Hugh Masekela

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Hugh Masekela
Fotografia di Hugh Masekela
Nazionalità Sudafrica Sudafrica
Genere Jazz
Fusion
World music
Periodo di attività 1956 – in attività

Hugh Ramopolo Masekela (Witbank, 4 aprile 1939) è un musicista, cantante e trombettista sudafricano.

Virtuoso della tromba, del flicorno e della cornetta viene annoverato fra i musicisti che hanno contribuito all'evoluzione della musica jazz nel XX secolo.[1] La sua discografia include diverse decine di album solisti e numerosissime collaborazioni con altri artisti di fama internazionale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Masekela iniziò fin da bambino a suonare il pianoforte, e già da giovanissimo si fece una cultura musicale in campo jazz ascoltando i grandi della musica afroamericana come Louis Armstrong, Bessie Smith, Ella Fitzgerald, Duke Ellington, Cab Calloway, Billie Holiday, Miles Davis e Dizzie Gillespie.[2] In seguito, Masekela osservò che il suo amore per gli artisti neri statunitensi conteneva anche un elemento politico:

« Ci identificavamo con il jazz perché a quei tempi il jazz mostrava l'eccellenza di un popolo che era stato schiavizzato e discriminato. Dizzy e Miles non erano amati dall'establishment occidentale. Erano gente nera che non si faceva raccontare balle. Louis Armstrong, Billie Holiday e Count Basie rappresentavano il trionfo sull'oppressione.[3] »
(Hugh Masekela)

A 14 anni, dopo aver visto il film Chimere (in cui Kirk Douglas interpretava il trombettista statunitense Bix Beiderbecke), decise di suonare la tromba. La prima tromba gli fu donata dall'arcivescovo Trevor Huddleston, un noto critico del regime dell'apartheid.[4] Lo stesso Huddleston presentò Masekela al direttore della banda municipale di Johannesburg, che acconsentì a insegnargli lo strumento. Masekela imparò molto rapidamente, e poco tempo dopo formò con alcuni compagni di scuola il gruppo musicale "Father Huddleston Band", che fu la prima orchestra jazz giovanile del Sudafrica e che incise alcuni brani nel 1956.

Negli anni successivi Masekela suonò in numerose orchestre jazz, sotto la direzione di musicisti affermati come Zakes Nkosi, Ntemi Piliso, Elijah Nkwanyana e Kippie Moeketsi, per approdare nel 1956, non ancora ventenne, nell'orchestra African Jazz Revue di Alfred Herbert.[2]

Successo in Sudafrica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1958 suonò in tour con i Manhattan Brothers, e attraverso di loro venne scritturato per il celebre musical King Kong di Todd Matshikiza, nel cui cast compariva, tra l'altro, anche un'altra stella nascente della musica sudafricana, Miriam Makeba, futura moglie di Masekela. Con King Kong Masekela suonò in tutti i più importanti teatri del Sudafrica, e anche all'estero (lo spettacolo andò in scena diverse volte a Londra). Nello stesso periodo Masekela incise un album con John Mehegan, pubblicato col titolo Jazz in Africa.[5]

Alla fine del 1959, Masekela fondò un gruppo musicale chiamato Jazz Epistles, insieme ad Abdullah Ibrahim, Kippie Moekesti, Makhaya Ntshoko e Johnny Gertze. Gli "Epistles" furono il primo gruppo jazz sudafricano a incidere un LP, e i loro concerti a Johannesburg e Città del Capo fecero grandi incassi fino alla metà del 1960.

Il 21 marzo 1960, gli eventi sanguinosi del massacro di Sharpeville e il successivo inasprirsi del regime dell'apartheid convinsero Masekela a espatriare. Fu aiutato da Huddleston e da Yehudi Menuhin e John Dankworth, che lo fecero accettare alle Guildhall School of Music di Londra.

Successo internazionale[modifica | modifica wikitesto]

In realtà Masekela non frequentò la Guildhall, ma si trasferì negli Stati Uniti, dove conobbe Louis Armstrong, che tempo prima gli aveva inviato una tromba in regalo[2] e divenne amico di Harry Belafonte e di jazzisti come Dizzie Gillespie e Miles Davis. Belafonte e Miriam Makeba (che si era trasferita in America qualche anno prima) introdussero Masekela presso le case discografiche. Nel 1963 incise il suo album di debutto, Trumpet Africaine, e l'anno successivo sposò Makeba. Il successo venne nel 1965 con l'album dal vivo The Americanization of Ooga-Booga, prodotto da Tom Wilson (già produttore di Bob Dylan e Simon & Garfunkel). Nel 1966 Makeba e Masekela divorziarono[6], e quest'ultimo si trasferì a Los Angeles. Qui consolidò la sua immagine di musicista di successo attraverso una serie di collaborazioni prestigiose (suonò tra l'altro con i Byrds e Bob Marley) e producendo una serie di fortunati album solisti, fra cui Alive and Well at the Whisky (1967) e Promise of a Future, che conteneva il singolo Grazing in the Grass (1968), che vendette quattro milioni di copie e giunse al primo posto nelle classifiche statunitensi per due settimane.[7] Nei primi anni settanta Masekela era ormai una celebrità, e i suoi concerti registravano il tutto esaurito in tutti gli Stati Uniti.[2]

