Jacopo Monico

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Jacopo Monico
cardinale di Santa Romana Chiesa
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Nato 26 giugno 1778
Creato cardinale 29 luglio 1833 da papa Gregorio XVI
Deceduto 25 aprile 1851

Jacopo Monico (Riese, 26 giugno 1778Venezia, 25 aprile 1851) è stato un cardinale e patriarca cattolico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Adamo e di Angela Cavallini, ricevette una prima educazione dal parroco di Altivole. Nel 1789 entrò nel seminario di Treviso, dove si distinse già prima di diventare sacerdote: nel 1791 gli fu assegnato l'insegnamento di retorica, cui si aggiunsero poi quelli di storia universale e di lingue classiche.

In questo periodo organizzò alcune accademie e si cimentò nella poesia nella poesia neoclassica (non scevra di un certo romanticismo), secondo la moda dell'epoca. I componimenti di questo periodo sono riportati nel primo volume delle Opere sacre e letterarie che raccolgono tutti gli scritti del Monico.

Jacopo Monico fu ordinato sacerdote nel 1801; insegnante al seminario di Treviso, divenne successivamente parroco ad Asolo. Nel 1818 venne eletto parroco di San Vito dai capifamiglia del paese (che godevano del giuspatronato); il Monico era già conosciuto nella zona in quanto la famiglia vi aveva delle proprietà e in quanto lui stesso vi si recava in villeggiatura. Durante questo mandato ebbe modo di emergere per l'impegno pastorale, in particolare nella predicazione, senza tuttavia abbandonare i propri interessi letterari.

Delle sue doti giunse a conoscenza l'imperatore Francesco I d'Austria su segnalazione del patriarca di Venezia Giovanni Ladislao Pyrker: nel febbraio 1822 il sovrano propose a papa Pio VII di crearlo vescovo di Ceneda e il pontefice diede parere positivo. Il 9 novembre successivo il Monico venne consacrato, facendo il suo ingresso in diocesi il 23 novembre. Nel 1827 Monico fu nominato Patriarca di Venezia.

Nel concistoro del 29 luglio 1833, Papa Gregorio XVI lo elevò al rango di cardinale-presbitero dei Santi Nereo e Achilleo, anche se non partecipò al conclave del 1846.

Durante il suo episcopato fu un forte sostenitore della casa d'Asburgo, tanto da firmare il 3 agosto 1849 una petizione all'Assemblea perché Venezia capitolasse di fronte agli Austriaci e quindi dovette rifugiarsi a San Lazzaro degli Armeni per sfuggire all'ira dei patrioti. Alla caduta della Repubblica di San Marco tenne un solenne Te Deum nella Basilica di San Marco[1].

Morì il 25 aprile 1851 all'età di 74 anni.

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I.Montanelli, Storia d'Italia,2003

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Vescovo di Ceneda Successore BishopCoA PioM.svg
Giambenedetto Falier 16 maggio 1823 - 9 aprile 1827 Antonino Bernardo Squarcina
Predecessore Patriarca di Venezia Successore PatriarchNonCardinal PioM.svg
Giovanni Ladislao Pyrker 9 aprile 1827 - 25 aprile 1851 Giovanni Pietro Aurelio Mutti
Predecessore Cardinale presbitero dei Santi Nereo e Achilleo Successore CardinalCoA PioM.svg
Pietro Caprano 22 maggio 1834 - 25 aprile 1851 François-Nicholas-Madeleine Merlot

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