Al-'Adil I

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Al-Malik al-ʿĀdil Sayf al-Dīn (in arabo: أبو بكر سيف الدين "الملك العادل" أحمد بن نجم الدين أيوب, Abū Bakr Sayf al-dīn "al-Malik al-ʿĀdil" Aḥmad ibn Najm al-Dīn Ayyūb, detto nelle cronache cristiane Safedino o «il Giusto»[1]; 11431218) è stato un sultano ayyubide curdo dal 1200 al 1218.

Dopo aver vissuto nella relativa ombra di suo fratello Saladino, mise a frutto le lotte per il potere scatenatesi dopo la morte del conquistatore di Gerusalemme tra i suoi figli per porsi come arbitro dei dissensi manifestatisi fra i suoi nipoti, finendo con eliminarli tutti per diventare il Sultano supremo dell'impero ayyubide.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Fratello di Saladino[modifica | modifica sorgente]

Da quando s'impadronì di Damasco, il 27 novembre 1174, Saladino v'installò la sua capitale, mostrando la propria volontà d'unificare la Siria, e nominò suo fratello Sayf al-Dīn governatore d'Egitto.[2] Quest'ultimo partecipò in tal veste a diverse campagne militari contro gli Ifranj o gli ultimi Zengidi. Si portò rapidamente a fianco del fratello quando la strategia lo esigeva, come nell'agosto 1182, quando Saladino tentò di prendere Beirut per tagliare le comunicazioni fra il Regno di Gerusalemme e la Contea di Tripoli e al-ʿĀdil fu incaricato di condurre diverse spedizioni nella regione di Gaza per attirare su di se le truppe di Baldovino il Lebbroso.[3] Nel febbraio 1183, al-ʿĀdil dovette fronteggiare una seria minaccia: Rinaldo di Châtillon, signore di Oltregiordano, violando la tregua concordata, organizzò una spedizione per saccheggiare La Mecca e al-ʿĀdil si preoccupò d'inviare una flotta che colò a picco quella crociata. Nel novembre dello stesso anno, partecipò con Saladino alla spedizione punitiva contro Rinaldo.[4]

Quando Saladino s'impadronì della città di Aleppo, nel 1183, egli affidò il suo governo al fratello al-ʿĀdil[5] e affidò l'Egitto congiuntamente a suo figlio al-Malik al-'Aziz e a uno dei suoi nipoti (figlio di al-ʿĀdil), Taqī al-Dīn ʿAbbās. Ma nel 1186, Saladino cominciò a diffidare della propria cerchia familiare e riprese Aleppo per darla a suo figlio al-Malik al-Zahir Ghazi. Altrettanto ritirò la sua nomina in Egitto a favore di Taqī al-Dīn, lasciando solo a governarlo al-Malik al-ʿAzīz. Al-ʿĀdil ricevette come compenso i feudi di Edessa e di Harrân.[6]

Questi rimpasti non impedirono ad al-ʿĀdil di partecipare attivamente alla battaglia di Hattin il 3 luglio 1187, poi alla conquista del Regno di Gerusalemme: egli prese quindi Giaffa poco dopo,[7] partecipando all'assedio di Gerusalemme del 1187.[8] Saladino si rese conto che il porto di Tiro, difeso da Corrado del Monferrato, un crociato che era sul punto di arrivare in Terrasanta, era diventato il centro della resistenza crociata e il punto di leva per la riconquista cristiana. Durante l'autunno 1187, pose l'assedio alla città, accompagnato da suo figlio al-Afdal, da suo fratello al-ʿĀdil e da suo nipote Taqī al-Dīn. Sfortunatamente per lui, la flotta musulmana fu parzialmente affondata il 30 dicembre 1187 e le galere sopravvissute si dispersero e fuggirono. Gli Ayyubidi dovettero togliere l'assedio a Tiro il 1º gennaio 1188.[9] Poco dopo, al-ʿĀdil ricevette dal fratello il feudo di Oltregiordano (attuale Transgiordania), conquistato agli eredi di Rinaldo di Châtillon.[6]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terza Crociata.

