Libia ottomana

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Libia ottomana
Libia ottomana – Bandiera
Libia ottomana - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Vilâyet-i Trâblus Gârp
Nome ufficiale ولايت طرابلس غرب
Lingue ufficiali turco ottomano
Lingue parlate arabo
Capitale Tripoli
Dipendente da Impero ottomano
Politica
Forma di Stato Eyalet
Forma di governo Eyalet elettivo dell'Impero ottomano
Capo di Stato Sultani ottomani
Nascita 1551
Causa Occupazione della città di Tripoli ad opera di Sinan Pasha e di Turgut Reis
Fine 18 ottobre 1912
Causa Trattato di Ouchy o Losanna
Territorio e popolazione
Bacino geografico Libia
Territorio originale Libia
Economia
Commerci con Impero ottomano
Religione e società
Religioni preminenti islam
Religione di Stato islam
Religioni minoritarie cristianesimo, ebraismo
Evoluzione storica
Preceduto da Flag of the Sovereign Military Order of Malta.svg Territori del Sovrano Militare Ordine di Malta
Merinidi
Almohadi
Fatimidi
Succeduto da Flag of Italy (1861-1946).svg Libia italiana

La regione costiera oggi indicata col nome di Libia ottomana e corrispondente all'attuale Libia, venne governata dall'Impero ottomano dal 1551 al 1912 come Eyalet di Tripolitania, dal 1864 come Vilayet di Tripolitania (in turco: ولايت طرابلس غرب, Vilâyet-i Trâblus Gârp). Divenne nota anche come Regno di Tripoli, anche se tale territorio non fu mai tecnicamente un regno, ma una provincia ottomana guidata da un pascià (governatore), sempre membro della dinastia Karamanli dal 1711 al 1835, fatto che fece divenire de facto una monarchia il possedimento turco in Libia. Oltre al territorio centrale della Tripolitania, la Barca era considerata anch'essa parte del dominio di Tripoli in quanto governata de facto dal pascià della regione.[1]

Dopo lo scoppio della guerra italo-turca (1911), il Vilayet di Tripolitania e la Cirenaica furono annesse al Italia con regio decreto del 5 novembre 1911.

L'arrivo degli ottomani[modifica | modifica sorgente]

Localizzazione del Vilayet di Tripolitania nel 1609.

All'inizio del XV secolo la costa libica non era sottoposta a un'autorità centrale e nei suoi porti agivano indisturbate le bande di pirati. La Spagna riuscì a occuparla nel 1510 senza impiantarvi mai una colonia stabile, così nel 1528 gli spagnoli diedero il porto di Tripoli ai Cavalieri di San Giovanni.

Nel 1538 Tripoli fu conquistata da un ammiraglio ottomano chiamato Khair al-Din (conosciuto anche con il nome di Barbarossa): fu in quell'occasione che l'intera costa del Maghreb fu conosciuta come "Costa dei barbari".

Gli ottomani arrivarono nel 1551 a Tripoli, su richiesta della locale popolazione libica di religione musulmana, per liberare la città dal dominio dei Cavalieri di Malta. Nel 1553 gli europei furono espulsi dai corsari turchi Dragut e Sinan. Dragut, che in seguito cadde nella battaglia di Malta, fu sepolto a Tripoli. Dopo la morte di Dragut i legami tra Costantinopoli e Tripoli si allentarono.

Sotto il dominio degli ottomani, il Maghreb venne diviso in tre province, Algeri, Tunisi e Tripoli. Dopo il 1565, l'autorità amministrativa di Tripoli venne investita di un pasha nominato dal sultano di Costantinopoli. Il sultano forniva il pasha di un corpo di giannizzeri, che a sua volta venne diviso in un certo numero di compagnie sotto il comando di un bey. I giannizzeri divennero la forza politica e militare della Libia ottomana, relegando il pasha a un ruolo prettamente formale.

La dinastia Karamanli e le guerre barbariche[modifica | modifica sorgente]

Nel 1711, Ahmed Karamanli, un ufficiale di cavalleria ottomano, figlio di un ufficiale turco e di una donna libica riuscì a prendere il potere a Tripoli, fondando la dinastia dei Karamanli, che durò per più di un secolo. Nel maggio del 1801 il pasha Yusuf Karamanli chiese agli Stati Uniti un aumento del tributo per la protezione del loro commercio dalla pirateria. La richiesta venne rifiutata e una forza navale statunitense riuscì a fare un blocco su Tripoli, dando inizio alla Prima guerra barbarica.

La Seconda guerra barbarica (1815) fu un altro conflitto tra gli Stati Uniti e le reggenze ottomane del Nordafrica.

Riaffermazione dell'autorità ottomana[modifica | modifica sorgente]

Nel 1835, il governo del Sultano Mahmud II trasse profitto dalle tensioni locali per riaffermare la sua autorità per tenerla fino al collasso finale dell'Impero Ottomano. Con il decentramento del potere ottomano si arrivò all'indipendenza virtuale della Libia. Il locale Movimento Senussi Movement, capeggiato da Sayyid Mohammed Ali as-Senussi, chiamò la popolazione indigena alla resistenza contro il dominio ottomano. Il Grand Senussi fondò il suo quartier generale nell'oasi di Al-Jaghbub mentre i suoi ikhwan (fratelli) fondarono delle zawiyas (collegi religiosi o monasteri) in tutto il Nordafrica, portando anche la stabilità alle regioni non ancora del tutto sottomesse al potere ottomano.

L'apice del potere senussita si attestò attorno agli anni ottanta, all'epoca di Mohammed al-Mahdi, il quale fu un abile amministratore e un carismatico oratore. Con 146 capanne che si estendevano in tutto il deserto del Sahara, riuscì a spostare la capitale dei Senussi a Kufra. Gli ottomani chiamarono i Senussi per respingere l'occupazione straniera, così Mohammed al-Mahdi ebbe successo dove molti fallirono, assicurandosi la lealtà della Cirenaica. Per oltre 75 anni i turchi ottomani imposero una trentina di governatori, anche se la Libia di fatto era autonoma dall'Impero.

La guerra di Libia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra italo-turca, Trattato di Losanna (1912) e Trattato di Losanna (1923).

Con il Trattato di Ouchy o Losanna, firmato il 18 ottobre 1912 tra Impero ottomano e Italia, la Tripolitania e la Cirenaica passarono sotto il controllo amministrativo e militare italiano. Le due province divennero de iure italiane, anche sotto il profilo del diritto internazionale, nel 1923, a seguito della stipula del secondo Trattato di Losanna con la Repubblica turca.

Nel 1934 formarono il Governatorato unico della Libia italiana.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Thomas Salmon, Modern history or the present state of all nations, vol. 3, 1746, p. 84. Archibald Bower et al., An universal history: from the earliest accounts to the present time, 1760, vol. 18, p. 479.
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