Myocastor coypus

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Nutria
Myocastorcoypus.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Superordine Euarchontoglires
(clade) Glires
Ordine Rodentia
Sottordine Hystricomorpha
Famiglia Myocastoridae
Ameghino, 1902
Genere Myocastor
Kerr, 1792
Specie M. coypus
Nomenclatura binomiale
Myocastor coypus
(Molina, 1782)
Sinonimi

Mus coypus
Molina, 1782

Sottospecie
  • M. coypus coypus
  • M. coypus bonariensis
  • M. coypus melanops
  • M. coypus sanctaecruzae

La nutria (Myocastor coypus Molina, 1782)), detta anche comunemente castorino, è un mammifero roditore originario del Sud America, unica specie del genere Myocastor e della famiglia Myocastoridae[1].

Indice

[modifica] Tassonomia

Descritta per la prima volta come Mus coypus, la specie è stata successivamente riclassificata come appartenente al genere monotipico Myocastor da Kerr nel 1792.

Se ne conoscono quattro sottospecie[1]:

  • Myocastor coypus coypus
  • Myocastor coypus bonariensis
  • Myocastor coypus melanops
  • Myocastor coypus sanctaecruzae

[modifica] Distribuzione e habitat

Myocastor coypus

L'areale originario della specie va da Brasile, Bolivia e Paraguay fino ad Argentina e Cile. A seguito della introduzione per lo sfruttamento commerciale della sua pelliccia (detta appunto "pelliccia di castorino"), la nutria si è naturalizzata in diversi paesi del Nord America, Asia, Africa ed Europa.

A causa del fallimento degli allevamenti per la produzione della pelliccia di castorino, moltissimi individui sono stati liberati intenzionalmente, per evitare i costi di abbattimento e smaltimento delle carcasse. Da queste immissioni volontarie, unite alle fughe accidentali, si è originata una numerosa popolazione di nutrie che ben si è adattata agli ambienti umidi europei, compresi quelli più inquinati. In taluni casi, essendo una grande distruttrice di piante acquatiche come la Tifa, la diffusione di questa specie ha causato squilibri ecologici nelle aree in cui è stata introdotta ed è stato necessario adottare drastiche misure per il suo contenimento[2]. Nel 2000 si è stimato che, viste la riproduzione continua e l'assenza di predatori, 250 milioni di nutrie popolino l'Europa. Nelle aree (e sono la maggior parte) dove il controllo della nutria da parte dei predatori viene meno per scarsità di numero o totale assenza di questi ultimi, il conseguente sovrappopolamento del mammifero può arrecare ingenti danni economici alle coltivazioni agricole di cui si nutre. Inoltre, la nutria, prediligendo gli argini fluviali per la costruzione della propria tana, è divenuta una delle maggiori cause di formazione di fontanazzi.

È inserita nell'Elenco delle 100 specie aliene più dannose del mondo.

[modifica] In Italia

In Italia la sua diffusione ha subito un notevole incremento negli ultimi anni espandendosi nella pianura padana, lungo la costa adriatica sino all'Abruzzo e sul versante tirrenico sino al Lazio[3]: non è raro osservarla presso laghi o acquitrini come nelle risaie ma anche nei canali e nei fiumi. Presenze puntiformi si hanno anche nell'Italia meridionale, in particolare nel fiume Volturno[senza fonte], e in Sicilia e Sardegna[4][5] [6].

I danni provocati alle colture e agli argini dei corsi d'acqua hanno reso necessaria in talune aree la adozione di misure per il suo contenimento[7].

