Ismail Enver

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Ismail Enver

Ismail Enver, noto anche come Ismail Pascià o Enver Pasha o Enver Bey (Istanbul, 22 novembre 18814 agosto 1922), è stato un militare e politico turco.

Ufficiale militare e capo della rivoluzione dei Giovani Turchi, Ismail Enver ebbe un ruolo di primo piano nell'ultimo periodo dell'Impero ottomano. Fu a favore dell'eliminazione delle popolazioni che non erano di origine turca nel territorio dell'impero ottomano.

Nato da una famiglia benestante, il padre era ufficiale dell'esercito ottomano, Ismail Enver si iscrisse nel 1905 all'organizzazione dei Giovani Turchi che propugnava l'ammodernamento del paese contro l'immobilismo del sultano. Fu protagonista della rivoluzione del 1908, nella quale al sultano Abdul-Hamid II (1842-1918) fu imposta una costituzione. Nel 1911 organizzò la difesa della provincia di Libia contro l'Italia nell'ambito della Guerra Italo-Turca.

Nell'aprile del 1912 i Giovani Turchi (ufficialmente con il nome di Comitato per l'Unione e il Progresso, o C.U.P.) vinsero con larga maggioranza le elezioni, ma la perdita della provincia di Libia, di cui si era impadronita l'Italia erose il sostegno di cui avevano goduto, tanto che in luglio il partito fu costretto a ricorrere ad una coalizione politica, chiamata Unione Liberale. Con un colpo di mano il 23 gennaio del 1913 il C.U.P. eliminò l'Unione Liberale e introdusse una dittatura militare, capeggiata dal gruppo dei "Tre Pascià", ossia Ismail Enver, Ahmed Jemal e Mehmed Talat. Nello stesso anno risollevò le sorti impero ottomano riconquistando ai bulgari la città di Edirne (Adrianopoli). Nel 1914 sposò Naciye, figlia del sultano e divenne ministro della guerra.

Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, l'Impero ottomano si alleò con le potenze centrali, ed Ismail Enver prese direttamente nel dicembre 1914 il comando della Terza Armata per guidare un'offensiva contro i russi nell'Anatolia orientale, con lo scopo di riconquistare i territori ottomani perduti nel 1878. L'operazione militare, culminata nella battaglia di Sarıkamış, si rivelò un disastro per gli ottomani e la Terza Armata perse gran parte dei suoi effettivi. Enver, sospettando che i simpatizzanti russi all'interno della comunità armena stessero tramando una rivolta, ordinò che i soldati armeni della forze ottomane fossero disarmati, smobilitati ed assegnati a campi di lavoro, dove furono sterminati e sepolti in fosse comuni. Seguirà il vero e proprio genocidio armeno, che si concluderà con la morte di oltre un milione di armeni. La politica pan-turca dei tre Pascià non si limiterà a sterminare il popolo armeno, ma anche a cancellarne ogni traccia di memoria. Dirà anni dopo Adolf Hitler ai suoi generali: Chi si ricorda oggi del genocidio armeno?

Enver avrebbe dichiarato che l'Impero ottomano avrebbe dovuto essere "ripulito" dagli Armeni e da tutte le altre minoranze cristiane, come i Greci ed gli Assiri. "Abbiamo distrutto i primi con la spada e distruggeremo i secondi per fame." Aveva inoltre dichiarato all'ambasciatore americano Henry Morgenthau di accettare l'intera responsabilità di tutto l'accaduto.

Alla fine della guerra Talat rassegnò le proprie dimissioni alcuni giorni prima la capitolazione dell'Impero Ottomano e l'armistizio del 30 ottobre. I membri del governo del C.P.U. rassegnarono anch'essi in massa le dimissioni nei due giorni successivi e i "Tre Pascià" andarono in esilio. Un tribunale lo processò in contumacia nel dopoguerra e lo condannò a morte. Enver tuttavia morì in combattimento contro il battaglione armeno dell'Armata Rossa bolscevica comandato da Hagop Melkumian il 4 agosto del 1922 presso Baldzhuan nel Turkestan (odierno Tagikistan) durante la rivolta dei Basmachi.

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