Basilica di San Gennaro ad Antignano

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Basilica minore pontificia
di San Gennaro ad Antignano
Facciata Antignano.jpg
Facciata della basilica minore pontificia di San Gennaro ad Antignano
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
LocalitàCoA Città di Napoli.svg Napoli
ReligioneChiesa cattolica romana
TitolareSan Gennaro
Ordinebasilica minore pontificia
Arcidiocesi Napoli
Consacrazione10 settembre 1905
FondatoreMons. Gennaro Sperindeo
ArchitettoIng. Giuseppe Pisanti,
Ing. Silvio Castrucci,
Ing. Gaetano Cappa
Stile architettonicoeclettico
Inizio costruzione1904
Completamento1968
Sito webChiesa di Napoli - V Decanato

Coordinate: 40°50′50.5″N 14°13′46.38″E / 40.847362°N 14.229549°E40.847362; 14.229549

L'interno della basilica minore pontificia di San Gennaro ad Antignano

La basilica minore pontificia di San Gennaro ad Antignano è una delle chiese monumentali di Napoli; si erge nella V Municipalità Arenella-Vomero, nella Circoscrizione Vomero, in Via San Gennaro ad Antignano nº 82.

La basilica fu iniziata il 27 dicembre 1904 e terminata nel 1968, fu creata basilica minore dal papa Pio X il 17 marzo 1905, dichiarata "pontificia" nel 1912 ed eretta a parrocchia nel 1956 dall'arcivescovo di Napoli cardinale Marcello Mimmi, attualmente aggregata alla parrocchia di San Giovanni Battista dei Fiorentini) della Zona Vomero del 5° Decanato dell'arcidiocesi di Napoli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sorge nei pressi del luogo in cui, nel 315, si verificò, per la prima volta, il prodigio della fusione del sangue di san Gennaro, dopo che, nel 1897, era stata eseguita la demolizione della cappelletta memoriale (da cui il luogo trae la denominazione popolare di "abbasci'ê ccappelle" (dal napoletano: "giù alle cappelle", le quali erano, per l'appunto, due, dedicate, rispettivamente, a san Gennaro e a san Pietro), e dopo il fallimento del progetto, voluto da Ferdinando II di Borbone, di realizzazione d'una basilica modellata su quella di San Francesco di Paola, progettata da Francesco Cappelli e Giuliano Taglialatela.

L'edificio religioso originario fu fondato nel corso del Medioevo, in data tuttora ignota; tuttavia, nel XVII secolo, Camillo Tutini e Carlo Celano riportano la presenza di "un altarino e sopra di esso la testa di marmo del Santo", eretto in epoca assai risalente, e già meta di fastose processioni da parte dei numerosi fedeli.

Nel 1707 la duchessa di Diano Brigida Spinola, vedova del Marchese di Ramonte Marcello Calà, e suo figlio Filippo Ossorio olim Calà, Marchese di Villanova, proprietari del terreno ove sorgeva l'edicola, commissionarono l'erezione di "una volta a mo' di cappella". Sulla facciata di tale complesso fu posta la summenzionata testa del Santo, di fattura cinquecentesca, ad oggi incorporata in un monumento in piperno posto nei pressi di via Conte della Cerra, mentre all'interno si trovava una lapide commemorativa della fondazione[1].

Sul finire del secolo la detta cappella dedicata a San Gennaro divenne possesso della famiglia Vacchiano e prese, forse, a chiamarsi col nome dei proprietari (nello specifico cappella Vacchiano), i quali, in seguito, la vendettero al re Ferdinando II di Borbone nel 1857, che progettò di realizzarvi una basilica che tuttavia rimase incompiuta a causa della caduta della dinastia borbonica.

Nel 1897 (forse 1895) il complesso fu abbattuto, nonostante Vittorio Emanuele II l'avesse dichiarato monumento nazionale nel 1861.

Nel 1902 il monsignore Gennaro Sperindeo (1870 - Napoli, 1954) programmò la realizzazione d'una chiesa mediante raccolta di elemosine, vista l'indignazione degli abitanti della zona per l'abbattimento della vecchia Cappella ed anche in occasione del sedicesimo centenario del martirio di san Gennaro.

