Joy Division

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Joy Division
Paese d'origine Inghilterra Inghilterra
Genere Post-punk[1][2][3][4]
Periodo di attività 19771980
Album pubblicati 19
Studio 3
Live 40 (circa)
Raccolte 10
Gruppi e artisti correlati New Order
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I Joy Division (IPA: [dʒɔɪ dɪˈvɪʒən]) sono stati una band post-punk inglese formatasi a Salford, nella contea di Greater Manchester, nel 1977.

Indice

Nome del gruppo [modifica]

Originariamente chiamati Warsaw (in onore a Warszawa, canzone di David Bowie), la band passò al nome "Joy Division" nel 1978, quest'ultimo monicker del gruppo (letteralmente: reparto del divertimento) sembra derivare dalla denominazione dalle baracche femminili dei campi di concentramento nazisti; le donne imprigionate in tali aree fungevano da mero oggetto di sfogo per gli impulsi sessuali delle milizie tedesche.

Storia [modifica]

Esordi [modifica]

Il gruppo nacque come trio formato da Bernard Sumner (chitarra), Terry Mason (batteria), Peter Hook (basso), compagni di scuola. Esordì con il nome di Stiff Kittens debuttando il 9 dicembre 1976 all'Electric Circus di Manchester. Nei primi mesi del 1977 i tre furono contattati da Ian Curtis, carismatico cantante e poeta, già conosciuto l'anno precedente durante un concerto dei Sex Pistols, che entrò di lì a poco nel gruppo. Con l'ingresso di Curtis il gruppo cambiò nome in Warsaw (derivato da Warszawa, un brano strumentale di David Bowie contenuto nell'album Low)[5] e con Tony Tabac alla batteria al posto di Mason fecero da spalla ad un concerto dei Buzzcocks nel maggio 1977.

Nel luglio con il nuovo batterista Brotherdale entrarono in sala di registrazione per l'incisione di alcuni demo, che rimasero per molto tempo non pubblicati. Ultimo e definitivo avvicendamento alla batteria, dove entra Stephen Morris. Incisero il brano At a Later Date, pubblicato su una compilation locale e poi l'esordio con l'EP An Ideal for Living.[6]

Per evitare confusione con un gruppo londinese Warsaw Pakt decisero nel gennaio del 1978 di cambiare nome in Joy Division. Vennero contattati dalla RCA ed iniziarono le registrazione per l'album, prodotti da John Anderson, ma l'insoddisfazione dei risultati ottenuti assieme al timore di non essere stati supportati adeguatamente spinsero il gruppo a lasciar perdere il progetto. I brani saranno pubblicati solo nel 1994. Il gruppo venne invitato dall'allora conduttore televisivo Tony Wilson, che aveva appena fondato la casa discografica indipendente Factory Records, il gruppo accettò di partecipare alla compilation promozionale per il lancio dell'etichetta, che vide la presenza dei due brani: Digital e Glass.

Il successo [modifica]

Dopo un concerto del 1978 il cantante Ian Curtis ebbe un violento attacco epilettico, Curtis cercava di esorcizzarne gli effetti sul palco con continue digressioni, degenerazioni e movenze, con le quali simulava gli attacchi provocati dalla malattia. Nel gennaio del 1979 il NME dedicò la copertina al cantante, in quel periodo John Peel trasmise spesso il loro ultimo singolo She's Lost Control e li invitò ad una session radiofonica, la fama del gruppo aumentò notevolmente. Ma l'evento che li fece conoscere definitivamente all'ambiente underground fu il concerto di marzo 1979 di spalla ai Cure al Marquee.[6]

Entrarono negli Strawberry Studios per le registrazioni dell'album di debutto Unknown Pleasures che uscì nel giugno del 1979. Il disco venne accolto molto bene tanto che il gruppo si spinse in un tour nordeuropeo, tra cui la data nel gennaio 1980 al locale Paradiso di Amsterdam immortalata in un live postumo. All'album seguirono nuovi singoli come Transmission e Atmosphere.

Il successo e l'intensa attività live incisero sullo stato di salute di Curtis, a cui si aggiunse la crisi con la moglie Deborah Woodruffe che ispirò il loro capolavoro Love Will Tear Us Apart[7], che uscirà postumo come singolo. Il gruppo nel marzo entrò nei Raw Studios per l'incisione dei brani per il secondo album Closer.[6]

Morte di Ian Curtis [modifica]

La salute di Ian Curtis peggiorò sensibilmente: il frontman del gruppo ebbe un attacco epilettico sul palco, il gruppo dovette interrompere l'attività promozionale del disco in uscita. Alla vigilia di un tour americano che aveva già fatto registrare uno straordinario successo in prevendita, e poco prima dell'uscita del secondo album, la cui copertina (raffigurante una delle statue del cimitero monumentale di Staglieno, a Genova) era stata decisa prima della morte di Ian Curtis)[8]. Ian Curtis fu trovato impiccato alla rastrelliera della cucina della abitazione di sua moglie Deborah, nel quartiere di Macclesfield, la mattina del 18 maggio 1980. Con lui finì tragicamente l'avventura dei Joy Division.[6]

Dopo la morte di Ian Curtis, gli altri tre membri del gruppo continuarono l'attività dando vita ai New Order.