L'annuncio della caduta di Gerusalemme suscitò grande emozione in Europa e fu subito organizzata una Terza Crociata. I principali sovrani, Federico Barbarossa, Filippo II Augusto ed Enrico II Plantageneto risposero all'appello, ma una guerra che oppose gli ultimi due, ritardò la partenza. Fu allora che Riccardo Cuordileone, figlio ed erede di Enrico II Plantageneto condusse l'esercito inglese alla Crociata per via di mare, partendo da Messina (in mano ai Normanni), andando a guerreggiare lungo il tragitto a Cipro. Federico Barbarossa si avvicinò invece alla Siria per via di terra nel maggio 1190, ma annegò nell'attraversare con la sua pesante armatura il Saleph.[10]

I Crociati non attesero l'arrivo dei nuovi soldati dall'Europa per riprendere l'iniziativa. Dal 20 agosto 1189, Guido di Lusignano, re di Gerusalemme pose l'assedio davanti a San Giovanni d'Acri. Saladino tentò di liberare la città e al-ʿĀdil lo raggiunse il 25 novembre 1189 alla testa d'un esercito egiziano. Nella primavera del 1190, Saladino cadde ammalato e al-ʿĀdil lo sostituì nelle a conduzione delle operazioni di contro assedio. Il 30 luglio 1190, un distaccamento di Crociati tedeschi attaccò il campo di al-ʿĀdil e lo presero di sorpresa, ma si attardarono a saccheggiarlo, lasciando il tempo ad al-ʿĀdil d'organizzare un contrattacco offensivo che gli permise di massacrare una gran parte delle forze crociate germaniche.[11]

Resa di San Giovanni d'Acri.

Nel corso della primavera del 1190, gli assedianti ricevettero rinforzi francesi e inglesi e presero la città il 12 luglio 1191, malgrado gli sforzi di Saladino e di al-ʿĀdil[12]. Dopo la conquista della città, Filippo Augusto, malato e interessato più ai fatti interni al suo regno, ripartì in direzione della Francia, malgrado l'impegno precedentemente sottoscritto con Riccardo Cuordileone di partire insieme per la Terrasanta e di tornare contemporaneamente, al fine di non non concedere a chi si fosse allontanato per primo da Outremer alcun vantaggio nella contesa che li opponeva circa i diritti inglesi al trono di Francia. Riccardo I rimase dunque solo in Terrasanta. Accorgendosi che Saladino non metteva abbastanza sollecitamente in esecuzione il proprio impegno d'onore di riscattare i difensori di San Giovanni d'Acri, il sovrano Plantageneta li fece tutti massacrare, suscitando la disapprovazione e la collera del mondo musulmano.

Decise poi di marciare verso sud per continuare la riconquista di Outremer. Poco dopo le vicende di San Giovanni d'Acri, al-ʿĀdil tentò di sorprendere l'esercito crociato il 24 agosto 1191, ma fu respinto. I Crociati arrivarono in seguito davanti ad Arsuf, e Riccardo Cuordileone tentò un negoziato. Saladino, ricordandosi del massacro di San Giovanni d'Acri, non aveva alcuna intenzione di avviarlo, ma spedì suo fratello al-ʿĀdil da Riccardo, perché aveva bisogno di tempo per far giungere rinforzi. Solo dopo un po' di tempo impegnò la battaglia di Arsuf (7 settembre 1191), che fu vinta dai Crociati.[13]

Riccardo conquistò in seguito Giaffa e avviò negoziati con, con l'aiuto di Umfredo IV di Toron che servì da traduttore (avendo il signore cristiano imparato molto bene la lingua araba, ma essi non sfociarono in nulla di concreto e Saladino inviò suo fratello a Gerusalemme nell'ottobre del 1191, al fine di fargli alzare le mura di cinta e mettere in condizioni di difesa la Città Santa.[14] Nel novembre, Riccardo inviò nuovamente messaggeri per sondare le disposizioni d'animo di Saladino. Pose però come condizioni un trattato di pace e la restituzione del regno di Gerusalemme all'interno dei confini che esso aveva avuto fino al 1185, cosa che fu rifiutata da Saladino. Ma il risultato di tali negoziati fu che un'amicizia sorse fra Riccardo e al-ʿĀdil. Riccardo I propose allora - non si sa quanto seriamente - la mano di sua sorella Giovanna d'Inghilterra ad al-ʿĀdil e che i due sposi governassero congiuntamente il regno di Gerusalemme. Al-ʿĀdil e Saladino avrebbero accettato, ma Giovanna d'Inghilterra rifiutò comunque anche solo l'idea di sposare un principe musulmano.[15]

A tre riprese (Natale 1191, giugno 1192 e luglio 1192), Riccardo Cuordileone marciò alla volta di Gerusalemme, arrivando nelle sue vicinanze, ma senza tentare in effetti alcuna azione decisiva.[16]. Poi Saladino attaccò senza successo Giaffa il 31 luglio 1192. Finalmente i negoziati, che non erano mai stati interrotti dalle attività militari, sfociarono il 2 settembre 1192 a un trattato di pace che riconosceva la presenza dei Crociati sul litorale palestinese e il possesso dell'hinterland agli Ayyubidi.[17]