Il terreno che avrebbe dovuto ospitare la costruenda basilica fu, in un primo momento, individuato in quello di fronte (dall'altro lato della strada, quello a sud, dove era collocata da cappella abbattuta) al quale, poi, effettivamente, fu costruita la basilica.
Il primo terreno era esposto a nord e, quindi, la facciata della basilica sarebbe stata buia e, data la pendenza nord-sud della strada, infossata; esso fu permutato con quello di fronte (a nord) e si iniziarono i lavori di costruzione.

Il 27 dicembre 1904 fu posta la prima pietra e il 10 settembre 1905 fu inaugurata, aprendo al culto solo la cripta. I lavori proseguirono con molto rilento per problemi finanziari.

Il 19 settembre 1932 fu aperta al culto tutta la basilica, ma doveva essere ancora rifinita, mancando finanche il rivestimento della facciata.

Nel 1968 la basilica fu definitivamente completata.

Non lontano dal fabbricato, all'inizio di via della Cerra, si erge un'edicola risalente al 1941, con un'effigie marmorea della testa di san Gennaro, prelevata dalla preesistente cappella Vacchiano, eretta, nel 1707, dai proprietari della vicina villa Pontaniana, sul medesimo sito e sempre intitolata al santo, per commemorare, secondo la leggenda, la prima miracolosa liquefazione del suo sangue, avvenuta, seconda una tradizione locale, al passaggio delle ossa del martire lungo quella strada sotto l'impero di Costantino.

Precedenti Chiese e Cappelle in zona[modifica | modifica wikitesto]

Zona absidale

La ristretta zona ove sorge l'attuale basilica è stata, a partire da almeno il IV secolo, sede di costruzione di molte chiese e cappelle che si sono succedute nel tempo, ed hanno contribuito a rendere non chiara l'effettiva localizzazione e l'attribuzione di opere ed eventi, esse sono (elenco parziale):

  • Chiesa di Maria Santissima di Costantinopoli nel Fondeco della Corona, del 1706-1778[3];
  • Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli ad Antignano - Complateari di Antignano, del 1821; nel 1853 risulta essere dipendente dalla Parrocchia di Santa Croce ad Orsolone; nel 1917 risulta essere succursale delle Parrocchie di Santa Maria del Soccorso all'Arenella e di Santa Croce ad Orsolone[4][5][6];
  • Congregazione di Maria Santissima di Costantinopoli, del 1822[7];
  • Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli ad Antignano, del 1866[8][9].
  • Cappella di Santa Maria Vergine del Rosario ad Antignano, della Famiglia Galluppo, del 1731[10];
  • Cappella di Maria Santissima del Rosario ad Antignano, della Famiglia Nadia, del 1825[11];
  • Edicola di Santa Maria Vergine del Rosario di Pompei ad Antignano, restaurata nel 2004 dal Comitato degli Ambulanti e Commercianti dell'Antico Borgo di Antignano.
  • Ospizio di San Gennarello al Vomero, del 1805[18];
  • Convento dei Minori Conventuali di San Gennerello al Vomero, del 1854[19].

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La basilica fu progettata, tra il 1902 ed il 1904, dall'Ing. Giuseppe Pisanti (Ruoti, 19 novembre 1826 - Napoli, 28 novembre 1913)[25], con la collaborazione nella realizzazione della progettazione dell'ing. Silvio Castrucci (Alvito, 21 novembre 1854 - Alvito, 31 agosto 1919)[26], che ne fu anche Direttore dei Lavori, sostituiti poi, alla loro morte, nel 1919, dall'Ing. Gaetano Cappa[27], che diede inizio alla copertura della basilica, lavori terminati nel 1932.

La pianta della basilica è a croce latina, a 3 navate che terminano con 3 absidi semicircolari; quella di centro è di larghezza maggiore delle laterali e sono divise da 12 colonne in granito grigio con capitelli corinzi in marmo bianco, ricalca lo stile romanico e paleocristiano del IV secolo d.C., del quale in Italia esistono oggi visibili solo pochissime evidenze, in riferimento al secolo in cui San Gennaro subì il martirio, ma rivisitato in chiave eclettica.

