Confiteor

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Il Confiteor è la preghiera penitenziale della celebrazione eucaristica in rito romano. Nella forma ordinaria del rito, codificata dalla riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, il Confiteor appare, facoltativamente, nell'atto penitenziale; nella versione in lingua nazionale usata di solito in Italia è talvolta chiamato Confesso. Nella forma straordinaria è invece parte fissa.

Nella messa tridentina col popolo viene recitato prima dal celebrante e poi dai ministri o dal popolo, nel Novus Ordo è recitato in comune da tutta l'assemblea. Un'altra differenza fra le due forme del rito romano è che, mentre nella forma più antica è seguito da un'orazione, un responsorio e l'assoluzione seguita ancora dall'orazione finale, nella forma più recente è seguito semplicemente dall'orazione iniziale. Inoltre il testo è stato modificato, riassumendo le richieste d'intercessione e inserendo le colpe di omissione. Da notare infine che, mentre il messale di san Giovanni XXIII prevedeva esplicitamente che al mea culpa ci si battesse il petto tre volte, nel messale di Paolo VI si prescrive solo che ci si batta il petto, omettendo il numero delle volte. Sebbene continui la pratica dI battersi il petto tre volte, soprattutto nelle lingue in cui il Confiteor è stato semplificato è sufficiente un solo colpo[1]. Al di fuori della messa può esser recitato, con piccole varianti, nella preghiera individuale. Per esempio può sostituire o seguire l'esame di coscienza previsto nella preghiera di compieta.

Testo latino nel messale di Paolo VI[modifica | modifica wikitesto]

«Confiteor Deo omnipotenti et vobis, fratres, quia peccavi nimis cogitatione, verbo, opere, et omissione, mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Ideo precor beatam Mariam semper Virginem, omnes Angelos et Sanctos, et vos, fratres, orare pro me ad Dominum Deum nostrum.

Misereatur nostri omnipotens Deus et, dimissis peccatis nostris, perducat nos ad vitam aeternam. Amen.»

Testo italiano[modifica | modifica wikitesto]

«Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni, per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli, di pregare per me il Signore Dio nostro.

Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.»

Testo latino nel Messale di papa san Giovanni XXIII[modifica | modifica wikitesto]

Riportiamo di seguito il testo latino e traduzione, con note gestuali fra parentesi quadre.
"S." indica le parole pronunciate soltanto dal sacerdote (celebrante), mentre "C." indica le parole pronunciate dal chierico o dall'assemblea di tutti i presenti:[2].

Prima del Confiteor

«S. Adiutòrium nostrum in nòmine Dòmini.
[Nota: si fa il Segno della Croce].
C. Qui fecit caelum et terram.

S. Confìteor ...ad Dòminum Deum nostrum.
C. Misereàtur tui, omnìpotens Deus, et, dimìssis peccàtis tuis, perdùcat te ad vitam aetèrnam.
[Nota: si sta alquanto rivolti al sacerdote].
S. Amen

Confiteor

«[Nota: al Confiteor si sta si sta mediocremente inchinati fin dopo il Misereatur del sacerdote; alle parole tibi, Pater e te, Pater alquanto rivolti verso il celebrante].
C. Confìteor Deo omnipotènti, beàtae Marìae semper Vìrgini, beàto Michaëli Archàngelo, beàto Ioaànni Baptìstae, sanctis apòstolis Petro et Pàulo, òmnibus Sanctis et tibi, pater, quia peccàvi nimis cogitàtione, verbo et òpere, mea culpa, mea culpa, mea màxima culpa.
[Nota: Si percuote tre volte il petto con la mano destra distesa e le dita unite].
Ideo precor beàtam Marìam semper Vìrginem, beatum Michaëlem Archàngelum, beàtum Ioànnem Bàptistam, sanctos Apòstolos Petrum et Pàulum, omnes Sanctos et te, pater, oràre pro me ad Dòminum Deum nostrum.

S. Misereàtur vestri omnìpotens Deus et, dimìssis peccàtis vestris, perdùcat vos ad vìtam aeternam.
C. Amen.

S. Indulgèntiam, absolutiònem et remissiònem peccatòrum nostròrum trìbuat nobis omnìpotens et misèricors Dòminus.
[Nota: si fa il Segno della Croce].
C. Amen.

