Joy Division

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Joy Division
Paese d'origine Inghilterra Inghilterra
Genere Post-punk[1]
New wave[1]
Gothic rock[1]
Alternative rock
Periodo di attività 1976-1980
Album pubblicati 18
Studio 2
Live 4
Raccolte 12
Gruppi e artisti correlati New Order
JoyDivision logo.png

I Joy Division (IPA: [dʒɔɪ dɪˈvɪʒən]) sono stati una band post-punk inglese formatasi nel 1977 a Salford, nella contea di Greater Manchester.

La band era costituita da Ian Curtis (voce), Bernard Sumner (chitarra e tastiere), Peter Hook (basso) e Stephen Morris (batteria e percussioni).

Dopo l'uscita dell'album di debutto, intitolato Unknown Pleasures, e nonostante il crescente successo commerciale e di critica, alla vigilia del primo tour americano il suicidio del frontman Ian Curtis, nel maggio del 1980, determinò il conseguente scioglimento della band. Dopo la pubblicazione del postumo secondo album Closer, i restanti componenti decisero di continuare l'attività musicale dando vita ad un nuovo gruppo, i New Order.[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Gli esordi[modifica | modifica sorgente]

La storia della band inizia a cavallo dell'esplosione del punk inglese. Nati come trio, dall'incontro di tre compagni di scuola conosciutisi sui banchi della Salford Grammar School, la prima line-up della band vede Bernard Sumner alla chitarra, Peter Hook al basso e Terry Mason alla batteria. La molla che spinse i tre studenti mancuniani a formare un gruppo, fu un concerto dei Sex Pistols che, assieme alla band di casa Buzzcocks, si esibirono alla Lesser Free Trade Hall di Manchester il 20 luglio del 1976.[3]

L'esordio dal vivo, con il nome di Stiff Kittens, avvenne solo pochi mesi dopo, il 9 dicembre del 1976 all'Electric Circus di Manchester. Nei primi mesi del 1977 i tre furono contattati da Ian Curtis, provetto cantante e poeta che già da tempo cercava di mettere su una band d'ispirazione punk e che di lì a poco venne reclutato nel gruppo.

L'ingresso di Curtis determinò un primo cambio di nome in Warsaw, in omaggio al brano Warszawa, pezzo strumentale di David Bowie contenuto nell'album Low[4]. Con Curtis alla voce, ma senza più Mason alla batteria (che da quel momento divenne il manager del gruppo), sostituito con Tony Tabac, il 27 maggio del 1977 la band si esibì nuovamente in città, come spalla ai più noti Buzzcocks e sempre all'Electric Circus. Quel concerto fu l'occasione per i quattro di conoscere Martin Hannett, uno dei principali animatori della scena musicale mancuniana di quegli anni.

Nel luglio del 1977, rimpiazzato Tabac con il nuovo batterista Steve Brotherdale (già attivo nella band punk locale denominata Panik), i Warsaw entrarono per la prima volta in sala di registrazione per realizzare un primo demo tape con brani come The Drawback, Warsaw e Leaders of Men, materiale che però non venne mai pubblicato e che rimase per molto tempo inedito. Ultimate queste session, Brotherdale lasciò il gruppo per dedicarsi unicamente al progetto Panik e fu avvicendato alla batteria, da Stephen Morris, studente originario di Macclesfield.

Quella che diventerà la lineup definitiva dei futuri Joy Division, entrò nuovamente in studio per incidere un brano, At a Later Date, pubblicato poi nell'ottobre del 1977, su una compilation in omaggio allo storico locale Electric Circus, prossimo alla chiusura.

An Ideal for Living[modifica | modifica sorgente]

Nel dicembre dello stesso anno, poi, dopo una nuova session di registrazione i Warsaw debuttarono discograficamente con l'EP An Ideal for Living contenente quattro dei loro pezzi più rappresentativi: Warsaw, No Love Lost, Leaders Of Men e Failures.[5]

Raggiunta una certa popolarità nell'underground inglese, per evitare confusione con un gruppo londinese chiamato Warsaw Pakt, la band decise, nel gennaio del 1978, di cambiare definitivamente nome in Joy Division. Scelto dallo stesso da Curtis e contenuto in un romanzo intitolato The House Of Dolls, il nome designava nei lager nazisti, le donne prigioniere destinate all'intrattenimento sessuale degli ufficiali tedeschi.

