Sessa (famiglia)

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(de) Sessa
Sessa.JPG
Sola fides sufficit
Di rosso, al castello d'argento, torricellato di due pezzi, aperto e finestrato del campo, con un cigno bianco posto tra le due torri.
StatoBanner of the Holy Roman Emperor (after 1400).svg Sacro Romano Impero
Coat of arms of the House of Visconti (1277).svg Ducato di Milano
bandiera Regno Lombardo-Veneto
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia
Casata di derivazione(de) Carcano
TitoliCross pattee.png Signori di Castel Sessa[1]
Cross pattee.png Signori della Valtravaglia[2]
Cross pattee.png Signori di Sillavengo[3]
Cross pattee.png Patrizi di Milano[4]
Cross pattee.png Patrizi di Bologna[5]
Cross pattee.png Nobili[6]
Data di fondazioneXII secolo
EtniaLongobarda
Rami cadettiSessa di Valtravaglia, Sessa di Daverio, Sessa di Como.

La famiglia Sessa è un casato milanese di nobiltà antichissima,[7][8] proveniente da Sessa, terra un tempo in diocesi di Como da cui prese nome e sul cui castello esercitò la sua signoria nel Basso Medioevo.[9][10][11] I (de) Sessa, investiti prima del 1240 del castello di Sessa dagli Imperatori germanici e prima del 1261 della rocca e del feudo di Valtravaglia dagli Arcivescovi di Milano, crebbero in potenza ed estesero il loro patrimonio immobiliare attorno ai laghi Verbano, Ceresio, Lario e di Varese, dando vita ad una numerosa discendenza, riconducibile a tre ceppi principali: i Sessa di Valtravaglia, i Sessa di Daverio e i Sessa di Como, a loro volta ramificati in diverse linee secondarie che, arrivando al presente, produssero uomini illustri in numerosi ambiti. Il casato nel suo complesso detenne lungo i secoli il possesso di cospicui beni, tra cui i feudi di Sessa, Valtravaglia e Sillavengo, le località di Ticinallo, Ceresolo e Arolo sul Lago Maggiore, svariati palazzi nobiliari (a Daverio, a Gornate e a Milano) e cascine, nonché altre proprietà a Lesa, Arzago, Galliate e Como.[12][13][14][15] Risulta ancor oggi proprietà dei Soncini Sessa, discendenti dal ceppo comasco, la Palazzina Sessa in via Ariosto a Milano e il Palazzo Aldrovandi Sessa con la tenuta agricola a Mirabello, sede di un Museo della Civiltà Contadina intitolato a Rodolfo e Luigi Sessa.[16][17]

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Stemma araldico dei nobili Sessa scolpito su una colonna della Corte dell'Ospedale, dimora di campagna quattrocentesca sita in Daverio.

I (de) Sessa nascono come diramazione della consorteria (de) Carcano, stirpe di legge longobarda e capitanei della Pieve di Incino.[18][19][20][21][22] Fra i membri più antichi di questo casato spicca il conte Bonizone o Amizone da Carcano, ricco e potente cittadino milanese che nell'anno 980 fu governatore di Milano con pieni poteri per conto degli Ottoni. Durante quegli anni Bonizone e suo figlio Landolfo, che il padre fece nominare Arcivescovo, accentrarono nelle loro mani il potere, mettendo a capo di feudi figli, nipoti e alleati, prima di essere cacciati da una rivolta popolare capeggiata dal nobile Mantegacio, capostipite del casato Mantegazza.[23]

In merito alla discendenza di Bonizone da Carcano il cronachista Goffredo da Bussero, vissuto a Milano tra il XIII e il XIV secolo sotto la signoria viscontea, scrisse:

«Nell'Anno del Signore 980 Bonizone da Carcano signore di Milano aveva quattro figli: rese il primo, Landolfo, arcivescovo di Milano; il secondo divenne il primo dei Capitanei di Carcano, il quale ebbe a sua volta due figli: dal primo discesero i Capitanei di Carcano e quelli di Parravicino, dal secondo figlio quelli di Sessa e di Luino...»

Secondo la cronaca, Bonizone da Carcano sarebbe il capostipite non solo delle famiglie Carcano, Parravicini, Sessa e Luini, ma anche delle famiglie Castelletti, Pirovano, Mesenzana, Caspani e de Casternago.[24] L'araldica può offrire un'ulteriore prova di questa ascendenza: nella maggior parte degli stemmi di queste famiglie compare infatti il cigno, emblema di casa Carcano. Ad ogni modo pare che il legame in questione sia rigorosamente provato dai documenti solo per le famiglie Carcano, Parravicini e Sessa.[18] Per quanto riguarda i Sessa, la prova risiede in un atto notarile del luglio 1263 dove si dice che un Pietro de Sexa, avo dei de Sexa viventi nel 1263 e capostipite della linea Sessa di Ticinallo, aveva concesso dei prestiti al comune di Grantola fra il 1223 e il 1227: tale Pietro, condomino del castello di Sessa, compare in altre parti del documento anche come Pietro de Carcano e viene detto figlio di un Amizone de Carcano, nonché padre di un Amizone de Sexa.[25]

In quanto diramazione della famiglia Carcano, la comparsa dei de Sessa in Malcantone andrebbe fatta risalire, secondo recenti studi, alla Guerra decennale tra Como e Milano (1118-1127), sorta dal dissidio tra un altro prelato di casa Carcano, chiamato di nuovo Landolfo, e Guido Grimoldi per la carica di vescovo di Como; l'elezione di Landolfo da Carcano era sostenuta dall'imperatore, quella di Grimoldi dal papa. Landolfo da Carcano, incalzato dai Comaschi, si rifugiò proprio in Malcantone, precisamente nel castello di Magliaso, zona in cui i de Sessa avrebbero esercitato la loro influenza nei tempi successivi.[26] Se la data post quem rimane incerta, la data ante quem della presenza della famiglia a Sessa è il 1240, essendosi conservato un diploma del 21 dicembre 1240 dove l'Imperatore Federico II di Svevia, scrivendo al Comune di Como, ordina che il castello di Sessa, definito come proprietà imperiale, fosse restituito ai Capitanei di Sessa a patto che questi offrissero valide garanzie di fedeltà; dal documento si deducono quindi due cose: in primo luogo che i de Sessa erano vassalli imperiali già prima di quella data e in secondo luogo che essi però avevano tradito la fiducia accordata dall'Impero, impegnato com'era ad arginare la potenza dei Milanesi favorendo le famiglie feudali del contado e le città nemiche di Milano, visto che i de Sessa, verosimilmente più toccati dall'espansione della vicina Como nelle valli luganesi, si appoggiarono proprio ai Milanesi per salvaguardare i propri interessi.[27]

Il toponimo Sessa[modifica | modifica wikitesto]

Quanto al villaggio di Sessa, anticamente Sexa,[28] da cui la famiglia ha appunto preso nome, esso si trova sulle colline del Malcantone,[29] ed era a quell'epoca un luogo strategico.

Francesco Bertoliatti, nel suo libro « Profilo Storico di Sessa » scrive: « Già nel VII secolo Sessa era stato nucleo di resistenza dei Franchi contro i Bizantini e i Longobardi....questa resistenza era possibile per la felice configurazione topografica....».

Quei luoghi furono per molti secoli la strada principale per il traffico tra il Nord e il Sud, passaggio di tutte le invasioni, che divenne poi la strada che congiungeva le due parti del Sacro Romano Impero Germanico.

Stemma della famiglia Bossi scolpito su una colonna della Corte dell'Ospedale di Daverio. Questo casato, un ramo del quale acquisì con Egidio Bossi il titolo di Signore sul feudo della Valbossa, si imparentò più volte nel corso dei secoli con i Sessa di Daverio; si ricordano in particolare Agata Bossi di Azzate, che sposò nel 1628 Francesco Sessa, Vittoria Bossi, sposa nel Settecento a Giulio Sessa, e Angiola Bossi di Bodio, sposa di Gabardo Sessa nel 1824.

La Corporazione dei Nobili di Sessa[modifica | modifica wikitesto]

La presenza della famiglia a Sessa diede ben presto vita ad una Corporazione Nobiliare dotata di diritti feudali che per lungo tempo tenne insieme la vasta e dispersa agnazione: essa esercitava il condominio sul castello di Sessa, il giuspatronato sulla Cappella di Sant'Orsola e commissionava iniziative di interesse pubblico, come la costruzione del Torchio di Sessa, avvenuta nel 1407. La Corporazione dei Nobili sopravvisse sino all'annessione svizzera della zona nel Cinquecento: fiorente nel Duecento, ebbe il massimo numero di componenti nel Trecento, periodo in cui tuttavia iniziò a versare in cattive condizioni economiche;[30] nel Quattrocento il numero dei condomini iniziò a diminuire finché in una riunione del 18 agosto 1508 convennero solo 6 uomini, definitisi quasi omnes.[31] L'ultima testimonianza che attesti l'esistenza dell'antico condominio nobiliare è un atto del 4 agosto 1525 dove la Corporazione si riunì per eleggere il cappellano di Sant'Orsola a Sessa.[32] La Corporazione raccolse nei suoi tre secoli di vita tutti i discendenti legittimi del casato, ma peculiare fu la scelta, evidente soprattutto negli anni 1316-1362, di ammettere anche individui discendenti da donne di casa Sessa, esponenti di casati alleati.[10] Il fatto che la Corporazione accogliesse, fra gli altri, anche i nobili de Sessa non più residenti al castello, rende difficile capire dalle liste dei condomini chi vi risiedesse o meno a titolo fisso, ma soprattutto tracciare una genealogia sicura antecedente al XIV secolo. Sicuramente abitante al castello fu il ramo più noto della famiglia, ossia quello che nel Trecento si trasferì a Daverio nei pressi di Varese e i cui membri conservarono anche dopo il cambio di residenza proprietà presso il castello, nonché un ruolo di rilievo in seno alla Corporazione.[33]

I Sessa di Valtravaglia[modifica | modifica wikitesto]

Battistero di Domo (frazione di Porto Valtravaglia sul Lago Maggiore), posseduto nel XIII secolo dalla nobile famiglia Sessa.

