Delfi

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Coordinate: 38°29′N 22°30′E / 38.483333°N 22.5°E38.483333; 22.5

Delfi
Temple of Apollo Delphi.jpg
Tempio di Apollo
Nome originale Pythô (Πυθώ, οῦς (ἡ) et Πυθών, ῶνος (ἡ))[1]
Cronologia
Fondazione 1400 a.C
Fine 1100 a.C.
Causa abbandono
Rifondazione 800 a.C.
Fine 392
Causa Editto di Tessalonica
Rifondazione medioevo
Territorio e popolazione
Superficie massima 24 km2
Abitanti massimi 26716
Lingua greco
Localizzazione
Stato attuale Grecia Grecia
Località Kari
UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Sito archeologico di Delfi
(EN) Archaeological Site of Delphi
Templo of Apollo Delfi.jpg
TipoCulturali
Criterio(I) (II) (III) (IV) (VI)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal1987
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

Delfi o Delphi (in greco antico: Δελφοί, Delphói) è un importante sito archeologico, nonché una storica città dell'antica Grecia, sede del più importante e venerato oracolo del dio Apollo, assieme a Dydyma.

Situata nella Focide sulle pendici del monte Parnaso, a circa 130 km a nord-ovest da Atene e a 600 m s.l.m. all'incrocio di antiche vie di comunicazione. Nei tempi antichi si pensava che Delfi fosse il centro del mondo, quindi era sede dell'omphalos o ombelico del mondo.

Storia del santuario[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro antico

Centro abitato già in età micenea (XI-X secolo a.C.), Delfi mostra le prime tracce di un culto legato alla dea Terra (Gea) e al serpente Pitone a partire dall'VIII secolo a.C.. Successivamente subentra al culto di Gea quello del dio Apollo, detto Pizio, ossia vincitore di Pitone. Il culto si caratterizza per la richiesta di vaticini alla sacerdotessa di Apollo, la Pizia, che emetteva i responsi al centro del santuario, seduta su un tripode, dopo essere entrata in trance respirando il vapore che fuoriusciva da una fessura della terra. La tradizione vuole che Zeus avesse indicato il luogo di fondazione del santuario nel punto in cui due aquile, fatte volare da lui, fossero atterrate insieme. Questo punto identificava Delfi come il centro del mondo. I vaticini della Pizia erano spesso ambigui e oscuri, come quello dato al re di Lidia Creso.

Il nucleo più primitivo del santuario risale al VII secolo a.C. e fu più volte ricostruito a seguito di incendi e fenomeni naturali, come i terremoti. I Giochi pitici cominciarono ad aver luogo tra il 591 ed il 586 a.C., ma già poco dopo la sua fondazione il santuario era stato sede di competizioni poetiche.

Fin dalla sua fondazione l'oracolo divenne centrale nella vita sociale e politica dei Greci, come nel caso della Grande Colonizzazione dell'VIII-VII secolo a.C., durante la quale i responsi oracolari facevano da guida per i coloni. Rivestendo una così grande importanza, venne fondato un ente per la salvaguardia della neutralità dell'oracolo, chiamato Anfizionia di Delfi. Nonostante questa precauzione, molte famiglie aristocratiche greche tentarono di accaparrarsene i favori, come nel caso dell'incendio del 548 a.C. che distrusse il santuario, ricostruito a carico della famiglia ateniese degli Alcmeonidi. La stessa Anfizionia di Delfi fu spesso al centro di eventi bellici chiamati guerre sacre (in totale quattro), la prima delle quali, di dubbia storicità, ebbe luogo all'inizio del VI secolo a.C.

Tempio di Athena

A partire dalla fine del VII secolo a.C.,[2] le città greche cominciarono a depositare presso il santuario i propri tesori votivi, ospitati in apposite "cappelle" chiamate thesauroi, costruite a spese della città depositante, spesso non senza un valore propagandistico.

Per tutta la durata del secondo grande conflitto della storia greca, la guerra del Peloponneso, il santuario fu sotto il controllo della città di Sparta.

