San Vito (Altivole)

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San Vito
frazione
Veduta col campanile dalla Tomba Brion
Veduta col campanile dalla Tomba Brion
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Treviso-Stemma.png Treviso
Comune Altivole-Stemma.png Altivole
Territorio
Coordinate 45°45′19″N 11°54′43″E / 45.755278°N 11.911944°E45.755278; 11.911944 (San Vito)Coordinate: 45°45′19″N 11°54′43″E / 45.755278°N 11.911944°E45.755278; 11.911944 (San Vito)
Altitudine 83[1] m s.l.m.
Abitanti 1 890[2]
Altre informazioni
Cod. postale 31030
Prefisso 0423
Fuso orario UTC+1
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Vito
San Vito

San Vito è una frazione del comune di Altivole, in provincia di Treviso.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

San Vito si colloca nella pianura a sud di Asolo, a ovest del capoluogo Altivole, a nord di Riese Pio X e a est di Spineda. Il territorio della frazione è prevalentemente agricolo, occupato da vaste campagne, col centro abitato raggruppato all'incrocio tra le più importanti vie: via Asolana e via Castellana collegano in direzione nord-sud Asolo e Riese, via Rosina e via Brioni in direzione ovest-est congiungono Spineda e Altivole.

-- STORIA --

GEOLOGIA : Il territorio è pianeggiante con lievi piccole differenze di altezza, determiate dalle correnti fluviali degli antichi paleoalvei dei piccoli torrenti che scendono dalle soprastanti colline asolane, costituite da calcari a bancate di scaglia fratturati di varia natura o da strati consolidati di deposito degli ultimi milioni di anni, o da strati semiconsolidati di depositi alluvionali antichi.

- Il territorio prima dell'arrivo dell'homo sapiiens era un' "...immensa distesa di silva glandaria...", così scrisse uno dei più famosi autori latini di età augustea, il patavino Tito Livio, che si sentiva perfettamente latino, ma voleva raccontare il suo territorio, prima dell'arrivo dei suoi avi veneti. Quindi l'essenza più presente ancora all'epoca venetica era la quercia. Con il diffondersi dei piccoli villaggi dei Venetkens, dall'8° secolo a.C. il territorio cominciò ad essere lavorato sempre di più, ma la presenza della foresta era ancora molto predominante, tanto che nella bassa pianura i villaggi non esistevano, se non qualche piccolo villaggio di pescatori e venditori di pesce e sale marino, che risalivano i fiumi, fino a dove si poteva navigare con piccole barche a fondo piatto. Qualche volta vendevano anche vasellame greco che barattavano dagli empori commerciali greci di Spina ed Adria. I Venetici quindi propendevano a vivere sopratutto lungo la pedemontana, dove già negli ultimi secoli a.C. avevano sistemato una carrabile che da Verona andava in Friuli e che serviva per i commerci.

- PERIODO ROMANO -- Dal 225 a.C. anno della più famosa battaglia di Talamone, nel basso grossetano, dove 20.000 Veneti combatterono per i Romani, contro i vendicativi guerrieri celto-galli, la romanità cominciò ad entrare negli usi, costumi e tradizioni dei residenti veneti. Il primo arrivo vero della romanità fù nel 181 a.C., quando il senato diede ordine di sistemare il territorio del villaggio di Aquileja, ponendo a controllo un console che centuriò l'area e vi insediò un intero grosso manipolo di ex legionari in pensione, a cui fu concessa l'area, proprio per poter controllare la pianura friulana e successivamente veneta. Questo perchè solo 2 anni prima una folla di alcune migliaia di oltralpini si erano insediati in loco, ma non erano evidentemente ben voluti dalla scarsa popolazione residente, che chiese aiuto a Roma. Venne dato l'ordine di scacciarli, ma i documenti non riportano se l'operazione venne portata a termine. E' probabile che questi furono inglobati nella grande area centuriale come famiglie agricole, controllate dagli ex soldati, sempre comunque all'erta. Non si riportarono altre notizie, quindi evidentemente tutto il territorio, a parte i Carni abitanti dell'alto Friuli, fù reso tranquillo, tanto che già nel 143 a.C. fu dato ordine dal senato di far costruire la più grande operazione stradale dell'epoca. Spurio Postumio Albino fece controllare il territorio venetico per approntare la costruzione di quella che fu la più importante arteria stradale di quella che poi fu chiamata da X Regio Venetia et Histria : la costruzione della consolare Postumia, che prese nome appunto dal suo console. Partì da Aquileja ed era diretta ad ovest, fino ad incontrare i Galli pacificati del veronese e bresciano. Intercettò i più grossi villaggi della media pianura : Opitergium, Tarvisium, Vicetia et Veronam, tra cui anche Acelum, la nostra Asolo, anche se lungo una consolare minore.

