Lockheed L-9 Orion

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Lockheed L-9 Orion
Il Lockheed L-9 Orion "North Wind", uno dei sei Orion utilizzati dalla Varney Speed Lanes di Burbank, California,  Stati Uniti
Il Lockheed L-9 Orion "North Wind", uno dei sei Orion utilizzati dalla Varney Speed Lanes di Burbank, California, Stati Uniti Stati Uniti
Descrizione
Tipo aereo di linea
Equipaggio 1 (pilota)
Progettista Richard A. Von Hake
Costruttore Lockheed Aircraft Corporation
Data primo volo febbraio 1931
Data entrata in servizio 1931
Esemplari 35
Dimensioni e pesi
Lunghezza 8,64 m (28 ft 4 in)
Apertura alare 13,04 m (42 ft 9,25 in)
Altezza 2,90 m (9 ft 8 in)
Superficie alare 27,32 (294,1 ft²)
Peso a vuoto 1 651 kg (3 640 lb)
Peso max al decollo 2 359 kg (5 200 lb)
Passeggeri 6
Propulsione
Motore Pratt & Whitney R-1340 Wasp S1D1
Potenza 550 hp (410 kW)
Prestazioni
Velocità max 354 km/h (192 kt, 220 mph) al livello del mare
Velocità di crociera 330 km/h (205 mph)
Autonomia 1 159 km (750 mi)
Tangenza 6 705 m (22 000 ft)
Note dati riferiti alla versione Orion 9D e ricavati da The Complete Encyclopedia of World Aircraft[1]

[senza fonte]

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Il Lockheed Model 9 Orion, noto anche come L-9, era un monomotore ad ala bassa da trasporto civile passeggeri, uno degli aerei di linea di maggior successo del periodo tra le due guerre mondiali. Fu il primo aereo di linea ad avere il carrello di atterraggio retrattile ed aveva il primato di essere più veloce di qualsiasi aereo militare di quel tempo. Con questo modello finisce l'era dei monoplani dalla struttura in legno della statunitense Lockheed Aircraft Corporation.

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

L'Orion fu l'ultimo modello della serie L realizzato utilizzando molti elementi in comune con i precedenti progetti della Lockheed. Esso deriva principalmente dal modello Altair del quale prende gran parte degli elementi costruttivi, integrandoli con una forma della parte anteriore della cabina di pilotaggio simile al modello Vega, più la cappottatuta motore introdotta col modello Air Express[2]. La Lockheed utilizzò lo stesso stampo di base per la realizzazione di fusoliera ed ala anche per tutti i loro precedenti progetti, di conseguenza il loro aspetto appare molto simile. L'Orion era caratterizzato da una cabina chiusa con posti a sedere per sei passeggeri. Il primo Orion, collaudato dal pilota Marshall Headle, ricevette il suo Approved Type Certificate, un certificato di idoneità emesso dalla Civil Aviation Authority (CAA), il 6 maggio 1931[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene progettato in funzione delle nuove prospettive aperte dal mercato del trasporto passeggeri, la sua velocità lo rendeva ideale per le competizioni aeronautiche. La prima gara del neonato Bendix race, nel 1931, venne monopolizzata dai velivoli costruiti dalla Lockheed; su nove aeroplani partecipanti vi figuravano due Orion, tre Lockheed Altair ed un Lockheed Vega. L'11 luglio 1935 l'aviatrice Laura Ingalls a bordo di un Lockheed Orion spinto da un Pratt & Whitney R-1340 Wasp, stabilì il record di velocità di attraversamento degli Stati Uniti d'America da est ad ovest riservato alle donne, nella tratta dall'aeroporto Floyd Bennett, New York, a Burbank in California. Due mesi più tardi, volando stavolta da ovest ad est, stabilì nuovamente il record femminile per quella tratta[3].