Il caratteristico effetto policromo a contrasto, della facciata e delle pareti, è dato dalla varietà alternata dei materiali dei paramenti murari:

inoltre, i contrasti cromatici e dei materiali utilizzati si hanno anche tra:

Il soffitto è a capriate in legno.

La facciata è a frontone con due spioventi laterali; i portali sono 3 ed hanno vani rettangolari.

Opere d'Arte[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della basilica sono esposte le seguenti opere d'arte:

Altare maggiore e ciborio[modifica | modifica wikitesto]

All'incrocio tra la navata e il transetto, in asse verticale con la cupola, è collocato l'altare maggiore all'infuori dell'abside, costruito da una mensa in marmo bianco, sul modello della basilica di Santa Cecilia in Trastevere a Roma con pannelli verticali squamati, su quello anteriore con il monogramma di Cristo o crismon sulla parte liscia centrale, su quello posteriore una croce sulla parte liscia centrale.
Sul davanti c'è una piccola grata metallica che fa da sfogatoio della cripta sottostante.

Un semplice ciborio a volta a vela in marmo bianco, con in cima un piccolo crocefisso, sorretto da 4 colonne scanalate con capitelli corinzi, il tutto in marmo bianco, sovrasta l'altare maggiore.

I bassorilievi in marmo bianco, così come l'altare maggiore ed il ciborio sono opere di Michele Parlati (Montescaglioso, 1867 - 1938).

Mosaico[modifica | modifica wikitesto]

Nel catino absidale della navata centrale c'è un mosaico policromo raffigurante san Gennaro orante, dal titolo Sancto Martyri Ianuario, con sotto una scritta: "NE CESSES PRO NOBIS CLAMORE AD DOMINI", eseguito negli anni sessanta, opera della scuola dello Studio del Mosaico Vaticano diretta dal professor Giovanni Bencivenga, sul modello delle pitture delle catacombe di San Gennaro a Napoli.

Quadri[modifica | modifica wikitesto]

Nella parete interna della facciata, sopra il portale, a sinistra, in corrispondenza della navata destra c'è un quadro su tela raffigurante san Pietro, mentre sopra il portale, a destra, in corrispondenza della navata sinistra, c'è un quadro su tela raffigurante san Paolo.

Nel transetto sinistro, sulla parete di sinistra, al centro, c'è un quadro su tela raffigurante sant'Alfonso Maria de' Liguori.

Nell'abside della cappella absidale della navata sinistra c'è un quadro su tela raffigurante la Madre del Buon Consiglio[28], opera di Raffaele Spanò (Napoli, 1817 - 1884)[29].

Nel transetto destro, sulla parete di fondo, al centro, c'è un quadro su tela raffigurante il sogno di san Giuseppe.

Nella navata destra, sulla parete destra, in corrispondenza della 2ª colonna di destra, c'è un quadro su tela raffigurante la Madonna del Rosario di Pompei con san Domenico e santa Caterina.

Nell'anticamera della sagrestia, sulla parete di sinistra, ci sono due quadri a tela, il primo raffigurante la Madonna del Rosario di Pompei con san Domenico e santa Caterina, il secondo raffigurante la Madonna con Bambino e rose, del 1937, opera di Rosina Cuoco.

Statua[modifica | modifica wikitesto]

Nel transetto sinistro, sulla parete di fondo, al centro, c'è una statua lignea policroma raffigurante San Gennaro benedicente, dal titolo Divo Ianvario Patrono Praestantissimo, poggiante su un basamento di marmo bianco, opera di Gaetano Chiaromonte (Salerno, 1872 - Napoli, 1962)[30].

