Fede nativa slava

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"Mani di Dio", simbolo trovato in un'urna cineraria della cultura pre-slavica di Przeworsk[1] divenuto poi simbolo religioso per diversi neopagani slavi[2].

La Fede nativa slava - Rodna Vera (Родна Bера) in russo e serbo, Rodoverje (in cirillico Родоверје) in serbo, Ridna Vira in ucraino, Rodzima Wiara in polacco, Rodná víra in ceco o semplicemente Slavianstvo in russo), oppure Neopaganesimo slavo, - è una nuova corrente religiosa pagana sorta negli ultimi decenni, che si propone come ricostruzione dell'antica religione pagana praticata dai popoli slavi prima della cristianizzazione. Le branche (tra cui lo slavismo polacco e l'inglinismo) condividono essenzialmente visioni del mondo alternative quali quella politeistica, la monistica, enoteistica, la panteistica (in cui Dio è concepito come la Sostanza cosmica, l'Uno, che permea la natura e tende a manifestarsi nelle sue molteplici forma, le divinità) e l'animistica.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dello Slavismo.
Rappresentazioni simboliche del Perun, il Dio slavo.

L'antica religione slava sorse e si sviluppò nel corso di circa 3000 anni. Nacque dalla fusione delle credenze animistiche slave mesolitiche e neolitiche con la spiritualità di tipo indoeuropeo e iranico che sarà (ma solo secondo un numero limitato di opinioni non conformi all'analisi accademica) alla base di tutte le forme di Paganesimo oltre che delle religioni orientali. Tra i vari gruppi neopagani slavofili sorti nell'Europa orientale e in Russia, i più attivi sembrano quelli di matrice polacca, ma esistono anche molti gruppi e minoranze che tendono a mescolare caratteri di differenti tradizioni, come nel caso dell'Inglinismo.

In Ucraina, il fondatore della prima organizzaizone pagana moderna fu Volodimir Shayan, nato a Lvov nel 1908. Studiò la filosofia e il sanscrito. Nel 1934 avrebbe vissuto un'esperienza mistica e illuminante sul monte Grekhit, tra i Carpazi. Dopo la seconda guerra mondiale si trasferì in Inghilterra, dove poté lavorare sulle sue idee; morì nel 1974 a Londra. La sua influenza è riscontrabile nella dottrina di molti gruppi slavisti ucraini. L'attuale maggiore organizzazione del Paese è l'Unione del fedele indigeno ucraino, di cui uno dei centri affiliati, precisamente quello di Kiev, chiamato Pravoslavya, pubblica una rivista chiamata Svarog. Nel 1995, sempre nella città di Kiev, si tenne una conferenza intitolata La fede tradizionale: risorse, correnti e tendenze, a cui parteciparono parecchi gruppi neopagani.

In Polonia, come nei Paesi baltici, il risorgimento pagano iniziò a manifestarsi nel periodo tra le due guerre, periodo in cui il Neopaganesimo suscitò anche una discreta fioritura artistica, di cui un esponente fu Marian Wawrzeniecki, autore di molte opere grafiche di ispirazione pagana. L'autore più creativo fu tuttavia Stanislaw Szukalski, nato nel 1893. Crebbe negli Stati Uniti ma fu mandato da suo padre a studiare a Cracovia, in Polonia dove, avvicinandosi all'ambiente neopagano, fondò un'associazione artistico-religiosa, la Tribù dal Cuore Cornuto, che pubblicava anche una rivista chiamata Krak (il nome del leggendario fondatore di Krakow, Cracovia).

In seguito — alla fine della seconda guerra mondiale — Szukalski tornò negli Stati Uniti, dove morì nel 1987. L'interesse per il Neopaganesimo tese a manifestarsi anche in forma di movimento sociale, il cui iniziatore fu Jan Stachniuk, nato nel 1905. Dopo avere completato i suoi studi in economia iniziò a pubblicare libri che tendevano a presentare una sua visione del Paganesimo. Nel 1937 fondò la rivista Zadruga. Un tratto interessante nel pensiero di Stachniuk è la sacralizzazione della creatività intellettuale e il culto per l'energia cosmica, che tende a manifestarsi attraverso il destino. Il successo di una persona non dipende unicamente dalle preghiere, ma anche dalla partecipazione attiva che la persona deve esercitare nella sua vita, dato che il destino è un fattore che tende a modellarsi in base alle proprie azioni. Alcuni membri della Zadruga diedero origine in seguito alla casa di pubblicazione chiamata Toporzel, di cui un membro è Antoni Wacyk, il quale, nel suo libro, espose anch'egli un parere sulla fede. Questa, secondo Wacyk, deve essere innanzitutto un'esperienza mistica personale. Secondo il suo pensiero, una religione pagana è l'ideale affinché questa concentrazione del singolo su Dio possa verificarsi.

