Iso Rivolta

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Iso Rivolta
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Stato Italia Italia
Fondazione 1939 a Genova
Fondata da Renzo Rivolta
Chiusura 1974
Sede principale Milano
Settore Casa automobilistica
Prodotti

La Iso Rivolta è stata una casa automobilistica e motociclistica italiana attiva nel settore dei veicoli a motore dal 1948 al 31 dicembre 1974 che, negli anni, ha assunto varie denominazioni, da Isothermos a Iso Autoveicoli Spa nel 1952, a Iso Rivolta nell 1962, per finire a Iso Motors nel 1973.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

La Iso Rivolta affonda le sue origini nella Isothermos di Bolzaneto, una fabbrica di caloriferi e refrigeratori elettrici, acquistata dall'ingegnere Renzo Rivolta nel 1939 e trasferita a Bresso nel 1942, dopo che un bombardamento su Genova ne aveva distrutti gli opifici.

I motocicli[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo la fine del conflitto, Renzo Rivolta decise di vocare la propria azienda alla produzione di motociclette, un tipo di mercato che in quegli anni offriva degli ottimi sbocchi commerciali.

Isomoto 125 B, versione con cambio a 3 marce del 1956

Nel 1948 Rivolta acquistò i progetti e la piccola catena di montaggio delle Officine Ottavio Quadrio di Milano, dove si costruiva un piccolo scooter completamente carenato, progettato dall'ingegner Gianfranco Scarpa e dallo stesso commercializzato come Giesse Furetto. Il "Furetto", che mantenne identica denominazione anche col marchio Iso, sebbene dotato di ottime qualità per il comfort e la sicurezza di marcia, non ebbe successo a causa delle prestazioni velocistiche poco brillanti.

Ne segue dunque lo studio di un nuovo progetto che nel 1949 vede la luce lo scooter "Iso 125" (successivamente conosciuta col nome "Isoscooter"), equipaggiato da un motore a cilindro sdoppiato. L'anno successivo ne viene proposta una versione motoleggera "Isomoto". Entrambi riscuotono un buon successo di vendite che incoraggia l'azienda ad affiancare nuove versioni e modelli, che comprendono motocarri "Isocarro" e motoleggere con ruote a medio (Iso GT) e alto raggio (Iso Sport) sempre utilizzado lo stesso gruppo termico. All'inizio del 1952, fu presentato l'Isomoto 200, sempre con motore a cilindro sdoppiato da 198 cm³ a canna cromata, in grado di erogare circa 9 CV a 4750 giri/min. Nello stesso anno viene abbandonata definitivamente la produzione di frigoriferi e caloriferi e la ragione sociale varia in "Iso Auotoveicoli Spa". 1955 è proposto pure un ciclomotre "Isociclo" che adotta un motore con cambio a 2 marce della austriaca Rex Motoren Werk ma che non incontrerà il favore del pubblico. L'anno successivo si ripropone con nuovi motori a 4 tempi sia da 125 che 175 che impreziosiscono la gamma. Nel 1957, sviluppando un progetto nato in Maserati, viene sostituito l'Isoscooter ormai obsoleto, per un nuovo modello con linee più conformi che non delude le aspettative. Rimarrà in produzione fino al 1962, prima di dedicarsi completamente alle autovetture. Da ricordare nel 1961 la presentazione di un'ultima motocicletta da 500cc con motore boxer nel che non entrerà mai in produzione. [1]

Le automobili[modifica | modifica wikitesto]

A quel punto Renzo Rivolta stava già pensando al salto di qualità: voleva infatti realizzare un autoveicolo che stesse a metà strada tra la moto e l'automobile, in maniera tale da colmare il divario tra la classica motocicletta e la vettura italiana più economica del momento, cioè la Fiat Topolino. L'idea era quella di proporre una motocicletta dotata di carrozzeria, per avere un mezzo ugualmente economico, ma che consentisse di viaggiare al chiuso come nelle normali automobili.

Schemi della Isetta-Bmw 300 prima serie del 1955/56

Fu così che la ragione sociale dell'azienda fu mutata in Iso Autoveicoli e nel 1953 fu lanciata Isetta, una particolarissima autovettura dalla forma "ad uovo", mossa dal motore della Isomoto 200, successivamente rialesato a 236 cm³. Una sorta di scooter cabinato, con quattro ruote (le due posteriori ravvicinate) e l'abitacolo (per 2 persone) con un'unica via d'accesso: la porta frontale (che faceva anche da muso alla vettura), inglobante anche parabrezza e volante.

In Italia la Isetta non colse un gran successo e Renzo Rivolta corse ai ripari cercando un acquirente per il suo progetto. Lo trovò dopo alcune ricerche nella BMW che navigava in acque tutt'altro che tranquille, a causa dei riassetti post-bellici tutt'altro che favorevoli alla Casa bavarese e dei modelli d'alta fascia da essa proposti dopo il conflitto che non riscossero molto successo.

La situazione della BMW era quasi critica e il lancio della BMW 250, ossia l'Isetta marchiata BMW, non poté che portare buoni risultati, anzi, quasi ottimi, visto che l'Isetta prodotta su licenza in Germania raccolse molti più consensi che non in Italia.

L'Isetta nella versione "autocarro" esposta al Salone di Torino del 1954

Nel frattempo, la Iso vendette il progetto anche ad altre aziende perché ne producessero una loro versione: nacquero così le VELAM Isetta per il mercato francese e le Romi Isetta per il mercato brasiliano e sudamericano in generale. La Isetta fu proposta anche per i mercati statunitense e anglosassone, ma con meno successo.