Nel mese di maggio del 1978, attraverso la casa discografica RCA, al gruppo venne offerta la possibilità di incidere nuovo materiale in uno studio di registrazione professionale di Manchester (l'Arrow Studios), avvalendosi del produttore John Anderson. La band completò le session registrando brani del repertorio Warsaw, assieme a nuove canzoni. L'insoddisfazione per i risultati ottenuti unita al timore di non essere stati supportati adeguatamente, spinsero però il gruppo stesso ad abbandonare definitivamente il progetto, prima dell'ultimazione del disco. I brani di quella session furono poi pubblicati postumi e solo nel 1994.

Il 14 aprile del 1978, durante un'esibizione al Rafters Club di Manchester, il gruppo fu notato dall'allora conduttore televisivo Tony Wilson che, nel settembre di quello stesso anno, decise di ospitarli per un'esibizione dal vivo nel suo show, Granada Reports. Wilson, che aveva da poco fondato la sua etichetta discografica indipendente, la Factory Records, coinvolse poi Joy Division a partecipare alla compilation promozionale A Factory Sample, prodotta per il lancio della label, con due loro brani: Digital e Glass.

I due brani segnano anche l'inizio della collaborazione della band con il produttore Martin Hannett che elaborò per il gruppo un particolare sound che univa l'incedere punk tipico delle origini dei manciniani con la sempre più spiccata propensione dei Joy Division verso atmosfere dark e che, di lì a breve, diventerà un vero e proprio marchio di fabbrica della band, oltre che seminale prototipo musicale per tanti gruppi a venire. Un suono quadrato e geometrico, scandito dall'inceder pulsante e tribale della sezione ritmica di Hook e Morris e dalle gelide stilettate della chitarra di Sumner che farà poi scuola in tutto il successivo movimento new wave di metà anni ottanta. Decisiva nell'elaborazione del sound del gruppo fu poi la collaborazione con il produttore Martin Hannett, che produsse entrambi gli album in studio dei Joy Division (Unknown Pleasures e Closer).[6]

Un mosaico che si compone e prende forma con la voce di Curtis, dai toni quasi baritonali e melodrammatici. Se astratta e gelida è la loro musica, ancor più gelida è infatti la sua voce che mette a nudo i suoi pensieri e tutti i fantasmi che imprigionavano la sua mente. Testi lugubri e introspettivi che esprimono la più totale solitudine e sfiducia verso il mondo circostante ma di una forza intrinseca devastante e che ben si lega sia con l'energia punk degli inizi che con le atmosfere più rarefatte degli ultimi lavori. Un immaginario lirico dalle tinte fortemente oscure, intrise della disperazione personale di Curtis e che, in più passaggi, nascondono presagi di morte che preannunciano i propositi suicidi dell'autore e nelle quali non si rinviene mai una apertura rispetto a tale clima ossessivo.[7]

Il 27 dicembre del 1978, dopo uno show all'Hope and Anchor Pub di Londra, Curtis fu colpito da una crisi epilettica, la prima da quando è entrato a far parte della band. Una malattia che lo accompagnerà fino alla sua morte e che lui stesso aveva ribattezzato come "il grande male", nelle pagine dei suoi diari adoescenziali. Attacchi accompagnati da tremende convulsioni che Curtis cerca di esorcizzare con movenze frenetiche che accompagnano le sue performance sul palco.

Nonostante il malessere del frontman, la carriera dei Joy Division continuò a progredire e il 13 gennaio 1979, il settimanale NME dedicò la sua copertina proprio a Ian Curtis. Quello stesso mese, la band entrò di nuovo in sala per registrare la loro prima session radiofonica per John Peel, alla BBC Radio 1 da cui venne tratto il singolo She's Lost Control.

Il 4 marzo 1979 al Marquee Club, storico locale londinese, i Joy Division si esibirono insieme ai Cure, evento che li rese ancor più popolari nell'ambito underground.[5]

Unknown Pleasures[modifica | modifica sorgente]

Nel mese di aprile del 1979, la band iniziò le registrazioni del loro album di debutto presso gli Strawberry Studios di Stockpor. Unknown Pleasures, questo il titolo del disco, uscì nel giugno del 1979, prodotto da Martin Hannett e con la copertina progettata da Peter Saville, che in seguito divenne una delle più famose cover della storia del rock.