Bassorilievi[modifica | modifica wikitesto]

Sulla facciata esterna, sotto il geison, a mo' di metope, ci sono 5 bassorilievi quadrati di marmo bianco, raffiguranti i simboli tetramorfi dei 4 Evangelisti e centralmente con una croce latina inscritta in una corona d'alloro innastrata, da sinistra a destra:

Sulla facciata esterna, sotto l'architrave del portale principale, c'è un bassorilievo rettangolare di marmo bianco, raffigurante il busto orante di san Gennaro, inscrito in un medaglione circolare, sorretto da 2 angeli, uno portante un Vangelo su cui sono appoggiate le due ampolle contenenti il sangue del santo, l'altro un ramo di palma e benedicente.

Sulle due testate del basamento della gradinata d'accesso, ci sono 2 lastre di basalto con un bassorilievo, raffigurante lo stemma pontificio, chiavi incrociate (decussate) sormontate dal triregno, per rendere evidente l'essere basilica minore pontificia.

Nella navata destra, sulla parete destra, al centro, tra la 3ª e la 5ª colonna di destra, c'è un bassorilievo rettangolare, di marmo bianco, raffigurante e dal titolo Traslazione del Corpo di San Gennaro, del 1936, opera di Vincenzo Meconio (Napoli, 1900 - Napoli, 1945)[31].

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Lapidi commemorative[modifica | modifica wikitesto]

Nella basilica ci sono due lapidi commemorative di marmo bianco con iscrizioni in cinabro.

La prima, del 1932, posizionata nella navata sinistra, sulla parete sinistra, al centro, tra la 3ª e la 4ª colonna di sinistra, riporta in latino:

(LA)

«AD PERPETUAM REI MEMORIAM
HOC PRAECLARUM AC VENERABILE TEMPLUM
DIVO IANUARIO PRINCIPI PATRONO SACRUM
E FUNDAMENTIS EXCITATUM
LABORIOSA POPULARI STIPE UNDIQUE RECOLLECTA
PIUS X SPONTE SUA AN. R. S. MCMV
TRIBUS CHIROGRAPHIS SUBSEQUENTIBUS AP LITTERIS CONFIRMATIS
SUPREMO BASILICAE ORNAVIT TITULO
ATQUE PONTIFICIA DELEGATIONE CONSTITUTA
SUI IURIS FECIT DECREVIT
IANUARIUS SPERINDEO
A BENEDICTO XV AD PONTIFICII DELEGATI GRADUM ELATUS
PIO XI PONTEFICE MAXIMO
CIVIBUS OMNIUM ORDINUM GESTIENTIBUS
SOLEMNITER DICAVIT
XIV KALENDAS OCTOBRES AN. R. S. MCMXXXII
PISANTI[25] CASTRUCCI[26] ET CAPPA[27] ARCHITECTIS
OPUS ET ARTEM CURANTIBUS»

(IT) «»

La seconda, del 1934, posizionata nel transetto sinistro, sulla parete di fondo, a sinistra, riporta in italiano:

(IT)

«LA DELEGAZIONE PONTIFICIA
GRATA A QUEI GENEROSI
CHE PER IMPULSO DI FEDE
MUNIFICAMENTE CONTRIBUIRONO
ALL'EDIFICAZIONE DI QUESTA BASILICA
LA AFFIDA ALLA SPECIALE PROTEZIONE
DI SAN GENNARO
E NE TRAMANDA I NOMI
AI POSTERI
---
BENEDETTO XV P.M.
PRINCIPESSA ISABELLA ARAGONA PIGNATELLI CORTES[32]
MARCHESA GIULIA MEZZACAPO MASTRILLI[33]
CONTE MARINO SALUZZO DI CORIGLIANO[34]
DOTT. GAETANO MARESCA
SIG.RA CLARA MARSON CRAWFORD
SIG.RA MARGHERITA MASTRILLI DEI MARCH. DI GALLO[35]
MARCHESA ANNA DIANA[36]
16 DICEMBRE 1934»

(IT) «»

Rettori e parroci[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito il cronotassi dei rettori e dei parroci della basilica:

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa prima e la basilica poi ebbero una propria pubblicazione[38], che nel corso degli anni prese le seguenti denominazioni:

  • .. 1903 - settembre-ottobre 1905: Bolletino mensile per la riedificazione della chiesetta di S. Gennaro ad Antignano;
  • novembre-dicembre 1905 - luglio-agosto 1907: Bollettino mensile per la edificazione della Basilica di S. Gennaro ad Antignano (dal nº 6 della III Annata);
  • settembre-dicembre 1907 - novembre-dicembre 1910: Bollettino mensile per la edificazione della Basilica Pontificia di S. Gennaro ad Antignano (dal nº 5-6 della V Annata);
  • gennaio-febbraio 1911 - .. ..: Bollettino mensile tre volte benedetto da S.S. per la edificazione della Basilica Pontificia di S. Gennaro ad Antignano (dal nº 1 della IX Annata).

Riferimenti letterari[modifica | modifica wikitesto]

La basilica e la relativa via sono citate in alcuni brani letterari:

«"Guagliù cammenate", diceva mio padre. Arrivati al ponte della Cerra, lungo la strada di San Gennaro ad Antignano, imboccammo via Luca Giordano, proprio di fronte alla scuola Vanvitelli.»

(Vincenzo Leone, Mai un sorriso, 2000, pag. 34[39].)

«Imboccammo via San Gennaro ad Antignano. All'altezza della chiesa una macchina ci sorpassò, bloccandoci la strada, schiacciandoci sotto il marciapiede. Ci fermammo di botto. Ci chiusero tra le due macchine, da dove scesero otto persone, tra le quali io vidi anche il sindaco Clemente.»

(Vincenzo Leone, Mai un sorriso, 2000, pag. 87[39].)

«Ogni giorno spariva verso via Luca Giordano per riapparire di lì la sera. A volte, specialmente in primavera e d’estate, mia madre si faceva bella, imponeva un aspetto civile a me, a mio fratello Geppe, a mio fratello Toni, e tutti e quattro poco dopo il tramonto andavamo ad aspettare Federì alla fermata davanti alla chiesa di San Gennaro ad Antignano, dove sull'architrave c'era un busto del santo tra due angeli oranti che allora mi piaceva molto.»

