Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento

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Area di operazione del GSPC e paesi parte dei programmi di cooperazione militare PSI e TSCTI

Il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, GSPC (in arabo: الجماعة السلفية للدعوة والقتال, al-Jamāʿa al-salafiyya li-l-daʿwa wa l-qitāl) è un gruppo terrorista islamista nato negli anni novanta, nell'ambito della guerra civile algerina con lo scopo di ribaltare il governo dell'Algeria e istituirvi uno stato islamico. Al suo vertice si trova, dal 2004, l'"emiro"[1] Abdelmalek Droukdel.

Con il declino del Gruppo islamico armato (GIA), il GSPC restava il maggiore gruppo ribelle, con circa 300 guerriglieri nel 2003, e con un piano di assassinii di personale della polizia e dell'esercito algerino.

Nel 2005 si è affiliato ad al-Qāʿida, rinominandosi "al-Qāʿida nel Maghreb islamico", AQMI (in arabo: القاعدة ﻓﻲ ﺍﻟﻤﻐﺮﺏ الإسلامي, al-Qāʿida fī l-Maghrib al-islāmī) ed è diventato parte non secondaria della guerra civile che in Mali ha portato alla dichiarazione dell'indipendenza del settentrione di quel paese, abitato prevalentemente dalla componente tuareg.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il nome arabo significa "comandante" e in tale senso il vocabolo viene impiegato da varie organizzazioni fondamentaliste militanti, che amano recuperare il loro passato, ritenuto più puro e glorioso.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Terry F. Buss, Nathaniel J. Buss e Louis A. Picard, Al-Qaeda in Africa: The Threat and Response in African Security and the African Command: Viewpoints on the US Role in Africa, Kumarian Press, 2011, pp. 193–200.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]