Lockheed L-1649 Starliner

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Lockheed Starliner
Un L-1649A Starliner della Trans World Airlines
Un L-1649A Starliner della Trans World Airlines
Descrizione
Tipo Aereo di linea
Equipaggio 5
Progettista Clarence Johnson
Costruttore Stati Uniti Lockheed Corporation
Data primo volo 10 ottobre 1956
Data entrata in servizio 1º giugno 1957
Data ritiro dal servizio Inizio anni ottanta
Utilizzatore principale Stati Uniti Trans World Airlines
Altri utilizzatori Francia Air France
Germania Lufthansa
Esemplari 44 (inclusi i prototipi)
Costo unitario 3 000 000 di $ del tempo
Sviluppato dal Lockheed Super Constellation
Altre varianti L-1649A
L-1649B
Dimensioni e pesi
Lunghezza 35,1 m (116,2 ft)
Apertura alare 45,72 m (150 ft)
Altezza 7,54 m (24,75 ft)
Peso a vuoto 45 569 kg (91 645 lb)
Peso max al decollo 70 800 kg (156 104 lb)
Passeggeri 99
Propulsione
Motore 4 Wright R-3350 988 TC18-EA-2 radiali
Potenza 2 535 kW (3 400 hp) ciascuno
Prestazioni
Velocità max 607 km/h (377,17 mph)
Velocità di crociera 467 km/h (290 mph)
Autonomia 7 950-9 945 km (4 940-6 180 mi)
Tangenza 7 225 m (23 700 ft)
Note Dati riferiti alla versione L-1649A

SAA Museum Society website[1] e Lockheed Constellation:From Excalibur to Starliner[2]

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Il Lockheed L-1649 Starliner era un quadrimotore di linea ad ala bassa prodotto dall'azienda statunitense Lockheed Corporation negli anni sessanta.

Si trattava dell'estremo sviluppo del progetto del Lockheed L-049 Constellation, nato agli inizi degli anni quaranta. Fu uno degli ultimi grandi velivoli da trasporto mosso da motori a pistoni, nato quando ormai l'era degli aviogetti commerciali era alle porte[3].

Sviluppo e tecnica[modifica | modifica sorgente]

Lo sviluppo di un successore del Super Constellation ebbe inizio quando la Lockheed si trovò a controbattere la concorrenza del Douglas DC-7C (o Seven Seas come veniva chiamato per un gioco di assonanze circa la pronuncia della sua sigla). Designata L-1449, la nuova versione del velivolo doveva essere spinta da quattro turboeliche Pratt & Whitney PT2G-3 per un totale di 4 101 kW (5 500 hp) ed avrebbe dovuto avere una velocità di crociera superiore a quella del suo rivale, mantenendo al tempo stesso un'identica autonomia grazie a serbatoi di carburante più grandi, alloggiati nella struttura alare.

Diverse le versioni, in base alle diverse fonti disponibili, circa le previste dimensioni della fusoliera dell'L-1449: secondo l'organizzazione non a scopo di lucro Air-Britain[4] avrebbe dovuto essere di 140 cm più lunga rispetto a quella della serie L-1049 mentre secondo l'autore Robert W. Rummel[5] la nuova versione avrebbe avuto la stessa fusoliera del velivolo precedente.

Comunque sia, nel dicembre del 1954 la Hughes Tool Company, la holding tramite la quale Howard Hughes controllava Trans World Airlines (TWA), ne ordinò 25 esemplari, anche se la TWA si mostrò scettica sostenendo che l'impiego di un tale velivolo sarebbe stato antieconomico anche con tutti i posti occupati. Poco tempo dopo, tuttavia, la Pratt & Whitney annunciò l'abbandono dello sviluppo della variante ad uso civile del turboelica T34; la Lockheed propose, in sostituzione, una nuova variante del velivolo (designandola L-1559), con l'intenzione di utilizzare quattro turboeliche Allison.

Nel breve volgere di pochi mesi la Lockheed si accordò con la TWA per lo sviluppo di una versione propulsa da motori a pistoni, identificata con la sigla L-1649; un successivo tentativo di abbandonare definitivamente la realizzazione di questa nuova versione si scontrò con il rifiuto da parte della Hughes di concedere il recesso dall'ordine già emesso.

