessi, le forti spese di lei e soprattutto la mancanza di figli, generarono astio e disprezzo reciproco, aggravato ancor di più quando l'imperatore decise di portare a palazzo un'amante ufficiale in modo da avere un erede, decisione che portò alla rottura definitiva con la moglie e con quella fazione della corte che ne sosteneva i diritti dinastici; infatti, già tra il 1029 ed il 1030 vi furono numerosi tentativi di attentato contro l'imperatore, ispirati dalla cognata, Teodora, e volti alla restaurazione della Dinastia Macedone[10][11].

L'Assassinio di Romano III. Miniatura tratta dal Madrid Skylitzes.

Infine, nel 1034, Zoe si innamorò di un giovane cortigiano, Michele; l'imperatore lo venne a sapere e, l'11 aprile 1034, sottopose il giovane ad un interrogatorio ma senza esito in quanto Michele, sotto giuramento, negò le accuse; la sera stessa Romano fu trovato morto ed immediatamente si diffuse la voce che la causa del decesso fosse da ricercarsi in un veleno somministratogli dalla moglie[12][13] Fu seppellito nella Chiesa d Santa Maria Peribleto a Costantinopoli che egli stesso aveva fatto erigere.

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Romano si sposò due volte, la sua prima moglie fu Elena da cui ebbe una figlia:

Dalla sua seconda moglie Zoe non ebbe figli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cheynet, Vannier, pp. 63–65, 68.
  2. ^ Cheynet, Vannier, pp. 72-73.
  3. ^ Cheynet, Vannier, pp. 69-70.
  4. ^ Duggan, p. 145.
  5. ^ Ostrogorsky, p. 322.
  6. ^ Ostrogorsky, pp. 322-323.
  7. ^ Shepard, p. 102.
  8. ^ Stevenson, p. 256.
  9. ^ Luscombe, Riley-Smith, p. 224.
  10. ^ Ostrogorsky, pp. 323-324.
  11. ^ Garland, pp. 161-162.
  12. ^ Ostrogorsky, pp. 324.
  13. ^ Duggan, p. 145.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • J.C. Cheynet Vannier, Les Argyroi (PDF), in Zbornik Radova Vizantološkog Instituta, vol. 40, 2003, pp. 57–90. (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2011).
  • Anne J. Duggan, Queens and Queenship in Medieval Europe, The Boydell Press, 1997.
  • Lynda Garland, Byzantine Empresses: Women and Power in Byzantium AD 527-1204, Routledge, 1999.
  • Léon Bloy, Costantinopoli e Bisanzio, Milano, Medusa, 1917.
  • Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Milano, Einaudi, 1968, ISBN 88-06-17362-6.
  • Salvatore Impellizzeri, Imperatori di Bisanzio (Cronografia) 2 vol., Vicenza, 1984.
  • Gerhard Herm, I bizantini, Milano, Garzanti, 1985.
  • Giorgio Ravegnani, I trattati con Bisanzio 992-1198, Venezia, Il Cardo, 1992.
  • John Julius Norwich, Bisanzio, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2000, ISBN 88-04-48185-4.
  • Silvia Ronchey, Lo stato bizantino, Torino, Einaudi, 2002, ISBN 88-06-16255-1.
  • Alexander P Kazhdan, Bisanzio e la sua civiltà, 2ª ed., Bari, Laterza, 2004, ISBN 88-420-4691-4.
  • Giorgio Ravegnani, La storia di Bisanzio, Roma, Jouvence, 2004, ISBN 88-7801-353-6.
  • Giorgio Ravegnani, I bizantini in Italia, Bologna, il Mulino, 2004.
  • Ralph-Johannes Lilie, Bisanzio la seconda Roma, Roma, Newton & Compton, 2005, ISBN 88-541-0286-5.
  • Alain Ducellier, Michel Kapla, Bisanzio (IV-XV secolo), Milano, San Paolo, 2005, ISBN 88-215-5366-3.
  • Giorgio Ravegnani, Bisanzio e Venezia, Bologna, il Mulino, 2006.
  • Giorgio Ravegnani, Introduzione alla storia bizantina, Bologna, il Mulino, 2006.
  • Charles Diehl, Figure bizantine, introduzione di Silvia Ronchey, 2007 (1927 originale), Einaudi, ISBN 978-88-06-19077-4
  • Giorgio Ravegnani, Imperatori di Bisanzio, Bologna, Il Mulino, 2008, ISBN 978-88-15-12174-5.

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