La Zadruga in seguito ispirò la fondazione di un nuovo gruppo, l'Associazione per la fede indigena, di cui l'iniziatore fu Jerzy Potrzebowski. L'interesse per il Paganesimo sorse anche tra coloro che già si interessavano alla spiritualità, come Jacek Dobrowolski, fondatore della prima comunità buddhista in Polonia, che nel 1991 pubblicò un poema intitolato Rarog, trattante le numerose affinità tra il Paganesimo slavo e gli antichi culti indoiraniani, e la figura della divinità chiamata Jarila, che era molto popolare tra gli Slavi orientali e meridionali. Come studioso di religioni, Dobrowolski, analizzando il culto polacco della Madonna, vi trovò parecchi riferimenti di continuazione del culto pagano matriarcale antecedente il Cattolicesimo.

Anche in Polonia il Paganesimo moderno si diffonde promuovendo l'ambientalismo e parallelamente rimproverando i secoli di mancanza di rispetto per la natura causati dalla desacralizzazione di quest'ultima, portata dal Cristianesimo. Molti gruppi pagani sono in relazione con organismi ambientalisti, e questi ultimi molto spesso si convertono in vere e proprie associazioni religiose, celebrando rituali pagani negli ambienti naturali. Oggi, in Polonia, esistono molte organizzazioni slaviste; tra le più influenti e ufficialmente riconosciute vi sono la Chiesa nativa polacca e la Chiesa slava polacca. Il rapido emergere di gruppi neopagani nell'Europa centrale ed orientale sta divenendo una ricca fonte di studio. La continua crescita di questi gruppi si dimostra indipendente rispetto al mondo neopagano occidentale; questo fenomeno confermerebbe il fatto che parlando di rinascita pagana non si tratta di semplici mode passeggere, ma di un ritorno al sacro che sta interessando tutto il mondo un tempo cristianizzato.

Pane rituale, utilizzato in particolare durante i matrimoni della Chiesa nativa polacca.

In Repubblica ceca l'associazione di ricostruzione religiosa Rodná víra fu fondata nell'anno 2000 su iniziativa di sei rappresentanti di due gruppi di ispirazione slavofila: Radhošť e NFC. Il primo (fondato nel 1998 da un ricercatore universitario di origine napoletana) era di ispirazione ecologista, nel secondo erano rappresentati elementi provenienti anche dalla destra estrema. Sulla base del concetto di Uniti nella diversità i due gruppi riuscirono a trovare un'intesa comune e la politica partitica sparì definitivamente dal vocabolario e dalle azioni dell'associazione. Nel 2006 Dervan, fondatore di Radhošť e membro fondatore di Rodná víra, uscì dall'associazione. Da allora Rodná víra ha un'operatività ormai estremamente limitata. Nel corso del tempo quindi ha perso il dovuto rispetto delle altre associazioni politeistiche e neopagane della Repubblica ceca e non ha più rilevanti contatti a livello internazionale. I rapporti internazionali erano infatti intrattenuti da Dervan e Radko che, a causa della scelta opportunista, nazionalistica e sessista presa a partire dal 2006 da alcuni membri dell'associazione, preferirono la via del paganesimo domestico o limitato a gruppi ristrettissimi e chiusi.

Il fenomeno della sempre crescente diffusione delle religioni neopagane slaviste viene accostato dagli studiosi al rinato sentimento nazionalistico che accomuna molti Paesi slavi e dell'ex Unione Sovietica. Questa tendenza all'identificazione di appartenenza ad una cultura slava estesa a tutti i Paesi esteuropei e alla Russia è il cosiddetto panslavismo. In Russia le attività neopagane filoslave sono diffuse in tutto il territorio, ed associazioni, Chiese e gruppi nascono e crescono con una forte frequenza in un Paese che sta lentamente ricostruendo le proprie radici religiose dopo decenni di ostilità verso i culti. Lo Stato russo è anche territorio di nascita di una serie di denominazioni sincretiche — come l'Inglinismo — che pur essendo considerate parte dello Slavismo sperimentano la fusione di concetti tratti da tradizioni diverse. I maggiori centri di attività slavista della Russia sono le città di San Pietroburgo, Kaluga e Mosca.