Con il modello L-1649 (cui fu attribuita la denominazione Starliner), la Lockheed propose un aggiornamento meno ambizioso del Constellation: il nuovo design prevedeva la fusoliera della serie L-1049G, mentre veniva realizzata un'ala completamente nuova (dall'apertura di 46 m) che accoglieva quattro motori radiali Wright R-3350 con sistema turbo-compound che, in relazione alla quantità di carburante disponibile, garantivano al nuovo velivolo la capacità di volare senza sosta dagli Stati Uniti all'Europa passando per il polo nord. La Lockheed fece sapere che l'aereo era in grado di trasportare 58 passeggeri per 10 461 km ad una velocità di crociera di 563 km/h, raggiungendo Parigi da New York con un risparmio di tre ore rispetto a quanto era in grado di fare il DC-7C della Douglas con lo stesso carico di persone.[6]

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

Il primo volo del prototipo dell'L-1649A (matricola N1649, in seguito venduto in Giappone agli inizi degli anni settanta) si ebbe il 10 ottobre 1956[7][3]. I voli di linea con la TWA (che soprannominò i propri L-1649 "Jetstream") cominciarono il 1º luglio 1957 con la tratta New York-Londra e New York-Francoforte sul Meno. Nel 1958 30 dei 60 voli che la TWA effettuava verso l'Europa erano serviti dagli Starliner, compresi 7 voli non-stop a settimana da Parigi, 5 da Londra, 2 da Madrid, Lisbona e Ginevra e uno da Roma. Altri tre Starliner effettuavano una volta a settimana il volo Europa-California passando per il polo nord, a volte senza dover ricorrere a scali intermedi. I Boeing 707 rimpiazzarono l'ultimo Starliner assegnato dalla TWA ai voli trans-oceanici nell'ottobre 1961; nel dicembre 1962 la sostituzione avvenne anche per i voli interni. Agli inizi degli anni sessanta la Lockheed aveva già convertito 12 Starliner della TWA in aerei da trasporto che servirono in questa veste oltre oceano (fino al 1964) e negli USA (fino al 1967).

Uno Starliner della Lufthansa mentre decolla dall'aeroporto di Manchester nel 1961

L'Air France acquistò dieci Starliner e fu l'unica compagnia aerea ad utilizzare la denominazione di fabbrica ("Super Starliner" per la precisione). I voli oltre oceano, prima dell'arrivo dei Boeing 707, durarono dall'agosto 1957 al settembre 1960. Dall'aprile 1958 inoltre gli Starliner francesi volarono da Parigi fino a Tokyo passando per Anchorage (Alaska) (tempo previsto 30 ore e 45 minuti), ma non ci furono mai atterraggi nella West Coast degli USA. Nell'estate 1959 i registri Air France riportavano 22 voli non-stop degli Starliner dall'aeroporto di Parigi-Orly a quello di Idlewild (Michigan), con quattro di questi voli che proseguivano per Città del Messico; due volte a settimana gli Starliner eseguivano anche voli andata-ritorno da Orly a Montreal o Chicago.

La Lufthansa fu l'ultima compagnia aerea a comprare degli Starliner nuovi: i quattro esemplari acquistati vennero chiamati "Super Star" e volarono su rotte transatlantiche. Nell'estate 1959, la Lufthansa offriva voli non-stop con gli Starliner da Francoforte sul Meno a New York, Parigi-Orly e Düsseldorf. Con l'arrivo dei Boeing 707 nel 1960, la Lufthansa decise di convertire due Starliner in aerei da trasporto merci.

Allo Starliner si mostrò interessata anche l'italiana LAI. Un ordine di quattro velivoli venne però annullato dopo la fusione della società con l'Alitalia nel 1957. La nuova società si mostrò invece interessata ai Douglas DC-7C, ed i quattro Starliner inizialmente costruiti per l'Italia vennero, negli anni seguenti, consegnati alla TWA. La brasiliana Varig ordinò due Starliner, ma l'ordine venne tramutato nell'acquisto di due Super Constellation. L'Alaska Airlines impiegò due Starliner per operazioni MATS (Military Air Transport Service) negli anni sessanta. Altri operatori usarono lo Starliner come aereo da trasporto merci. Con l'inizio degli anni ottanta, tutti gli Starliner avevano cessato di volare.