I Sessa di Valtravaglia furono la prima linea dell'agnazione de Sessa attestata al di fuori del Malcantone, stabilendosi sulle sponde orientali del Lago Maggiore, dove - non è noto se per acquisto o eredità - possedevano molti beni: a Luino, Cannobio, Brezzo di Bedero (Sala), Laveno, ma soprattutto a Ticinallo, oggi frazione di Porto Valtravaglia. Capostipite fu il succitato Pietro de Sessa del fu Amizone de Carcano e, a partire dalla metà del Duecento, la sua discendenza creò un nuovo forte centro di potere, ottenendo l'investitura arcivescovile della Rocca di Caldé col feudo di Valtravaglia: i fratelli Francesco e Quirico de Sessa ne risultavano già investiti nel 1261, mentre in contemporanea il predetto Francesco e il fratello Arderico rivestivano la carica di vicarii per conto del podestà Napoleone della Torre a Vercelli negli anni '70 del Duecento; nel 1294 un altro Francesco Sessa era castellano della rocca e ancora nel 1406 ne è attestata l'investitura a favore di un Guglielmo Sessa del fu Pietrino. Il salto di qualità per la famiglia si verificò in occasione della lotta per il dominio su Milano tra i Visconti, aristocratici, e i Della Torre, popolari, guerra che segnò con la vittoria dei primi la fine dell'esperienza comunale a Milano e l'inizio dell'epoca delle signorie. In questo conflitto i Sessa di Valtravaglia schieratisi con Ottone Visconti ottennero, a seguito della vittoria della fazione viscontea, l'ascrizione della famiglia alla Matricula Nobilium dei patrizi milanesi, dove compaiono sotto il nome di Sessa de loco Sarrae plebis Travaliae. I Sessa di Valtravaglia si divisero a cavallo tra XIII e XIV secolo in due rami: i Sessa di Ticinallo, maggiormente legati al contado, e i Sessa di Sala, inurbatisi a Milano.[34] Ai primi appartenne Enrico Sessa, Vescovo di Como, il quale, una volta eletto nel 1369, nominò suo procuratore il parente Pietro Sessa di Ticinallo, Prevosto della Collegiata di San Vittore di Valtravaglia.[35]

La Chiesa di Santa Maria Assunta, ex cappella dei nobili Sessa, nel centro storico di Daverio: fu innalzata nel 1456 per volontà di Donna Margherita Sessa su un edificio religioso preesistente e fu di giuspatronato della famiglia sino al XX secolo quando la nobile Fiorbellina Sessa, ultima discendente dei Sessa rimasti in Daverio, la donò alla parrocchia, la quale provvide nei decenni successivi all'opera di restaurazione dell'edificio, da tempo in grave decadimento.

I Sessa di Sala (o Sarra) di Travaglia furono i primi a rappresentare la famiglia nel patriziato di Milano, ma la loro discendenza non durò oltre il XV secolo. Appartennero a questa linea: Paolo Sessa, avvocato fiscale per la Camera ducale ed Edile per la Veneranda Fabbrica del Duomo negli anni 1413, 1414, 1418; Giacomo Sessa, fratello di Paolo, Sindacatore laico degli ufficiali della Corte ducale nel 1400; Gaspare Sessa, fratello dei precedenti, che nel 1404 fu uno dei sei tesorieri della Camera ducale; altro Paolo Sessa, capitano generale della Valtellina nel 1428; altro Gaspare Sessa, feudatario di Sillavengo e capitano di ventura per conto prima della duchessa Bianca Maria Visconti, poi degli eredi Sforza (morì nel 1480); infine Giuliano Sessa, figlio del precedente Gaspare, che fu Canonico della cattedrale di Novara.[36][37][7][38]

L'estinzione dei Sessa di Sala non significò la scomparsa dei Sessa di Valtravaglia: sul Lago Maggiore il ramo Sessa di Ticinallo continuò a fiorire ma, a differenza dei collaterali di Sala che, come si è visto, godettero della vicinanza alla corte ducale dei Visconti e degli Sforza, essi perseguirono una politica di acquisizione fondiaria nelle zone di origine, favorita da un'accorta politica matrimoniale: Rosa de Gattico da Castello, figlia del conte Manfredo di Castel Gattico e vedova del nobile Gasparolo Sessa, testò il 19 luglio 1420 lasciando un figlio, Antoniolo, unico proprietario di una cospicua fortuna, consistente nel possesso per intero delle località di Ticinallo, Arolo e Ceresolo nei comuni odierni di Porto Valtravaglia e Laveno e diritti di decima, con l'onere però di svariati legati e giuspatronati ecclesiastici, tra cui quello sulla Chiesa di San Giorgio in Muceno e quello su San Martino in Valtravaglia. I figli di quest'ultimo divisero in tre parti l'asse ereditario, dando origine a tre linee di discendenza: Giovanni Pietro Sessa ereditò Ticinallo, Quirico prese possesso di Ceresolo, Alberto ebbe invece Arolo che alla sua morte andò in eredità al nipote Lancillotto Rusca dei signori di Bironico.[39]

I Sessa di Daverio[modifica | modifica wikitesto]

A Milano intanto, in luogo dei Sessa di Sala, fecero la loro comparsa nel secondo Quattrocento i già citati Sessa di Daverio provenienti dal castello di Sessa, che avevano come capostipite Franciscolo Sessa (morto nel 1405, figlio di Giovanni Sessa), trasferitosi a Daverio in provincia di Varese a fine del Trecento. Nonostante il cambio di residenza, i Sessa di Daverio mantennero sino al Cinquecento un forte legame con il castello di Sessa, di cui continuarono ad essere compadroni: nel 1405 Gabardo Sessa donò alla Chiesa di San Martino di Sessa alcune terre appartenenti alla castellanza, mentre ancora nel 1525 il discendente Francesco Sessa in qualità di membro della Corporazione dei Nobili di Sessa partecipava all'elezione del cappellano di Sant'Orsola. I Sessa di Daverio ottennero i privilegi della cittadinanza milanese nel 1473 con Decreto di Galeazzo Maria Sforza, Duca di Milano, in persona di Francesco, figlio di Gabardo: lui e i suoi figli vengono definiti nelle lettere patenti come nobiles et bonae famae et bonis moribus preditos.[8]

I (da) Canobio di Bologna[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della famiglia Cannobio Sessa di Ticinallo, con il motto Sola fides sufficit tenuto in becco dal cigno.

Si rese particolarmente illustre un ramo dei Sessa che fiorì dal XV secolo a Bologna, dove ebbe accesso al patriziato cittadino e s'imparentò con Papa Gregorio XIII Boncompagni: ebbe come capostipite un Giovanni Battista Sessa de Ticinallo, che nel 1402 abbandonò Cannobio, città del Lago Maggiore dove il ramo cui apparteneva si era trasferito da qualche generazione, a causa dell'instaurazione della tirannide dei Fratelli Mazzarditi; costoro erano ricchi e potenti commercianti della zona, che, conquistando con la forza il dominio di Cannobio e del suo circondario, contesero con successo per più di un decennio ai Visconti il potere su tutta la regione del Verbano.[40] A Cannobio molte famiglie nobili furono perseguitate dai nuovi signori e Giovanni Battista Sessa, forse costretto all'esilio oppure per prudenza, finì per trasferirsi a Bologna, dove si erano già rifugiati altri casati di Cannobio come i Mazza e i de Giuli: il cognome della famiglia mutò quindi in Canobio (Sessa) de Ticinallo o semplicemente da Canobio oppure Canobij, forme con cui questo ramo dei Sessa è ricordato da G.B. Crollalanza nel suo Dizionario Storico-Blasonico. Una dettagliata descrizione della storia, degli onori e delle parentele dei Canobio Sessa di Ticinallo è fornita da Giovanni Pietro de' Crescenzi Romani nella sua Corona della nobiltà d'Italia del XVII secolo, dove si legge:[41]

«[...] il casato de' signori Cannobij di Bologna [...] Hebbe [...] principio dall'antichissima schiatta de' Sessa milanesi [...] Di questa Casa anc'hoggidì ritrovasi nella Val Travaglia sopra il Lago Maggiore un nobile rampollo. Habitano i Sessa il luogo di Ticinallo; ponno entrar nel Collegio di Milano, né riconoscono altro Giudice che il maggior Magistrato dell'istessa Città. Quindi un tale de' Sessa si trasferì a Cannobio, & fu dal primo luogo chiamato de' signori da Ticinallo. Sono 238 anni che da Cannobio i Sessa sen' vennero a Bologna: tra i quali primo fu Giovanni Battista Ticinallo chiamato da Cannobio, da cui per retta linea sono discesi i viventi Giacomo Filippo e Giuseppe Carlo, nobili Bolognesi. Giacomo Filippo per l'Altezza di Mantova nelle passate guerre fu Alfiero Colonnello ed hebbe per padre Orazio che fu fratello sia di Giovanni Battista, il quale appresso i Serenissimi Guglielmo, Vincenzo, Francesco, Ferdinando e l'ultimo Vincenzo Gonzaga Duchi di Mantova e Monferrato fu successivamente confermato Cameriere d'Onore, sia di Francesco, capitano di lance in servigio del Re di Francia. Ei erano figliuoli di Giuseppe, c'hebbe per moglie Laura Guastavillani, di casa Senatoria, sorella di un Cardinale, Filippo, e nipote di Papa Buoncompagni Gregorio XIII. Giuseppe fu generale Tesoriero in Bologna. Francesco da Cannobio, padre del suddetto Giuseppe era figliuolo del memorato signor Giovanni Battista Sessa Ticinallo da Cannobio, che dicemmo fu il primo c'habitasse di sua Casa in Bologna. Dallo stesso discesero Giovanni Battista Abate ed Apostolico Protonatario, ed altri [...] Ha questa famiglia l'Arma medesima de' Sessa di Milano (...)»

