Angelo di Dio

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Angelo custode, di Pietro da Cortona, 1656

L'Angelo di Dio (in latino, Angele Dei) è una preghiera cristiana di tradizione cattolica rivolta all'angelo custode.

Testo[modifica | modifica wikitesto]

(LA)

« Ángele Dei,
qui custos es mei,
me, tibi commissum
pietáte supérna,
illúmina, custódi,
rege et gubérna.
Amen. »

(IT)

« Angelo di Dio,
che sei il mio custode,
illumina, custodisci,
reggi e governa me
che ti fui affidato/a
dalla Pietà Celeste.
Amen. »

Inno della Chiesa Cattolica[modifica | modifica wikitesto]

Il seguente inno latino Custos prece fino al XIX secole (e oltre) era pronunciato in onore e preghiera degli angeli custodi, unitamente al più breve e noto Angele Dei, seguito eventualmente da una giaculatoria (o sostituito nella pratica di chi non conosceva il latino):[1]

Latino

Custos prece mortàlium
Audi canòras, Àngele,
Quos magnos orbis Cònditor
Tuae dedit custòdiae.
Nos saèvientis ìgneo
Dracònis ore libera,
Nostrum genus ui nòxiae,
Fructus fèfelkit àrboris.
Si quando tente dèvium
Decèpta planta tràmitem,
Humàna coeli dirìge
Ad sèmitam vestìgia.


Movènta nostri sìngula,
Defènde, tutor Spirìtus,
Et deserèntem corpòra,
Astris repòne patriis.
Deo Patri sit glòria,
Eiusque soli Filio,
Cum Spirìtu Paràclito.
Nunc et per omne saeculum.
Amen.

Italiano (traduzione semipoetica)

Angiol santo che vegli al governo
Di chi al pianto il peccato dannò
Odi i preghi di lor che l'Eterno
Al potente tuo braccio affidò.
Tu dall'invide fauci ne guarda
Di quel crudo infernale Dragon
Che nell'Eden con lingua bugiarda
Rese l'uomo temerario e fellon.


Quando ei tenti di trarre il piè nostro,
Per istorti, e fallaci sentier,
Tu ne torna, al dispetto del mostro,
Sulla strad del retto e del ver.
Più egli cerca di trarne in rovina,
Più a salute ne guidi il tuo zel,
Fino allor che la destra divina
Alla gloria ne innalzi del ciel.
Non v'ha piano, non valle, non balza,
Ove l'uomo non abbia a tremar
Per quell'oste che sempre lo incalza
Più ruggente di torbido mar.
A lui dunque ogni istante tu stendi
Il tuo braccio che fuga ogni ma;
E in suo cuor quella fiamma tu accendi
Che è caparra di gioia eternal.
Quando poi l'altra falce di morte
Il suo stame a recider verrà,
Dell'Empir lo presenta alla Corte,
Ove eterno coi Santi vivrà.
Gloria a Dio Padre cantando ed al Figlio,
Nonché a Lui che d'entrambièl'Amor,
Da cui viene ogni santo consiglio,
Il cui gaudio in eterno non muor.

L'inno è previsto anche nella liturgia ambrosiana per la festa dei Santi Angeli Custodi (2 ottobre)[2]. Come detto in precedenza, all’Angele Dei poteva seguire una breve giaculatoria:

« Giaculatoria.
Tu che custode a me sei destinato
La via del ciel mi àddita, Angiol beato.
Allor ti sia sempre riverente e grato,
Amoroso custode, Angiol beato. »

Indulgenza per l’Angele Dei[modifica | modifica wikitesto]

« Per concessione di Pio VI il 2 Ottobre 1795, e di Pio VII il 15 Maggio 1821 si acquistano 100 giorni d'Indulgenza ogni volta che si recita, e la Plenaria una volta al mese quando l' Angele Dei si è recitato ogni giorno[3] »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ don Giuseppe Riva, coi Tipi di Antonio Valentini e C., Manuale di Filotea, ed.ne decimaterza (riveduta e aumentata), Milano, Libraio Serafino Maiocchi, Contrada de' Profumieri n. 3219, Agosto 1860, pp. 554-555 (di 940).
  2. ^ Inni liturgici ambrosiani, Luglio 2014. URL consultato il 7 aprile 2018 (cattoliciromani.com/75-thesaurus-liturgiae/52781-inni-liturgici-traduzione-ritmica-cantabile/page3 archiviato il 22 maggio 2016) .
  3. ^ Non è riportata notizia di un'indulgenza per l'inno, che data la sua origine antica, prevedibilmente esiste in aggiunta all'indulgenza oer l' Angele Dei

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