L'uomo del banco dei pegni

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L'uomo del banco dei pegni
Rod Steiger
Rod Steiger
Titolo originale The Pawnbroker
Paese di produzione USA
Anno 1964
Durata 116 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Sidney Lumet
Soggetto Edward Lewis Wallant
Sceneggiatura Morton S. Fine, David Friedkin
Fotografia Boris Kaufman
Montaggio Ralph Rosenblum
Musiche Quincy Jones
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

L'uomo del banco dei pegni è un film del 1964 diretto da Sidney Lumet.

Nel 2008 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1]

Questa è la prima apparizione sul grande schermo per l'attore e futuro premio Oscar Morgan Freeman.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

« - Lei ha un numero tatuato sul braccio. Fa parte di un'associazione segreta?
- Sì
- Cosa dovrei fare per entrarvi?
- Imparare a camminare sull'acqua. »
(dialogo tra Ortiz e Nazerman)

Sol Nazerman, ex insegnante, ebreo polacco scampato ad un lager nazista, gestisce un negozio di pegni a Harlem. Ogni giorno numerose persone indigenti impegnano quel poco che hanno e spesso sono clienti abituali.

L'uomo, perduta la sua famiglia nel lager, emigrato in America con sua cognata ed il consorte, entrambi ex internati, ha un rapporto algido e distaccato con il genere umano, tranne forse con Jesus Ortiz, un giovane portoricano suo aiutante. Quando questi muore per difenderlo durante una rapina cambia opinione.

« Tu vuoi imparare il segreto del nostro successo? Te lo insegno. Dapprima parti da un periodo di migliaia di anni durante i quali non hai niente di cui sostenerti, non hai una terra da coltivare né per poter cacciare. Tutto quel che hai è un po' di cervello ed una leggenda di un uomo con la barba a sostenerti e convincerti di essere speciale, anche nella miseria. Ma è questo poco di cervello la chiave, con il quale esci e vai a comprare un pezzo di stoffa, lo tagli in due e lo vendi ad un soldo di più di quanto lo hai pagato. Ne compri un altro più grande, lo tagli in tre e hai tre soldi di profitto. Durante ciò non devi cedere alla tentazione di comprarti un pezzo in più di pane o un giocattolo per tuo figlio. Devi comprare un pezzo di stoffa più grande e ripetere la procedura fino a quando scoprirai una cosa: non hai più alcun desiderio né tentazione di coltivare una terra o di ammirare un impero reclamandolo come tuo. No. Devi ripetere questa procedura per secoli finché scopri di avere una tradizione mercantile. Sei un commerciante. Sei conosciuto come strozzino, un uomo dalle risorse segrete, uno stregone, un uomo del banco dei pegni, un farabutto, un giudeo ! »
(Nazerman ad Ortiz)

Critica[modifica | modifica wikitesto]

« Il ritratto dell'uomo vulnerato dal lager, postosi fuori del bene e del male, in una posizione di glaciale indifferenza (ma tutta crepe e scricchiolii, tutta fermentazione di ricordi e industria, fin troppo scoperta, di analogie visuali tra il passato e il presente) è tratteggiato con mano ferma e Rod Stelger vi sta, specie nella prima parte, quando la sobrietà gli è comandata, col piglio di un forte interprete. Quel che persuade meno è il modo con cui il ritratto si scandisce in dramma, la parte che vi hanno gli altri personaggi, dura, schematica (stucchevole anche, in quei negri ingenui), evidentemente protesa a sollecitare, oltre il necessario, spiegazioni circa le ombre e le pieghe di quel carattere, e a tessere con lui dialoghi esplicativi che tengono del pistolotto. Anche i ricordi e le visioni del campo — spesso lampeggiate come istantanee — introducono la punta dell'artificio fotografico (e i pigmenti del nudo integrale) in un dramma della coscienza offesa che si sarebbe assai giovato d'uno stile più contenuto e casto. Ma ombre e semitoni non sono il forte d'un regista quale Sidney Lumet, sempre più incline (come si è visto anche nel Gruppo) all'esplicito per non dire all'effettistico, e sempre meno sordo alle lusinghe d'una rettorica illusoriamente realistica. »
(Leo Pestelli su La Stampa del 10 febbraio 1967[2])

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Cinematic Classics, Legendary Stars, Comedic Legends and Novice Filmmakers Showcase the 2008 Film Registry, Library of Congress, 30 dicembre 2008. URL consultato il 2 gennaio 2012.
  2. ^ Coraggioso film americano sul reduce da un lager nazista

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN197684553 · GND: (DE4674087-9
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