Bombardamento di Treviso

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Treviso.

Bombardamento di Treviso
parte della campagna d'Italia della seconda guerra mondiale
Data7 aprile 1944
LuogoTreviso
ObiettivoStazione di Treviso
Forze in campo
Eseguito daStati Uniti Stati Uniti
Ai danni diRepubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Forze attaccanti159 Boeing B-17 Flying Fortress
Bilancio
Perdite civili1.000-1.600 morti
Perdite infrastrutturali80% del patrimonio edilizio
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Il bombardamento di Treviso avvenne il 7 aprile 1944 da parte di bombardieri alleati. L'attacco provocò circa 1.600 vittime fra i civili[1] (1.000 per altre fonti) e la distruzione o danneggiamento di oltre l'80% del patrimonio edilizio, compresi i principali monumenti storici e artistici[2].

Il bombardamento[modifica | modifica wikitesto]

Il bombardamento avvenne il giorno di venerdì santo, che i giornali del tempo definirono "passione di Cristo e di Treviso". L'incursione, molto breve e devastante, fu segnalata dalle sirene antiaeree intorno alle 13.00 e si protrasse dalle 13.24 alle 13.29, ad opera di 159 Fortezze Volanti statunitensi (scortati da un'altrettanto ingente formazione di Thunderbolt), che sganciarono circa 2.000 bombe con obiettivo la stazione, ma che si sparsero su gran parte della città. Interi quartieri residenziali furono rasi al suolo dalle bombe e dagli incendi; le macerie continuarono a fumare per due settimane. Le ricerche delle vittime continuarono a lungo, con utilizzo di calce e disinfettante, per limitare gli effetti della decomposizione dei corpi delle vittime.

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

Le cifre sui morti a seguito del bombardamento sono discordanti. Recentemente in un articolo de Il Gazzettino si è parlato di 900 persone decedute; gli storici Marco Gioannini e Giulio Massobrio, nel loro libro Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, stimano invece circa 1600 vittime. Come da documenti ufficiali ritrovati nell'archivio comunale di Treviso, il numero dei morti si aggira attorno al migliaio, cifra però relativa ai soli cittadini della città e comuni limitrofi. In realtà (come accaduto a Dresda) è difficile quantificarle, anche perché si contrapponevano due fenomeni: talvolta le autorità tendevano a "gonfiare" le cifre per ovvi motivi di propaganda contro il nemico; ma se ciò non avveniva, le stime ufficiali tendevano al ribasso, perché molti dei corpi restavano sotto le macerie dei quartieri distrutti. Inoltre nel dopoguerra si sono sommate le vittime di tutti i bombardamenti che Treviso subì, insieme ai dati degli edifici distrutti : la percentuale dell'80% della città distrutta si raggiunse solo nel 1945, non il 7 aprile 1944. La chiesa di santa Maria Maggiore, conosciuta dai trevigiani come "Madona Granda", per esempio, fu bombardata nel marzo 1945.

Resta comunque da chiarire il numero dei morti tra i militari tedeschi, presenti in circa 5.000 unità e distribuiti in varie zone della città. Come da numerose testimonianze dell'epoca, molti di loro perirono nell'incursione, in special modo nella zona di piazza S. Andrea all'interno di un ricovero antiaereo e anche nell'albergo "Stella D'Oro", indicato da molti come il vero obbiettivo dell'incursione alleata.

L'operazione non fu del tutto indolore per gli Alleati che vennero investiti dalle postazioni antiaeree dislocate attorno all'aeroporto: contarono un morto, quattordici feriti di cui quattro gravi e un B-17 abbattuto[3].

Nel tempio della Madonnetta in località Santa Maria del Rovere, sono presenti due lapidi per ricordare i 123 bambini deceduti durante il bombardamento; nel pomeriggio di tale giorno lì viene celebrata una Santa Messa di ricordo alla presenza di autorità civili e religiose.

