Commenda di San Giovanni di Pré

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Coordinate: 44°24′56″N 8°55′20″E / 44.415556°N 8.922222°E44.415556; 8.922222

Commenda di San Giovanni di Pré
Veduta d’insieme del complesso
Veduta d’insieme del complesso
Stato Italia Italia
Regione Liguria
Località Genova
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Genova
Stile architettonico Romanico
Inizio costruzione 1180 (fondazione)
Interno della chiesa superiore

Il complesso di San Giovanni di Prè, conosciuto come la commenda di San Giovanni di Prè, è un edificio di culto cattolico di Genova sito in piazza della Commenda, nel quartiere di Prè, nei pressi della stazione ferroviaria di Genova Principe.

Il complesso consta di due chiese in stile romanico, sovrapposte l'una all'altra, che costituiscono il grosso del corpo architettonico, e di un edificio a tre piani, la commenda, ovverosia il convento e l'ospitale (locali al piano terra), che assolveva alla duplice funzione di stazione marittima sulle rotte della Terrasanta e di ospedale (ospitaletto), inizialmente per i pellegrini ed in seguito per i malati e gli indigenti della città.[1]

Mentre il convento, l’ospitale e la chiesa inferiore sono oggi sede di mostre ed esposizioni, inserite nel percorso museale del Mu.MA, la chiesa superiore, intitolata a san Giovanni evangelista, è invece ancora oggi un luogo di culto la cui comunità parrocchiale fa parte del vicariato "Centro Ovest" dell’arcidiocesi di Genova.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale complesso venne fabbricato a partire dal 1180 alla foce del rio S.Ugo, un breve torrente, oggi interamente coperto, che scende dalla retrostante collina. In quest’area, in origine affacciata direttamente sul mare, anticamente sorgeva una chiesa intitolata al Santo Sepolcro, eretta secondo alcune fonti nel 636, anche se la prima attestazione documentata è del 1098, quando vi furono deposte le presunte ceneri del Battista, qui trasportate dall’oriente all’epoca della prima crociata, prima che fossero trasferite nella cattedrale di San Lorenzo. La chiesa apparteneva all’Ordine dei canonici del santo Sepolcro; con la caduta del regno cristiano di Gerusalemme l’ordine fu disperso e le sue proprietà in Italia passarono ai cavalieri ospitalieri di san Giovanni di Gerusalemme.[3]

La fondazione del complesso, che serviva principalmente come ricovero per i pellegrini diretti in Terrasanta, all'epoca delle crociate (da Genova salpava infatti in quegli anni la terza crociata) fu voluta da frate Guglielmo, un appartenente ai cavalieri gerosolimitani, organismo che nel 1420 avrebbe dato vita all'Ordine dei cavalieri di Malta.

L’edificio, allora chiamato "S. Giovanni de Capite Arene", all’epoca della sua costruzione era situato fuori dalle mura cittadine, in una zona ancora scarsamente popolata, e fu compreso all’interno della cinta muraria solo con l’ampliamento trecentesco.[4]

L’ospitale di San Giovanni di Prè per tutto il Medioevo fu un importante punto di contatto tra le vie di terra provenienti dal Nord Italia e più in generale da tutta l’Europa occidentale e le rotte che da Genova portavano in tutti i porti del Mediterraneo. Per secoli fu un punto di riferimento essenziale per tutti coloro, cavalieri, soldati, mercanti, ecclesiastici e pellegrini, che per i motivi più diversi da qui transitavano diretti verso le sponde del nord Africa, l’Asia Minore e la Terrasanta.[5]

I loggiati del convento e il porticato a piano terra

Su piazza della Commenda sono affacciate le strutture architettoniche più elaborate: le logge del convento e il lato meridionale della chiesa in cui si apre una serie di bifore.[6] La chiesa superiore, priva di facciata, nel Medioevo era adibita ad uso esclusivo dei cavalieri gerosolimitani, che vi accedevano direttamente dal piano loggiato, mentre quella inferiore era destinata ai pellegrini e agli abitanti, anche se a quell’epoca la zona circostante non era ancora molto popolata; nel XVIII secolo la chiesa superiore divenne luogo di culto pubblico e quella inferiore sede di confraternite.[6][7][2] Un cunicolo dal salone-dormitorio a pianterreno portava direttamente al vicino approdo, sicché i cavalieri potevano imbarcarsi senza uscire dall’edificio.[7]

