Giubileo ebraico

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Il Giubileo ebraico trova le sue radici nell'Antico Testamento. La legge di Mosè aveva fissato per il popolo ebraico un anno particolare, al termine di "sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni" (Levitico 25, 8). "La teologia sottesa a questo versetto che fonda l'anno giubilare è legata al sabato e all'anno sabbatico."[1]

Il testo biblico prosegue così:

« Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé. Né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è il giubileo, esso vi sarà sacro; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi. In quest'anno del giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo. »   ( Lv 25, 10-13)

La parola Giubileo deriva dall'ebraico Yovel, che indica una sorta di tromba (un corno d'ariete) con cui si annunciava questo anno particolare:

« Al decimo giorno del settimo mese, farai squillare la tromba dell'acclamazione; nel giorno dell'espiazione farete squillare la tromba per tutto il paese. »   ( Lv 25, 9)

"L'anno giubilare richiama ed esige il perdono, coincidendo il suo inizio con la celebrazione di Yom Kippur, la grande festa della riconciliazione".[2] La celebrazione di quest'anno comportava, tra l'altro, la restituzione delle terre agli antichi proprietari, la remissione dei debiti, la liberazione degli schiavi e il riposo della terra.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Maria Guarini, GIUBILEO EBRAICO E GIUBILEO CRISTIANO. URL consultato il 7-12-2011.
  2. ^ Maria Guarini, op. cit..
  3. ^ Cf. commentario su laparola.net.

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