La famiglia si estinse nel 1691 con la morte di Silvia Margherita Canobio de Tizzinalli, moglie del patrizio bolognese Carlo Bolognetti, che si aggiudicò sotto forma di maggiorascato metà dell'eredità del suocero Giuseppe Carlo Canobio.[42]

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

La distruzione del castello di Sessa[modifica | modifica wikitesto]

L'entrata del quattrocentesco Palazzo Sessa a Daverio (oggi Villa Morotti), con stemma sull'architrave, adiacente alla Chiesa di Santa Maria Assunta.

Dopo un susseguirsi di signorie (famiglie Rusca, Sanseverino etc.) negli anni 1512-1516 il territorio di pertinenza originaria dei Sessa (Sessa, Monteggio e alcune zone del Malcantone), fino a quel momento parte del Ducato di Milano, fu donato da Francesco I di Francia ai Confederati con la Pace di Friburgo. Gli svizzeri, impadronitisi delle nuove terre, diedero subito ordine di smantellare le fortezze del Malcantone, di cui il castello di Sessa, già devastato dal saccheggio compiuto dai Confederati nel 1511 e ormai abbandonato dai suoi signori, era un caposaldo: questi eventi segnarono la fine di qualsiasi influenza del casato sul territorio, nonché dell'antica Corporazione dei Nobili di Sessa.[43]

Ascesa dei Sessa di Daverio[modifica | modifica wikitesto]

Mentre la parabola dei Sessa di Ticinallo iniziava a declinare in Valtravaglia, assursero a maggior rilievo i Sessa residenti a Daverio presso Varese, i quali insieme alle famiglie Bossi del Castello di Azzate, Bossi di Bodio e Daverio di Galliate costituivano la nobiltà della Val Bossa, detentrice di estesi patrimoni terrieri, regalie di caccia e pesca, nonché di antichi diritti signorili su terre e dazi, diritti che questa nobiltà seppe per lungo tempo far valere sia contro i tentativi dei Duchi di Milano di infeudare ad estranei la zona, sia contro la popolazione locale, organizzata nelle comunità dei vicini e ansiosa di limitare gli eccessi di potere dei nobili.[44] L'influenza dei Sessa di Daverio, durante la dominazione spagnola, seppe estendersi anche al di fuori del contado, in particolare a Milano, dove giunse a rivestire un ruolo di rilievo nel patriziato, cui ebbe accesso nel 1573 con Francesco Sessa.[7] Specchio dell'ascesa sociale del casato fu la parentela contratta con la famiglia Torelli, Conti Sovrani di Guastalla, attraverso il matrimonio fra Sulpizia Torelli, figlia naturale del conte Achille, e il Giureconsulto Collegiato Gabriele Sessa, celebrato a metà '500.[45] Tra gli esponenti cinquecenteschi più rilevanti del casato si segnalano: il succitato Gabriele Sessa, membro del Collegio dei Nobili Giureconsulti di Milano dal 1538 al 1551 e Abate del Collegio stesso;[8] Francesco Sessa, Questore Ordinario Togato, membro del Senato dei Quindici di Milano dal 1589 al 1598; Pietro Maria Sessa, Monaco dell'Ordine dei Barnabiti, morto in odore di santità nel 1623 e dichiarato Venerabile;[46] infine Giovanni Battista Sessa, clericus capsarius presso la Curia papale, che nel 1575 istituì un legato a favore delle fanciulle prive di dote di Varese.[47]

Genealogia degli iscritti nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni (de) Sessa (+1383)
Francescolo (de) Sessa (+1405)
Gabardo (de) Sessa (+1430)
Bartolomeo (de) Sessa
Margherita (de) Sessa
Francesco (de) Sessa (+1473)
Giacomo Aliprandi
Ettore (de) Sessa
Franceschina Aliprandi (>+1497)
Ottaviano Bossi di Montonate
Achille Torelli, Conte del Vicariato di Settimo
Francesco (de) Sessa (+1524)
................ Bossi di Montonate
Giovanni Pietro Biumi
Francesca Daverio
Sulpizia Torelli
Gabriele Sessa, Giureconsulto Collegiato
Ettore (de) Sessa (1501-1587)
Ottaviano Sessa
Pietro Maria Daverio
Conte Gio. Battista Selvatico, Fisico Collegiato
Laura Biumi (1550 + ?)
FRANCESCO (de) SESSA (1535-1602), Senatore del Ducato di Milano
Gabriele Sessa (naturale e riconosciuto)
Alessandro Sessa
Isabella Sessa
Francesca Daverio
Camillo Sessa (1570-1655)
Anna Selvatico
Cesare Sessa, Giureconsulto Collegiato
Gabriele Sessa, Prevosto della Pieve di Dairago
Camilla Sessa
Carlo Sessa (1590 - ?)
Barbara (della) Pusterla
Giampietro Bossi, Signore di Castel Azzate e Oggiona
Ettore Sessa, Fisico Collegiato
Anna Cleopatra Martignoni
Francesco Sessa (1623-1695), capostipite dei Sessa d'Arzago, vedi tabella successiva
Bernardo Bossi, Signore di Castel Azzate e Oggiona
Agata Bossi di Castel Azzate
Francesco Sessa (1606-1668)
Pietro Maria Sessa
Carlo Sessa
Cesare Sessa, Giureconsulto Collegiato
Marianna Ciocca
Giovanni Battista Sessa
Camillo Sessa (1641-1716)
Anna (della) Pusterla
Carlo Maria Sessa
Felice Sessa
Rosa Bianchi di Velate
Giulio Sessa
Vittoria Bossi
Antonio Sessa
Elena Griffi
Luigi Sessa
Sofia Seregni
Giovanni Sessa (1672-1721)
Antonio Francesco Sessa
Giovanna Sessa
Vittoria Sessa
Filippo Bianchi di Velate
Camillo Sessa
Antonio Francesco Sessa (1709-1785)
Rosa Bossi
Giacomo Gatti
Camilla Gandolfi
Galeazzo Bossi
Marianna Bianchi di Velate
Luigi Sessa (1751-1828)
Ippolita Bianchi di Velate
Luigia Sessa, Dama del Nobile Collegio della Guastalla (+1843)
Carolina Gatti (+1825)
Gabardo Sessa (1794)
Angiola Bossi
Filippo Sessa, Arciprete della Collegiata di Varese
Irene de Bernardi (1827-1913)
Luigi Sessa (1824-1915)
Camillo Sessa, sacerdote (1835-1913)
Ettore Sessa (1830-1907)
Fiorbellina Sessa (1852-1945)
Virginia de Ponti
Guido Sessa (1866-1945)
Carlo Sessa (1855-1914)
Ettore Sessa (1863-1882)
Ippolita Sessa (1853-1932)
Vincenzo Simonetta, Cavaliere della Corona d'Italia
Gabardo Sessa (1903-1920)

I Sessa di Como[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma raffigurato proviene da un quadro posseduto dai Sessa d'Arzago ed è intitolato Catalogus Virium Illustrium Sessae Gentis, un elenco di uomimi illustri del casato Sessa tratto dall'elenco stilato dal genealogista Sitoni di Scozia.