Dal 357 al 346 a.C. si combatté la terza guerra sacra, che vide emergere la Macedonia come potenza dominante dell'Anfizionia di Delfi, egemonia confermata durante l'ultima guerra Sacra, la quarta (340-338 a.C.), che segnò inoltre, con la battaglia di Cheronea del 338 a.C., la definitiva egemonia della Macedonia sulle città greche.

Con la battaglia di Pidna del 168 a.C., e la conseguente caduta della Grecia nel gruppo delle province romane nel 145 a.C., Roma impiantò stabilmente la propria influenza sul santuario, che venne ripetutamente restaurato dagli imperatori Augusto, Domiziano ed Adriano. La diffusione del Cristianesimo minò all'origine il prestigio del santuario apollineo, fino alla sua definitiva chiusura da parte dell'imperatore Teodosio I nel 394 (già nel 391 erano stati aboliti i culti pagani).

Riscoperta di Delfi[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante le sue vicende fossero scritte in tutte le opere degli antichi scrittori greci, per molti secoli Delfi venne dimenticata, persino nella sua ubicazione. Solo nel 1436, in età umanistica, Ciriaco d'Ancona la ritrovò, nel corso dei suoi viaggi alla ricerca delle testimonianze dell'epoca classica[3].

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Il fondatore di Delfi è il mitico re Delfo figlio di Poseidone e Melanto, per giacere con lei il dio dei mari si trasformò in un delfino il cui nome ha un evidente richiamo. Tuttavia il mito proprio di Delfi e dell'oracolo proviene dall'intervento di Apollo contro il drago-serpente Pitone figlio di Gea. Apollo decise di ucciderlo in quanto aveva insidiato sua madre Latona mentre era incinta di lui. Questi si viveva nel monte Parnaso e Apollo con le sue frecce lo fece fuggire a Delfi che prendeva il nome da Delfine il drago-compagna di Pitone. Apollo lo inseguì anche nel tempio. La Madre Terra, oltraggiata, chiese l'intervento di Zeus che non soltanto ordinò ad Apollo di farsi purificare a Tempe, ma istituì i giochi Pitici in onore di Pitone, costringendo Apollo a presiederli per penitenza. Apollo, dopo essersi purificato andò a cercare il dio Pan,da cui ottenne i segreti dell'arte divinatoria, divenendo il protettore e creatore dell'oracolo delfico costringendo la sacerdotessa, detta pitonessa o Pitia, a servirlo. L'impresa di Apollo poi gli meritò l'appellativo di Pizio o Pitico.
Secondo un'altra versione Apollo saltò su una nave sotto forma di delfino e la condusse a Crisa, porto di Delfi. Qui saltò dritto al tempio in forma di giovane consacrando i Cretesi che facevano parte dell'equipaggio come sacerdoti.[4]

Sempre da Apollo proviene il mito della fonte Castalia che era una ninfa degli alberi e viveva nel monte Parnaso, Apollo la insidiò e lei si gettò dal Parnaso venendo trasformata in fonte. La suddetta fonte poi divenne celebre come luogo di ispirazione dei poeti.

Delfi è anche il luogo in cui vennero seppelliti i resti di Zagreo, divinità figlia di Persefone e Zeus fatta a pezzi dall'invidia dei Titani. Qui è presente anche l'omphalos sia come che come concetto legato al mito, perché la città era considerata l'ombelico del mondo. L'omphalos era la pietra fatta ingoiare da Rea a Crono nascondendo così Zeus che divenuto adulto nell'intento di liberare i fratelli ingoiati dal padre fece bere una bevanda che lo fece vomitare. Oltre ai titani Crono sputò l'omphalos che cadde a Delfi.

Flegias, la cui figlia, Coronide fu sedotta e messa incinta da Apollo. Per vendicarne poi la successiva morte tentò di incendiare il tempio di Apollo. Questo gesto non venne però perdonato tanto che il dio, dopo averlo crivellato di frecce, lo scaraventò nel Tartaro.