Zio degli eredi di Saladino[modifica | modifica sorgente]

Saladino morì nella notte tra il 3 e il 4 febbraio 1193. Il suo primogenito, al-Afdal, ricevette Damasco, la Palestina e la Siria meridionale; il suo secondogenito, al-Malik al-Zāhir, l'Egitto e il terzo, al-ʿAzīz, ricevette Aleppo e la Siria settentrionale. Gli altri principi ayyubidi ricevettero feudi minori. Il fratello al-ʿĀdil ebbe la Jazīra, il Diyabakr e la Transgiordania. Al-Afdal ricevette inoltre il titolo di Sultano supremo, ma era un giovane di ventitré anni che passava il tempo nella disimpegnata ricerca dei piaceri e che sostituì i ministri del padre con persone del tutti inadeguate ad affrontare l'impegnativo compito di amministrare il Sultanato.

I ministri caduti in disgrazia trovarono rifugio in Egitto, dove esortarono al-ʿAzīz a ribellarsi all'inetto fratello. Alla fine del mese di maggio 1194, al-ʿAzīz si portò sotto Damasco per assediarla, mentre suo fratello chiamava al-ʿĀdil in suo soccorso. Lo zio intervenne e obbligò al-ʿAzīz a tornare in Egitto. Il prestigio del fratello di Saladino aumentò ed egli cominciò ad apparire come l'unica persona in grado di governare senza scossoni l'impero ayyubide. Nel 1195, al-ʿAzīz tentò un nuovo attacco contro suo fratello, ma quando il suo esercito giunse in prossimità di Tiberiade, una parte dei suoi Emiri l'abbandonò e al-ʿAzīz dovette tornare in Egitto, inseguito da al-Afdal. Ancora una volta, al-ʿĀdil, che preferiva che i suoi nipoti si sfiancassero nelle loro rivalità senza volere che qualcuno prevalesse, impedì ad al-Afdal di sconfiggere militarmente il fratello. Al-Afdal rientrò a Damasco e al-ʿĀdil s'installò in Egitto. Nel mese di giugno 1196, al-ʿĀdil e al-ʿAzīz marciarono su Damasco, che fu presa il 3 luglio 1196. Conformemente alla loro intesa, al-Afdal fu deposto ed esiliato nel piccolo feudo di Sarkhad, mentre al-ʿĀdil diventava Sultano di Damasco.[18]

Nel 1197, un esercito crociato tedesco decise un attacco terrestre in terra musulmana, senza preavvertire lo stesso Enrico II, re di Gerusalemme. al-ʿĀdil, come rappresaglia, tentò un'incursione su San Giovanni d'Acri ma essa fu respinta da Enrico II. Al-ʿĀdil attaccò allora Giaffa, che conquistò nel settembre del 1197. Enrico II morì poco dopo e i crociati tedeschi assediarono in seguito Toron. Ma l'annuncio della morte dell'Imperatore germanico Enrico VI li indusse a togliere l'assedio. Amalrico II, il nuovo re di Gerusalemme, concluse il 1º luglio 1198 una tregua di cinque anni.[19]

In effetti la situazione interna dell'impero ayyubide richiedeva tutta la sua attenzione e tutte le sue capacità. Il 27 novembre 1198, al-'Aziz 'Imâd al-Dîn 'Uthmân, sultano d'Egitto, morì in seguito a una caduta da cavallo nel corso d'una battuta di caccia al lupo nelle prossimità delle Piramidi. Suo figlio, al-Malik al-Mansur, di nove anni, gli succedette e il suo entourage, temendo le ambizioni di al-ʿĀdil, si rivolse ad al-Afdal, che esercitava la reggenza. La sua prima azione fu quella di tentare di riprendere Damasco, e per far questo approfittò dell'assenza di al-ʿĀdil (che si trovava nella Jazira) per cercare di occupare la capitale siriana. Ma al-ʿĀdil, che non era impreparato a ciò, tornò rapidamente a Damasco l'8 giugno 1199, mentre l'esercito egiziano arrivò a Damasco solo il 14 di quel mese, presto raggiunto da al-Malik al-Zahir, Emiro d'Aleppo. Ma al-ʿĀdil approfittò del tempo guadagnato e della mancanza di unità fra i suoi antagonisti per seminare discordia fra i due fratelli, che tolsero infine l'assedio nel gennaio del 1200. Poi al-ʿĀdil riprese l'offensiva, marciò verso l'Egitto e prese Il Cairo il 5 febbraio 1200. Al-Afdal fu esiliato a Diyar Bakr, mentre al-Malik al-Mansur fu deposto e nominato governatore di Edessa, che comunque non raggiunse, preferendo cercar rifugio ad Aleppo.
Divenuto padrone dell'impero ayyubide, al-ʿĀdil nominò governatori persone di sua fiducia: suo figlio al-Malik al-Kamil in Egitto e un altro figlio al-Malik al-Mu‘azzam a Damasco.[20]