L'attestazione di questo ramo si fa risalire ad un Giovanni Pietro Sessa, nobile del contado vissuto nel secondo Cinquecento e inurbatosi a Como, dove la sua discendenza si radicò nei due secoli successivi:[48] già nel 1609 la famiglia Sessa era compresa fra quelle - per lo più patrizie di Como - che annoveravano all'epoca un rappresentante all'interno dell'Accademia dei Larii.[49][50][51] E' verosimile che la scelta di abbandonare il contado sia stata dettata dall'esigenza di sfuggire agli oneri fiscali imposti dall'estimo di Carlo V, meno gravosi per i cittadini, seguendo in ciò l'esempio di altri casati della nobiltà rurale come i Torriani di Mendrisio.[52][53] Comunque, benché l'attacco genealogico con le linee di Daverio e Valtravaglia risulti ad oggi ignoto, la relazione con esse è testimoniata tanto dall'uso antico del medesimo stemma araldico quanto dal matrimonio celebratosi fra Carlo Sessa, figlio di Giovanni Pietro, e Camilla Sessa, figlia di Gabriele del ramo di Daverio, che riunì nel primo Seicento le due linee del casato. La discendenza di questa coppia - detta poi Sessa d'Arzago per via dei vasti possedimenti in seguito acquisiti nella Gera d'Adda - ottenne attorno al 1621 la cittadinanza comasca e, forse in memoria del fatto che il casato aveva già dato a Como un vescovo in persona di Enrico Sessa, venne subito ammessa nel Capitolo Cattedrale della città, dove per quattro generazioni si trasmise da zio a nipote il posto di Canonico Mansionario;[54][55] più tardo fu l'accesso alle cariche decurionali, avvenuto con Carlo Sessa, annoverato fra i nobili illustri del casato Sessa dal genealogista Sitoni di Scozia, che dal 1729 al 1760 ricoprì le cariche di Regio Delegato e Luogotenente militare per la città di Como e il suo contado.[56][57][58] Appartennero al ceppo comasco del casato anche due ulteriori ramificazioni: la prima, discesa da un Francesco Sessa e Antonia Piazzoli, annoverò alcuni Causidici Collegiati e diede i natali, fra gli altri, a Giulio Cesare Sessa, nominato prima del 1772 Cancelliere delle Strade del contado comasco dal Consiglio Generale di Como;[59] la seconda, discesa da un altro Giovanni Pietro Sessa e Ottavia Borasco, ebbe in persona di Gaetano Sessa la gestione dei beni vescovili della Diocesi di Como con investitura del 21 gennaio 1763: dal matrimonio di questi con Anna Maria Sormani trae origine una numerosa discendenza che, grazie al suo successo imprenditoriale, è annoverata sin dall'Ottocento fra le più importanti famiglie dell'alta borghesia milanese e lombarda.[60][61]

Genealogia di un ramo censito dall'Annuario della Nobiltà Italiana[modifica | modifica wikitesto]

GIOVANNI PIETRO SESSA di Como (1550-.....)
Laura Biumi (1550 - ?)
Francesco (de) Sessa (1535-1602), Senatore
Alessandro Sessa
Isabella Sessa
Camillo Sessa (1570-1655)
Cesare Sessa, Giureconsulto Collegiato
Gabriele Sessa (naturale e riconosciuto)
Ramo dei Sessa di Gornate Olona
Ramo dei Sessa di Daverio
Ramo dei Sessa di Milano
Carlo Sessa
Camilla Sessa
don Gabriele Sessa (+1683), Prevosto di Dairago
Francesco Biumi
Antonia Castiglioni
Francesco Sessa (1623-1695)
Camillo Sessa, Canonico Mans. del Duomo di Como
Bianca Sessa (illegittima)
Carlo Maria Biumi
Anna Maria Farina
Carlo Sessa (1648-1696)
Stefano Sessa, Decano dei Canonici Mans. del Duomo di Como
Giovanni Binaghi
Carlo de Pivis
Giuseppe Biumi, Fisico dell'Ospedale Maggiore di Milano
Anna Campi
Alessandro Sessa, Canonico Mans. del Duomo di Como
Giuseppe Sessa (1673-173....)
Livia Binaghi
Giovanni de Pivis
Maddalena Maesani
Giacomo Sessa, sacerdote
Carlo Sessa, Luogotenente e Regio Delegato della Città di Como (1701-1792)
Angiola de Pivis
Francesco Biumi, Fisico Collegiato
Luigia Biumi (1752-1816)
Giovanni Sessa (1743-1800)
Carlo Biumi
Livia Sessa
Giuseppe Antonio Agrati
Maddalena Sessa
Camillo Sessa
Giuseppe Sessa, Ingegnere Collegiato (1773-.....)
Luigi Sessa, Ingegnere Collegiato (1785-1854)
Samuela Banderali
Giacomo Sessa, Colonnello e Cavaliere dell'Ordine Mauriziano
Carlo Sessa, Prevosto e Vicario Foraneo di Rivolta
Francesco Sessa
Camillo Sessa
Paolo Sessa
Marianna Binda
Andrea Favini, Ragionato Collegiato
Camilla Luigia Sessa (1818-1894)
Attilio Galliani, Cav. della Corona d'Italia
Paolo Sessa (1819-1891)
Maria Bassi (1842-1914)
Carlotta Sessa
Luigi Favini, Cav. della Corona d'Italia
Giovanni Battista Sessa, Sindaco di Arzago nel 1870
Giovanni Sessa (1825 - ?)
Angela Sessa (1829-1882)
Giacomo Sessa (1828-1897)
Angela Canziani
Livia Sessa (1831-1900)
Gaetano Favini, Giureconsulto (1848-1907)
Luigi Favini
Jane Colson
Rosa Ravazzini
Francesco Maria Sessa (1882-1945)
Camillo Sessa (1880-1939)
Giacomo Sessa (1869-1950)
Luigi Sessa, Cavaliere della Corona d'Italia e Podestà d'Arzago (1867-1931)
Alessandra Favini (1881-1959)
Luigi Favini
Giuseppina Sessa
Paolo Sessa
Giovanni Gatti Grami (1921-1979)
Carla Sessa (1916-2001)
Gaetanina Paolina Sessa (1910-1992)
Camilla Sessa (1912-1976)
Discendenza

La lite fra i Sessa di Daverio e i Sessa di Como[modifica | modifica wikitesto]

Arzago d'Adda, 1930: la Cascina Ravajola dei nobili Sessa. Il maniero, già dei marchesi Visconti di Brignano, divenne dal 1734 tenuta di campagna di Carlo Sessa, pronipote di Francesco Sessa di Como, e, a partire dall'Ottocento, residenza principale del suo ramo, legato per discendenza sia ai Sessa di Daverio che ai Sessa di Como. In foto: Alessandra Favini, moglie del Cavalier Luigi Sessa con le figlie Gaetanina Paolina, Camilla, Carla e il nipote Paolo, figlio del cognato Francesco Sessa.

Tra il 1679 e il 1683 la consorteria dei Sessa di Daverio e un ramo dei Sessa di Como si trovarono in lite a causa dell'assegnazione dell'eredità di un comune parente: questi era il prevosto della Pieve di Dairago don Gabriele Sessa, figlio di altro Gabriele, a sua volta figlio naturale del senatore Francesco Sessa di Daverio, il quale tuttavia aveva avuto anche discendenza legittima dal suo matrimonio con Laura Caterina Biumi: la causa vide infatti contrapposti Giovanni Battista, Camillo, Carlo Maria, Cesare e Carlo Sessa di Daverio, discendenti di tale matrimonio e quindi parenti in linea maschile del defunto, contro il cugino materno Francesco Sessa di Como, figlio di Camilla Sessa, unica sorella del prelato, e di Carlo Sessa di Como. Di preciso le parti contendenti, che reclamavano per sé l'intera eredità con esclusione della controparte, ragionarono in questo modo: ignorando a priori la loro distante parentela agnatizia (che avrebbe costituito un valido motivo a favore della equa spartizione dell'eredità), da una parte i Sessa di Daverio affermavano che il defunto arciprete, benché nato da un figlio naturale del loro bisnonno, restava comunque un loro agnato, il che dava a loro il diritto di ereditare i beni di don Gabriele Sessa; dall'altra Francesco Sessa di Como, figlio della coppia Sessa-Sessa e nipote ex sorore del defunto, rifacendosi agli antichi Statuti del Ducato di Milano, asseriva che il padre del defunto, pur essendo stato riconosciuto dal padre, non era stato legittimato, il che annullava ogni diritto di agnazione e permetteva a lui - ob exstinctam lineam - di ereditare tutto con esclusione dei cugini materni di Daverio. Poiché non si trovava un accordo, furono chiamati ad arbitrare la causa i giureconsulti Rinaldo Tettoni e Carlo Trenta, i quali stabilirono con sentenze del 14 e 16 luglio 1683 che l'eredità dovesse sì spettare a Francesco Sessa di Como, ma ad eccezione tuttavia di 10.000 fiorini, costituenti il legato che l'antenato comune delle parti, Francesco Sessa di Daverio, nel proprio testamento del 1602 aveva imposto ai figli legittimi Camillo e Cesare per il mantenimento del suo figlio naturale Gabriele, padre omonimo del religioso defunto: tale legato, in denaro e beni fondiari nel varesotto, fu ritenuto dai giureconsulti vincolato all'asse ereditario dei consorti Sessa di Daverio. Le sentenze contenevano anche una clausola relativa ad una certa Bianca Sessa, figlia illegittima del defunto arciprete don Gabriele collocata nel Monastero del S. Spirito di Milano, il cui onere di mantenimento, nonché la dotazione per l'eventuale matrimonio o monacazione, sarebbero stati divisi tra le parti in causa.[57]

Declino dei Sessa di Valtravaglia e la causa coi nobili Tinelli[modifica | modifica wikitesto]