Il primo Orion entrato in servizio fu quello immatricolato NC960Y, che venne utilizzato dalla compagnia aerea Bowen Air Lines, con sede a Fort Worth nel Texas, dal maggio del 1931[2]. Le molte miglia percorse in volo senza problemi durante il servizio di linea ed i titoli di velocità, conseguiti pur da piloti poco esperti, dimostrarono l'affidabilità dell'avanzato progetto dell'Orion, e ne fecero il miglior mezzo pubblicitario per incrementarne le vendite. Tuttavia quelli che furono acquistati dalle compagnie aeree con la funzione di trasporto passeggeri avrebbero avuto una limitata vita operativa. Nel 1934 la Civil Aeronautics Authority (CAA), l'autorità aeronautica civile statunitense, emise una normativa che vietò l'ulteriore uso, per ragioni di sicurezza, dei velivoli monomotori su tutte le principali linee di collegamento. Inoltre era divenuto obbligatorio l'affiancamento di un secondo pilota che cooperasse con il primo, di conseguenza tutti gli aerei di linea dovevano avere una cabina di pilotaggio a due posti. I requisiti di tale normativa misero fine alla carriera di trasporto passeggeri dell'Orion e delle piccole compagnie di linea che utilizzavano simili velivoli, ma un certo numero di compagnie maggiori riconvertirono i loro Orion per utilizzarli esclusivamente come aerei da trasporto merci e da posta aerea. A causa della complessità costruttiva delle loro parti in legno, spesso venivano eliminati anche dopo incidenti di piccola entità, questo a causa degli elevati costi necessari per la loro riparazione. Molti degli Orion eccedenti furono ceduti alla forza aerea repubblicana verso la fine del 1936, subito dopo l'inizio della guerra civile spagnola, e distrutti in combattimento[3].

L'Orion Explorer fu una variante derivata dalla versione Orion 9E. A seguito di un incidente venne ricostruito utilizzando parti provenienti da altri modelli Lockheed. Venne sostituita l'ala danneggiata con l'ala di un Explorer 7 ed il motore originale con un Pratt & Whitney R-1340 Wasp S3H1 da 600 hp (482 kW). Successivamente venne sostituito l'originale carrello d'atterraggio retrattile con uno fisso il quale, in un secondo momento, venne ulteriormente trasformato dotandolo di due galleggianti. In questa configurazione Wiley Post e Will Rogers cercarono di compiere un raid attorno al mondo, decedendo entrambi nel tentativo il 15 agosto 1935 in Alaska[2].

In tutto la Lockheed costruì un totale di 35 Orions per il costo di $ 50 000 ciascuno.

Versioni[modifica | modifica wikitesto]

Velivoli attualmente esistenti[modifica | modifica wikitesto]

Il Lockheed Orion 9C esposto presso il Museo Svizzero dei Trasporti di Lucerna, in Svizzera, nella livrea originale della Swissair.

Non si conosce se ci siano velivoli sopravvissuti dopo il 1940 ad eccezione dell'unico esemplare arrivato ai giorni nostri. L'Orion fu originalmente costruito come una versione sperimentale dell'Altair dotato di fusoliera metallica, poi riconvertito in Orion 9C dal progettista originale dell'Orion, Richard A. Von Hake, coadiuvato da uno staff che lavorò gratuitamente nel periodo in cui l'azienda si stava avviando verso il fallimento. Esso venne successivamente acquistato dalla Shell Oil Company e pilotato da James H. Doolittle a cui diede il nome Shellightning[4]. Danneggiato in un incidente nel 1936, l'Orion 9C fu riparato presso il Parks Air College di St. Louis, nel Missouri, prima di essere acquistato dal pilota da corsa ed attore cinematografico Paul Mantz nel 1938. Mantz lo usò nella lavorazione di film e lo pilotò nelle competizioni aeronautiche Bendix Trophy del 1938 e del 1939. Successivamente le notizie di questo velivolo sono incomplete. Ha subito alcuni piccoli incidenti, è stato ricoverato in un magazzino per alcuni anni, e nel 1964 fu esposto all'aperto nell'Orange County Airport in California. È stato successivamente riportato in condizioni di volo dal Fokker Team della Swissair ed esposto al Museo Svizzero dei Trasporti di Lucerna, in Svizzera, nella livrea originale della Swissair[5].

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Civili[modifica | modifica wikitesto]

(lista parziale)

Stati Uniti Stati Uniti
Svizzera Svizzera

Militari[modifica | modifica wikitesto]

Spagna Spagna

Velivoli comparabili[modifica | modifica wikitesto]

Germania Germania

L'Orion nel giochi di simulazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Complete Encyclopedia of World Aircraft
  2. ^ a b c Eden and Moeng, eds. 2002, pag. 899
  3. ^ a b c Francillon, 1987
  4. ^ (EN) Judy Rumerman, Lockheed's Early Years, 1912-1940 in centennialofflight, http://www.centennialofflight.gov/. URL consultato l'08-11-2008.
  5. ^ (EN) Lockheed Model 9 C Orion in The Virtual Aviation Museum, http://www.luftfahrtmuseum.com/. URL consultato l'08-11-2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Francillon, René J, Lockheed Aircraft since 1913. Naval Institute Press: Annapolis, 1987.
  • (EN) Eden, Paul and Moeng, Soph, eds. The Complete Encyclopedia of World Aircraft. London: Amber Books Ltd., 2002. [ISBN 0-7607-3432-1]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]