(Domenico Starnone, Via Gemito, 2003, pag. 139[40].)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ad oggi conservata presso la vicina Chiesa di san Gennariello; si rimanda al testo dell'epigrafe commemorativa: "Istoria della vita, virtù e miracoli di San Gennaro", di Girolamo Maria di Sant'Anna.
  2. ^ ASDNA - Archivio Storico Diocesano di Napoli, Fondo Benefici, 19, 118, in Giuseppe Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli: guida, Volume 2, Guida Editori, Napoli, 1978, pag. 444
  3. ^ ASDNA, Fondo Santissimi Sacramenti, I, 3, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 2, cit., pag. 931
  4. ^ ASDNA, Fondo Benefici, 82, 767, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 2, cit., pag. 486
  5. ^ ASDNA, Fondo Legati Pii, Chiese, 1B, 1129, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 2, cit., pag. 1029
  6. ^ ASDNA, Fondo Benefici, 90, 947, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 2, cit., pag. 497
  7. ^ ASDNA, Fondo Santissimi Sacramenti, II, 110
  8. ^ ASDNA, Fondo Chiese e Parrocchie, Erezione di Chiese (Volume 1), IV, 68, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 1, cit., pag. 274
  9. ^ ASDNA, Fondo Santissimi Sacramenti, IV, 27, 1903, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 2, cit., pag. 964
  10. ^ ASDNA, Fondo Benefici, 75, 645, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 2, cit., pag. 479
  11. ^ ASDNA, Fondo Chiese e Parrocchie, Erezione di Chiese (Volume 1), III, 15, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 1, cit., pag. 267
  12. ^ ASDNA, Fondo Chiese e Parrocchie, Erezione di Chiese (Volume 1), I, 54, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 1, Guida Editori, Napoli, 1978, pag. 261
  13. ^ ASDNA, Fondo Benefici, 76, 662, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 2, cit., pag. 480
  14. ^ ASDNA, Fondo Chiese e Parrocchie, Erezione di Chiese (Volume 1), III, 44, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 1, cit., pag. 269
  15. ^ ASDNA, Fondo Chiese e Parrocchie, Erezione di Chiese (Volume 1), II, 68 bis, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 1, cit., pag. 266
  16. ^ ASDNA, Fondo Santissimi Sacramenti, I, 106 e 121, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 2, cit., pagg. 937-938
  17. ^ ASDNA, Fondo Legati Pii, Chiese, 1B, 1116-1117, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 2, cit., pag. 1029
  18. ^ ASDNA, Fondo Legati Pii, 2, 26, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 2, cit., pag. 1057
  19. ^ ASDNA, Fondo Legati Pii, Stajano Ciro, 6, 50, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 2, cit., pag. 1083
  20. ^ ASDNA, Fondo Chiese e Parrocchie, Erezione di Chiese (Volume 1), I, 68, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 1, cit., pag. 262
  21. ^ ASDNA, Fondo Chiese e Parrocchie, Erezione di Chiese (Volume 1), VII, 11, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 1, cit., pag. 288
  22. ^ ASDNA, Fondo Facoltà per Celebrazione di Messe, II, 10, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 2, cit., pag. 1008
  23. ^ ASDNA, Fondo Chiese e Parrocchie, Erezione di Chiese (Volume 1), VII, 41, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 1, cit., pag. 290
  24. ^ ASDNA, Fondo Legati Pii, 37, 76, in Galasso, L'Archivio storico diocesano di Napoli, Vol. 2, cit., pag. 1223
  25. ^ a b Giuseppe Pisanti (Ruoti, 19 novembre 1826 - Napoli, 28 novembre 1913), si laureò in ingegneria nella Scuola di Applicazione della Regia Università di Napoli nel 1848. Fu allievo prediletto dell'arch. Enrico Alvino, sostituendolo, come vincitore di concorso, per l'insegnamento alla cattedra di architettura della Scuola di Architettura nel Regio istituto di belle arti di Napoli (insegnamento che tenne fino al 1879) e nel Collegio Militare della Nunziatella. Fu membro della Reale Accademia di scienze morali e politiche di Napoli, della commissione provinciale di Caserta e della commissione dei monumenti di Napoli e del consiglio tecnico ed edilizio del Municipio di Napoli. Tra le sue più importanti opere ci sono le facciate del Duomo di Napoli e quella dell'Accademia di Belle Arti di Napoli.
