Studio op. 10 n. 2 (Chopin)

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Studio op. 10 n. 2
Chopin Op.10 No.2.PNG
Compositore Fryderyk Chopin
Tonalità La minore
Tipo di composizione Studio
Numero d'opera Op. 10
Epoca di composizione Parigi, 1832
Durata media 1' 21"
Organico

pianoforte

Lo Studio op. 10 n. 2 è stata composto da Fryderyk Chopin nel 1830. È un esercizio per sviluppare le dita più deboli della mano destra attraverso l'esecuzione di una rapida scala cromatica; nel frattempo la mano sinistra accompagna con accordi e singole note. Non è un esercizio, ma uno Studio e Chopin scrive: Per molto tempo si è agito contro natura esercitando le dita a dare una forza uguale. Dato che ogni dito è conformato in modo diverso, è meglio non cercare di distruggere il fascino speciale di diteggiatura di ogni dito, ma al contrario di svilupparlo. Ogni dito ha la forza secondo la sua conformazione. Il pollice il più grande, come il quinto quale altra estremità della mano. Il terzo il più libero come punto d'appoggio. il secondo ..., il quarto, il più debole, quale fratello siamese del terzo legato a lui dai medesimi legamenti e che si vuole per forza staccare dal terzo , cosa impossibile e, grazie a Dio, inutile[1]

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Come molti altri studi, Chopin divise questo lavoro in tre sezioni: il primo tema, il secondo tema e la ripresa in forma ternaria. Lo studio inizia nella scala di la minore con la melodia cantata dalla mano sinistra. A mano a mano che si evidenzia l'armonia degli accordi, si modula in do maggiore e lo studio progredisce in un climax. Chopin ha scritto per sette volte sulla partitura che la scala cromatica deve essere suonata sempre ben legata. Questo studio è ritenuto da alcuni musicologi come il più difficile dell'op. 10.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Da Piero Rattalino "Le grandi scuole pianistiche" Ricordi, p 64
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