Una lapide ricorda il soggiorno del papa Urbano V dal 13 al 20 maggio 1367, durante il suo viaggio di rientro da Avignone. Per oltre un anno, tra il 1385 e il 1386, vi soggiornò Urbano VI. Questo pontefice, fuggito dal castello di Nocera, dove era assediato dalle truppe di Carlo III, re di Napoli, si era rifugiato a Genova portando con sé come prigionieri alcuni cardinali che avevano congiurato contro di lui, e che proprio alla Commenda furono giustiziati nel dicembre 1385 (o nel gennaio 1386) e sepolti in un luogo prossimo alla chiesa.[3][8] I loro resti furono rinvenuti nel 1829 durante lavori in un terreno adiacente al complesso.[3]

In origine il complesso formato dalla chiesa inferiore e dall’ospedale era probabilmente intitolato al protettore degli ospitalieri, san Giovanni Battista, e solo agli inizi del Seicento si ha notizia dell’intitolazione a san Giovanni evangelista, mentre la chiesa superiore era chiamata "di S. Maria". Nel tempo si ebbero altre variazioni della denominazione: dal 1697 il titolo di S. Giovanni Evangelista passò alla chiesa superiore e quella inferiore fu intitolata a sant'Ugo, finché nella prima metà dell’Ottocento i due titoli furono uniti.[2]

A causa delle leggi di soppressione degli ordini religiosi emanate nel 1798 dalla Repubblica Ligure il complesso, esclusa la chiesa superiore, fu espropriato dal governo ed adibito a vari usi. Nel 1834 una parte della chiesa inferiore fu concessa in locazione alla congregazione degli operai evangelici franzoniani. La chiesa fu consacrata dall'arcivescovo Salvatore Magnasco l'8 giugno 1873.[2]

Il complesso, dopo i recenti restauri, si presenta pressoché integro nel suo aspetto romanico, con la severità dei muri in pietra nera di Promontorio[9], il calore dei mattoni, l'eleganza delle colonne in marmo e dei soffitti in legno dipinti con motivi geometrici e floreali.

Subì una prima ristrutturazione nel 1508, per iniziativa del commendatore Brasco Salvago, nella parte conventuale e una seconda, nel tra il 1721 e il 1731, ad opera di Gerolamo Basadonne, nella chiesa superiore quando fu addirittura capovolto l'orientamento della chiesa stessa, in origine rivolto a levante come tutte le antiche basiliche. Questa inversione si rese necessaria per creare un accesso indipendente dall’esterno alla chiesa superiore, fino ad allora riservata solo ai cavalieri e quindi accessibile solo dall’interno del convento.

Vari interventi di restauro furono eseguiti a più riprese tra il 1870 e il 1936, ed ancora, a cura della Soprintendenza ai beni architettonici e ambientali, negli anni sessanta quando la struttura fu riportata all’originale stile romanico; questa fase dei restauri ha rimesso in luce anche gli affreschi e le soffittature lignee.[4]

Un nuovo restauro complessivo si attuò nel 1992 in occasione del cinquecentesimo anniversario della scoperta dell'America adibendo le sale a spazi espositivi e quindi sede di mostre di carattere storico.[6]

Da maggio 2009, dopo anni di restauri, l’Ospitale della Commenda è divenuto sede di un “museoteatro”, un allestimento in collaborazione con il Galata − Museo del mare in cui, in forma multimediale, i documenti della storia medievale diventano dialoghi e racconti interpretati dagli attori del “teatrodelsuono”, diretti da Andrea Liberovici, che danno vita a personaggi legati alla Commenda, a partire dal fondatore frate Guglielmo, ed a protagonisti delle crociate, cristiani e musulmani, come il sultano Saladino. Inoltre nel cortile interno è stato realizzato il “Giardino dei semplici”, un orto in cui sono coltivate le principali erbe officinali utilizzate nell’antico ospitale.[10]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile

La chiesa superiore[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa è accessibile attraverso l'attigua salita San Giovanni, ingresso che fu ricavato al centro dell'antico abside nel 1731 quando la chiesa, fino a quel momento ad uso esclusivo dei cavalieri, fu aperta al culto pubblico. Con l'operazione realizzata dal Basadonne furono invertiti gli spazi interni causando la soppressione della prima campata e quindi la costruzione di una nuova abside dalla parte opposta della navata centrale.