Il significato religioso[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Delphoi deriva dalla stessa radice di δελφύς delphys, "utero" e potrebbe indicare la venerazione arcaica di Gaia nel sito.[5][6] Apollo è collegato al sito dal suo epiteto Δελφίνιος Delphinios, "il delfico". L'epiteto è collegato ai delfini (greco δελφίς, -ῖνος) nell'Inno omerico ad Apollo (linea 400), che narra la leggenda di come Apollo venne per la prima volta a Delfi sotto forma di un delfino, portando sulla schiena i sacerdoti di Creta. Il nome omerico dell'oracolo è Pytho (Πυθώ).[7] Un'altra leggenda sostenne che Apollo si recò a Delfi da nord e si fermò a Tempe, una città della Tessaglia, per raccogliere il lauro (noto anche come albero della baia) considerata una pianta sacra. Per commemorare questa leggenda, i vincitori dei Giochi Pitici ricevevano una corona di alloro colta nel Tempio stesso.

Delfi divenne il sito di un importante tempio di Apollo di Febo, così come i Giochi Pitici e il famoso oracolo preistorico. Anche dell'epoca romana rimangono centinaia di statue votive, descritte da Plinio il Giovane e viste da Pausania. Scolpite nel tempio c'erano tre frasi: γνῶθι σεαυτόν (gnōthi seautón = "conosci te stesso") e μηδὲν ἄγαν (mēdén ágan = "nulla in eccesso"), e Ἑγγύα πάρα δ'ἄτη (engýa pára d'atē = "impegnati e il male ti sarà vicino"),[8] Nell'antichità, l'origine di queste frasi fu attribuita a uno o più dei Sette Saggi della Grecia da autori come Platone[9] e Pausania[10]. Inoltre, secondo il saggio di Plutarco sul significato della "E di Delfi" - l'unica fonte letteraria per l'iscrizione - c'era anche un'iscrizione (nel tempio) di una grande lettera E.[11] Tra le altre cose, epsilon corrisponde al numero 5. Tuttavia, studiosi antichi e moderni hanno dubitato della legittimità di tali iscrizioni.[12] Secondo una coppia di studiosi:

« L'effettiva paternità delle tre massime installate sul tempio di Delfi può essere lasciata incerta, molto probabilmente erano proverbi popolari, che in seguito sarebbero stati attribuiti a saggi particolari.[13] »

Secondo l'inno omerico all'Apollo Pitico, Apollo lanciò la sua prima freccia come fanciullo che effettivamente uccide il serpente Pitone, il figlio di Gaia, che custodiva il luogo. Per espiare l'omicidio del figlio di Gea, Apollo fu costretto a volare e spendendo otto anni in servitù prima che potesse tornare espiato. Ogni anno veniva organizzato un festival, il Septeria, in cui veniva rappresentata l'intera storia: l'uccisione del serpente, il volo, l'espiazione e il ritorno del dio.[14]

I Giochi Pitici avevano luogo ogni quattro anni per commemorare la vittoria di Apollo.[14] Un altro festival di Delfi era la Teofania (Θεοφάνεια), un festival annuale in primavera che celebrava il ritorno di Apollo dai suoi luoghi invernali ad Iperborea. Il culmine del festival era un'esibizione di un'immagine degli dei, di solito nascosta ai fedeli presso il santuario.[15]

La Theoxenia si teneva ogni estate, ed era incentrata su una festa per "dei e ambasciatori di altri stati". I miti indicano che Apollo uccise il serpente ctonio Pitone, Pythia nei miti più antichi, ma secondo alcuni conti successivi sua moglie, Pizia, che viveva accanto alla sorgente Castalia. Alcune fonti dicono che egli uccise Pitone perché aveva tentato di violentare Leto mentre era incinta di Apollo e Artemide.

