Istituto italiano per l'Africa e l'Oriente

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Istituto italiano per l'Africa e l'Oriente
Istituto italiano per l'Africa e l'Oriente
Logo dell'associazione
Abbreviazione IsIAO
Tipo Ente pubblico non economico
Fondazione 1995
Scioglimento 2012
Scopo Promozione degli scambi culturali fra l'Italia e i Paesi dell'Africa e dell'Asia
Sede centrale Italia Roma
Presidente Italia Gherardo Gnoli
(non più attivo) Sito web

L'Istituto italiano per l'Africa e l'Oriente (o IsIAO), è stato un ente pubblico non economico, posto sotto la sorveglianza del Ministero degli Affari Esteri, a base associativa (circa 300 soci). L'IsIAO ha operato attivamente nel campo della promozione culturale fra l’Italia e i Paesi dell’Africa e dell’Asia. Posto in liquidazione nel gennaio 2012.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel 1995 dalla fusione dell’Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO), fondato nel 1933 da Giovanni Gentile e Giuseppe Tucci, con l’Istituto italo-africano (IIA), fondato nel 1906.

Presieduto da Gherardo Gnoli, ha costituito centri di studio e di ricerca, organizzato mostre e conferenze, patrocinato convegni e seminari specialistici, edito riviste e pubblicazioni di riconosciuto valore accademico, istituito, sin dagli anni 1950, corsi di lingue e culture africane e orientali, restaurato siti prestigiosi (quali. per es., Persepoli in Iran) ed avviato programmi di cooperazione nel campo della conservazione e del restauro, sottoscritto convenzioni e gemellaggi con analoghi enti accademici ed università sia italiani che stranieri, realizzando tutto ciò con il concorso dei suoi soci e di un gran numero di esperti e docenti di formazione orientalistica ed africanistica. Inoltre, al fine di promuovere e coordinare attività scientifiche internazionali, si è avvalso di una rete di oltre 120 accordi e convenzioni in Italia e all'estero con Università, Ministeri, Accademie ed Enti di ricerca.

A causa di insuperabili problemi economico-finanziari, l'IsIAO è stato posto in liquidazione con disposizione congiunta dei Ministeri dell'Economia e delle Finanze e degli Affari Esteri l'11 novembre 2011, (Gazzetta Ufficiale n. 11 del 14 gennaio 2012). La decisione ha suscitato un dibattito sulla stampa italiana e online[1].

Sezioni[modifica | modifica wikitesto]

L’IsIAO possedeva, oltre alla sede centrale di Roma, 3 sezioni su territorio nazionale, a Milano, Ravenna e Fano, e 3 sezioni all’estero, Kyoto, Shangai e Saidu Sharif; quest'ultima è operativa da oltre 50 anni soprattutto nel settore archeologico.

La Italian School of East Asian Studies (ISEAS) di Kyoto, istituita nel 1982, realizza ricerche, convegni e pubblicazioni sul Giappone e sull’Asia orientale. È diretta dal professor Silvio Vita.

La Sezione di Shanghai, istituita nel 2007 e diretta dal professor Giorgio Casacchia, ha consolidato i legami con la Cina nelle varie attività dell’Istituto.

Studi e ricerche[modifica | modifica wikitesto]

Attraverso il suo Centro scavi e ricerche archeologiche e i suoi numerosi centri di ricerca (di bioarcheologia, lessicografia, etc.) l'istituto ha organizzato, per oltre cinquanta anni, missioni archeologiche, etnografiche ed etnolinguistiche. Esse sono attualmente operative in Afghanistan, Armenia, Cina, Giordania, Iran, Iraq, Kazakhstan, Mali, Nepal, Oman, Pakistan, Sudan, Tagikistan, Thailandia, Tunisia, Turkmenistan, Uzbekistan, Yemen.

Costante, inoltre, è sempre stato l’impegno dell’Istituto nella valorizzazione e conservazione dei beni culturali in Asia e in Africa anche mediante progetti di cooperazione, tra i quali vale la pena menzionare la costituzione nella Repubblica Popolare Cinese del 'Centro per la conservazione e il restauro del patrimonio storico-culturale' a Xi'an e del 'Sino-Italian Cooperation Training Center of Conservation and Restoration for Cultural Properties' a Pechino.

Il patrimonio documentario e le raccolte museali[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

La biblioteca dell’IsIAO — che si articola in due sezioni, africana ed orientale — possiede circa duemilacinquecento testate periodiche (cinquecento correnti), raccolte rare e di pregio (manoscritti, xilografie, antiche edizioni, carte geografiche, raccolte fotografiche, etc.). Di singolare rilevanza sono, tra gli altri, il Fondo Tucci composto da circa venticinquemila volumi, tra cui un copioso manipolo di xilografie e manoscritti in lingua tibetana ed un ricco numero di testi in cinese della tradizione buddista; una collezione di microfilm riproducenti alcune raccolte di manoscritti tibetani e cinesi provenienti dalle grotte di Dunhuang; il Fondo Quaroni di carattere indologico ed il Fondo E. Dubbiosi composto di numerose opere manoscritte in arabo.

