Delfi

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Coordinate: 38°29′N 22°30′E / 38.483333°N 22.5°E38.483333; 22.5

Delfi
Temple of Apollo Delphi.jpg
Tempio di Apollo
Nome originale Pythô (Πυθώ, οῦς (ἡ) et Πυθών, ῶνος (ἡ))[1]
Cronologia
Fondazione 1400 a.C
Fine 1100 a.C.
Causa abbandono
Rifondazione 800 a.C.
Fine 392
Causa Editto di Tessalonica
Rifondazione medioevo
Territorio e popolazione
Superficie massima 24 km2
Abitanti massimi 26716
Lingua greco
Localizzazione
Stato attuale Grecia Grecia
Località Kari

Delfi o Delphi (Δελφοί — Delphoi in greco) è un importante sito archeologico, nonché una storica città dell'antica Grecia, sede del più importante e venerato oracolo del dio Apollo, assieme a Dydyma.

Situata nella Focide, sulle pendici del monte Parnaso, a circa 600 m s.l.m. all'incrocio di antiche vie di comunicazione, nei tempi antichi si pensava che Delfi fosse il centro del mondo, quindi era sede dell'onphalos o ombelico del mondo.

Storia del santuario[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro antico

Centro abitato già in età micenea (XI-X secolo a.C.), Delfi mostra le prime tracce di un culto legato alla dea Terra (Gea) e al serpente Pitone a partire dall'VIII secolo a.C.. Successivamente subentra al culto di Gea quello del dio Apollo, detto Pizio, ossia vincitore di Pitone. Il culto si caratterizza per la richiesta di vaticini alla sacerdotessa di Apollo, la Pizia, che emetteva i responsi al centro del santuario, seduta su un tripode, dopo essere entrata in trance respirando il vapore che fuoriusciva da una fessura della terra. La tradizione vuole che Zeus avesse indicato il luogo di fondazione del santuario nel punto in cui due aquile, fatte volare da lui, fossero atterrate insieme. Questo punto identificava Delfi come il centro del mondo. I vaticini della Pizia erano spesso ambigui e oscuri, come quello dato al re di Lidia Creso.

Il nucleo più primitivo del santuario risale al VII secolo a.C. e fu più volte ricostruito a seguito di incendi e fenomeni naturali, come i terremoti. I Giochi Pitici cominciarono ad aver luogo tra il 591 ed il 586 a.C., ma già poco dopo la sua fondazione il santuario era stato sede di competizioni poetiche.

Fin dalla sua fondazione l'oracolo divenne centrale nella vita sociale e politica dei Greci, come nel caso della Grande Colonizzazione dell'VIII-VII secolo a.C., nella quale i responsi oracolari facevano da guida per i coloni. Rivestendo una così grande importanza, venne fondato un ente per la salvaguardia della neutralità dell'oracolo, chiamato Anfizionia di Delfi. Nonostante questa precauzione, molte famiglie aristocratiche greche tentarono di accaparrarsene i favori, come nel caso dell'incendio del 548 a.C. che distrusse il santuario, ricostruito a carico della famiglia ateniese degli Alcmeonidi. La stessa Anfizionia di Delfi fu spesso al centro di eventi bellici chiamati guerre sacre (in totale quattro), la prima delle quali, di dubbia storicità, ebbe luogo all'inizio del VI secolo a.C.

Tempio di Athena

A partire dalla fine del VII secolo a.C.,[2] le città greche cominciarono a depositare presso il santuario i propri tesori votivi, ospitati in apposite "cappelle" chiamate thesauroi, costruite a spese della città depositante, spesso non senza un valore propagandistico.

Durante il secondo grande conflitto della storia greca, la guerra del Peloponneso, il santuario fu sotto il controllo della città di Sparta.

Dal 357 al 346 a.C. si combatté la terza guerra sacra, che vide emergere la Macedonia come potenza dominante dell'Anfizionia di Delfi, egemonia confermata durante l'ultima guerra Sacra, la quarta (340-338 a.C.), che segnò inoltre, con la battaglia di Cheronea del 338 a.C., la definitiva egemonia della Macedonia sulle città greche.

Con la battaglia di Pidna del 168 a.C., e la conseguente caduta della Grecia nel gruppo delle province romane nel 145 a.C., Roma impiantò stabilmente la propria influenza sul santuario, che venne ripetutamente restaurato dagli imperatori Augusto, Domiziano ed Adriano. La diffusione del Cristianesimo minò all'origine il prestigio del santuario apollineo, fino alla sua definitiva chiusura da parte dell'imperatore Teodosio I nel 394 (già nel 391 erano stati aboliti i culti pagani).

Riscoperta di Delfi[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante le sue vicende fossero scritte in tutte le opere degli antichi scrittori greci, per molti secoli Delfi venne dimenticata, persino nella sua ubicazione. Solo nel 1436, in età umanistica, Ciriaco d'Ancona la ritrovò, nel corso dei suoi viaggi alla ricerca delle testimonianze dell'epoca classica[3].

