Nkosi Sikelel' iAfrika

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Nkosi Sikelel' (o Sikelele) iAfrika (in lingua xhosa "Dio protegga l'Africa") è un celebre brano musicale composto nel 1897 dal sudafricano Enoch Sontonga. Il brano fa parte dell'odierno inno nazionale del Sudafrica Nkosi Sikelel' iAfrika/Die Stem van Suid-Afrika, ed è anche inno nazionale della Tanzania (col titolo Mungu ibariki Afrika, "Dio benedici l'Africa" in swahili) e dello Zambia (col titolo Stand and Sing of Zambia, Proud and Free, "alzati e canta dello Zambia orgoglioso e libero", in inglese). In passato è stato anche inno nazionale dello Zimbabwe (in una versione in lingua shona) e della Namibia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Enoch Sontonga, che era un maestro in una scuola metodista e direttore di coro di un paese nei pressi di Johannesburg, compose originariamente Nkosi Sikelele Afrika come inno ecclesiastico. Sontonga era di etnia xhosa, e scrisse i versi della prima strofa nella propria lingua. Negli anni venti il brano divenne un popolare canto di lotta contro l'apartheid, e nel 1925 venne scelto come inno ufficiale del partito di Nelson Mandela, l'African National Congress (ANC). Due anni dopo, il poeta Samuel Mqhayi aggiunse altre strofe al testo, ancora in lingua xhosa. La prima registrazione dell'inno venne nel 1923 a Londra da Sol Plaatje, uno dei più celebri scrittori sudafricani dell'epoca e membro fondatore dell'ANC. Nel 1942 Moses Mphahlele ne pubblicò una versione in lingua sotho. Fra i gruppi musicali che contribuirono a rendere celebre il brano un ruolo importante ebbe l'Ohlange Zulu Choir del reverendo John L. Dube.

Nel 1995, dopo la fine dell'apartheid e l'ascesa al governo dell'ANC, Nkosi Sikelele iAfrica divenne uno dei due inni nazionali del Sudafrica; Mandela scelse di mantenere anche il precedente inno in afrikaans Die Stem van Suid-Afrika come segno di distensione nei conflitti etnici del paese. Sempre Mandela, nel 1997, chiese che i due brani fossero uniti, a formare l'odierno inno nazionale del paese.

Interpretazioni celebri[modifica | modifica sorgente]

L'importanza simbolica di questo brano ha fatto sì che moltissimi artisti sia africani che di altri paesi volessero proporne una propria interpretazione. Fra le più celebri c'è certamente quella di Paul Simon insieme a Miriam Makeba e ai Ladysmith Black Mambazo nel tour di Graceland, pubblicata tra l'altro nel DVD musicale Graceland: The African Concert. Il popolare gruppo kwaito sudafricano Boom Shaka ne ha inciso una versione hip hop. Altre interpretazioni includono quella di Hugh Masekela nell'album Homecoming Concert, quella del cantante belga Helmut Lotti nell'album Out of Africa, e quella del gruppo musicale Mahotella Queens. Oliver Mtukudzi ha inciso la versione in shona che era l'inno dello Zimbabwe.