Cosmologia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cosmologia slavista.
"Altare" in un tempio neopagano polacco

Secondo lo sguardo cristiano, ma non slavo, in quasi tutte le religioni, anche nello Slavismo, Dio è considerato come l'essenza ultima di tutto ciò che esiste, il principio creatore che dette ordine al caos all'inizio dei tempi, ed iniziò a manifestarsi dando forma all'esistente per mezzo della sua energia. L'universo è dunque concepito come una manifestazione della realtà divina, una condensazione attiva dell'energia cosmica. Quest'ultima è perennemente agente nell'universo: la creazione non è una verità finita, ma si attua da sempre e per sempre, in ogni tempo e in ogni spazio. La creazione, infatti, non è altro che la continua azione che le forze della natura, le divinità, agenti alla base della manifestazione del creato, ovvero ad un livello sottilisimo dell'esistenza, esercitano su quest'ultima, per modellarla, per forgiarla, per donare la vita. Le forze divine della creazione sono esse stesse parte della Sostanza divina finale, essendo manifestazioni attive dell'Uno.

Un concetto presente nella cosmologia slavista — e che la accomuna dunque a tutte le altre religioni indoeuropee e iraniche — nelle quali è similmente presente, è quello dell'albero cosmico. Nel Neopaganesimo slavo è rappresentato come una quercia o un pino e simboleggia l'energia universale emanata da Dio che permea e compone il mondo e le sue leggi fisiche e chimiche.

Nella fase antica della religione slava, l'albero cosmico rappresentava soprattutto la divisione del mondo in tre regni: il cielo, rappresentato dai rami, ovvero il luogo dove presenziavano le entità celesti; il mondo sensibile, rappresentato dal tronco, che corrispondeva al mondo fisico in cui vive l'uomo; infine l'oltretomba (chiamata tradizionalmente Virey o Iriy), rappresentata dalle radici, luogo meraviglioso e tranquillo dove dimoravano le anime dei defunti, un mondo di praterie verdi, alberi ed eterna primavera. Queste credenze mitologiche sopravvissero a lungo anche dopo la cristianizzazione dei Paesi slavi, oppure vennero codificate diversamente in modo da accomunarle alla mitologia cristiana.

Nello Slavismo moderno l'albero cosmico riacquista quello che era il suo profondo significato teologico, stando a simboleggiare l'essenza divina che si manifesta dando ordine al caos, generando il mondo e le sue infinite forme di esistenza.

Come la teologia cristiana vede la cd. Teologia slavista[modifica | modifica sorgente]

Per la teologia cristiana, anche la teologia slavista è molto simile a quella delle altre religioni pagane e del ceppo indoeuropeo. Si tratterebbe (per i cristiani) essenzialmente di un sistema monistico ed enoteistico, in cui le molteplici divinità sono considerate i diversi aspetti di manifestazione della realtà finale, Dio, l'Uno, l'eterna Sostanza divina che compone tutto ciò che esiste. Questa entità universale, veniva chiamata e viene chiamata dai moderni neopagani slavi, Perun (mentre dai lituani Perkunas, nome che letteralmente significa "la luce"), il Dio del tuono dell'antico pantheon, oltre che una delle poche divinità ad essere stata comune a tutte le popolazioni slave e l'unica divinità che fu identificata con il Dio cristiano all'epoca dell'evangelizzazione (successivamente fu poi il culto di Perun connesso con quello cristiano di s.Elia.

I teologi cristiani sono oggi convinti che Dio, ovvero l'Assoluto, fosse dagli Slavi identificato nella figura di Perun, testimonianza a ciò è rinvenibile soprattutto in uno scritto di Procopio, in cui questi descrive dettagliatamente come il culto di Perun facesse intendere la sua natura di Dio cosmico, emanatore di tutte le altre divinità della natura. Procopio descrive la religione degli slavi come un culto monoteistico, corrispondente al moderno concetto di sistema monistico ed enoteistico. Nello spirito di Procopio, analizzano così la religione natia degli slavi i cattolici zelanti di oggigiorno. Ovviamente i membri stessi delle associazioni slave, a parte alcune eccezioni, hanno un'opinione completamente diversa di sé stessi e del loro culto.