S. Deus, tu convèrsus vivificàbis nos.
[Nota: si sta mediocremente inclinati verso l'altare, fino al Dominus vobiscum]
C. Et plebs tua laetàbitur in te.

S. Ostènde nobis, Dòmine, misericòrdiam tuam.
C. Et salutàre tuum da nobis.

S. Dòmine, èxaudi oratiònem mea.
C. Et clàmor meus ad te vèniat.

S. Dòminus vòbiscum.
C. Et cum Spirìtu tuo.

S. Orèmus.
S. Aufer a nobis, quaèsumus, Dòmine, iniquitàtes nostras, ut ad sancta sànctorum puris mèntibus merèamur intròire. Per Christum Dòminum nostrum.
C. Amen.»

Seguono il Kyrie e poi il Gloria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mentre le liturgie orientali iniziano con una confessione dei peccati fatta dal celebrante, i più antichi documenti del rito romano presentano la messa che ha principio con l'introito, sebbene il celebrante potrebbe aver recitato una confessione simile al confiteor come preghiera privata in sacrestia. Solo nel X o XI secolo ci sono prove della preparazione della messa recitata all'altare.

Fuori della messa alcune preghiere simili al confiteor apparivano già in precedenza. La "Regola Canonica" di Chrodegango di Metz (morto nel 743) raccomanda: "Prima di tutto prostratevi umilmente alla vista di Dio ... e pregate la Beata Maria con i santi apostoli e martiri e confessori di pregare il Signore per voi." Egberto di York (morto nel 766) dà una forma breve che è il germe della preghiera presente: "Dite a colui a cui desiderate confessare i vostri peccati: per mia colpa ho troppo peccato in pensieri, parole e opere." In risposta il confessore diceva quasi esattamente il Misereatur.

Il confiteor è menzionato per la prima volta come parte dell'introduzione della messa da Bernoldo di Costanza (morto nel 1100) nella forma: "Confiteor Deo omnipotenti, istis Sanctis et omnibus Sanctis et tibi frater, quia peccavi in cogitatione, in locutione, in opere, in pollutione mentis et corporis. Ideo precor te, ora pro me". Seguono il Misereatur e l'Indulgentiam, il primo leggermente differente, ma il secondo identico al testo del messale del 1962. La forma del confiteor del 1962 si trova identica nell'"Ordo Romanus XIV" del XIV secolo con una leggera variante: "Quia peccavi nimis cogitatione, delectatione, consensu, verbo et opere" e compare parola per parola in un decreto del Terzo Concilio di Ravenna (1314).

Comunque, la forma, e specialmente l'elenco dei santi invocati, variavano considerabilmente durante il Medioevo. In molti messali è più breve: "Confiteor Deo, beatae Mariæ, omnibus sanctis et vobis". Nel Messale di Paolo III (1534-1549) è: "Confiteor Deo omnipotenti, B. Mariæ semper Virgini, B. Petro et omnibus Sanctis et vobis Fratres, quia peccavi, mea culpa: precor vos orare pro me". La forma scelta per il messale tridentino di papa Pio V (1570) fu l'unica in uso nel rito romano fino al 1969, ad eccezione dei certosini, carmelitani e domenicani, i cui messali al momento del concilio di Trento erano più antichi di 200 anni. Queste tre forme erano piuttosto brevi e contenevano solo un "mea culpa"; i domenicani invocano, accanto alla Beata Vergine, san Domenico. Inoltre, altri ordini ebbero il privilegio di aggiungere il nome del proprio fondatore dopo quello di san Paolo (ad esempio i francescani), e il patrono del luogo fu pure inserito in questo punto in alcuni usi locali.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Alan Menken e Stephen Schwartz hanno preso il primo verso di questo testo sacro per la colonna sonora Fuoco dell'Inferno nel film Disney Il gobbo di Notre Dame.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (LA) Notitiae 14 (1978): 534-535, n. 10 (PDF), su notitiae.ipsissima-verba.org.
  2. ^ don Giovanni Bosco, Il giovane provveduto per la pratica dei suoi doveri religiosi, Torino, Società Editrice Internazionale, Tipografia S.E.I. (M. E. 9736), c.so Regina Margherita, n. 176, 1935, p. 92.
    «nuova edizione, arricchita delle preghiere secondo il catechismo, di Messe e di antifone in canto gregoriano, e autorizzata da don Paolo Albera, Rettor Maggiore della Pia Società Salesiana».
    |lingua= it}}

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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