Quantità vocalica

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In linguistica, la quantità vocalica fonologica indica la lunghezza dei fonemi vocalici, intesa con valore distintivo. Ciò significa che la durata di realizzazione delle vocali è percepita dai parlanti, i quali sono in grado di distinguere parole con fonemi qualitativamente identici grazie alla loro durata.

Se la quantità vocalica invece non ha valore distintivo, essa non è pertinente a livello fonologico, ma soltanto a livello fonetico. Solitamente in fonologia per la durata dei fonemi si utilizza il termine quantità, sottintendendone il suo valore distintivo, mentre in fonetica è adottato il termine lunghezza, che può essere o meno fonologicamente pertinente.

La quantità di un fonema non indica in termini assoluti la sua durata di emissione, perché essa è soggetta a numerose variabili, come ad esempio la velocità d'eloquio, l'accentazione, la posizione nella catena parlata. Un fonema, cioè, non è in fonologia considerato lungo o breve perché la sua realizzazione si protrae per un certo tempo determinato.

L'opposizione di quantità riguarda invece la durata relativa di due fonemi, che a parità di qualità e di velocità d'elocuzione vengono articolati per un tempo quantitativamente diverso.

Così nel latino, ad esempio, nella parola FĀMĂ ('la fama') realizzata a ritmo allegro[1], la prima vocale /a/ veniva considerata lunga perché aveva una durata di emissione maggiore della seconda; la sua durata assoluta poteva però essere minore di quella della /a/ breve della parola PĂLUS ('la palude') realizzata a ritmo lento.

Lingue con quantità vocalica fonologica[modifica | modifica wikitesto]

La distinzione della quantità vocalica era presente nel latino classico, ma la sua evoluzione fonologica ha portato ad una modifica del sistema vocalico, per cui già nel latino volgare alla quantità si è sostituita una distinzione nei gradi di apertura. Alcune iscrizioni pompeiane testimoniano che già nel I secolo d.C. il latino parlato non distingueva più la quantità vocalica.[2]

Oggi la quantità vocalica è distinta in olandese:

esempio: olandese "man" 'uomo' ~ "maan" 'luna'.

Nella famiglia indoeuropea non ci sono lingue che presentano, come faceva il latino, distinzione sia della quantità vocalica sia di quella consonantica. Sono invece presenti nella famiglia ugro-finnica. Si tratta dell'estone, dell'ungherese e del finlandese:

esempio: finlandese "kukka" 'chi' ~ "kukka" 'fiore'; "sata" 'cento' ~ "sataa" 'piove'.

La distinzione di entrambe le quantità è però presente in alcuni dialetti italiani, come ad esempio nel romanesco:

Dialetto romanesco Traduzione in italiano Pronuncia
Ja portato er cane Gli ha portato il cane /japor'taːto/
Jâ portato er cane Glielo ha portato il cane /jaːpor'taːto/

Nell'estone i gradi di quantità, sia delle vocali che delle consonanti, sono tre[3] (le vocali lunghe ed extra-lunghe sono segnalate nella grafia con il raddoppiamento):

esempio: estone "sada" 'cento' ~ "saada" 'mandate' ~ "saada" 'essere permesso'.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nella terminologia fonetica, i termini allegro e lento indicano rispettivamente un parlato realizzato più velocemente e uno realizzato più lentamente. Sulla velocità d'eloquio cfr Pietro Maturi, I suoni delle lingue, i suoni dell'italiano, Bologna, Il Mulino, 2006, ISBN 978-88-15-13305-2.
  2. ^ In alcune lingue romanze è dibattuta la presenza della lunghezza vocalica con valore distintivo. Per il dialetto di Borgo San Sepolcro cfr. Clemente Merlo, Consonanti brevi e consonanti lunghe nel dialetto di Borgo S. Sepolcro in L'Italia dialettale, nº 5, 1929, pp. 66-80. e Alberto Nocentini, Vocali lunghe e consonanti lunghe nel dialetto di Borgo San Sepolcro in Linguistica storica e cambiamento linguistico, 1985, pp. 79-86.. Per il francese e altre lingue non romanze cfr Bertil Malmberg, Manuale di fonetica generale, Bologna, Il Mulino, 1977.
  3. ^ Nell'estone, ma in modo meno marcato anche nelle altre lingue, alla variazione della lunghezza se ne sovrappongono altre, in particolare quella di intonazione e di intensità. Un'altra variazione che accompagna quella della lunghezza è quella di apertura, per cui ad esempio in inglese si ha beat /bi:t/ e bit /bɪt/, con la vocale più breve che è articolata più aperta. La stessa variazione di timbro era presente nel latino classico, ed ha acquisito valore fonologico dopo la perdita della distinzione primaria della quantità.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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