Il ramo dei Sessa nobiles de Ticinallo, residente in Valtravaglia, aveva diviso nel 1453 il suo cospicuo patrimonio tra i tre figli di Antoniolo Sessa, i quali diedero origine, come si è detto sopra, a tre distinte ramificazioni. Nel Cinquecento con l'estinzione della linea Sessa de Arolo di Alberto Sessa, terzogenito dei figli di Antoniolo, restavano quindi i Sessa de Ticinallo e i Sessa de Ceresolo. L'economia familiare dei due rami superstiti nel corso del Cinquecento si differenziò, giacché i Sessa de Ticinallo finirono infatti per indebitarsi pesantemente, andando incontro ad un dissesto economico che li condusse alla rovina: Carlo Sessa, vissuto nella prima metà del Seicento, si vide costretto a vendere progressivamente parti del patrimonio fondiario e a rinunciare ai secolari giuspatronati ecclesiastici. Nella sua sfortuna non fu aiutato dai parenti, anzi: i nobili Gio. Antonio e Ferdinando Tinelli, suoi parenti tramite il matrimonio dell'avo Gio. Antonio Tinelli con Camilla Sessa de Ceresolo, premettero su Carlo Sessa perché vendesse altre porzioni di terreno in pagamento dei loro antichi crediti, ma, dato il prezzo irrisorio da loro offerto per pertica, il Sessa rifiutò e minacciò il ricorso in giudizio, al che nel 1659 si giunse ad un nuovo accordo con cui Carlo Sessa riuscì a vendere a prezzo più accettabile i beni stabiliti, riuscendo a coprire i debiti coi cugini Tinelli: tuttavia ai figli Bernardo, Giovanni Battista, Bartolomeo e Gerardo ben poco restò del patrimonio avito. Nella seconda metà del secolo i Sessa di Ticinallo riuscirono a riottenere l'antichissimo diritto di decima a Muceno, ma il destino della famiglia parve segnato: essa sopravvisse in precarie condizioni economiche a Ticinallo sino a fine del Settecento: significativa fu la supplica inoltrata nel 1683 proprio dai figli di Carlo Sessa, qualificati come nobiles de Ticinallo, al Senato di Milano affinché potessero essere esentati dal pagamento di alcune imposte a ragione della loro povertà.[62]

Genealogia delle parti in causa nel 1659[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni qm. Alberto (de) Sessa (+1381)
Manfredo (de) Gattico da Castello, Conte di Castelgattico
Antoniolo (de) Sessa
Rosa (de) Gattico da Castello
Gasparolo (de) Sessa (+1421)
Antoniolo (de) Sessa (+1453)
Callista Luini
Pietro Sessa (+1510)
Alberto Sessa (+1505)
Quirico Sessa, capostipite dei (de) Sessa de Ceresolo
Francesco Bernardino Sessa
Bartolomeo Sessa (+1549)
Gio. Antonio Sessa (+1559)
.................. Sessa
Antonio Rusca, Signore di Bironico
.................. Sessa
Gio.Bernardino Sessa, Regio Cancelliere del Consiglio Segr. (1608)
Lancillotto Rusca, Signore di Bironico
.................. Sessa
Giovanni Battista Sessa
Antonio Besozzi, castellano di Arona
Antonio Tinelli, Aulico Ducale
Camilla Sessa (+1588)
Gio. Angelo Sessa
Carlo Sessa (+ > 1672)
Lucia Besozzi
Felice Tinelli, castellano di Arona
Bernardo Sessa
Gio. Battista Sessa
Gerardo Sessa
Bartolomeo Sessa
Ferdinando Tinelli
Gio. Antonio Tinelli
Laura Ligurni di Ligurno
Linea di Ticinallo, estinta a fine XVIII sec.
Linea dei Tinelli signori di Gorla, vivente

Dal Settecento ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto del Colonnello Giacomo Sessa d'Arzago (1777 - 1862), Cavaliere dell'Ordine Mauriziano e Cavaliere della Legion d'Onore.

Tra Settecento e Ottocento fiorivano ancora branche dell'antico casato Sessa qualificate come nobili o viventi more nobilium:

  • Sessa di Valtravaglia
    • Sessa di Ticinallo: residente sempre in Valtravaglia, la famiglia scomparve dalle cronache a fine Settecento: dei suoi componenti, ridotti da tempo in condizioni di indigenza, non si hanno più notizie dopo il 1781, ossia quando Giovanni Battista Sessa, ultimo discendente attestato di questo ramo, a causa di una nuova situazione di insolvenza, dovette vendere le residue proprietà terriere ad alcune famiglie borghesi in ascesa economica.[34]
    • Sessa di Ceresolo: la famiglia, da cui traggono discendenza i Tinelli signori di Gorla tramite il matrimonio di Camilla Sessa (+ 1580) con il nobile Gio. Antonio Tinelli, Aulico Ducale, sopravvisse sino alla fine del Settecento a Ceresolo (Laveno) per poi estinguersi nel secolo successivo.[63]
  • Sessa di Daverio
    • Sessa di Daverio: discendente da Camillo Sessa (1570-1655), a questo ramo va riconosciuta un'intensa attività di patronato locale, concretizzata ad esempio in legati a favore dei poveri di Varese e nell'istituzione delle prime classi di scuola pubblica a Daverio nel 1827 per opera dei fratelli Gabardo, Ettore e Filippo Sessa. Fu questo ramo, in persona dei fratelli Luigi, Ettore e Camillo (figli di Gabardo Sessa) ad ottenere nel 1902 dalla Consulta araldica il riconoscimento dell'antica nobiltà, tuttavia ad oggi risulta anch'esso estinto con la morte nel 1945 di Fiorbellina e Guido Sessa, figli di Luigi e Irene de Bernardi; Gabardo Sessa, il figlio che Guido ebbe da Virginia de Ponti, morì giovinetto nel 1920.[64]
    • Sessa di Milano: ebbe per capostipite Cesare Sessa (1573-1631), fratello minore del predetto Camillo, nonché Giureconsulto Collegiato e Giudice Monetario nel biennio 1602-1604;[65] la sua discendenza ebbe residenza nel palazzo nobiliare in piazza San Babila acquistato dalla nobile famiglia Lampugnani e fu l'unico ramo a conservare la dignità patrizia a Milano;[12] esso diede i natali al Fisico Collegiato Ettore Sessa, membro del Tribunale supremo della Sanità di Milano nel 1666 e professore di medicina all'Università di Pavia dal 1650,[66] ma non arrivò comunque all'Ottocento, estinguendosi in due femmine, figlie di Felice Sessa, una delle quali, Vittoria, sposò il nobile Filippo Bianchi di Velate.[67]
    • Sessa di Gornate: discendente da un Giacomo Sessa di Daverio, eletto nel 1456 compatrono della Chiesa di S. Maria Assunta assieme allo zio Francesco Sessa (da cui ebbero origine le due linee precedenti) questo ramo, proprietario di vasti possedimenti a Gornate, si estinse nel 1802 con la morte del sacerdote don Giacomo Sessa, che lasciò erede di tutti i beni il cugino Carlo Medici, marchese di Marignano; i Sessa di Gornate avevano spiccato particolarmente in ambito ecclesiastico: don Bartolomeo Sessa, figlio dell'omonimo Bartolomeo e di Ippolita Medici di Marignano, fu noto per le cospicue opere di carità e i suoi pronipoti don Cosimo (nato Bartolomeo), don Giacomo e don Alessandro, nei quali si estinse la famiglia, furono tutti religiosi: il primo fu Abate dei Monaci Olivetani e Procuratore Generale dell'Ordine stesso, il secondo semplice sacerdote, mentre don Alessandro, morto nel 1783, fu Canonico Ordinario e Penitenziere Maggiore del Duomo di Milano.[61][68]
  • Sessa di Como
    • Sessa d'Arzago: discendenti da quel Francesco Sessa di Como che tra il 1679 e il 1683 era in lite coi cugini Sessa di Daverio sull'eredità dello zio materno don Gabriele Sessa, crebbero d'importanza nel Settecento, secolo in cui vissero Alessandro Sessa, Canonico Mansionario della Cattedrale di Como, e Carlo Sessa, che nel 1729 successe al nobile comasco Antonio Bagliacca nelle cariche di Luogotenente e Regio Delegato per la città di Como e il suo contado; proprio a questo Carlo si deve l'accrescimento delle fortune della famiglia con l'acquisto nel 1734 della Cascina Ravajola (2400 pertiche, già proprietà dei marchesi Visconti di Brignano) ad Arzago d'Adda e nel 1760 del palazzo nobiliare dei conti Confalonieri in Contrada del Lauro a Milano, beni che andavano ad aggiungersi a quelli già posseduti nel comasco. Gli abiatici di Carlo Sessa, figli di Giovanni Sessa e Luigia Biumi (sorella del nobile Francesco Biumi, celebre Fisico Collegiato[69]) furono il colonnello Giacomo Sessa, patriota anti-austriaco, Cavaliere dei Ss. Maurizio e Lazzaro e Cavaliere della Legion d'Onore, e gli Ingegneri Collegiati milanesi Giuseppe e Luigi Sessa.[58] Nel corso dell'Ottocento la famiglia spostò la propria residenza da Milano ad Arzago d'Adda presso la Cascina Ravajola, tenuta che fu in possesso della famiglia sino al 1939, quando fu venduta ai marchesi de Capitani d'Arzago.[14] A questo ramo appartenne anche don Carlo Sessa, Prevosto e Vicario Foraneo di Rivolta d'Adda, che in quella città fondò nel 1838 il primo asilo infantile e nel 1845 fece restaurare la torre campanaria della Chiesa di San Sigismondo. Questa linea del casato, censita dall'Annuario della Nobiltà Italiana col titolo di Nobile, si è recentemente estinta con le tre figlie di Luigi Sessa, Cavaliere della Corona d'Italia, una delle quali, Carla, sposò nel 1946 Giovanni Gatti Grami e lasciò in eredità ai discendenti il cognome e i beni della sua famiglia.[61][70][71]
    • Sessa (altre linee): estinta la linea di Giulio Cesare Sessa, Causidico Collegiato e Cancelliere delle Strade del contado comasco, la discendenza proseguì coi figli di Gaetano Sessa e Anna Maria Sormani e divenne invece particolarmente celebre in campo imprenditoriale, dando origine, assieme ai Gavazzi, con cui si imparentarono, ad una delle più grandi dinastie industriali ottocentesche. Il fautore di questa fortuna fu Carlo Sessa che negli anni quaranta dell'Ottocento, assieme al cugino Luigi possedeva la maggiore filanda serica della città di Milano e innovò sensibilmente il settore della tessitura della seta. Fondò la Fabbrica d'amido e cipria e la Fabbrica degli alcools, che con l'entrata di G. A. Fumagalli nel 1850 divenne la Sessa-Fumagalli & Co.: la prima distilleria industriale italiana. Fu membro del Comitato Centrale della Associazione Industriale Italiana dalla sua fondazione (1867), mentre nel 1872 collaborò alla nascita della Società per la Filatura dei Cascami di Seta; dal 1873 fu amministratore della Banca Industriale e Commerciale di Milano. Nel 1874 acquistò terreni a Cremella a Lecco, dove realizzò tre ville per i suoi tre figli maschi (Francesco, Giuseppe e Rodolfo). A questo ramo della famiglia appartengono oggi le diramazioni dei Sessa Sforza, imparentatisi coi conti Sforza di Castel S. Giovanni, i Sessa Vitali, che accolsero l'eredità dei baroni Vitali di Bergamo, i Soncini Sessa, eredi di Rodolfo Sessa di Cremella in quanto discendenti di Luigi Sessa, Cavaliere del Lavoro, e altre linee che contrassero parentela con le famiglie aristocratiche dei Calchi Novati, Ferrario, Ferrero Gubernatis di Ventimiglia, Gnecchi Ruscone e Riva.[61]