Alla fine del 1956, la Iso Isetta fu tolta di produzione. Nel frattempo, la Casa di Bresso realizzò la Iso 400, una piccola vettura dall'impostazione più convenzionale, con carrozzeria a tre volumi, che però rimase allo stadio di prototipo.

All'inizio del 1957, la Iso terminò la propria attività nel settore delle microvetture e delle moto e Renzo Rivolta decise di effettuare un nuovo cambio di rotta e, sulle ceneri della Iso Autoveicoli, fondò la Iso Rivolta, una casa automobilistica orientata al ristretto mercato delle granturismo di alta gamma, caratterizzata da una produzione posta a metà strada tra le GT di scuola tedesca o statunitense e le GT di scuola italiana.

Il passaggio vero e proprio verso la produzione di autovetture avvenne nel 1962, con la presentazione al pubblico della GT 300, una lussuosa coupé a 3 volumi disegnata da Bertone (attraverso la matita di Giorgetto Giugiaro), progettata da Giotto Bizzarrini e mossa dal V8 della Chevrolet Corvette. Il 300 della sigla indicava la potenza del motore: 300 cv. Da quel momento fu chiaro anche che tipo di automobili avrebbe prodotto la Iso: gran turismo ad alte prestazioni dalle finiture di altissimo livello.

Nel 1963 venne realizzata la Iso A3C. La parte motoristica venne affidata a Giotto Bizzarrini mentre la carrozzeria venne realizzata a Modena presso la Carrozzeria Sports Cars di Piero Drogo. L'autovettura venne esposta al Salone dell'automobile di Torino del 1963.

Con l'avvio delle vendite anche negli Stati Uniti e la stipula di un contratto di fornitura stabile di propulsori con la General Motors, la Casa del grifone avviò la produzione di una serie di nuovi modelli, tutti basati sul telaio (standard, allungato o accorciato) della GT 300.

La Iso Grifo A 3 L

Così nacquero la coupé sportiva Grifo (1965), con motori da 5,4 a 7 litri, la berlina di lusso Fidia (1968) e la gran turismo 2+2 Lele (1969), disegnata da Marcello Gandini, capo progettista della Bertone.

Dalla fine del 1971, a causa delle svantaggiose condizioni economiche imposte da GM (che pretendeva il pagamento anticipato dei motori, che dovevano essere, oltretutto, acquistati in blocco), la Casa adottò motori Ford Cleveland.

La concorrenza di marchi prestigiosi, soprattutto Maserati e Aston Martin (ma anche, per certi modelli, Ferrari e Lamborghini), e la crisi petrolifera del 1973, misero in crisi finanziaria la Iso Rivolta. All'inizio del 1973 la famiglia Rivolta cedette la proprietà al finanziere italoamericano Ivo Pera e la ragione sociale divenne Iso Motors & Co.

Un accordo con la Philip Morris e il giovane team manager Frank Williams portò, sempre nel '73, alla formazione della squadra di Formula 1 Iso-Marlboro (prima denominazione dell'attuale Frank Williams Racing Cars).

Le spese per la gestione del Team, il calo delle vendite per la crisi economica e sociale della prima metà degli anni settanta e il miraggio del mercato USA (dove la Casa ottenne con ritardo lo status di "Piccolo costruttore", che implicava norme di omologazione meno severe) portarono, il 31 dicembre 1974, alla cessazione della produzione automobilistica.

La ORSA[modifica | modifica wikitesto]

Una ORSA 850 Spring Special del 1973.

In previsione di cedere l'attività di costruzione delle automobili da granturismo, sul finire del 1972, la famiglia Rivolta decise di entrare nella società ORSA, un modesto impianto industriale fondato da un piccolo gruppo di imprenditori sardi alle porte di Cagliari, attrezzato per la costruzione in piccola serie di vetture scoperte in stile retrò.

Allo scopo vennero rilevate le catene di montaggio della Spring dalla SIATA (che aveva chiuso i battenti). Visto che la Fiat 850, sul cui autotelaio era costruita la Siata Spring, non era più in produzione, venne fatto un accordo con la SEAT, che, invece, ancora la costruiva in Spagna.

Il museo[modifica | modifica wikitesto]

Presso gli ex capannoni della storica fabbrica di Bresso è in progetto l'allestimento del "Museo Iso Rivolta" che, oltre al museo di motocicli e autovetture della ISO, ospiterà anche un bar cafè e un polo funzionale di aggregazione giovanile con uno spazio all'aperto per manifestazioni folkloristiche. Nell'ex area della fabbrica di Bresso, nel 2008, l'amministrazione comunale ha dedicato una via di nuova costruzione alla celebre Isetta.

La Iso nei media[modifica | modifica wikitesto]

Il canale culturale, sul digitale terrestre, Rai Storia ha dedicato nel 2010 una puntata del programma Ritorno al presente (Il mondo della ISO) alla famosa casa automobilistica di Bresso.

I modelli Iso Rivolta[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Flavio Campetti, „Da Iso a Isorivolta, il fascino di un marchio“, Giorgio Nada Editore, 2004, ISBN 88-7911-319-4

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Flavio Campetti, „Da Iso a Isorivolta, il fascino di un marchio“, Giorgio Nada Editore, 2004, ISBN 88-7911-319-4

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]