Questa sorgente scorreva verso il tempio ma scompariva di sotto, creando una fessura che emetteva vapori chimici che favorivano l'oracolo a Delfi in grado di rivelare le sue profezie. Apollo uccise Pitone ma dovette essere punito per questo, in quanto figlio di Gea. Il santuario dedicato ad Apollo era originariamente dedicato a Gea e condiviso con Poseidone.[14] Il nome Pythia (Pizia) rimase come titolo dell'Oracolo di Delfi.

Erwin Rohde scrisse che il Pitone era uno spirito terrestre, che fu conquistato da Apollo e sepolto sotto l'Omphalos, e che si tratta di una divinità che erige un tempio sulla tomba di un altro.[16] Un altro punto di vista sostiene che Apollo fosse un'aggiunta abbastanza recente al pantheon greco che proveniva originariamente dalla Lidia.[senza fonte] Gli Etruschi provenienti dall'Anatolia settentrionale adoravano anche Apollo,[17] e potrebbe essere che originariamente fosse identico al dio Mesopotamico Aplu, un Titolo accadico che significa "figlio", originariamente dato alla peste Dio Nergal, figlio di Enlil.[senza fonte] Apollo Smintheus (greco Απόλλων Σμινθεύς), il topo assassino [24] eliminati i topi, la causa primaria della malattia, promuove la prevenzione medica.[18]

Il sito archeologico superiore[modifica | modifica wikitesto]

Pianta del sito di Delfi:

     Periodo arcaico

     Periodo classico

     Periodo ellenistico

     Periodo romano


1.Tempio di Apollo 2.Altare di Apollo (Altare di Chio) 3.Halos 4.Bouleuterion 5.Pritaneo 6.Teatro 7.Santuario di Dioniso 8.Santuario di Gea 9.Santuario di Neottolemo 10.Lesche degli Cnidi 11.Stoà degli Ateniesi 12.Stoa di Attalo 13.Stoà degli Etoli 14.Tesoro degli Ateniesi 15.Tesoro dei Sifni 16.Tesoro di Sicione 17.Tesoro degli Eoli 18.Tesoro dei Beoti 19.Tesoro degli Cnidi 20.Tesoro di Corinto 21.Tesoro di Cirene 22.Tesoro dei Megaresi 23.Tesoro della Potidea 24.Tesoro dei Tebani 25.Roccia della Sibilla Delfica 26.Colonna di Prusia II 27.Colonna di Emilio Paolo 28.Colonna di Naxos 29.Colonna serpentina di Platea 30.Daochos votivo o Monumento dei Tessali 31.Monumento di Krateros 32.Carro di Rodi 33.Esedra dei Re di Argo 34.Esedra degli Epigoni 35.Altare votivo di Taras 36.Altari votivi di Atene, Arcadia, Argo e Sparta 37.Toro di Corcira 38.Muro del Temenos 39.Agorà romana 40.Via sacra 41.Sentiero per lo Stadio

Il complesso degli scavi si snoda lungo una via principale lastricata detta Via Sacra, che sale dalla fonte Castalia lungo il pendio del monte Parnaso.

Al principio della Via Sacra sono ancora visibili i resti di tombe e simulacri d'età romana, testimonianza degli interventi che il santuario subì da parte degli imperatori romani dal I secolo a.C. al II secolo d.C.

Salendo si incontrano le prime importanti vestigia di fattura greca, in particolare i resti dei thesauroi votivi delle città greche. Sebbene per la maggior parte non restino altro che le fondazioni, sono da segnalare due eccezioni: il Tesoro dei Sifni, ricostruito con copie dei materiali originali (i materiali autentici si trovano all'interno del Museo), ed il Tesoro degli Ateniesi, ricostruito quasi completamente con i materiali originali.

Il Tesoro dei Sifni (proveniente appunto dalla città di Sifno), costruito nel 530-525 a.C., era un tempietto ionico distilo in antis con due cariatidi in sostituzione delle colonne tra i muri laterali del pronao; offre sul lato nord (quello rivolto alla Via Sacra percorsa dal pellegrino che andava in cerca del responso dal dio della sapienza e delle arti) un importante fregio con la rappresentazione di una drammatica battaglia fra gli dei e i Giganti.