  26. ^ a b Silvio Castrucci (Alvito, 21 novembre 1854 - Alvito, 31 agosto 1919), si laureò in ingegneria nella Scuola di Applicazione di Napoli della Regia Università di Napoli nel 1878, e per perfezionarsi in arte seguì i corsi nella Scuola di Architettura nel Regio istituto di belle arti di Napoli. Fu allievo dell'ing. Giuseppe Pisanti, sostituendolo come vincitore di concorso per l'insegnamento alla Cattedra di Architettura della Scuola di Architettura nel Regio istituto di belle arti di Napoli. Tra le sue più importanti opere ci sono l'Ospedale di Sora ed il Seminario di Cosenza.
  27. ^ a b Gaetano Cappa, si laureò in ingegneria nella Scuola Politecnica di Napoli nel 1893, nello stesso anno si presentò al concorso nazionale per il Pensionato in Architettura di Roma, dove ottenne la classifica insieme ad altri due concorrenti, essendo bandito il concorso per una unica borsa di studio. Fu allievo dell'ing. Giuseppe Pisanti e dell'ing. Silvio Castrucci. Fu nominato professore onorario di architettura nel Regio istituto di belle arti di Napoli, fu assistente per poco tempo alla cattedra di architettura, passò poi alla scuola di ingegneria dove insegnò in qualità di aiuto alla cattedra di architettura tecnica e composizione di progetti architettonici. Tra le sue più importanti opere ci sono la cappella della Beata Vergine, la nuova sagrestia e la cantoria del santuario di San Francesco di Paola di Paola ed il restauro e decorazione interna di tutta la basilica di Santa Maria della Natività e San Ciro di Portici.
  28. ^ Quasi tutte le chiese napoletane e diverse famiglie custodiscono immagini della Madre del Buon Consiglio. La loro presenza è frutto del forte radicamento del culto introdotto e diffuso fin dai primi decenni dell'Ottocento dal Beato Modestino di Gesù e Maria (Frattamaggiore, 5 settembre 1802 – Napoli, 24 luglio 1854) - (cfr.: Alfonso D'Errico, Il profeta della vita nascente, Grumo Nevano, 1986, pp. 163-175).
  29. ^ Raffaele Spanò (Napoli, 1817 - 1894), professore onorario del Regio Istituto di Belle Arti.
  30. ^ Gaetano Chiaromonte (Salerno, 1872 - Napoli, 1962), si iscrisse al Regio Istituto di Belle Arti di Napoli seguendo le lezioni di Stanislao Lista e di Tommaso Solari, da cui prende la monumentalità delle sue prime opere. Nel primo decennio del '900 si lascia affascinare dallo stile elegante e raffinato dell'Art Nouveau. Espose al Salon di Parigi nel 1906, partecipa alla VI Esposizione Internazionale di Barcellona nel 1911. Nella Galleria dell'Accademia di Belle Arti di Napoli si conserva una sua opera il Ritratto di Achille d'Orsi del 1930, acquistata nel 1933.
  31. ^ Vincenzo Meconio (Napoli, 1900 - Napoli, 1945), fu Assistente alla Cattedra di Figura ed Ornato Modellato del Regio Istituto di Belle Arti di Napoli dal 14 dicembre 1942. Tra le sue più importanti opere ci sono una serie di bassorilievi e statue della Torre delle Nazioni della Mostra d'Oltremare di Napoli del 1939.
  32. ^ donna Isabella Mastrilli Nobile dei Duchi di Marigliano (Napoli, 8 novembre 1867 - Napoli, 10 marzo 1937) sposò nel 1890 don Federico Aragona Pignatelli Cortes Nobile dei Principi di Noia e Nobile dei duchi di Terranova, Patrizio Napoletano e principe del S.R.I. (Palermo, 1864 - Napoli, 1955).
  33. ^ donna Giulia Mastrilli Nobile dei Duchi di Marigliano (Napoli, 4 giugno 1870 - Napoli, 1º settembre 1953) sposò a Napoli il 4 settembre 1894 don Guido Mezzacapo nobile dei marchesi di Monterosso (Napoli, 15 luglio 1865 - Maiori, 22 maggio 1938); sorella della precedente.
  34. ^ Conte Marino Saluzzo Nobile dei duchi di Corigliano (Napoli, 9 gennaio 1849 - Napoli, novembre 1916), Cavaliere del Sovrano militare ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta dal 28 gennaio 1907.
  35. ^ donna Maria Margherita Mastrilli nobile dei Marchesi di Gallo (Napoli, 12 giugno 1860 - Napoli, 5 giugno 1935); cugina delle precedenti.
  36. ^ Anna Buonocore (26 agosto 1866 - 9 febbraio 1945) sposò il marchese Alfredo Diana (Bari, 10 novembre 1860 - Napoli, 14 maggio 1938).
  37. ^ Aurelio Pellegrino, Gennaro Sperindeo, in "Corriere Partenopeo", Pellegrino Editori, Napoli, 23 aprile 1981.
  38. ^ Archivio per la Storia del Movimento Sociale Cattolico in Italia, Bollettino dell'Archivio per la storia del movimento sociale Cattolico in Italia, Volume 22, Largo A. Gemelli, Milano, 1987, pag. 420.
  39. ^ a b Vincenzo Leone, Mai un sorriso, Alfredo Guida Editore, Napoli, 2000, pagg. 34 e 87, ISBN 88-7188-377-2, ISBN 978-88-7188-377-9.
  40. ^ Domenico Starnone, Via Gemito, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 2003, pag. 139, ISBN 88-07-81727-6, ISBN 978-88-07-81727-4.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]