I Sessa nei repertori nobiliari[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Sessa di Daverio (1824 - 1915), figlio di Gabardo Sessa e Carolina Gatti. Il fratello Ettore, figlio del secondo matrimonio del padre con la nobile Angiola Bossi, curò l'iscrizione della famiglia negli elenchi nobiliari regionali e nel Libro d'oro della nobiltà italiana.
Luigi Sessa d'Arzago d'Adda (1867 - 1931), figlio di Paolo Sessa e Maria Bassi. Fu Cavaliere della Corona d'Italia e podestà di Arzago d'Adda. Delle sue tre figlie, Gaetanina, Camilla e Carla, solo l'ultima ebbe discendenza dal matrimonio con Giovanni Gatti Grami. La sua linea figura sull'Annuario della Nobiltà Italiana.

Nonostante la notevole ramificazione, ad oggi soltanto due rami della nobile famiglia Sessa risultano censiti: i Sessa di Daverio, che ottennero il riconoscimento ufficiale per la propria nobiltà nel 1902 dalla Consulta Araldica del Regno d'Italia, venendo iscritti nel Libro d'oro della nobiltà italiana col titolo di Nobile, e i Sessa di Arzago d'Adda, censiti dall'Annuario della Nobiltà Italiana col titolo di Nobile: benché verosimilmente ritenuti dello stesso ceppo, la loro parentela è stata tuttavia accertata solo in via femminile attraverso un matrimonio avvenuto fra i due rami nel XVII secolo. Il genealogista settecentesco Sitoni di Scozia annovera comunque i membri dell’uno e dell’altro come appartenenti allo stesso casato.[56] Entrambe le linee sono ad oggi estinte.[71]

La famiglia è descritta nell'Enciclopedia storico-nobiliare dove si legge:

«SESSA (*) Famiglia di nobiltà antichissima, riconosciuta con D.M. 20 aprile 1902, che vanta un giuresperito del Collegio di Milano, del secolo XVI in persona di GABRIELE, figlio di Francesco, di Ettore, di Francesco.

La nobiltà è attestata in modo sicuro dagli atti notarili, nei quali non solo si attribuiscono secondo i tempi le qualifiche di dominus, nobilis, spectabilis, magnificus dominus e don, ma si parla esplicitamente dei nobiles parentelae de Sessa. V'ha poi un atto del 20 febbraio 1430 relativo ad un compromesso di vertenze intorno a ripartizioni di gravezze d'estimi, dal quale la nobiltà della famiglia appare in modo precipuo. [...] Di più, una persona della stessa famiglia, FRANCESCO Sessa, ottenne il 22 gennaio 1473 la cittadinanza milanese per sé e discendenti, e nella parte espositiva delle lettere patenti relative si narra che dalle informazioni assunte presso il vicario di provvisione di Milano, risultava essere il petente e i suoi figli < nobiles et bone fame et bonis moribus preditos >.

La genealogia comincia da un GIOVANNI, che era già defunto nel 1383. Da lui nacque FRANCESCOLO, già defunto nel 1405 e che fu padre di GABARDO. Da questi nacque FRANCESCO, che a sua volta fu padre di ETTORE, la cui vedova Franceschina ALIPRANDI, qm. Jacopo, nel 1497 era tutrice dei figli minorenni, tra i quali un FRANCESCO, che fu padre di ETTORE, dal quale nacque un altro FRANCESCO, che si sposò il 2 marzo 1568 a Laura Caterina BIUMI. Da questi discendono, mediante altre sette generazioni, LUIGI e i di lui fratelli ETTORE e CAMILLO, che ottennero il riconoscimento nel 1902, e sono iscritti nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di Nobile (mf) ....»

La famiglia Sessa è presente nelle diverse edizioni dell'Annuario della nobiltà italiana. Nella vecchia serie figurano i Canobio (Sessa di Ticinallo), discendenti dal ceppo di Valtravaglia e insigniti del titolo di Patrizi di Bologna. Nella nuova serie sono descritti i due succitati rami di Daverio e Arzago, qualificati col titolo di Nobile (mf) e discesi dagli attori comparsi nella menzionata lite del 1683 sull'eredità di don Gabriele Sessa di Daverio, abiatico del nobile Francesco Sessa (1535 + post 1602), antenato comune dei due rami: il primo ramo, discendente dal matrimonio di Camillo del fu Francesco Sessa (Daverio 1641 + ante 1716) con Anna Maria Pusterla, risiedeva a Daverio, Galliate Lombardo, Varese e Milano ed era rappresentato dai fratelli Luigi (1824 - 1913), Ettore e Camillo Sessa, nonché dai figli del predetto Luigi e Irene de Bernardi, ossia Fiorbellina, Ippolita, Carlo, Ettore e Guido Sessa, quest'ultimo marito di Virginia de Ponti da cui ebbe Gabardo, ultimo discendente maschio della famiglia; il secondo ramo, originato dal matrimonio di Carlo di Francesco Sessa (1648 + Como 1696) con Anna Maria Farina, risiedeva a Como, Milano, Arzago d'Adda e Bergamo ed era rappresentato dai fratelli Luigi (1867 - 1931), Giacomo, Francesco e Camillo Sessa, nonché dai figli del predetto Francesco e Rosa Ravazzini, cioè Paolo e Giuseppina Sessa, e dalle figlie del predetto Luigi e Alessandra Favini, ossia Gaetanina, Camilla e Carla Sessa, la quale, sposando nel 1946 Giovanni Gatti Grami, ha trasmesso alla discendenza il cognome della famiglia. Due ulteriori rami, discendenti dal ceppo dei Sessa di Como, figurano indirettamente nelle voci dedicate ai casati Vitali di Bergamo e Sforza di Castel San Giovanni dei quali hanno aggiunto il cognome dando origine alle famiglie Sessa Vitali e Sessa Sforza in virtù i primi del matrimonio di Mario Sessa con Margherita dei baroni Vitali celebrato nel 1934, i secondi del matrimonio di Roberto Sessa con Orsina dei conti Sforza.[71][72]

Dimore storiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Casa Sessa, già Lampugnani (Milano, piazza S. Babila)[73]
  • Casa Sessa, poi Medici di Marignano (Gornate Inferiore, VA)[74]
  • Casa Sessa, ora Villa Petrolo (Porto Valtravaglia, VA)[75]
  • Casa Sessa, poi Curioni e Sebregondi (Como, S. Donnino 79)[76]
  • Cascina Ravajola, già Visconti di Brignano, poi De Capitani d'Arzago (Arzago d'Adda, BG)[14]
  • Castello d'Albio (Monteggio, CH)
  • Palazzo Sessa (Sessa, CH)[77]
  • Palazzo Sessa, già Confalonieri (Milano, contrada del Lauro)[78]
  • Palazzina Sessa (Milano, via Ariosto 1)
  • Palazzo Sessa, già Aldrovandi (Mirabello, FE)[79]
  • Rocca di Caldé (Castelveccana, VA)
  • Villa Sessa, ora Morotti (Daverio, VA)[80]
  • Villa Sessa, ora Del Bono (Cremella, LC)[81]
  • Villa Carlotta, ora Hotel Villa Paradiso (Meina, NO)[82]

