Tirinto

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Tirinto
Tiryns general view.jpg
Civiltàmicenea
Utilizzocittà fortificata
EpocaIII millenio a.C.
Localizzazione
StatoGrecia Grecia
ComuneNauplia
Scavi
Date scavi1831, 1884-1885
ArcheologoHeinrich Schliemann e Christos Tsountas
Mappa di localizzazione

Coordinate: 37°35′58″N 22°47′59″E / 37.599444°N 22.799722°E37.599444; 22.799722

UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Sito archeologico di Micene e Tirinto
(EN) Archaeological Sites of Mycenae and Tiryns
Tiryns - Cyclopean masonry.jpg
TipoCulturali
Criterio(i) (ii) (iii) (iv) (vi)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal1999
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

Tirinto è un'antica città dell'Argolide, in Grecia, situata nel settore sud-orientale della piana di Argo.

Fa parte dell'elenco dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Della città restano soltanto alcuni resti archeologici: le mura e le rovine del Palazzo reale, scoperto da Heinrich Schliemann e Christos Tsountas nel 1884-1885, anche se già nel 1831 si effettuarono i primi scavi per opera di Thiersh.[1] La cinta muraria fu rifatta, ampliata per ben tre volte e furono incrementati i magazzini e grazie a due gallerie sotterranee non mancò l'approvvigionamento idrico per le mura. È stata portata alla luce anche una necropoli di tombe a camera arricchite da corredi di ceramica.

Il palazzo[modifica | modifica wikitesto]

Galleria di Tirinto

È costituito da un cortile interno con un quadriportico al cui ingresso è sistemato un altare. In fondo c'è il prodromos (cioè l'antisala), costituito da due colonne tra pilastri angolari quadrati che porta nella prima camera mediante tre porte. Una porta dà accesso ad un ampio locale dalla forma allungata, il megaron, coperto da un soffitto sorretto da colonne lignee con basi di pietra, dove un'apertura permetteva l'uscita del fumo del focolare posto al centro della sala. Le pareti erano affrescate ed anche il pavimento presentava decorazioni. Il carico dei pilastri viene smorzato da alcune colonne piazzate simmetricamente, che determinano la suddivisione in tre parti della sala. Le stanze a destra e a sinistra, più ridotte di dimensioni, fungevano da magazzini, uffici.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'area è stata abitata fin dai tempi preistorici. A piccolo insediamento neolitico fu seguito, a metà del III millennio a.C., da un fiorente insediamento pre-ellenico situato a circa 15 km a sud est di Micene, su una collina lunga 300 m, larga 45-100 m, e non più di 18 metri di altezza. Di questo periodo sopravvisse sotto il cortile di un palazzo miceneo, un'imponente struttura circolare di 28 metri di diametro, che sembra essere un luogo fortificato di rifugio per gli abitanti della città in tempo di guerra, e/o la residenza di un re. La sua base era imponente, ed era costituita da due muri concentrici in pietra, tra i quali vi erano altri tagli trasversali, in modo che lo spessore raggiungesse i 45 m. La sovrastruttura era in argilla e il tetto era fatto con piastrelle cotte al fuoco.

I primi abitanti greci, i creatori della civiltà medio elladica e la civiltà micenea, si stabilirono a Tirinto all'inizio del periodo medio (2000-1600 a.C.), anche se la città subì la sua maggiore crescita durante il periodo miceneo. L'Acropoli fu costruita in tre fasi, la prima alla fine del periodo tardo elladico II (1500-1400 a.C.), la seconda in quella tardo-elladica III (1400-1300 a.C.) e la terza alla fine del periodo tardo-elladico III B (1300-1200 a.C.). Le rovine superstiti della cittadella micenea risalgono alla fine del terzo periodo. La città vera e propria circondava l'acropoli nella pianura sottostante.

Il disastro che colpì i centri micenei alla fine dell'Età del Bronzo con l'invasione dei dori (1000 a.C.) che colpì anche Tirinto, ma è certo che l'area del palazzo fu abitata ininterrottamente fino alla metà dell'VIII secolo a.C. (poco più tardi vi fu un tempio costruito tra le rovine del Palazzo).