L'alto costo dell'aereo (3.000.000 $ del tempo) penalizzò la diffusione dello Starliner che, al momento della cessata produzione, uscì dalle fabbriche in sole 44 unità.

Versioni[modifica | modifica sorgente]

I dati sulle versioni sono tratti da "www.uswarplanes.net"[8].

  • L-1649A - versione iniziale costruita in 44 esemplari e propulsa da quattro motori Wright R-3350 988 TC18-EA-2.
  • L-1649B - versione turbopropulsa proposta ma mai costruita.

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Incidenti[modifica | modifica sorgente]

Dati tratti da Aviation Safety Network[9].

Complessivamente risultano 9 eventi che hanno visto protagonisti gli Starliner (compreso un crash test realizzato dalla Federal Aviation Administration).

Un incidente ebbe luogo sul territorio italiano, per la precisione il 26 giugno del 1959 nel territorio di Olgiate Olona (VA).

Esemplari attualmente esistenti[modifica | modifica sorgente]

La Lufthansa possiede ancora tre Starliner: uno in ristrutturazione all'aeroporto di Auburn-Lewiston (matricola N7361C)[10], un secondo, matricola N8083H[11], è usato come fonte di ricambi per l'N7361C ed il terzo, matricola N974R[12], è in mostra al Fantasy of Flight di Polk City, Florida.

Un altro esemplare di Starliner, matricola ZS-DVJ, è conservato, al 2004, al South African Airways Museum in Sudafrica[13].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Lockheed L1649A Starliner in saamuseum.co.za. URL consultato il 7 agosto 2011.
  2. ^ Breffort, op. cit.
  3. ^ a b Boroli, Boroli, op. cit.
  4. ^ Marson, op. cit.
  5. ^ Rummel, op. cit.
  6. ^ Flight International, 10 giugno 1955.
  7. ^ Angelucci, Matricardi, op. cit.
  8. ^ www.uswarplanes.net, op. cit.
  9. ^ (EN) ASN Aviation Safety Database in Aviation Safety Network, http://aviation-safety.net/index.php. URL consultato il 14 agosto 2011.
  10. ^ (EN) Lockheed Constellation Survivors - N7316C c/n 1018 in conniesurvivors.com. URL consultato l'11 agosto 2011.
  11. ^ (EN) Lockheed Constellation Survivors - N8083H c/n 1038 in conniesurvivors.com. URL consultato l'11 agosto 2011.
  12. ^ (EN) Lockheed Constellation Survivors - N974R c/n 1040 in conniesurvivors.com. URL consultato l'11 agosto 2011.
  13. ^ (EN) Lockheed Constellation Survivors - ZS-DVJ c/n 1042 in conniesurvivors.com. URL consultato l'11 agosto 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Enzo Angelucci, Paolo Matricardi, Lockheed L-749 Constellation in Guida agli Aeroplani di tutto il Mondo, vol. 5, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1979, pp. 46-8.
  • Achille Boroli, Adolfo Boroli, Lockheed Constellation in L'Aviazione, vol. 9, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1983, pp. 165-172.
  • (EN) Dominique Breffort, Lockheed Constellation: from Excalibur to Starliner Civilian and Military Variants, Parigi, Histoire and Collecions, 2006, ISBN 2-91523-962-2.
  • (EN) Peter J. Marson, The Lockheed Constellation Series, Tonbridge, UK, Air-Britain (Historians), 1982, ISBN 0-85130-100-2.
  • (EN) Robert W. Rummel, Howard Hughes and TWA, Smithsonian Institution Press, 1991, ISBN 1-56098-017-6.
  • (EN) Lockheed L.1649A in Flight, 6 luglio 1956, pp. 56-7. URL consultato il 13 agosto 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]