CENTURIAZIONE di ACELUM In destra e sinistra della Postumia si aprirono di conseguenza una serie di ulteriori centuriazione minori, tra cui quella di Acelum, con strade minori e roggie a lato, per la scolatura delle acque reflue da canalizzare. Fra i tanti crocicchi stradali e di canali che la centuriazione reticolava, ci fù anche il crocicchio che dopo alcuni secoli si chiamò il Vicus di S.Vito. Sicuramente era un crocicchio con in uno dei 4 angogoli un tempietto votivo dedicato ai Lari e al dio Terminum, che era posto in Roma presso il Capitolino; era il dio dei limites del territorio. Nei secoli seguenti cristiani diventarono i Capitelli; i primi utilizzarono proprio le pietre del terminum. Il tempo latino aumentò la popolazione sempre più, fino ad arrivare ad occupare tutto il territorio arabile, fino alle pendici rocciose. Quindi molte domus rustiche (fondamenta e qualche pezzo di pavimento) si trovano a mezzo metro di profondità o al massimo ad 1 metro; spesso però il materiale laterizio e petroso venne riutilizzato di antiche case rustiche o di ville ancor oggi presenti. Dopo del tempo di Settimio Severo, nel 3° secolo dopo Cristo, poi il declino quasi continuo inesorabile fino al 4° - 5° secolo, quando l'impero crollo di fronte all'arrivo dei barbari invasori che oltrepassarono le Alpi Julie ad ondate sequenziali.

IL POST IMPERO E L'ARRIVO DEI BARBARI In successione, ondata dopo ondata, arrivarono schiere di barbari di varie provenienze, ma erano guerrieri predoni, che poi tornarono nelle loro terre piane pannoniche, con i carri pieni di mercanzia. Il denaro non aveva più valore e si riprese il baratto, mentre il malaffare di stato, fra le amministrazioni, resero inutili le stesse amministrazioni che sparirono inesorabilmente.

IL CRISTIANESIMO prese vigore dopo Costantino e il paganesimo venne messo al bando, così si sviluppò una rete minore di autoaiuto fra poveri, che fù regolato per necessità e sequenzialità dalle ecclesie, che si organizzarono attorno alle pievi. Le piccole chiesette che sorsero fra le pietre dei templi e tempietti, fecero da perno attrattivo, che a mano a mano divennero sempre più ampie con sempre più spazi comuni, con all'esterno rustici per animali, fieno e granaglie di riserva. L'amministrazione venne presa in mano dagli episcopi che si organizzarono attorno alle divisioni territoriali romane, che poi divennero le diocesi/provincie, per necessità di cose, visto che era impossibile una qualsiasi vita sociale, se non comunitariamente. Da questo si sviluppò quello che divennero poi il monachesimo che iniziò con S.Benedetto da Norcia con la sua Regula : Hora et Labora. Lo santificarono già poco dopo la sua morte, nel 7° secolo, e la diffusione fu molto rapida in tutte le campagne, ma lungo le strade più importanti, ma spesso in lievi alture, dove prima c'era stata la desertificazione della popolazione, con lo spostamento verso i centri urbani. La popolazione però con la carestia ebbe morie di milioni di persone con epidemie pandemiche. In conseguenza di questo le piante ricrebbero rigogliose e si riformarono le foreste, che arrivarono fin al limitare dei borghi, cosa che continuò fino ai tempi della Serenissima, dove la popolazione cominciò ad riaumentare.

LONGOBARDI Arrivarono anche altri barbari, ma... Nel 568 una lunga fila di Longobardi si trasperirono definitivamente in Venetia, oltrepassando il passo di Vipacco, dalla Slovenia. Si fermarono inizialmente qualche giorno nella prima pianura, depredando il poco che c'era, e fondando la loro capitale iniziale a Cividale. Ma essendo una moltitudine biblica, il loro percorso fù obbligato a proseguire, proprio lungo la Postumia, e città dopo città le conquistarono, ponendo una delle loro fare (famiglie-clan) a capo. I tempi erano talmente magri che anche i Longobardi furono costretti a venire a traspormare i residenti praticamente in schiavi, ma non vi furono molti morti inutili, tanto era la estrema condizione di povertà e di necessità. Infatti, con la loro volontà di rimanere e la loro conoscenza del latino, oltre che del latinismo-romanesimo, furono costretti a farsi aiutare e rogolare proprio dagli episcopi che erano gli unici che potevano gestire una popolazione inerme, che per le loro condizioni erano già schiavi lella loro

S.VITO Il toponimo del paese indica con certezza la presenza almeno di una pieve dedicata in antichità a questa religiosità benedettina; era uno dei santi a cui gli abati benettini si ispirarono e quindi dedicarono a lui molte chiese campestri di piccole comunità rurali.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa parrocchiale[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale di San Vito è un esempio di architettura neoclassica, dall'imponente facciata tripartita da lunghe semicolonne corinzie, sopra le quali poggia un grande timpano dentellato, sui cui vertici campeggiano tre statue di santi.

Tomba Brion[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tomba Brion.

Nel secondo Novecento si lega a San Vito uno dei maggiori architetti italiani, Carlo Scarpa: annessa al cimitero del paese, egli realizza una delle sue maggiori opere: le sepolture della famiglia locale dei Brion. Monumento di grande rilievo artistico, suggestiona il visitatore attraverso l'alchimia dell'acqua, del manto erboso e delle murature delle tombe.
Lo stesso architetto è qui sepolto.

Villa Giauna Bernardo[modifica | modifica wikitesto]

Un importante complesso di villa veneta occupa il territorio a est della chiesa parrocchiale, al di là della via Asolana: si tratta di Villa Giauna Bernardo, le cui parti più antiche risalgono al XVII secolo, poi ampliate e rimaneggiate nei secoli successivi[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte: ISTAT.
  2. ^ In assenza di dati ufficiali precisi, si è fatto riferimento alla popolazione della parrocchia locale, reperibile nel sito della CEI.
  3. ^ Fonti: sito sulla villa; scheda dell'IRVV
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