Galleria di ritratti[modifica | modifica wikitesto]

Sessa illustri[modifica | modifica wikitesto]

  • Gerardo Sessa, Prevosto della Basilica di Sant'Ambrogio di Milano tra il 1110 e il 1130.[83]
  • Gerardo Sessa, Arcivescovo di Milano nel 1211; la sua appartenenza al casato Sessa è contestata, essendo da alcuni ritenuto membro della famiglia Sessi di Reggio Emilia.
  • Arderico Sessa, Vicario di Vercelli a nome di Napoleone della Torre nel 1272; agnato del seguente Enrico e prozio del successivo Pietro.[84]
  • Enrico Sessa, Canonico Ordinario del Duomo di Milano, poi Vescovo di Como; nel 1372 fece edificare un palazzo signorile a Sessa; agnato del seguente canonico Pietro.
  • Pietro Sessa, Canonico di Cuvio e titolare del beneficio di S. Maria de Caregno a Como; fra il 1328 e 1342 fu Canonico della Chiesa di S. Vittore di Travaglia e fra il 1346 e 1353 ne divenne Prevosto; nel 1371 diviene procuratore del consanguineo Enrico Sessa, Vescovo di Como; fu lontano prozio del seguente Francesco Bernardino.[26]
  • Francesco Bernardino Sessa, poeta e familiaris di San Carlo Borromeo, zio del seguente Giovanni Bernardino.[85]
  • Giovanni Bernardino Sessa, Regio Cancelliere del Consiglio Segreto di Milano nel 1608.[86]
  • Giacomo Sessa, Giureconsulto Collegiato, fratello di Paolo; nel 1400 fu Sindicator Ducalis a Milano; fratello dei seguenti Paolo e Gaspare.[7]
  • Paolo Sessa, Giureconsulto Collegiato, fu dei sei presidenti della Camera di Provvigione a Milano ed edile per la Veneranda Fabbrica del Duomo negli anni 1413-14-18.[7]
  • Gaspare Sessa, Tesoriere della Camera Ducale di Milano nel 1404; padre dei seguenti Giacomo e Paolo.[7]
  • Giacomo Sessa, Vicario di Provvigione a Milano.[7]
  • Paolo Sessa, Capitano Generale della Valtellina nel 1428.[7]
  • Gaspare Sessa, capitano di ventura per conto del duca di Milano Francesco Sforza; fu feudatario di Sillavengo; padre del seguente Giuliano.[7]
  • Giuliano Sessa, Canonico della Cattedrale di Novara.[38]
  • Giovanna Sessa, badessa del monastero di Santa Maria di Torba.[26]
  • Claudia Sessa, rinomata compositrice, cantante e monaca delle Canoniche di Santa Maria Annunciata a Milano a fine Cinquecento.
  • Giuseppe Sessa Canobio, Tesoriere del Comune di Bologna dal 1550 al 1577, sposò una nipote di Papa Gregorio XIII da cui nacquero i seguenti Francesco, Giovanni Battista e Orazio.[41]
  • Francesco Sessa Canobio, Capitano di Lance al servizio del Re di Francia.[41]
  • Giovanni Battista Sessa Canobio, Cameriere d'Onore presso i Duchi di Mantova.[41]
  • Orazio Sessa Canobio, membro del Consiglio degli Anziani di Bologna, padre del seguente.[41]
  • Giacomo Filippo Sessa Canobio, Alfiere Colonnello del Duca Carlo I di Gonzaga-Nevers nella Guerra di successione di Mantova e del Monferrato (1628-1631).[41]
  • Francesco Sessa, cortigiano legato alla corte sforzesca, ottenne privilegi e immunità dal duca di Milano Galeazzo Maria Sforza nel 1473;[8] bisnonno del seguente Gabriele.
  • Gabriele Sessa, Giureconsulto Collegiato e Abate del Collegio dei Nobili Giureconsulti di Milano nella prima metà del Cinquecento; zio del seguente Francesco.[8]
  • Francesco Sessa, Questore Ordinario Togato, Podestà di Pavia, membro del Senato dei Quindici a Milano dal 1589 al 1597; morì dopo il 1602; padre del seguente Cesare.
  • Cesare Sessa, Giureconsulto Collegiato e Giudice Monetario nel biennio 1602-1604 in Milano; padre del seguente Ettore.[12]
  • Ettore Sessa, Fisico Collegiato, membro del Tribunale supremo della Sanità di Milano nel 1666 e professore di medicina all'Università di Pavia; prozio del seguente Pietro Paolo.[12][66]
  • Pietro Paolo Sessa, Fisico Collegiato di Milano nei primi dei Settecento.[12]
  • Pietro Maria Sessa, al secolo Bartolomeo Sessa, Monaco dell'Ordine dei Barnabiti, morto nel 1623 in odore di santità; venne dichiarato Venerabile.[46]
  • Bartolomeo Sessa, benefattore; dal 1701 sacerdote beneficiario della Chiesa di S. Maria Assunta di Daverio; prozio dei seguenti Alessandro e Bartolomeo.
  • Alessandro Sessa, Canonico Ordinario e Penitenziere Maggiore Oblato del Duomo di Milano; fratello del seguente.[68]
  • Bartolomeo Sessa, poi don Cosimo, Abate dei Monaci Olivetani in S. Pietro in Cremona e Procuratore Generale dell'Ordine, vissuto a metà Settecento; alla morte nel 1802 di suo fratello Giacomo, sacerdote, i beni della sua famiglia passarono ai cugini Medici marchesi di Marignano.[68]
  • Luigia Sessa (? - Milano 1841), Dama del Nobile Collegio della Guastalla di Milano, prozia del seguente Gabardo.[87]
  • Gabardo Sessa, avvocato; insieme ai fratelli sacerdoti Ettore e Filippo istituì nel 1827 i fondi necessari alla fondazione della prima scuola pubblica a Daverio; padre del seguente Luigi.[64]
  • Luigi Sessa (1824 - 1915), nel 1902 ottenne assieme ai fratelli Ettore e Camillo Sessa e ai suoi figli, discendenti in linea retta da Francesco Sessa, il riconoscimento dell'antica nobiltà del casato.[8]
  • Gabriele Sessa (160... - 1683), Prevosto della Pieve di Dairago, abiatico di Francesco Sessa di Daverio e zio materno del seguente Camillo.[57]
  • Camillo Sessa, Canonico Mansionario della Cattedrale di Como e Accademico Lario nel 1643; zio del seguente Stefano.[88]
  • Stefano Sessa, Decano dei Canonici Mansionari della Cattedrale di Como nel 1699; zio del seguente Alessandro.[55]
  • Alessandro Sessa, Canonico Mansionario della Cattedrale di Como e notaio della Curia Vescovile di Como; zio del seguente Carlo.[61]
  • Carlo Sessa, Luogotenente del Contado Comasco e Regio Delegato per la Città di Como dal 1729 al 1760; avo paterno dei seguenti Giuseppe, Giacomo e Carlo Sessa.[58]
  • Giuseppe Sessa, Ingegnere Collegiato di Milano nel 1795.[58]
  • Giacomo Sessa (1772 - 1862), Colonnello, Cavaliere dell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro e Cavaliere della Legion d'Onore.
  • Carlo Sessa, Prevosto e Vicario Foraneo di Rivolta d'Adda; nel 1838 fondò il primo asilo infantile di quella città; prozio del seguente Luigi Sessa.[89]
  • Luigi Sessa (1867 - 1931), agronomo, podestà di Arzago d'Adda e Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia.
  • Giulio Cesare Sessa, Causidico Collegiato di Como e Cancelliere delle Strade del contado comasco nel 1772.
  • Gaetano Sessa, assieme ai fratelli ottiene nel 1763 l'investitura per la gestione dei beni vescovili della Diocesi di Como; antenato dei seguenti Carlo e Luigi.[61]
  • Carlo Sessa (Como 1817 - Milano 1881) fu industriale e imprenditore milanese. Negli anni quaranta dell'Ottocento, con il cugino Luigi (vedi sotto) possedeva la maggiore filanda della città e innovò sensibilmente il settore della tessitura della seta[90]. Fondò la Fabbrica d'amido e cipria e la Fabbrica degli alcools , che con l'entrata di G. A. Fumagalli nel 1850 divenne la Sessa Fumagalli & C.[91]: la prima distilleria industriale italiana. Fu membro del Comitato Centrale della Associazione industriale italiana dalla sua fondazione (1867)[92]. Nel 1872 collaborò alla nascita della Società per la Filatura dei Cascami di Seta [93], dal 1873 fu amministratore della Banca Industriale e Commerciale di Milano. Nel 1874 acquistò terreni a Cremella (Lc), dove realizzò tre ville per i suoi tre figli maschi,[94] così che la sua discendenza divenne nota come i Sessa di Cremella; avo paterno dell'industriale Luigi Sessa (1887 - 1959).
  • Luigi Sessa, cugino di Carlo, industriale milanese. Il 28 giugno 1859, con il podestà di Milano conte Luigi Belgioioso, il presidente del Consiglio comunale Eugenio Venini, il conte Giulini Della Porta e il marchese Lorenzo Litta Modigliani, presentò a Vittorio Emanuele II la dedica della costruenda Galleria in Piazza del Duomo[95].
  • Luigi Sessa (1887 - 1959), industriale milanese e Cavaliere del Lavoro.