Il disco venne accolto molto bene, sia come critica che dal lato vendite, soprattutto considerando le limitate possibilità di distribuzione e di promozione della Factory, la label che produsse il disco. Per promuovere ulteriormente l'album, nell'ottobre del 1979, il gruppo si imbarcò in un tour di supporto ai Buzzcocks che, in 24 date, toccò i vari angoli del Regno Unito e che proseguì poi con altrettante 10 date (in undici giorni) nel nord europa, tra Belgio, Germania e Olanda. Una delle date di quel tour, nel gennaio del 1980, al Paradise di Amsterdam, venne registrata e pubblicata in un album live postumo.[8]

In molte classifiche di fine anno, redatte dalle varie riviste specialistiche, Unknown Pleasures figurò spesso nelle primissime posizioni mentre, per Sounds, i Joy Division saranno addirittura la miglior band del 1980.[9] All'album seguirono le pubblicazioni dei nuovi singoli: Transmission e Atmosphere.

Closer[modifica | modifica sorgente]

Parallelamente al successo e all'intensa attività live aumentarono i problemi di salute di Curtis a cui si aggiunse anche la crisi del rapporto con la moglie Deborah Woodruffe, sposata nel 1975, ancora adolescente. Un rapporto che si deteriorò giorno dopo giorno, su cui il cantante riversò la sua frustrazione e che, dal punto di vista artistico, ispirò uno dei brani più noti della band, Love Will Tear Us Apart[10], pubblicato postumo come singolo. Altro fattore che contribuì alla crisi con la moglie fu la sua relazione con una giovane ragazza belga, Annik Honoré, conosciuta durante il tour europeo.

Ultimato il tour, la band fece ritorno in patria per mettere a punto nuovi brani come Incubation, And Then Again e Komakino. Il giorno stesso Curtis si chiuse nella sua camera, si ubriacò con una bottiglia di Pernod e collassò a terra vomitando con accanto a se una copia della Bibbia ed un coltello col quale aveva scalfito le pagine del capitolo dell'Apocalisse di San Giovanni. Il 7 aprile Curtis assunse una grande quantità di Fenorbital e collassò nuovamente, dopo aver scritto un biglietto che sapeva di addio. Anche in questo caso la moglie riuscì a salvarlo portandolo in ospedale per una lavanda gastrica. Fu il primo tentativo di suicidio di Ian Curtis.

Nel frattempo, nel marzo di quell'anno, il gruppo registrò, nei Britannia Raw Studios di Londra (sempre insieme al produttore Martin Hannett) i nuovi brani per il secondo album, Closer.[5][11] Per la copertina del disco venne nuovamente scelto il grafico Peter Saville che utilizzò una foto scattata da Bernard Pierre Wolff raffigurante una statua del cimitero monumentale di Staglieno, a Genova in Liguria.

Martin Hannett, molto probabilmente dietro richiesta della band, decise di cambiare radicalmente il suo approccio alla produzione per la realizzazione di Closer, tramite registrazioni con massiccio utilizzo di eco per le tracce di batteria e chitarre. L'album venne registrato in fretta, quasi senza il tempo materiale per elaborare quello che finiva sul nastro perché, di lì ad un mese, i Joy Division avrebbero dovuto iniziare il loro primo (e tanto atteso) tour americano, nel maggio 1980, che aveva già fatto registrare uno straordinario successo in prevendita.

Il suicidio di Curtis[modifica | modifica sorgente]

La salute di Curtis, però, peggiorò sensibilmente in quei mesi. Il frontman fu soggetto ad alcuni attacchi epilettici in concomitanza di un paio di concerti del gruppo che, quindi, dovette interrompere l'attività promozionale del disco in uscita.

La sera prima della partenza per il tour americano, Curtis, che nel frattempo aveva deciso di trasferirsi per qualche settimana prima a casa di Tony Wilson e poi dai genitori, non reggendo più la tensione con Deborah, che nel frattempo aveva avviato le pratiche per il divorzio, fece ritorno nella sua casa di Macclesfield, per parlare con la moglie. Curtis le chiese di ritirare la causa per la separazione e, in seguito, rimase da solo in casa.