Sultano supremo degli Ayyubidi[modifica | modifica sorgente]

Allo spirare della tregua, il papa Innocenzo III proclamò una nuova Crociata, i pellegrini pensano di sbarcare il più vicino possibile a Gerusalemme per poi procedere alla sua conquista, mentre i nobili, seguendo i consigli di Riccardo Cuordileone pensano a uno sbarco in Egitto (dove risiede l'antagonista più potente dei guerrieri crociati), i cui porti di Alessandria e di Damietta sono più facilmente conquistabili rispetto a Gerusalemme e possono servire da moneta di scambio.[21]

Nel 1202, al-ʿĀdil raccomanda a suo figlio al-Malik al-Kamil, «il Sovrano Perfetto», suo vice in Egitto, d'avviare negoziati con la repubblica di Venezia, principale potenza marittima nel Mediterraneo. al-Malik al-Kamil garantisce ai Veneziani l'accesso ai porti del delta, come Alessandria o Damietta, e offre loro protezione e assistenza. Come contropartita, Venezia promette di non appoggiare alcuna spedizione occidentale contro l'Egitto. I Veneziani hanno tuttavia raggiunto un accordo coi nobili occidentali che prevedeva il trasporto di circa 35.000 guerrieri crociati verso l'Egitto, contro la promessa d'una forte somma di denaro, e preferiscono mantenere segreto questo trattato. Sono indecisi a non respingere alcun loro impegno. Il doge Andrea Dandolo, in cambio di un pagamento dirotta la Quarta Crociata su Zara, porto del mare Adriatico appartenente al re d'Ungheria. La città è saccheggiata nel novembre del 1202). Il doge riesce poi a convincere i crociati a dirigere nel giugno del 1203 le loro azioni belliche e depredatorie contro Costantinopoli, del tutto indifferenti che essa sia la capitale della Cristianità orientale.[22] L'abietta azione dei crociati rivela meglio di ogni altra cosa quanto scarso fosse lo zelo spirituale delle potenze cristiane, ormai sempre più indifferenti nei confronti dell'impresa crociata e sempre più attratte dalla conquista d'una supremazia economica e mercantile. La spaccatura (mai più di fatto risolta) tra cristiani latini e greci allontanerà per sempre la possibilità di riconquista della Terrasanta che, da quel momento verrà sempre più potentemente rafforzata dagli Ayyubidi prima e dai Mamelucchi dopo, agevolmente in grado di contrastare le nuove azioni comunque organizzate dalla Cristianità occidentale, che non può ormai più contare sul potente aiuto di quello che era pur sempre il più potente esercito cristiano in ambito mediterraneo: quello bizantino.

Alcuni sporadici cristiani, fedeli agli ideali crociati, si recano nondimeno in Palestina, e alcune fiacche azioni militari sono realizzate, ma Amalrico II di Lusignano, constatando che la crociata non giungerà più in Outremer, conclude con al-ʿĀdil una nuova pace nel settembre del 1204, che garantisce una tregua di 6 anni e la restituzione di Giaffa ai crociati di Terrasanta.[23] Considerando che il jihad ha conseguito il suo scopo con la riconquista di Gerusalemme, al-ʿĀdil non è animato da alcun intento di espellere i cristiani dalla Palestina, e le occasionali violazioni della tregua, come quella provocata dai Templari nel 1210, sono risolte con strumenti pacifici.[24] Nel luglio del 1211 il Sultano conclude una nuova tregua della durata di 6 anni col nuovo re di Gerusalemme, Giovanni di Brienne.[25]

All'avvicinarsi della scadenza della tregua, una Quinta Crociata è pronta teoricamente a partire. I primi crociati a sbarcare sono gli Ungheresi di re Andrea II d'Ungheria, che decide di conquistare la Samaria nel novembre 1217. al-ʿĀdil deve quindi recarsi a Nablus (Naplusia) col suo esercito per impedire l'avanzata degli Ungheresi. Dopo vari assedi e scaramucce, gli Ungheresi devono battere in ritirata e, infine, abbandonano la Terrasanta.[26]

