Paradise Lost (gruppo musicale)
| Paradise Lost | ||
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I Paradise Lost in concerto al Metalmania 2007 |
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| Paese d'origine | ||
| Genere | Death doom metal[1][2] Doom metal[3] Gothic metal[3] Heavy metal[3] Hard rock[3] Gothic rock[4] Rock elettronico[5] Synth pop[6] |
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| Periodo di attività | 1988–in attività | |
| Album pubblicati | 18 | |
| Studio | 12 | |
| Live | 3 | |
| Raccolte | 3 | |
| Sito web | paradiselost.co.uk | |
I Paradise Lost sono un gruppo musicale doom/gothic metal britannico. Nonostante siano stati indicati anche come i precursori, inizialmente del death doom metal e doom metal moderno e, successivamente del gothic metal, nella loro carriera hanno confuso i critici ed i fan con la loro sperimentazione e rigenerazione, con il desiderio di lavorare con produttori di altri generi musicali e la paura di essere ripetitivi.
Indice |
Biografia[modifica]
Gli esordi[modifica]
I Paradise Lost nascono ad Halifax nel 1988, ad opera del cantante Nick Holmes e del chitarrista Greg Mackintosh, entrambi appassionati di heavy metal ed innamorati delle sonorità di gruppi come Bauhaus e The Mission, che eserciteranno una forte influenza sul loro modo di comporre[7].
Dopo l'incisione di diversi demo, la band firma un contratto con la Peaceville per la pubblicazione del primo album. Nel febbraio 1990 la band debutta con Lost Paradise, disco caratterizzato da sonorità molto violente, che risente delle pesanti influenze dei Celtic Frost e più in generale del death metal di Death e Obituary[7], annoverato tra i più rappresentativi del death doom.
Nel marzo 1991 il gruppo pubblica il secondo album, Gothic, disco che, da un lato, segue le sonorità del precedente lavoro e che, dall'altro, anticipò le caratteristiche peculiari del gothic metal, come le linee vocali femminili intervallate dal growl maschile, oppure le melodie sinfoniche di tastiera. Caratteristiche che poi furono la base fondante della musica dei Theatre of Tragedy, che poi furono fra primi interpreti del cosiddetto gothic metal beauty and beast.
Dopo aver firmato un nuovo contratto con la Music for Nations, sotto la guida del produttore Simon Efemey (Amorphis, Obituary, Napalm Death) viene inciso Shades of God (1992), album che segna un netto miglioramento nel songwriting, e prende le distanze dal death metal per muoversi verso una direzione non ancora definita. Questo disco è considerato l'ultimo album dei Paradise Lost "vecchio stile", in quanto il gruppo, dall'album successivo, si imbarcò in una evoluzione musicale irreversibile, che portò una certa ostilità da parte dei vecchi fan ma, allo stesso tempo, simpatie da parte di nuove schiere di ascoltatori. I Paradise Lost resero il proprio sound meno ruvido, iniziando ad abbandonare il death doom degli esordi e spostandosi verso un gothic metal calmo e malinconico. Questa nuova scelta fu concretizzata con Icon (1993), che ottenne un buon successo di pubblico facendo entrare la band nel mainstream, ma che, allo stesso tempo, segnò l'inizio delle contestazioni lanciate dai sostenitori degli esordi.[7]
Nel 1994 Matthew Archer (batteria) lasciò la band e fu sostituito da Lee Morris, ex batterista dei Marshall Law.
L'evoluzione[modifica]
Con Draconian Times (1995), i Paradise Lost proseguirono nella loro svolta stilistica, realizzando quello che, a tutt'oggi è il loro lavoro di maggior successo commerciale. È questo infatti il disco che porta la band ai vertici del successo europeo, soprattutto in Germania e Grecia[8]. Durante il tour la band fu costretta persino a suonare in più di un'occasione con un nome diverso, The Painless, per evitare la ressa che c'era abitualmente nei club[7].
La vena più cupa e innovativa della band riapparve nell'album One Second pubblicato nel 1997, nel quale sperimentarono strumenti elettronici[9]. In questo disco la matrice metal del gruppo viene messa da parte, e a prendere il sopravvento è l'anima darkwave: chitarre ovattate e cristalline, ritmi meno tirati, inserti elettronici e concessioni al pop anni '80 di gruppi come Sisters of Mercy e Depeche Mode[8].
Il best of Reflection (1998), segnò la fine dell'era Music for Nations, poiché la band firmerà un contratto con una major, l'EMI, sotto cui uscirà Host (1999), il loro album di maggior sperimentazione. La voce di Holmes subì un cambiamento radicale, passando ad una timbrica pulita e melodica. Lo stile gothic rock intrapreso con One Second muterà in sonorità synthpop. Questa formula produsse alienazioni ancor più forti da parte di molti loro fan, ma permise al gruppo di poter allargare il proprio pubblico, tanto da approdare anche su MTV.
Il nuovo millennio porterà la band a riavvicinarsi alle origini, a partire da Believe in Nothing (2001), prodotto da John Fryer (Nine Inch Nails, HIM), segnato dal ritorno prepotente delle chitarre elettriche, insieme all'elettronica ereditata da Host[8].
La fine del contratto con l'EMI chiude l'era synthpop. Infatti l'album del 2002, Symbol of Life, pubblicato su etichetta GUN Records, segnò già un piccolo ritorno al gothic metal, riportando molti fan di vecchia data alla corte della band inglese[8]. Nel 2004 Lee Morris (batteria) lasciò la band e venne sostituito da Jeff Singer, che ha suonato in Paradise Lost (2005).