Una caratteristica spiccata della religione slavista, che la distinguerebbe secondo alcune ipotesi dalla concezione delle altre religioni neopagane, è il dualismo. Perun è considerato il Dio uno, tuttavia la sua figura è sempre accompagnata da una controparte, il dio Veles. L'opposizione delle due divinità di Perun e Veles rappresenta l'antagonismo universale dei principi creatori, che accomuna parecchie tradizioni religiose. Questo sistema dualistico è presente anche, ad esempio, nel Taoismo, in cui i principi cosmici in opposizione sono chiamati yin e yang. Si suppone che questo tipo di dualismo, sia stato dovuto all'influenza scita e sarmata, ovvero iranica, sui gruppi slavi della Russia meridionale nel periodo preistorico e protostorico di queste zone.

Con la cristianizzazione delle terre slave, i missionari oltre ad identificare Perun con il loro Dio, trovarono terreno fertile anche per associare la divinità di Veles a Satana, sebbene l'originale slavo e attuale slavista non presenti caratteristiche negative, essendo il Paganesimo sempre stato caratterizzato da un rifiuto di classificazione tra cose buone e cose cattive, dato il presupposto secondo cui il bene e il male sono concetti concepiti ed esercitati dall'uomo. Le due divinità rappresentano dunque i due principi in eterno scontro, le due controparti dalla cui interazione scaturisce la vita, l'esistenza di tutto ciò che esiste. La caratteristica distintiva sta però nel fatto che Perun sia la Divinità suprema effettiva, mentre Veles una controparte emanata essa stessa da Perun, quindi una manifestazione di quest'ultimo. Perun è infine la Fonte da cui sorge tutta l'energia divina di cui l'universo è composto, identificata nell'albero cosmico.

Divinità[modifica | modifica sorgente]

Oltre a Veles, la religione slavista comprende nella propria concezione divina una serie di divinità autoctone slave. Queste divinità sono spiriti della natura, permeano il mondo naturale in ogni sua accezione e contribuiscono alla realizzazione di quello che è il processo creativo dell'azione divina. Le divinità secondo la concezione monistica sarebbero varie sfaccettature dell'unica realtà e permetterebbero all'uomo di intraprendere percorsi diversi per giungere alla verità finale: ogni divinità è associata ad un elemento della natura e ad un dato fenomeno, non tanto perché si crede che la divinità realizzi quel fenomeno, ma più che altro perché la divinità è identificata con la forza divina che, di sostrato a tutte le leggi fisiche e chimiche che portano al dato fenomeno, realizza quelle che sono le basi affinché tutto ciò avvenga; ovvero si dispiega, si manifesta come fonte dell'energia che dà origine a quei fenomeni, che condensata origina le parti più sottili e ineffabili delle particelle subatomiche e poi da queste si manifesta materializzandosi nel mondo fisico. La natura è dunque il mezzo attraverso cui agiscono le forze divine, le leggi naturali sono le regole sulle quali le forze divine contribuiscono processualmente alla formazione del cosmo. La natura è, in secondo luogo, un mezzo attraverso cui l'uomo può vivere un'esperienza mistica, risalendo verso la comprensione e l'identificazione con l'Uno (secondo sempre la visione che hanno i cristiani dello Slavismo).

Una caratteristica importante della teologia neopagana slava è inoltre l'aspetto tipicamente indoeuropeo della molteplicità di sfaccettature attraverso cui le divinità si manifestano. Gli dèi slavi sono molto spesso rappresentati con aspetto tricefalo o quadricefalo, ad indicare i tre o quattro aspetti di manifestazione della divinità. Questa concezione è presente in particolare nell'Induismo, in cui le divinità attraverso le quali si manifesta l'Īśvara possono a loro volta scindere la loro potenza manifestandosi in molteplici aspetti. Nel Neopaganesimo slavo, oltre alle divinità principali, possono essere onorate anche divinità quali Jarilo, il dio della fertilità e della vegetazione; Morana, compagna di Jarilo, dea della natura e della morte; Svarog, dio della luce, in quanto il nome stesso sta a significare "luce celeste"; Svarogič, dio del fuoco e della terra; Dazbog, dio del fuoco celeste, degli astri e delle costellazioni; Svetovid, dio quadricefalo legato al simbolismo del cavallo e all'agricoltura; Triglav, dio tricefalo patrono anch'esso della natura campestre; e infine Zorya e Danica, dee del focolare, della casa e dei rapporti interpersonali.

Molto simile da un lato ad Afrodite e dall'altro a Demetra è la Dea Mokoš, unica divinità femminile venerata ufficialmente nel pantheon di Kiev tra gli anni 980 e 988. Dopo il 988, anno in cui il principe Vladimiro di Kiev ricevette il battesimo, comincerà il lento processo di cristianizzazione della Rus' (e poi della Russia), ora criticato in maniera aperta proprio dai rappresentanti della religione nativa russa, qui chiamata, ma non si capisce sulla base di quale considerazione, Slavismo.