Cornelis Claesz van Wieringen: Nave che spezza la catena che blocca l'ingresso del porto di Damietta in occasione della Quinta Crociata (XVI secolo).
Frans Hals museum

Ma la Quinta Crociata non si limita ai crociati ungheresi, e nuove truppe arrivano e decidono di lanciare un'offensiva contro l'Egitto. Decine di migliaia di crociati pongono l'assedio davanti Damietta. al-Malik al-Kamil, marcia contro di loro ma non osa affrontarli, e pone il suo campo a sud del porto, per permettere il rifornimento della città attraverso il Nilo. La città è difesa a nord e a est da una stretta lingua di terra paludosa. A nord e a ovest, il Nilo assicura un collegamento permanente con il retrostante paese. Una catena tesa fra la città e una cittadella ben difesa, barra l'accesso al Nilo. I crociati s'accaniscono invano per 3 mesi contro la cittadella, fino al momento in cui hanno l'idea di agganciare fra loro due grandi vascelli e di costruirvi una torre navigante che possa arrivare all'altezza della cittadella, per prenderla poi d'assalto. Il piano riesce e il 25 agosto la catena viene spezzata. Al-ʿĀdil viene a sapere, tramite il messaggio portato da un piccione viaggiatore, della caduta della cittadella, poi muore, a 73 anni, vittima d'una crisi cardiaca. Al-Malik al-Kamil riesce a fermare l'avanzata dei Crociati e a impedire l'accerchiamento di Damietta, infliggendo loro severe perdite. Ma la morte di al-ʿĀdil comporta un colpo di Stato al Cairo, in cui numerosi Emiri approfittando della lontananza di al-Malik al-Kamil per tentare d'installare sul trono uno dei suoi fratelli, senza dubbio più malleabile. Al-Malik al-Kamil deve togliere il proprio campo e tornare nella capitale egiziana per ristabilire l'ordine.[27]

Posterità[modifica | modifica sorgente]

Lasciò sedici figli e diverse figlie[5]:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il laqab arabo al-Malik al-ʿĀdil significa in effetti "Il sovrano giusto".
  2. ^ Grousset, 1935, p. 637.
  3. ^ Grousset, 1935, pp. 671-2.
  4. ^ Grousset, 1935, pp. 695-8.
  5. ^ a b Foundation for Medieval Genealogy
  6. ^ a b Grousset, 1935, pp. 720-1.
  7. ^ Grousset, 1935, pp. 760-1.
  8. ^ Grousset, 1935, pp. 769-72.
  9. ^ Grousset, 1936, pp. 50-1.
  10. ^ Grousset, 1936, pp. 52-61.
  11. ^ Grousset, 1936, pp. 64-77.
  12. ^ Grousset, 1936, pp. 93-96.
  13. ^ Grousset, 1936, pp. 103-7.
  14. ^ Grousset, 1936, pp. 114-7.
  15. ^ Maalouf, 1983, pp. 241-4 e Grousset, 1936, pp. 121-4.
  16. ^ Grousset, 1936, pp. 134-6.
  17. ^ Grousset, 1936, pp. 152-3.
  18. ^ Grousset, 1936, pp. 174-8 e Maalouf, 1983, pp. 250-1.
  19. ^ Grousset, 1936, pp. 182-6 e 195-7.
  20. ^ Grousset, 1936, pp. 198-200.
  21. ^ Grousset, 1936, pp. 202-3.
  22. ^ Grousset, 1936, pp. 204-9 e Maalouf, 1983, pp. 253-5.
  23. ^ Grousset, 1936, p. 215.
  24. ^ Grousset, 1936, pp. 220-1.
  25. ^ Grousset, 1936, pp. 224-5 e Maalouf, 1983, p. 255.
  26. ^ Grousset, 1936, pp. 231-4.
  27. ^ Grousset, 1936, pp. 236-248 e Maalouf, 1983, pp. 255-6.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Amin Maalouf, Le crociate viste dagli arabi, Società editrice internazionale, Torino 1989. ISBN 8805050504 (ed. orig.: Amin Maalouf, Les croisades vues par les arabes, Paris 1983. ISBN 978-2-290-11916-7).
  • René Grousset, Histoire des croisades et du royaume franc de Jérusalem, 1936 [dettaglio delle edizioni:]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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