Nell'ottobre 1981 esce il loro ultimo lavoro postumo Still, contenente 9 tracce già registrate insieme a Ian, altre tracce che dovevano completare il terzo album furono incise nel primo album dei New Order.

Stile [modifica]

L'immaginario lirico presenta tinte fortemente goth, intrise della disperazione personale di Curtis. In più passaggi le liriche nascondono messaggi di morte che preannunciano i propositi suicidi del loro giovane autore (New Dawn Fades, Something Must Break, Disorder, Insight, Passover), rendendo lugubre ed opprimente l'atmosfera delle canzoni, nelle quali non si rinviene mai una apertura rispetto a tale clima ossessivo.[9]

Caratteristica musicale principale, accanto alla voce singolarmente baritonale e melodrammatica di Ian Curtis, è invece il dominio del basso di Peter Hook e della batteria di Stephen Morris, a discapito della chitarra di Bernard Sumner. La sezione ritmica dei Joy Division (che spesso faranno ricorso, ad esempio, ad insoliti tempi dispari) farà scuola in tutta la new wave successiva ed in particolare nel dark rock degli anni ottanta. Decisiva nell'elaborazione dei suoni del gruppo fu la collaborazione con il produttore Martin Hannett, che lavorò ad entrambi gli album di studio dei Joy Division, Unknown Pleasures e Closer.[10]

Eredità [modifica]

I Joy Division restano oggi tra le più famose ed influenti band della storia della musica rock. La disperata malinconia dei testi (I remember when we were young cantava il ventenne Curtis) e le musiche spesso veloci e cadenzate che li sottolineavano, per quanto abbiano costituito la cifra stilistica inimitabile dei Joy Division, hanno rappresentato il modello con il quale hanno dovuto fare i conti tutti i gruppi inglesi pop-rock degli anni successivi. Come i Sex Pistols, e il punk in generale, avevano insegnato che si poteva suonare anche senza essere dei virtuosi, così i Joy Division, dettarono la linea ad una generazione che non aveva alcuna voglia di sorridere, mostrandole che non si era costretti a farlo neppure su un palco.

Le vicende dei Joy Division, della Factory Records e del movimento musicale di Manchester a cavallo tra gli anni '70 e '80 sono descritte nei film 24 Hour Party People (2002) e Control (2007).

Formazione [modifica]

Discografia [modifica]

Album [modifica]

EP [modifica]

Live [modifica]

Raccolte [modifica]

Singoli [modifica]

Videografia [modifica]

  • 1982 - Here Are The Young Men
  • 1988 - Substance Video

Film [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Bohn, Chris. Joy Division: University of London Union - Live Review. Melody Maker (16 February 1980).
  2. ^ McCullough, Dave (26 luglio 1980). Closer to the edge (Joy Division Closer album review).
  3. ^ Rambali, Paul. A Rare Glimpse Into A Private World (July 1983).
  4. ^ (EN) John Bush. Joy Division. Allmusic.com
  5. ^ v. Simon Reynolds. Post-punk. 1978-1984. Isbn Edizioni, 2006, p. 236.
  6. ^ a b c d Mauro Roma. Joy Division - biografia, recensioni, disocgrafia, foto. Onda Rock
  7. ^ Piero Scaruffi. Joy Division. Scaruffi.com
  8. ^ Così giurarono i componenti del gruppo
  9. ^ v. Marco Di Marco. Joy Division. Broken heart romance. Testi commentati. Roma, Arcana Edizioni, 2008.
  10. ^ v. Chris Ott. Unknown Pleasures. No Reply, 2008.

Bibliografia [modifica]

  • Deborah Woodruff Curtis. Così vicino, così lontano. La storia di Ian Curtis e dei Joy Division (titolo originale Touching from a Distance). Firenze, Giunti, 1996, pp. 240. ISBN 88-09-03951-3
  • Mick Middles, Lindsay Reade. Ian Curtis. La vita e i Joy Division. Odoya, 2011, ISBN 978-88-6288-089-3
  • Chris Ott. Unknown Pleasures. Milano, No Reply, 2008, pp. 140. ISBN 978-88-89155-31-8
  • Marco Di Marco. Joy Division. Broken heart romance. Testi commentati. Roma, Arcana Edizioni, 2008, pp. 316. ISBN 978-88-6231-001-7

Altri progetti [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

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