Samarcanda (album)

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Samarcanda
Artista Roberto Vecchioni
Tipo album Studio
Pubblicazione 1977
Durata 39 min : 27 s
Dischi 1
Tracce 8
Genere Musica d'autore
Pop rock
Etichetta Philips (6323 049)
Produttore Michelangelo Romano
Roberto Vecchioni - cronologia
Album precedente
(1976)

Samarcanda (1977) è un album del cantautore Roberto Vecchioni.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

In questo album[1] è presente il brano Samarcanda che è la canzone che, pubblicata su 45 giri, ha fatto conoscere Vecchioni al grande pubblico. I temi ricorrenti in questo disco sono quelli tipici di Vecchioni: la natura, la morte, l'amore, gli affetti, la nostalgia e soprattutto la poesia.

L'album venne registrato negli studi GRS Sound di Milano, ed il tecnico del suono è Bruno Malasoma, mentre le basi ritmiche vennero registrate presso lo studio Johan Sebastian Bach di Milano (ed il tecnico del suono è Nino Jorio).

La copertina è opera di Mario Vivona, e raffigura una fotografia di un paesaggio orientale, mentre le foto interne al cantautore e ai musicisti sono di Carlo Massarini, Fulvio Badetti e Giancarlo Baroni.

Le canzoni sono tutte edite dalle Edizioni musicali Babayaga. Tra i musicisti presenti nel disco sono da segnalare il percussionista Tony Esposito, che aveva già suonato in Il re non si diverte, il cantautore Angelo Branduardi (al violino), un componente del gruppo di rock progressivo dei Madrugada, Alessandro Zanelli (detto Billy) e due componenti de I Nuovi Angeli, Paki Canzi e Mauro Paoluzzi.

Le canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Samarcanda[modifica | modifica wikitesto]

La canzone, apprezzata per il ritmo e il ritornello molto orecchiabile, narra di un soldato che, sopravvissuto alla guerra appena finita, sta festeggiando lo scampato pericolo quando all'improvviso tra la folla vede una donna vestita di nero che lo guarda storto, personificazione della morte. Credendo che sia lì per lui, scappa con un cavallo in un paese lontano (Samarcanda) ma, proprio in quel luogo, trova la morte ad attenderlo. Il destino ha voluto che il soldato, per paura della morte, sia scappato proprio dove la morte lo aspettava. La canzone, come riportato nell'interno della copertina e anni dopo in un'intervista su Parole e Canzoni a cura di Vincenzo Mollica, è ispirata ad una favola orientale presente nell'incipit del romanzo Appuntamento a Samarra di John Henry O'Hara e nelle Storie di Maghrebinia di Gregor von Rezzori[2] (una storia simile è narrata nel Talmud). Divertente e ritmato è il ritornello: "Oh, oh cavallo, oh, oh cavallo...".

La musica originale, nonché il famosissimo riff di violino, appartengono ai Crazy Horse, il brano originale è infatti del 1971 e si intitola Dance, dance, dance.

Cover[modifica | modifica wikitesto]

Una versione della stessa canzone sarà incisa:

Vaudeville (ultimo mondo cannibale)[modifica | modifica wikitesto]

Canzone grottesca e irreale, stigmatizza una certa concezione di vedere il cantautore non come fine a se stesso ma come un guru capace di dispensare verità; nel titolo viene citato il noto film di Ruggero Deodato Ultimo mondo cannibale, precedente di un anno. L'ispirazione di questa canzone è l'episodio di contestazione occorso a Francesco De Gregori l'anno prima, durante un concerto al Palalido di Milano.

Due giornate fiorentine[modifica | modifica wikitesto]

Narra con rabbia la scoperta di un tradimento della prima moglie, Irene Bozzi. Tra un flashback e un siparietto azzeccatissimo di un benzinaio "con la pompa in mano", la consapevolezza che, con il tempo, è possibile convivere anche con la capacità di non amare, simboleggiata da un lupo.

Blu(e) notte[modifica | modifica wikitesto]

Questo brano, recitato, racconta l'incontro di Vecchioni con il poeta Sandro Penna (morto a gennaio del 1977), in un bar tra clienti stravaganti e barman superficiali.
Nel ritornello le coriste cantano alcuni versi della poesia X agosto di Giovanni Pascoli, che vengono contrapposti a quelli di Penna che vengono recitati da Vecchioni nelle strofe.

