Lockheed T2V SeaStar

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Lockheed T2V SeaStar/T-1 SeaStar
T-1A NATC in flight 1965.jpeg
Descrizione
Tipo addestratore avanzato
Equipaggio 2 (pilota + istruttore)
Progettista Clarence Johnson
Costruttore Stati Uniti Lockheed
Data primo volo 15 dicembre 1953
Data entrata in servizio maggio 1957
Data ritiro dal servizio anni settanta
Utilizzatore principale Stati Uniti US Navy
Esemplari 150
Sviluppato dal Lockheed T-33A Shooting Star
Dimensioni e pesi
Lunghezza 11,75 m (38 ftin)
Apertura alare 13,06 m (42 ft 10 in)
Altezza 4,06 m (13 ft 4 in)
Superficie alare 22,3 (240 ft²)
Peso a vuoto 5 427 kg (11 965 lb)
Peso carico 7 031 kg (15 500 lb)
Peso max al decollo 7 636 kg (16 800 lb)
Propulsione
Motore un turbogetto Allison J33-A-24/24A
Spinta 27,2 kN (6 100 lbf)
Prestazioni
Velocità max 933 km/h (580 mph, 504 kt) a 10 670 m (35 000 ft)
Velocità di salita 32 m/s (6 330 ft/min)
Autonomia 1 560 km (970 mi, 843 nmi)
Tangenza 12 190 m (40 000 ft)
Note dati riferiti alla versione T2V-1

i dati sono estratti da Lockheed Aircraft since 1913[1]

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Il Lockheed T2V SeaStar, designazione aziendale L-245 e dal 1962 ridesignato T-1 SeaStar in base alle nuove convenzioni di designazione unificate, fu un aereo a reazione da addestramento avanzato "navalizzato" sviluppato dall'azienda aeronautica statunitense Lockheed Corporation nei primi anni cinquanta.

Derivato dal Lockheed T-33A Shooting Star per rispondere ad una specifica della United States Navy, la marina militare statunitense, pur rimasto molto simile al progetto del suo predecessore se ne differenziava, oltre che per l'equipaggiamento necessario per operare dalle portaerei come il gancio di arresto, per la particolare gobba dovuta all'innalzamento della postazione posteriore, occupata dall'istruttore, atta a garantirgli una maggiore visibilità complessiva.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Sviluppo[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 1949 la US Navy ha utilizzato il Lockheed T-33 per la formazione dei suoi piloti. Il T-33 era un aereo derivato dal Lockheed P-80, rinominato TV-2 dalla Marina che tuttavia non possedeva la specifiche per addestrare i piloti all'appontaggio delle portaerei poiché non aveva il gancio di arresto. Per questo motivo venne creata una nuova versione sviluppata sempre dal T-33 con designazione L-245 e per la Marina statunitense T2V. Il T2V volò per la prima volta il 16 dicembre 1953 e le consegne per la US Navy iniziarono nel 1956[2]

Rispetto al TV-2 il T2V era stato pesantemente modificato per renderlo adatto agli atterraggi sulle portaerei, con una coda ridisegnata,un carrello rinforzato,l'aggiunta di un gancio d'arresto a scomparsa, flap a comando elettrico e la postazione dell'istruttore (quello seduto dietro) leggermente rialzata per avere una visuale migliore. Queste migliorie portarono il T2V ad avere una maggiore longevità rispetto al P-80 ed una maggiore resistenza ad agenti esterni come acqua di mare e salsedine[3]

Impiego Operativo[modifica | modifica sorgente]

L'unica versione del T2V fu inizialmente rinominata TV2-1 quando entrò in servizio poi diventò T-1A SeaStar

Il T-1A è stato sostituito dal T-2 Buckeye, ma rimase in servizio fino al 1970

Sviluppo Attuale[modifica | modifica sorgente]

Attualmente un T-1A è in condizioni di aeronavigabilità presso l'Aeroporto di Phoenix-Mesa a Mesa, Arizona. Due esemplari sono conservati ed esposti al pubblico a Tucson, Arizona [4]

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Stati Uniti Stati Uniti

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Francillon 1982, pp. 321–322
  2. ^ Swanborough p. 297.
  3. ^ http://www.scribd.com/doc/78712963/Naval-Fighters-42-Lockeed-T2V-1-T-1A-Seastar.
  4. ^ Ogden, p. 98.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) René J. Francillion, Lockheed Aircraft since 1913, London, Putnam, 1982, ISBN 0-370-30329-6.
  • (EN) Steve Ginter, Lockheed T2V-1/T-1A Seastar. Naval Fighters #42, Simi Valley, California, Ginter Books,, 1999, ISBN 978-0-942612-42-4.
  • (EN) William Green, Gerald Pollinger, The Aircraft of the World, New York, Doubleday & Co., 1965, p. 255.
  • (EN) William Green, Dennis Punett, MacDonald World Air Power Guide, London, Purnell & Sons, Ltd. (reprinted by Doubleday), 1963, p. 28.
  • (EN) Bob Ogden, Aviation Museums and Collections of North America, Air-Britain (Historians) Ltd., 2007, ISBN 0-85130-385-4.
  • (EN) Gordon Swanborough, Peter M. Bowers, United States Navy Aircraft since 1911, Putnam Aeronautical Books, 1990, ISBN 0-87021-792-5.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]