[modifica] Descrizione

Nutria in Francia
Esemplare di Nutria dalla pelliccia chiara (Lehde)

È un roditore di grossa taglia molto simile al castoro, da cui si differenzia per le minori dimensioni e per la forma della coda (cilindrica nella nutria, piatta nel castoro). Il corpo, lungo intorno a 60 cm, è tozzo e ricoperto da una fitta pelliccia di colore uniformemente marrone scuro, ad eccezione della regione ventrale che è leggermente più chiara. Il peso è compreso tra 5 e 10 kg. Le dimensioni del maschio sono maggiori di quelle della femmina (dimorfismo sessuale). La femmina presenta quattro paia di mammelle latero-dorsali, segni delle abitudini fortemente semiacquatiche di questo roditore. Le zampe posteriori presentano quattro dita palmate, mentre il quinto dito è libero. Le zampe anteriori, più corte di quelle posteriori, sono pentadattili. La dentatura è caratterizzata da incisivi lunghi e affilati che sporgono dalla rima labiale.[8]

[modifica] Biologia

Una nutria nuota in un canale in Francia
Cuccioli di nutria nel giardino del castello di Schwetzingen

Allo stato selvatico la nutria ha abitudini crepuscolari ed è un'abile nuotatrice. È un animale gregario che vive in gruppi di 2-10 esemplari guidati da una femmina dominante. Il maschio è errante. Costruisce le proprie tane in prossimità di fiumi o stagni, al riparo della vegetazione palustre.

[modifica] Alimentazione

A differenza del ratto, con cui viene talvolta confusa, la nutria è un animale prettamente erbivoro: la sua dieta si basa prevalentemente su alghe e piante acquatiche, ma in caso di necessità si nutre di qualunque vegetale, comprese le specie coltivate (come mais e barbabietola da zucchero).

[modifica] Riproduzione

La nutria raggiunge la maturità sessuale molto precocemente: già all'età di 6 mesi i maschi sono in grado di riprodursi. La stagione riproduttiva comprende tutto l'arco dell'anno, con un calo della attività nei mesi invernali. La gestazione dura in media 132 giorni e si conclude con la nascita di 3-6 piccoli. Ogni femmina può avere nel corso dell'anno da 2 a 3 gravidanze, a seconda delle condizioni ambientali e delle risorse trofiche a disposizione.

[modifica] Predatori

Nel suo habitat naturale il principale predatore è il caimano. Nelle aree in cui è stata introdotta mancano predatori naturali e soltanto i soggetti più giovani o in cattive condizioni fisiche possono essere in modesta misura predati da cani randagi, mustelidi, volpi, linci, felini selvatici, uccelli rapaci e ciconiformi.

[modifica] Conservazione

La specie è classificata dalla Lista rossa IUCN come a basso rischio (Least Concern)[9].

[modifica] Note

  1. ^ a b D.E. Wilson; D.M. Reeder, Myocastor coypus. In Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference. 3rd edition, Johns Hopkins University Press, 2005. ISBN 0-8018-8221-4
  2. ^ Carter, J. and Leonard, B. A review of the literature on the worldwide distribution, spread of and efforts to eradicated the coypu (Myocastor coypus). Wildlife Society Bulletin 2002; 30: 162-175.
  3. ^ Spagnesi M., De Marinis A.M. (a cura di), Mammiferi d'Italia - Quad. Cons. Natura n.14, Ministero dell'Ambiente - Istituto Nazionale Fauna Selvatica, 2002.
  4. ^ Petralia et al. Indagini sulla popolazione di Nutria (Myocastor coypus, Molina 1782) della Riserva 'Macchia Foresta del Fiume Irminio' (Ragusa). Atti del XV Congresso Nazionale della Società Italiana di Ecologia (Torino, 12-14 settembre 2005).
  5. ^ «Nutria, animale da sterminare». Il giornale tecnologico.
  6. ^ «Emissioni oleose rosse nel Volturno, interviene l'Arpac=Casertanews».
  7. ^ Cocchi R., Riga F (2001). Linee guida per il controllo della Nutria (Myocastor coypus). Quad. Cons. Natura, 5, Min. Ambiente - Ist. Naz. Fauna Selvatica.
  8. ^ Papeschi C. La nutria in Sito della Società Italiana Veterinaria Animali Esotici
  9. ^ Myocastor coypus. In: IUCN 2010. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2010.1

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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