La struttura si presenta a tre navate con una volta a crociera in pietra nera, sostenuta da possenti costoloni e massicce colonne e considerata una delle più vaste volte in pietra tra le chiese europee.[6][7]

La chiesa inferiore[modifica | modifica wikitesto]

Si accede alla chiesa inferiore lateralmente attraverso un portale aperto nel porticato sotto il fianco destro della complesso. Anticamente spazio dedicato al culto pubblico, come la chiesa superiore si presenta anch’essa a tre navate con volta a crociera.[7]

Una ristrutturazione e conservazione degli interni si attuarono in occasione del Giubileo del 2000 dove gli interventi riportarono gli spazi alle origini. Tra le diverse opere che qui furono conservate vi fu una pala d'altare, Dottori della Chiesa, del pittore Pier Francesco Sacchi e databile al 1515; l'opera è oggi conservata al Museo del Louvre di Parigi.[6]

Il campanile[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile, a base quadrata, ornato da tre ordini di trifore, fu realizzato contestualmente alla chiesa e nel XIII o XIV secolo fu completato con la cuspide piramidale a base ottagonale, elemento tipico del romanico genovese, circondata da quattro pinnacoli agli angoli. Durante gli avvenimenti del 1746 (occupazione di Genova nel corso della guerra di successione austriaca) la cuspide fu gravemente danneggiata. Un’epigrafe alla base del campanile riporta la data di inizio lavori, il 1180, e ricorda Guglielmo, il fondatore del complesso, con la sua effigie a bassorilievo.[6][7][2]

Le opere[modifica | modifica wikitesto]

Tra le opere pittoriche conservate nella chiesa superiore vi sono i dipinti, nelle pareti dell'abside, della Madonna con i Santi Giovanni Battista e Brigida del pittore Giulio Benso e a sinistra la Madonna in trono con San Giovanni e altro santo del pittore Bernardo Castello e databile al 1599.

Nel primo altare della navata destra vi è la tela di Carlo Giuseppe Ratti raffigurante Il presepe, nel secondo il dipinto Sant'Ugo Canefri di Lorenzo De Ferrari databile al 1730 circa; A destra nel coro il dipinto di Lazzaro Tavarone del 1614 ritraente Il Battista ammaestra i discepoli, al centro la tela di Giovanni Domenico Cappellino de I figli di Zebedeo e a sinistra San Leonardo assiste una regina partoriente del pittore Simone Barabino del 1615 circa.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gli “ospitali”, molto diffusi nel Medioevo, erano luoghi aperti a tutti, pellegrini e cavalieri, sani e malati, ricchi e poveri, che vi trovavano riparo e assistenza materiale e religiosa, secondo la concezione medioevale per cui la cura del corpo non poteva essere disgiunta da quella dell’anima [1]
  2. ^ a b c d e Storia della chiesa di San Giovanni di Prè sul sito dell'arcidiocesi di Genova
  3. ^ a b c G.B. Cevasco, in "Descrizione di Genova e del Genovesato", Tipografia Ferrando, Genova, 1846
  4. ^ a b Storia della Commenda sul sito del “Laboratorio Tecnologie Didattiche” di Genova
  5. ^ L’ospitale di San Giovanni di Prè sul sito www.museidigenova.it
  6. ^ a b c d e f g Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 2009
  7. ^ a b c d e Testo audioguida con descrizione della Commenda sul sito del Galata Museo del Mare
  8. ^ M. Ricchetti, Liguria sconosciuta, itinerari insoliti e curiosi, Rizzoli Libri Illustrati, Milano, 2002
  9. ^ La pietra di Promontorio, molto utilizzata in epoca medioevale come materiale da costruzione e come pietra ornamentale in tutto il centro storico genovese, è un calcare marnoso di colore grigio azzurro, tendente al nero, simile alla più nota ardesia, ma con strati più spessi, e quindi adatta per murature.
  10. ^ Il “museo teatro” della Commenda e il “Giardino dei Semplici”, sul sito www.museidigenova.it]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guida d'Italia – Liguria, Touring Club Italiano, Milano, 2009.
  • Fiorella Caraceni Poleggi, Genova - Guida Sagep, Genova, 1984, SAGEP Editrice - Automobile Club di Genova.
  • Mauro Ricchetti, Liguria sconosciuta, itinerari insoliti e curiosi, Milano, Rizzoli Libri Illustrati, 2002, ISBN 88-7423-008-7.

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