La mattina del 18 maggio del 1980, Curtis si suicidò impiccandosi alla rastrelliera della cucina della abitazione di sua moglie Deborah che, facendo ritorno a casa intorno a mezzogiorno, rinvenne il corpo senza vita del cantante. Aveva poco più di ventitre anni. Con lui finì tragicamente l'avventura dei Joy Division.[5]

Tony Wilson dichiarò nel 2005: "Penso che ognuno di noi ha fatto l'errore di non pensare che il suo suicidio stava per accadere. Abbiamo tutti completamente sottovalutato il pericolo. Non lo abbiamo preso sul serio. Siamo stati degli stupidi."[12]

Nel giugno del 1980, venne pubblicato il singolo postumo Love Will Tear Us Apart che si piazzò al numero tredici della UK Singles Chart. Nel luglio di quello stesso anno anche il secondo album Closer vide la luce, piazzandosi al numero sei della classifica inglese degli album.

Dopo la morte di Ian Curtis, gli altri tre membri del gruppo continuarono l'attività dando vita ad una nuova band, i New Order. L'accordo preso tra di loro quando Curtis era in vita limitava l'uso del nome Joy Division all'unico caso in cui la band fosse stata al completo.[13]

Nell'ottobre 1981 esce il loro ultimo lavoro postumo Still, contenente 9 tracce già registrate insieme a Ian, altre tracce che dovevano completare il terzo album furono incise nel primo album dei New Order.

Eredità[modifica | modifica sorgente]

I Joy Division restano oggi tra le più famose ed influenti band della storia della musica rock. La disperata malinconia dei testi (I remember when we were young cantava il ventenne Curtis) e le musiche spesso veloci e cadenzate che li sottolineavano, per quanto abbiano costituito la cifra stilistica inimitabile dei Joy Division, hanno rappresentato il modello con il quale hanno dovuto fare i conti tutti i gruppi inglesi pop-rock degli anni successivi. Come i Sex Pistols, e il punk in generale, avevano insegnato che si poteva suonare anche senza essere dei virtuosi, così i Joy Division, dettarono la linea ad una generazione che non aveva alcuna voglia di sorridere, mostrandole che non si era costretti a farlo neppure su un palco.

Le vicende dei Joy Division, della Factory Records e del movimento musicale di Manchester a cavallo tra gli anni '70 e '80 sono descritte nei film 24 Hour Party People (2002) e Control (2007).

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Album[modifica | modifica sorgente]

EP[modifica | modifica sorgente]

Live[modifica | modifica sorgente]

Raccolte[modifica | modifica sorgente]

Singoli[modifica | modifica sorgente]

Videografia[modifica | modifica sorgente]

Videoclip[modifica | modifica sorgente]

  • 1982 - Here Are The Young Men
  • 1988 - Substance

Film[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c (EN) Joy Division in Allmusic, All Media Network.
  2. ^ Jon Savage, Joy Division: Someone Take These Dreams Away, Mojo, luglio 1994.
  3. ^ Joy Division. MusicWeek.com, 6 agosto 2009
  4. ^ Simon Reynolds. Post-punk: 1978-1984. Isbn Edizioni, 2006
  5. ^ a b c d Mauro Roma, Joy Division - L'atrocità dell'esistenza, Onda Rock.
  6. ^ Chris Ott. Unknown Pleasures. No Reply, 2008
  7. ^ Marco Di Marco. Joy Division. Broken heart romance. Testi commentati. Arcana Edizioni, 2008.
  8. ^ Chris Bohn, Joy Division: University of London Union - Live Review in Melody Maker.
  9. ^ Jon Savage. Unknown Pleasures Review. Melody Maker, 21 luglio 1979.
  10. ^ Piero Scaruffi, Joy Division, Scaruffi.com.
  11. ^ Dave McCullough, Closer to the Edge - Album Review in Sounds.
  12. ^ Brian Raftery He's Lost Control. Spin, maggio 2005
  13. ^ Paul Rambali, A Rare Glimpse Into A Private World in The Face.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

punk Portale Punk: accedi alle voci di Wikipedia che parlano di musica punk