All'inizio del periodo classico Tirinto, come Micene, divenne una città relativamente insignificante. Quando Cleomene I di Sparta sconfisse gli Argivi, i loro schiavi occuparono Tirinto per molti anni, secondo Erodoto.[2] Erodoto menziona anche[3] che Tirinto prese parte alla battaglia di Plataea nel 480 a.C. con 400 opliti contro i Persiani.

Anche se in declino, Micene e Tirinto disturbavano gli argivi, che nella loro propaganda politica volevano monopolizzare la gloria dei leggendari (e mitici) antenati. Nel 468 a.C. Argo distrusse completamente sia Micene che Tirinto[senza fonte] e trasferì - secondo Pausania - i residenti furono trasferiti ad Argo, per aumentare la popolazione della città. Tuttavia, Strabone dice[4] che molti Tirintesi si trasferirono per fondare la città di Halieis, la moderna Porto Heli.[5]

Nonostante la sua importanza, poco valore è stato dato a Tirinto, ai suoi sovrani e alle tradizioni mitiche, per epopea e dramma. Pausania ha dedicato un breve commento a Tirinto, scrivendo che due muli che si univano non avrebbero potuto muovere nemmeno le pietre più piccole delle mura.

« Le mura, che è l’unico avanzo che ne resti, è opera de’ Ciclopi, ed è fatto di pietre rozze, e la grandezza di ciascuna di loro è tale, che una coppia di muli non potrebbe neppure smuovere un poco la più piccola di esse... »

(Pausania, II 25.7)

I viaggiatori di epoca più recente, in viaggio verso la Grecia alla ricerca di luoghi in cui vivevano gli eroi degli antichi testi, non capivano il significato della città.

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Nella mitologia greca si diceva che la città avesse preso il nome da Tirinto, figlio di Argo e nipote di Zeus.

Pianta di Tirinto

La tradizione associa anche le mura a Preto, fratello di Acrisio, re di Argo. Secondo la leggenda, Preto, inseguito da suo fratello, fuggì in Licia. Con l'aiuto dei lici, riuscì a tornare in Argolide. Lì, Preto occupò Tirinto e la fortificò con l'assistenza dei ciclopi.[6][7] Tirinto infatti viene citata per la prima volta da Omero che ne aveva elogiato le mura imponenti.

Così la leggenda greca collega i tre centri Argolici con i tre eroi mitici: Acrisio, fondatore della colonia dorica di Argo; suo fratello Preto, fondatore di Tirinto; e suo nipote Perseo, il fondatore di Micene. Ma questa tradizione nacque all'inizio del periodo storico, quando Argo stava combattendo per diventare il potere egemonico nella zona e aveva bisogno di un passato glorioso per competere con le altre due città.

A Tirinto Bellerofonte viene accolto presso la corte dopo essere fuggito da Corinto ove aveva uccido per errore il re Bellero. Per purificarsi viene accolto a corte da Preto. La moglie di Preto Stenebea se ne invaghì e tentò di sedurlo vanamente. Questa per vendicarsi disse al marito che Bellerofonte aveva provato a sedurla e per questa ragione doveva condannarlo a morte, ma il re non se la sentì di uccidere un ospite per non violare la xenia, così lo mandò in Licia dove chiese al re Iobate di ucciderlo, ma questi preferì mandarlo a uccidere la terribile chimera.

Eracle giunse a Tirinto per servire Euristeo, re della città per espiare le sue colpe, compiendo le dodici fatiche. Sempre Eracle, colto da un attimo di follia, gettò dalle mura della città Ifito il figlio del re Eurito re di Ecalia. Essi stavano cercando il bestiame del re e Ifito convinto dell'innocenza di Eracle si offrì di cercarle assieme a lui.

Nel catalogo delle navi dell'Iliade faceva parte dei territori guidati da Diomede, durante la guerra di Troia.[8]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Ne narrano sia Esiodo che Omero, nell'Iliade. Nella letteratura del Novecento è uno dei luoghi del viaggio di Henry Miller, ne Il colosso di Marussi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riccardo Guglielmino, p. 494.
  2. ^ Erodoto VI 83
  3. ^ Erodoto IX 28
  4. ^ Strabone 8, 373
  5. ^ (EN) WebCite query result, su www.webcitation.org. URL consultato il 5 luglio 2018.
  6. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca II,2,1.
  7. ^ Strabone VIII,6,11.
  8. ^ Omero, Iliade II, 559.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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