Fototeca[modifica | modifica wikitesto]

Sezione africana: la raccolta, ereditata dal Ministero delle Colonie, comprende circa quattrocentomila stampe fotografiche e ventimila negativi[2].

Sezione orientale: cinquecentomila foto prodotte nel corso delle missioni dell’Istituto. Circa ottomila sono frutto delle spedizioni di Giuseppe Tucci nella regione himalayana, con foto uniche di monumenti tibetani non più esistenti.

Cartoteca[modifica | modifica wikitesto]

È ricca di tremila carte geografiche per un totale di quattordicimila fogli, ereditati dal servizio cartografico del Ministero delle Colonie. La raccolta, che va dal penultimo decennio del XIX secolo alla prima metà del XX, è la più importante del genere in Italia e riguarda in particolare Eritrea, Etiopia, Somalia e Libia[3].

Raccolte museali[modifica | modifica wikitesto]

Le collezioni orientali, di proprietà dell’Istituto e depositate nel Museo nazionale d'arte orientale Giuseppe Tucci a Roma, comprendono materiali rinvenuti nel corso delle campagne archeologiche. Importantissimi i reperti dell’arte del Gandhara.

Le collezioni coloniali, conservate dall’Istituto nel Museo africano, comprendono opere di artisti italiani attivi nelle ex-colonie, dipinti etiopici, sculture lignee, documenti e cimeli di esploratori, elementi di arredo, produzioni locali, materiali archeologici.

Scuola di lingue e culture orientali e africane[modifica | modifica wikitesto]

L’IsIAO, tra le sue finalità più rilevanti, ha quella di diffondere la conoscenza delle lingue e delle culture dei paesi dell’Africa e dell’Oriente attraverso appositi corsi; corsi che vantano una lunga e consolidata tradizione. Già nel lontano 1934, l’IsMEO disponeva — sotto la presidenza di Giovanni Gentile e la vice-presidenza di Giuseppe Tucci — l’istituzione in Roma di un corso di cinese e di uno di giapponese. Da allora furono via via istituiti corsi di bengalico, urdu, hindi, persiano ecc. e dal 1951 furono formalmente attivati i ‘Corsi pratici triennali di lingue e culture orientali e africane’.

Attività editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Sin dagli anni 1950 l’IsIAO ha avviato una intensa attività editoriale che ha prodotto sinora più di 500 titoli tra monografie; edizioni critiche di manoscritti redatti in lingue orientali; rapporti di scavo; atti di convegni e riviste.

In particolare, segnaliamo: 103 titoli della Serie Orientale Roma; 42 di Reports and Memoirs; 7 di Restorations; il Grande Dizionario Cinese-Italiano di G. Casacchia e Bai Yukun, tra i più cospicui in una lingua occidentale con i suoi oltre 100.000 lemmi; e, tra le riviste, 63 numeri dal 1947 al 2009 di Africa (trimestrale in lingua italiana, francese ed inglese); 57 numeri dal 1950 al 2007 di East and West (trimestrale in lingua inglese).

Dal settembre 2008 è on-line il MediaStore dell'Istituto, in cui è possibile consultare ed acquistare tutti i libri del catalogo di IsIAO editore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tra i diversi contributi al dibattito vi sono lettere al Corriere della Sera (tra le quali una replica di Sergio Romano del 9 dicembre 2011) e il blog IsIAO Ghost http://isiaoghost.wordpress.com
  2. ^ Silvana Palma, La fototeca dell'Istituto italo-africano appunti di un lavoro di riordino in "Africa", vol. 44, n. 4, 12/1989, pp. 594-609.
  3. ^ Claudio Cerreti, La raccolta cartografica dell'Istituto italo-africano. Presentazione del fondo e guida alla consultazione, Istituto Italo-Africano, 1987.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tekeste Negash, Bibliography of Italian-language materials found in the Istituto-Italo-Africano in Rome, Italy, Scandinavian Instiutte of African Studies, Uppsala, 1978.
  • Claudio Cerreti, La raccolta cartografica dell'Istituto Italo-Africano. Presentazione del fondo e guida alla consultazione, Istituto Italo-Africano, 1987.
  • Carla Ghezzi, La letteratura africana nella biblioteca dell'Istituto italo-africano: catalogo delle opere di autori africani e dei testi acquisiti dal 1976 al 1991, Istituto Italo-Africano, Roma, 1993.
  • Silvana Palma, La fototeca dell'Istituto italo-africano appunti du un lavoro di riodina, in "Africa", vol. 44, n. 4, 12/1989, pp. 594-609.
  • Jacqueline Calzini Gysens, L'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente in Missioni Archeologiche Italiane: La ricerca archeologica, antropologica, etnografica, (a cura di) Direzione generale delle relazioni culturali, Roma, L'Erma di Bretschneider, 1997.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]