Nella parte più alta del sito si trova lo Stadio di Delfi, uno degli stadi meglio conservati della Grecia.

Il tempio di Apollo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tempio di Apollo (Delfi).
L’iscrizione di Ierone I accanto al tempio di Apollo

Salendo ancora lungo la Via Sacra si incontra il vero e proprio cuore del santuario, il Tempio di Apollo.

I resti del tempio dedicato all'Apollo Delfico (Ἀπόλλων ΔελφίνιοςApollon Delphinios) della mitologia greca fanno parte, con il famoso teatro e lo stadio (in cui ogni quattro anni si svolgevano i giochi pitici che seguivano di tre anni l'Olimpiade e prendono il nome dalla Pizia, la sacerdotessa che pronunciava gli oracoli in nome di Apollo), del famoso sito archeologico visitato annualmente da migliaia di turisti.

Sull'architrave del portale al santuario (all'interno del quale ardeva l'άσβεστος φλόξ, fiamma eterna) erano riportate delle massime di sapienza, tra cui il celebre motto ΓΝΩΘΙ ΣΕΑΥΤΟΝ (gnōthi seautón) che significa "conosci te stesso" e che sarà poi fatto proprio da Socrate. All'interno del recinto erano presenti delle statue, tra le quali due scolpite da Patrocle di Crotone

Piano del santuario di Atena Pronaia:

     Periodo arcaico

     Periodo classico

1. Tempio di Atena Pronaia 2. Nuovo tempio (di Atena Pronaia?) 3. Tholos 4. Tesoro di Massalia 5. Tesoro Dorico 6. Temenos degli eroi 7. Altare di Atena Pronaia 8. Altare di Igea e Ilizia 10. Altare arcaico non identificato 11. Edificio non identificato (per sacerdoti?) 12. Statua di base per la statua dell'imperatore Adriano? 13. Entrata est 14. Entrata sud

Per costruirlo venne riportata della terra dalla valle del Parnaso, che venne impiegata per costruire un terrapieno in cui il tempio potesse affondare le fondazioni. La Via Sacra costeggia il terrapieno e lungo il tratto di passaggio venne eretto il Muro Poligonale, sul quale molti pellegrini del santuario hanno lasciato iscritte nella pietra le loro intenzioni votive o i loro ringraziamenti al dio Apollo. Tra queste iscrizioni se ne è conservata una di grande valore storico e letterario. Si tratta dell'iscrizione di Gerone I, tiranno di Siracusa della famiglia dei Dinomenidi, che si recò a Delfi per ringraziare il dio per la sua vittoria nella corsa dei cavalli ai Giochi olimpici. Di questa vittoria parla anche il poeta Pindaro, in una delle sue odi Olimpiche.

Di fronte al tempio si trova il teatro, scavato alle pendici della montagna, e proseguendo lungo la Via Sacra si arriva ai resti dello stadio.

Il Santuario di Atena Pronaia[modifica | modifica wikitesto]

Posto un po' più in basso rispetto al sito di Delfi, si trova il Santuario di Atena Pronaia costituito dal tempio e dalla Tholos. Vi sono inoltre alcuni edifici dei tesori.

Il museo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo archeologico di Delfi.

Gli scavi sul sito di Delfi vennero avviati nel 1889 da parte della École française d'Athènes, che ancora oggi se ne occupa e pubblica i nuovi ritrovamenti nel bollettino Fouilles de Delphes (FD). Nel museo sono raccolte le opere d'arte ritrovate negli scavi. Fra esse spicca la statua della Sfinge dei Nassi, in origine posta in cima a una colonna, la statua bronzea dell'auriga di Delfi, l'omphalos marmoreo, raffigurante l'ombelico del mondo, la statua del pugile Agias e la statua marmorea di Antinoo, di epoca romana. Molteplici i reperti di offerte votive: elmi, armi, vasi, monete, statuette e gioielli, che testimoniano secoli ininterroti di culto al dio di Delfi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rispett. Iliade: II, 519 et IX, 405, e Odissea: VIII, 80
  2. ^ Perseus Digital Library Delphi, Treasury of the Corinthians, su perseus.tufts.edu. URL consultato il 15 febbraio 2012.
  3. ^ David Abulafia, Il grande mare, Edizioni Mondadori, 21 gen 2014. Consultabile su Google libri a questa pagina. Vedi anche Storia del santuario di Delfi.
  4. ^ Karoly Kerenyi, Gli dei e gli eroi della Grecia, Il Saggiatore, 2002, p. 119, ISBN 88-428-1095-9.
  5. ^ Fontenrose, Joseph, The Delphic Oracle: Its Responses and Operations, with a Catalogue of Responses (1978). pp. 3–4.