Escatologia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Escatologia slavista.

Il discorso sulla vita dopo la morte concepita dallo Slavismo è molto simile a quello che si può fare per le altre religioni neopagane. Nella fase antica erano diffusi concetti che includevano, generalmente, la spartizione del mondo in tre dimensioni spirituali: i cieli, il mondo fisico e gli inferi. Nel Neopaganesimo slavo tende ad essere ampiamente diffusa la credenza nella reincarnazione, quale elemento accomunante gran parte delle religioni di ceppo indoeuropeo. Tale processo si sposa armoniosamente con la concezione ciclica del tempo, presente in tutte le branche del Neopaganesimo.

A differenza della concezione abramitica, in cui il tempo è visionato come una linea retta in cui agisce Dio per indirizzare e controllare la vita dell'uomo, la concezione viariana si attiene a quella che è la visione caratteristica di tutte le religioni indoeuropee, ovvero il concetto di tempo ciclico.

L'esistenza in ogni sua forma è un eterno cerchio, all'interno del quale ogni cosa è soggetta ad un processo che la porta ad attraversare essenzialmente tre fasi: la nascita, la crescita (e maturazione) e la morte; si tratta del ciclo inevitabile della vita, una realtà perfettamente tangibile. La morte nel Neopaganesimo non è, stando a questa concezione ciclica, vista come un momento negativo, un trapasso doloroso e indirizzato all'oblio; al contrario la morte è un momento gioioso, naturale, che consente all'essere vivente di oltrepassare, di concludere una vita per potersi addentrare in una nuova esistenza, intraprendendo un nuovo processo ciclico a partire dalla nascita. L'anima in questo processo subisce una trasmigrazione.

Essa è fatta della stessa sostanza attiva di Dio; nel momento in cui il corpo fisico muore, esso torna a fare parte del ciclo delle cose, mentre l'anima, la scintilla divina che caratterizza ogni uomo, ogni animale e ogni vegetale, torna ad unirsi con l'Uno infinito, e da qui intraprende una nuova incarnazione ed inizia una nuova esperienza nel mondo sensibile. Si tratta di un mistero ineffabile, difficile da spiegare e per questo ognuno tende poi a conservare le proprie interpretazioni personali; anche tra gli slavisti c'è chi preferisce l'idea di un paradiso, una sorta di dimensione parallela in cui l'anima si trasferisce e continua la propria esistenza essenziale in eterno.

Etica[modifica | modifica sorgente]

Anche in campo etico il Neopaganesimo slavo non differisce molto dalle altre tradizioni pagane. Il precetto principale dell'etica è la sacralità della natura, in quanto permeata e forgiata perennemente dalle forze divine della creazione. Da questo precetto base scaturiscono tutta una serie di conseguenze che sfociano in vari campi, da quello ecologico a quello sociale.

In campo ecologico, lo Slavismo, incoraggia un rispetto totale nei confronti della natura, che tende a tradursi generalmente attraverso un importante insegnamento di carattere ambientalistico. Gli slavisti, come trutti i pagani, sono generalmente protesi verso un atteggiamento protettivo nei confronti del mondo naturale, considerato patrimonio e dono dello spirito universale che accomuna l'uomo stesso alla terra. In campo sociale invece il rispetto della natura si traduce in una concezione di rispetto verso tutte le manifestazioni di questa nell'uomo, attraverso innanzitutto una consapevolezza maggiore del fatto che tutti sono diversi e validi in egual modo contemporaneamente.

Rispetto per la natura umana significa rispetto delle diversità della stessa, rifiuto di ogni forma di razzismo e rifiuto di ogni forma di morale sessuofoba. Quest'ultimo elemento in particolare è importante: il sesso, al contrario di quanto accade nelle concezioni abramiche, è visto come un'unione di carattere sacro, simboleggiante la fusione mistica delle forze divine. Il rapporto sessuale riflette quello che è il mistero della creazione, ovvero l'interazione delle entità cosmiche, ed è per questo considerato un mezzo attraverso cui giungere all'estasi e comprendere il segreto divino.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Andrzej Kokowski, Starożytna Polska, Varsavia, 2005, p. 346
  2. ^ Lech Emfazy Stefański, Wyrocznia Slowiańska, Białystok, 2000, p. 37-43

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