Bombardamento di Grosseto

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Bombardamenti di Grosseto
parte della Campagna d'Italia
Data26 aprile 1943, alle ore 14:00 circa

20 maggio 1943
15 agosto 1943, di notte
21 luglio 1943
9 settembre 1943, di notte

altri 12 bombardamenti l'ottobre e il novembre 1943
LuogoGrosseto, centro e semi-periferia soprattutto
TipoBombardamento aereo strategico
ObiettivoDanneggiare le forze dell'Asse installate nella città e in alcuni bombardamenti distruggere il suo aeroporto
Forze in campo
Eseguito daStati Uniti Stati Uniti
Ai danni diFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Italia
Forze attaccanti26 aprile 1943: alcuni aerei da bombardamento a frammentazione
Forze di difesamigliaia di soldati italiani e tedeschi
Bilancio
Perdite civili26 aprile 1943: oltre 205 morti
Perdite infrastrutturali26 aprile 1943: danneggiamento di alcuni edifici intorno al centro storico e alle aree fuori della cerchia muraria

20 maggio 1943: danneggiamento dell'aeroporto
15 agosto 1943: grave danneggiamento dell'aeroporto
21 luglio 1943: danneggiamento di alcuni edifici intorno al centro storico
9 settembre 1943: danneggiamento della stazione

ottobre-novembre 1943: distruzione di alcune scuole cittadine e danneggiamento del Museo d'Arte Sacra della Diocesi di Grosseto, del Museo Civico, dell'Archivio della Diocesi di Grosseto e della Biblioteca Comunale
Perdite attaccanti26 aprile 1943: un bombardiere statunitense, i cui piloti si salvarono
Perdite difensori20 maggio 1943: 1600 morti
NoteIn totale i bombardamenti furono diciassette
Bombardamento di Grosseto
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Il Bombardamento di Grosseto fu un tragico evento avvenuto a Grosseto il 26 aprile 1943, giorno del lunedì dell'Angelo di quell'anno, durante la seconda guerra mondiale. Il tragico episodio si consumò nel primissimo pomeriggio, attorno alle ore 14, in una tiepida e assolata giornata di festa in piena primavera. L'incursione aerea non venne preceduta dal suono delle sirene di allarme, non lasciando scampo a molte persone che a quell'ora si trovavano all'aperto.

Descrizione dell'evento[modifica | modifica wikitesto]

Lo stormo di aerei militari statunitensi giunse inaspettato ed improvviso sui cieli della città, proveniente dal mare e, nel giro di pochi istanti, numerose bombe a frammentazione caddero in pieno centro abitato, colpendo diversi edifici tra il centro storico ed alcune aree semicentrali al di fuori della cerchia muraria.

Le vittime furono oltre 205 persone, tra cui alcuni bambini che stavano giocando in un parco divertimenti allestito fuori Porta Vecchia.

Durante l'incursione aerea fu abbattuto un aereo statunitense i cui piloti, pur riuscendo a mettersi in salvo, rischiarono il linciaggio da parte di alcuni familiari delle vittime, inferociti per l'inspiegabile azione bellica subita che comportò l'uccisione di persone civili inermi.

Il giorno successivo, 27 aprile 1943, il re Vittorio Emanuele III si recava in città, per rendere omaggio ai caduti e per far visita ai feriti che erano ricoverati nell'ex Ospedale della Misericordia.

Altri bombardamenti[modifica | modifica wikitesto]

Monumento in memoria dei caduti posto nel parco di via Ximenes nei primi anni del 2000

La città di Grosseto, dopo aver subito questo gravissimo attacco aereo e numerose perdite di vite umane, fu obiettivo di altre incursioni aeree che avvennero successivamente.

Il 20 maggio 1943 fu colpito e gravemente danneggiato l'Aeroporto di Grosseto, ove morirono più di 1.600 militari, molti dei quali tedeschi. Tale evento non comportò tuttavia vittime tra i civili. L'infrastruttura aeroportuale militare fu bombardata nuovamente dopo quasi tre mesi nella notte di Ferragosto.

Di impatto ben più grave per la popolazione grossetana furono, invece, i bombardamenti del 21 luglio che colpirono numerosi edifici e case del centro storico, del 9 settembre nell'area della Stazione di Grosseto, oltre ad un'altra serie di attacchi aerei, ben dodici, che colpirono la città tra i successivi mesi di ottobre e novembre: al termine di queste ultime incursioni aeree, furono distrutte molte scuole cittadine, mentre il patrimonio storico, artistico e culturale della città aveva subito danni irreparabili, la maggior parte dei quali furono subiti dal Museo d'arte sacra della diocesi di Grosseto, dal Museo civico, dall'Archivio della diocesi di Grosseto e dalla Biblioteca Chelliana.

Quest'ultima serie di eventi bellici costrinse la maggioranza della popolazione a trasferirsi dalla città verso le campagne e i piccoli centri dell'entroterra, anche a causa dei gravi danni subiti dalla rete idrica e dalle linee elettriche e ad una carestia che si protrasse anche negli anni successivi a causa delle condizioni climatiche estreme, con ricorrenti e prolungati periodi di siccità e condizioni stagionali estreme.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]