Nel 2007 la band firma un nuovo contratto con la Century Media, con cui ha pubblicato In Requiem, album che segna un ritorno alle sonorità prettamente gothic della fase intermedia della loro carriera. Nello stesso anno, i Paradise Lost intraprenderanno un tour con i Nightwish in Nord America, con i Type O Negative in Europa e saranno presenti al Download Festival.
Nel 2008 il batterista Jeff Singer lascia il gruppo e, dopo pochi mesi, viene ufficialmente sostituito con Adrian Erlandsson (ex Cradle of Filth, At the Gates e The Haunted).
Nel 2009 esce il dodicesimo album Faith Divides Us - Death Unites Us. In questo disco tornano le sonorità doom del passato, con uno stile di voce non lontano dal growl dei primi album, alternato a una voce pulita o graffiata.
Il 18 settembre 2010 sono stati headliner all'Ozzfest alla The O2 Arena di Londra.[10]
Nel 2011 è stata pubblicata la reissue dell'album Draconian Times, il cui rilascio è stato anticipato da 7 date in tutta Europa in cui è stato eseguito l'intero album. La data di Londra del tour è stata registrata per il live Draconian Times MMXI.
Tragic Idol è l'ultimo album, rilasciato il 23 aprile 2012. L'ultima fatica della band continua la scia intrapresa con il precedente album nel sound e negli arrangiamenti, concentrandosi di più sui riff e sulle melodie delle chitarre, e abbandonando in parte le tastiere e i suoni d'orchestra tipici del gruppo.
Caratteristiche[modifica]
Paradossalmente la band non è molto conosciuta nel Regno Unito, nel resto dell'Europa, però, è molto popolare, specialmente in Grecia e Germania. Sono conosciuti per essere stati, assieme a My Dying Bride e Anathema, i precursori e maggiori esponenti del death doom metal e doom metal[2][9] moderno.
La band ha cambiato spesso genere con il passare degli anni, ciò ha portato a un mutamento stilistico anche riguardo alla voce. Per esempio il cantante Nick Holmes ha usato una voce death all'esordio (Lost Paradise); al rilascio di Draconian Times, la sua voce aveva un tono più pulito e simile a quella di James Hetfield dei Metallica. In Paradise Lost ha usato interamente una voce calda, molto vicina ai classici canoni del gothic metal. Nei lavori più recenti (Tragic Idol, Faith Divides Us - Death Unites Us) la voce è quasi sul growl di stampo doom dei primi album, alternato tra pulito e graffiato.
Per quanto riguarda gli album Host e One Second, distribuito dalla casa discografica hip hop Jive Records, la band ha provato elementi elettronici e synth pop sulla scia di Depeche Mode e Duran Duran. Nonostante le critiche di molti sostenitori tradizionalisti, quest'approccio audace gli ha garantito un buon successo di pubblico ed ha cementato la lealtà con gli amanti del progressive.
Il cantante Nick Holmes ed il chitarrista Greg Mackintosh sono i principali compositori e hanno creato quasi tutti i pezzi del gruppo.
Curiosità[modifica]
- Il loro nome deriva dal famoso poema di John Milton del 1667 dal titolo omonimo.
- Il sito IGN.com li ha inclusi nella Top 10 dei migliori gruppi nel genere doom metal[11].
Formazione[modifica]
Attuale[modifica]
- Nick Holmes - voce (1988 – presente)
- Greg Mackintosh - chitarra (1988 – presente)
- Aaron Aedy - chitarra (1988 – presente)
- Steve Edmonson - basso (1988 – presente)
- Adrian Erlandsson - batteria (2009 – presente)
Ex componenti[modifica]
- Lee Morris - batteria (1994 – 2004)
- Matthew Archer - batteria (1988 – 1994)
- Jeff Singer - batteria (2004 – 2008)
Turnisti[modifica]
- Mark Herone - batteria (2008)
- Milly Evans - chitarra (2009 – 2010), tastiere e cori (2011)
Discografia[modifica]
| Per approfondire, vedi Discografia dei Paradise Lost. |
- 1990 - Lost Paradise
- 1991 - Gothic
- 1992 - Shades of God
- 1993 - Icon
- 1995 - Draconian Times
- 1997 - One Second
- 1999 - Host
- 2001 - Believe in Nothing
- 2002 - Symbol of Life
- 2005 - Paradise Lost
- 2007 - In Requiem
- 2009 - Faith Divides Us - Death Unites Us
- 2012 - Tragic Idol
Note[modifica]
- ^ Recensione "Lost Paradise"
- ^ a b Death Metal music: the passion and politics of a subculture Di Natalie J. Purcell
- ^ a b c d AMG - Paradise Lost
- ^ Recensione "One Second"
- ^ Recensione "Host"
- ^ Recensione "Host"
- ^ a b c d Paradise Lost su IcedTears.com
- ^ a b c d Paradise Lost su MTV.it
- ^ a b Metallus - Il Libro dell’Heavy Metal - A cura di Luca Signorelli - Ed. Giunti 2001. Pag. 139-140
- ^ PARADISE LOST To Headline 'Jägermeister' Stage At U.K. OZZFEST - Aug. 10, 2010
- ^ Top 10 Doom Metal Bands
Altri progetti[modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Paradise Lost (gruppo musicale)
Collegamenti esterni[modifica]
- (EN) Sito ufficiale
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