Cause del bombardamento[modifica | modifica wikitesto]

Nel dopoguerra, gli Stati Uniti d'America diedero i documenti che fornivano la motivazione in merito al bombardamento di Treviso: esso rientrava nel piano "Strangle" (strangolamento) che vedeva il bombardamento dei nodi ferroviari per bloccare i rifornimenti dalla Germania; già nel 1943 erano state scattate fotografie della stazione di Treviso e della città dove venivano segnati i luoghi di interesse storico- artistico da non colpire. Non vi fu nessuna confusione di nomi Tarvisio/Treviso, né alcuna riunione di gerarchi nazisti, tra cui Kesserling, all'hotel "stella d'oro": queste erano le notizie diffuse dalla propaganda e dalle persone del posto che non potevano sapere i piani e nemmeno le strategie. Molte testimonianze dei sopravvissuti sono confuse ed imprecise: chiamano "Spitfire" i caccia a doppia deriva che in realtà sono i P-38 Lightning, i bombardieri americani B-24 con i ben più grandi B-17... E proprio la stazione e lo scalo merci Motta, il 7 aprile 1944, erano l'obiettivo della missione. Erano infatti in corso sul Centro e Nord Italia, in quel periodo, continui bombardamenti per rallentare od interrompere i collegamenti tra le truppe tedesche: i principali obiettivie erano ponti e stazioni. Come avvenuto in altri catastrofici bombardamenti - Roma e Terni, per esempio - non ci fu un'intenzione di distruggere la città. Più semplicemente, quello che per l'USAAF era "bombardamento di precisione" era in realtà alquanto impreciso: era infatti un bombardamento "riuscito" e "preciso" se almeno il 50% delle bombe cadeva entro 305 metri dall'obiettivo; il Palazzo dei Trecento, per esempio, è a 700 metri dall'obiettivo, in un'area che era facilmente soggetta alla caduta di molte bombe anche in un'incursione "concentrata". il sistema di puntamento usato all'epoca, il NORDEN, era all'avanguardia, ma in presenza di cortine fumogene e contraerea l'aereo bombardiere doveva alzarsi di quota e ciò rendeva più ampia l'area da bombardare; inoltre le fliyng- box volavano e sganciavano le bombe una dietro l'altra, sicché tra il primo sgancio e gli altri passavano alcuni secondi che corrispondevano a centinaia di metri: era inevitabile che parte del centro storico fosse colpito.

Più di una volta le bombe, sganciate in maniera imprecisa, devastavano i centri abitati: e questo successe anche a Treviso, con esito catastrofico. La consultazione degli archivi storici dell'aeronautica militare statunitense ha permesso la pubblicazione del libro "Obiettivo Venerdì Santo - Il bombardamento di Treviso del 7 aprile 1944" edito da Canova nel 1992 (ISBN 88-85066-87-9) a cura dell'Assessorato alla Cultura del comune di Treviso, che ha causato danni alla popolazione civile e la distruzione massiccia del patrimonio edilizo ed artistico.

Ricorrenza[modifica | modifica wikitesto]

Ogni 7 aprile il bombardamento viene ricordato in piazza dei Signori da autorità civili, religiose e militari alle ore 13.05. Tra queste figura l'associazione "Treviso 7 aprile 1944", che ha fatto ripristinare questa usanza che ormai da molti anni era finita nel dimenticatoio. Le autorità presenti alla cerimonia restano in silenzio ascoltando la lettura di alcune poesie sul bombardamento, scritte da vari autori trevigiani e accompagnate da un sottofondo musicale al violino. La campana del cosiddetto Campanòn dea Piassa (ovvero la Torre Civica) suona a lutto per un tempo lungo tanto quanto lo fu quel tragico avvenimento, cioè 7 minuti. Durante i 7 minuti in cui viene ricordato il bombardamento in molti, se possono, cercano di interrompere la propria attività per partecipare al breve momento di raccoglimento. La bandiera bianca e celeste che svetta sul campanile di Piazza dei Signori viene lasciata a mezz'asta durante tutta la giornata.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, Rizzoli, 2007.
  2. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/treviso_res-0707d147-87e7-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/.
  3. ^ Camillo Pavan, A difesa dell'aeroporto di Treviso. Le contraeree di Canizzano e Sant'Angelo sul Sile (1944-1945), Treviso, 2008, p. 45.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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