    « Tale era il suo prestigio che la maggior parte dei Greci dopo il 500 a.C. pose le sue fondamenta nei primissimi giorni del mondo: prima che Apollo prendesse possesso, dissero, Gea (Terra) e sua figlia Themis avevano parlato di oracoli a Pytho (Delfi). Tale è stata la forza della tradizione che molti storici e altri hanno accettato come fatto storico l'antica affermazione che Gea e Themis parlarono di oracoli prima che diventasse l'istituzione di Apollo. Ma non c'è nulla a supporto di questa affermazione. Nel primo racconto che abbiamo degli inizi dell'Oracolo delfico, la storia trovata nell'Inno omerico ad Apollo (281-374), non vi era alcun Oracolo prima che Apollo venisse e uccidesse il grande dragone, l'unico abitante di Delfi. Questo era apparentemente il mito delfico del VI secolo. »

  6. ^ Farnell, Lewis Richard, The Cults of the Greek States, v.III, pp. 8–10.

    « La terra è la dimora dei morti, quindi la divinità della terra ha potere sul mondo dei fantasmi: le forme dei sogni, che spesso prefiguravano il futuro, dovevano ascendere dal mondo sottostante, quindi la divinità della terra poteva acquisire un oracolo, soprattutto attraverso il processo di incubazione, in cui il richiedente dormiva in un sacro santuario con l'orecchio a terra. Che tali concezioni siano collegate a Gaia sono mostrate dalle registrazioni dei suoi culti a Delfi, Atene e Aegae. Un'iscrizione scoperta di recente parla di un tempio di Gea a Delfi. ...Per quanto riguarda Gaia, possiamo anche accettarlo. È confermato da alcune caratteristiche nell'ultima divinazione di Delfi, e anche dalla storia di Pitone. »

  7. ^ Odissea, VIII, 80
  8. ^ Platone, Carmide 164d–165a.
  9. ^ Platone, Protagora 343a–b
  10. ^ Pausania, Periegesi della Grecia, 10.24.1
  11. ^ Hodge, A. Trevor. "The Mystery of Apollo's E at Delphi," American Journal of Archaeology, Vol. 85, No. 1. (Jan., 1981), pp. 83–84.
  12. ^ Parke & Wormell, pp. 387–389
  13. ^ Parke & Wormell, p. 389
  14. ^ a b c Seyffert, Dictionary of Classical Antiquities, su web.archive.org, 19 marzo 2015. URL consultato il 12 luglio 2018.
  15. ^ James Hall, A History of Ideas and Images in Italian Art, pp 70–71, 1983, John Murray, London, ISBN 0719539714
  16. ^ Rodhe, E (1925), "Psyche: The Cult of Souls and the Belief in Immortality among the Greeks", trans. from the 8th edn. by W. B. Hillis (London: Routledge & Kegan Paul, 1925; reprinted by Routledge, 2000). p.97.
  17. ^ Natalie L. C. Stevens, A New Reconstruction of the Etruscan Heaven, in American Journal of Archaeology, vol. 113, nº 2, 2009, pp. 153–164. URL consultato il 12 luglio 2018.
  18. ^ Henry George Liddell, Robert Scott, A Greek-English Lexicon, su web.archive.org, 2 dicembre 2009. URL consultato il 12 luglio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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