Ritorno in Africa[modifica | modifica wikitesto]

In questo periodo Masekela decise di tornare in Africa, vivendo per qualche tempo in Guinea, poi in Liberia, in Ghana, nello Zaire e in Nigeria. In questi anni incise una serie di album considerati fra i più innovativi della sua carriera[2] insieme ad altri artisti di spicco della scena musicale africana come Dudu Pukwana, Fela Kuti e Herp Albert; a questo periodo risalgono per esempio brani come Home Is Where the Music Is, The Marketplace, Ashiko, e Stimela (The Coal Train), uno dei classici di Masekela, dedicato ai lavoratori delle miniere di Johannesburg. Nel 1980, Masekela e Miriam Makeba suonarono insieme in uno storico concerto di Natale in Lesotho, di fronte a un pubblico di 75.000 persone.

Nel 1981 Masekela si trasferì in Botswana, poco lontano dal confine del Sudafrica, dove creò una scuola di musica (la Botswana International School of Music) e uno studio discografico. In questo periodo Masekela iniziò a fondere il proprio stile con elementi tratti dalla musica etnica dell'Africa del Sud, soprattutto dal mbaqanga zulu ma anche dalla tradizione musicale xhosa, tswana e di altre etnie. Con la sua orchestra Kalahari incise numerosi album di successo, incluso Techno Bush, che conteneva il fortunato singolo Don't Go Lose It Baby (1986). Poco tempo dopo, le azioni di rappresaglia messe in atto dal governo del Sudafrica contro il Botswana (accusato di proteggere "campi di addestramento dei comunisti") costrinsero Masekela a ritirarsi nel Regno Unito.

Free Mandela[modifica | modifica wikitesto]

In Inghilterra Masekela scrisse il musical di successo Sarafina! insieme a Mbongeni Ngema. Nel 1986 incise con l'orchestra Kalahari un altro singolo di grande successo, Bring Him Back Home, in favore della campagna per la scarcerazione di Nelson Mandela, e che divenne uno degli inni della campagna Free Mandela. In seguito partecipò al tour di Paul Simon per l'album Graceland insieme a Miriam Makeba e Ladysmith Black Mambazo.

Nel 1990 il regime dell'apartheid volgeva al termine; venne tolto il bando sui partiti politici dei neri e Mandela fu scarcerato. Masekela decise di rientrare in Sudafrica e fece il tutto esaurito nelle principali città del paese con il tour di quattro mesi Sekunjalo This Is It.

Attività recente[modifica | modifica wikitesto]

Masekela rimane uno degli artisti africani di maggior successo sia in patria che a livello internazionale; i suoi album più recenti, come Black to the Future e Sixty, hanno spesso raggiunto lo status di disco di platino.

Sfruttando la sua posizione sul mercato discografico, Masekela si è dedicato spesso a promuovere artisti sudafricani emergenti, anche attraverso la sua etichetta discografica, la Chissa Entertainment.

Nel 2003 Masekela è comparso nel documentario Amandla! A Revolution in Four Part Harmony, e l'anno successivo ha pubblicato la sua autobiografia, Still Grazin': The Musical Journey of Hugh Masekela.[8]

Discografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Con i Jazz Epistles[modifica | modifica wikitesto]

Con Herp Albert[modifica | modifica wikitesto]

Collaborazioni[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Informazioni biografiche[modifica | modifica wikitesto]

Informazioni discografiche[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Yanow (2001), p. 248
  2. ^ a b c d e Ritmo Artists
  3. ^ "We identified with jazz because in those days, jazz showed the excellence of a people who had been enslaved and racially discriminated against. Dizzy and Miles were not looked on with love from the Western establishment. They were independent Black people who didn't take crap from anybody. Louis Armstrong, Billie Holiday, and Count Basie represented triumph in spite of oppression." Citato in Ritmo Artists.
  4. ^ Fairweather (2004), p. 13
  5. ^ Payne
  6. ^ Payne, Hugh Masekela Biography
  7. ^ Yanow (2001), p. 248
  8. ^ Masekela (2004)
  9. ^ Benché la copertina dell'album riporti come autore "Hugh Masakela" (sic), Johannesburg è una raccolta di brani di vari autori africani, tra cui Anansa, K-Cee, Princess M e Khanyo

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