Per un vecchio bambino[modifica | modifica wikitesto]

E dedicata da Vecchioni alla memoria di suo padre. È la seconda canzone dedicata al padre dopo L'uomo che si gioca il cielo a dadi, qui il padre è disegnato vecchio nell'anagrafe ma sicuramente giovane, o meglio bambino, nello spirito.

Canzone per Sergio[modifica | modifica wikitesto]

E dedicata al fratello, notaio a Lipari, al quale il cantautore scrive una lettera, parlando degli amici che lo cercano «...ci contiamo e manchi sempre tu...» e di problemi più esistenziali, anche se il fine ultimo è probabilmente quello di cementare la coesione tra fratelli dal momento che il padre è venuto a mancare.

Poetica la frase «..un giorno o l'altro mi rincontrerai ... mi accadrà di sorridere come non speravo più e l'occhio azzurro avrà un momento uguale all'occhio blu» che forse indica la possibilità di convergenza tra la realtà e il sogno, due dimensioni presenti in molte canzoni dell'artista.

Viene citata Blowin' in the wind di Bob Dylan, nei versi «La risposta nel vento dov'è, dov'è, sarà la stessa per ognuno di noi?»; vi è inoltre un riferimento al romanzo Moby Dick di Herman Melville, nei versi «Il capitano Achab non torna più / dal viaggio contro l'impossibile»[3].

In merito a questa canzone, così dichiarò anni dopo Vecchioni:

« Sergio allora era un punto fermo, un riferimento preciso in un mondo in continua evoluzione intorno a me, in cui facevo fatica a rivedermi. Ed essendo mio fratello mi rivedevo più facilmente in lui, perché eravamo stati bambini insieme[4]»

L'ultimo spettacolo[modifica | modifica wikitesto]

Anche questo brano è ispirato ai problemi coniugali con Irene; nella prima parte mette in parallelo il mito rappresentato da Achille e dagli altri eroi narrati da Omero e la realtà dove gli uomini sono "goffi" e "nudi" e dove le donne non aspettano gli eroi, mentre nella seconda, rappresentata anche musicalmente da un cambio di tempo, descrive l'addio alla stazione alla moglie, che parte per Torino per raggiungere il suo amante.

In seguito Vecchioni citerà in molti brani questo episodio, ricordiamo Vorrei: «Si lo so che poi sei ritornata, lo so» e «Io vorrei fare a pezzi il ricordo di un treno» e Montecristo «Non apro più gli armadi per non incontrare quelli di Torino».

Nel titolo viene citato il noto film di Peter Bogdanovich L'ultimo spettacolo, del 1971.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Lato A
  1. Prologo – 1:04
  2. Samarcanda – 3:42
  3. Vaudeville – 1:46
  4. Due giornate fiorentine – 6:45
  5. Blu(e) notte – 4:14
Lato B
  1. Per un vecchio bambino – 7:41
  2. Canzone per Sergio – 5:24
  3. L'ultimo spettacolo – 8:27

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Altri musicisti

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tutte le notizie inerenti al disco, nonché quelle sui musicisti, sono tratte dalle note riportate nella copertina della prima edizione in vinile dell'album
  2. ^ Gregor von Rezzori, Storie di Maghrebinia, 1ª ed., Pordenone, Edizioni studio tesi di [1953], 1987, pp. 16-17, ISBN 88-7692-024-2. URL consultato il 3 gennaio 2014.
  3. ^ Roberto Vecchioni, Canzone per Sergio
  4. ^ Anna Caterina Bellati, Roberto Vecchioni.Le canzoni, Claudio Lombardi editore, 1993, pag. 279
  5. ^ Nella prima edizione dell'album i musicisti sono riportati canzone per canzone
  6. ^ Nelle ristampe viene indicata come Naimi invece di Naimy

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sergio Secondiano Sacchi - Voci a San Siro - Edizioni Arcana
  • Anna Caterina Bellati - Roberto Vecchioni. Le canzoni - Claudio Lombardi editore, 1993
  • Paolo Jachia - Roberto Vecchioni Le donne, i cavalier, l'arme, gli amori - Fratelli Frilli editori

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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