Il sito archeologico[modifica | modifica wikitesto]

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall’UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Sito archeologico di Delfi
(EN) Archaeological Site of Delphi
Templo of Apollo Delfi.jpg
Tipo Culturali
Criterio (I) (II) (III) (IV) (VI)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1987
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Il complesso degli scavi si snoda lungo una via principale lastricata detta Via Sacra, che sale dalla fonte Castalia lungo il pendio del monte Parnaso.

Al principio della Via Sacra sono ancora visibili i resti di tombe e simulacri d'età romana, testimonianza degli interventi che il santuario subì da parte degli imperatori romani dal I secolo a.C. al II secolo d.C.

Salendo si incontrano le prime importanti vestigia di fattura greca, in particolare i resti dei thesauroi votivi delle città greche. Sebbene per la maggior parte non restino altro che le fondazioni, sono da segnalare due eccezioni: il Tesoro dei Sifni, ricostruito con copie dei materiali originali (i materiali autentici si trovano all'interno del Museo), ed il Tesoro degli Ateniesi, ricostruito quasi completamente con i materiali originali.

Il Tesoro dei Sifni (proveniente appunto dalla città di Sifno), costruito nel 530-525 a.C., era un tempietto ionico distilo in antis con due cariatidi in sostituzione delle colonne tra i muri laterali del pronao; offre sul lato nord (quello rivolto alla Via Sacra percorsa dal pellegrino che andava in cerca del responso dal dio della sapienza e delle arti) un importante fregio con la rappresentazione di una drammatica battaglia fra gli dei e i Giganti.

Il tempio di Apollo[modifica | modifica wikitesto]

Salendo ancora lungo la Via Sacra si incontra il vero e proprio cuore del santuario, il Tempio di Apollo. I resti del tempio dedicato all'Apollo Delfico (Ἀπόλλων ΔελφίνιοςApollon Delphinios) della mitologia greca fanno parte, con il famoso teatro e lo stadio (in cui ogni quattro anni si svolgevano i giochi pitici che seguivano di tre anni l'Olimpiade e prendono il nome dalla Pizia, la sacerdotessa che pronunciava gli oracoli in nome di Apollo), del famoso sito archeologico visitato annualmente da migliaia di turisti.

Sull'architrave del portale al santuario (all'interno del quale ardeva l'άσβεστος φλόξ, fiamma eterna) erano riportate delle massime di sapienza, tra cui il celebre motto ΓΝΩΘΙ ΣΕΑΥΤΟΝ (gnōthi seautón) che significa "conosci te stesso" e che sarà poi fatto proprio da Socrate. All'interno del recinto erano presenti delle statue, tra le quali due scolpite da Patrocle di Crotone

Per costruirlo venne riportata della terra dalla valle del Parnaso, che venne impiegata per costruire un terrapieno in cui il tempio potesse affondare le fondazioni. La Via Sacra costeggia il terrapieno e lungo il tratto di passaggio venne eretto il Muro Poligonale, sul quale molti pellegrini del santuario hanno lasciato iscritte nella pietra le loro intenzioni votive o i loro ringraziamenti al dio Apollo. Tra queste iscrizioni se ne è conservata una di grande valore storico e letterario. Si tratta dell'iscrizione di Gelone, tiranno di Siracusa della famiglia dei Dinomenidi, che si recò a Delfi per ringraziare il dio per la sua vittoria nella corsa dei cavalli ai Giochi olimpici. Di questa vittoria parla anche il poeta Pindaro, in una delle sue odi Olimpiche. Di fronte al tempio si trova il teatro, scavato nelle pendici della montagna, e proseguendo lungo la Via Sacra si arriva ai resti dello stadio.

Il museo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Museo archeologico di Delfi.

Gli scavi sul sito di Delfi vennero avviati nel 1889 da parte della École française d'Athènes, che ancora oggi se ne occupa e pubblica i nuovi ritrovamenti nel bollettino Fouilles de Delphes (FD). Nel museo sono raccolte le opere d'arte ritrovate negli scavi. Fra esse spicca la statua della Sfinge dei Nassi, in origine posta in cima a una colonna, la statua bronzea dell'auriga di Delfi, l'omphalos marmoreo, raffigurante l'ombelico del mondo, la statua del pugile Agias e la statua marmorea di Antinoo, di epoca romana. Molteplici i reperti di offerte votive: elmi, armi, vasi, monete, statuette e gioielli, che testimoniano secoli ininterroti di culto al dio di Delfi.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rispett. Iliade: II, 519 et IX, 405, e Odissea: VIII, 80
  2. ^ Perseus Digital Library Delphi, Treasury of the Corinthians, perseus.tufts.edu. URL consultato il 15 febbraio 2012.
  3. ^ David Abulafia, Il grande mare, Edizioni Mondadori, 21 gen 2014. Consultabile su Google libri a questa pagina. Vedi anche Storia del santuario di Delfi.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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