Araldica[modifica | modifica wikitesto]

  • Versione 1, la più antica: Di rosso, al castello d'argento, torricellato di due pezzi, aperto e finestrato del campo, con un cigno bianco posto tra le due torri.
  • Versione 2, in uso presso i Sessa di Sessa: Di rosso al cigno d'argento armato d'oro, sostenente col becco un castello d'oro.
  • Versione 3, in uso presso i Cannobio (Sessa di Ticinallo) di Bologna: Di rosso, al castello d'argento, torricellato di due pezzi, aperto e finestrato del campo, con un cigno bianco posto tra le due torri e avente nel becco un nastro con la legenda SOLA FIDES SUFFICIT, con il capo d'oro, carico di un'aquila, di nero, appoggiata alle due torri.
  • Versione 4, in uso presso i Sessa di Arzago: D'argento, al castello aperto torricellato di due pezzi merlati alla ghibellina di rosso, sostenente sul mastio una bernacla di bianco, con il capo d'oro, carico di un'aquila, di nero, appoggiata alle due torri.
  • Versione 5, in uso presso i Sessa di Daverio: D'argento, al castello aperto torricellato di due pezzi merlati alla ghibellina di rosso, sostenente sul mastio una bernacla di nero e sormontato da un'aquila dello stesso, appoggiata alle due torri.

Motto: SOLA FIDES SUFFICIT.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vedasi il diploma imperiale del 21 dicembre 1240 di Federico II di Svevia dove i Sessa sono esplicitamente nominati come Capitanei di Sessa e proprietari del castello di Sessa nel Canton Ticino.
  2. ^ In qualità di vassalli degli Arcivescovi di Milano.
  3. ^ Feudo di cui fu investito il capitano di ventura Gaspare Sessa e che gli fu confiscato una volta caduto in disgrazia attorno al 1480; dal 1483 appartenne alla famiglia Caccia di Novara.
  4. ^ La famiglia Sessa entrò nel patriziato milanese una prima volta con i Sessa di Valtravaglia, inclusi nella Matricula Nobilium del 1277, e una seconda volta nel 1573 in persona di Francesco Sessa di Daverio, la cui discendenza tuttavia decadde di nuovo nei secoli successivi nella nobiltà generica.
  5. ^ Titolo spettante alla linea Cannobio Sessa di Ticinallo, trasferitasi a Bologna nel 1402 ed estinti in persona di Silvia Margherita Cannobio Sessa di Ticinallo in Bolognetti nel 1691.
  6. ^ Giovanni Sitoni di Scozia, Theatrum genealogicum familiarum illustrium, nobilium et civium inclytae urbis Mediolani (...), MS, 1705, pag. 416; P. Frigerio - G. Margarini, Terre e famiglie del Verbano. Ticinallo dai Sessa ai Franzosini in Verbanus 25 (2004), pag. 223-225; titolo spettante ad ogni membro legittimo e naturale del casato e riconosciuto con D.M. nell'aprile del 1902.
  7. ^ a b c d e f g h i B. Viviano, Famiglie nobili e notabili della Lombardia in Il libro della nobiltà lombarda, Distribuzione Storica Lombarda, Gessate 1978, pp. 369-370.
  8. ^ a b c d e f g V. Spreti, Enciclopedia Storico-Nobiliare, Forni, Milano 1932, Vol. 6, pag 297.
  9. ^ Famiglia (de) Sessa, in Dizionario storico della Svizzera.
  10. ^ a b Alfredo Lienhard-Riva, Armoriale Ticinese, Impriméries réunies, Lausanne 1945, pag. 444.
  11. ^ La storia, su www.castelveccana.com. URL consultato il 6 marzo 2017.
  12. ^ a b c d e Giovanni Sitoni di Scozia, Theatrum genealogicum familiarum illustrium, nobilium et civium inclytae urbis Mediolani (...), MS, 1705, pag. 416
  13. ^ ASMi, Fondo notarile, Atti del notaio Gio. Francesco Lambertenghi, Busta 41079, 29 Ottobre 1759, Milano: Atto di vendita dell'Ill.mo Sig. Don Giovanni Confalonieri fu Corrado ai fratelli Signor Don Carlo Sessa e M.to Rev. Sig. Don Giacomo Sessa fu Giuseppe di una casa da nobile con casino di caccia situato nella Contrada del Lauro.
  14. ^ a b c Cascina Ravajola - Bassa Bergamasca Occidentale, in Bassa Bergamasca Occidentale. URL consultato il 6 marzo 2017.
  15. ^ (EN) Schriftsteller Verschiedene, C’era una volta Milano, Self-Publish, 17 ottobre 2015. URL consultato il 30 aprile 2017.
  16. ^ Museo Civiltà Contadina Rodolfo e Luigi Sessa, su Museo Civiltà Contadina Rodolfo e Luigi Sessa. URL consultato il 2 maggio 2017.
  17. ^ Dagli Aldrovandi ai Sessa, su Museo Civiltà Contadina Rodolfo e Luigi Sessa, 22 gennaio 2012. URL consultato il 6 marzo 2017.
  18. ^ a b N. Orsini de Marzo, I cavalieri del cigno in Medioevo, XVIII, 226 (Novembre 2015), pp. 108-11
  19. ^ 'Le Brianze' di Don Rinaldo Beretta - Note, su www.circulturaledonberetta.it. URL consultato il 6 marzo 2017.
  20. ^ Marina Bernasconi Reusser, Sessa, de, su HLS-DHS-DSS.CH. URL consultato il 6 marzo 2017.
  21. ^ Sessa, in Dizionario storico della Svizzera.
  22. ^ Ne Il profilo storico di Sessa si cita l'ipotesi del sacerdote Maspoli, il quale suppone, senza particolari evidenze, che i Sessa fossero stati creati castellani di Sessa con il titolo di "capitanei" da Berengario del Friuli, Re d'Italia nel X secolo, o dall'arcivescovo di Milano, che nell'Alto Medioevo aveva pieni poteri.
  23. ^ F. Bagatti Valsecchi - F. Calvi, Famiglie Notabili Milanesi, Forni, Bologna 1969, Tav. 1°, Carcano
  24. ^ L. Grazioli, La cronaca di Goffredo da Bussero in Archivio Storico Lombardo, XXXIII (1906), fasc. X, pag. 236
  25. ^ Gli atti del comune di Milano nel secolo XIII, a cura di F. Baroni, R. Perelli Cippi, Ferraris, Alessandria 1987, II.II (1263 - 1276), pp. 376-389
  26. ^ a b c P. Frigerio - G. Margarini, Terre e famiglie del Verbano. Ticinallo dai Sessa ai Franzosini in Verbanus 25 (2004), pag. 223-225
  27. ^ C. Alberti - A. Ceruti, Historiae Patriae Monumenta, Fratelli Bocca, Torino 1876, Vol. XVI, pag. 428.
  28. ^ Bernardino Croci Maspoli, Sessa, su HLS-DHS-DSS.CH. URL consultato il 6 marzo 2017.
  29. ^ Malcantone, in Dizionario storico della Svizzera.
  30. ^ Sono del 1300 alcune pergamene su cui si legge che i Domini de Sexa, in persona di Goffredo figlio di Martino de Sessa, per urgente bisogno di denaro, cedevano le frazioni di Lisora e Brusata con terre e lavoratori della gleba. Si veda F. Bertoliatti, Profilo Storico di Sessa, Cavalleri, Chiasso-Como 1942, Cap. 1.
  31. ^ P. Schaefer, Il Sottoceneri nel Medioevo, Gep, Lugano 1954, pag. 79.
  32. ^ Archivio di Stato di Milano, Fondo Notarile, Atti dei notai, Busta 7048.
  33. ^ Roma, Archivio Centrale dello Stato, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Consulta Araldica, Archivio Generale, fascc. nobiliari e araldici delle singole famiglie, fasc. 3352, ff.72-73.
  34. ^ a b P. Frigerio - G. Margarini, cit., pp. 223-234
  35. ^ M. Della Misericordia, La disciplina contrattata: vescovi e vassalli tra Como e le Alpi nel tardo Medioevo, pag. 76.
  36. ^ C. Santoro (a cura di), I registri dell'ufficio di provvisione e dell'uficio dei sindaci sotto la dominazione viscontea, Allegretti, Milano 1929, nn. 3.232, 4.45.
  37. ^ L. Moroni Stampa - G. Chiesi (a cura di), Ticino Ducale. Il Carteggio ed atti ufficiali, Stato del Canton Ticino, Bellinzona 1993 I.I (Francesco Sforza. 1450-1455), pp. 73, 75.
  38. ^ a b Francesco Somaini, Un prelato lombardo del XV secolo: il card. Giovanni Arcimboldi vescovo di Novara, arcivescovo di Milano, Herder, 1º gennaio 2003, ISBN 978-88-85876-80-4. URL consultato il 2 maggio 2017.
  39. ^ P. Frigerio - G.- Margarini, cit., pp. 229-230
  40. ^ I Mazzarditi, ma quali pirati?, su Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola, 28 novembre 2012. URL consultato il 6 marzo 2017.
  41. ^ a b c d e f G.B. de' Crescenzi Romani, Corona della nobiltà d'Italia, Bologna, Tebaldini, 1642, p. 628.
  42. ^ Strada San Felice, dal II volume delle “Cose Notabili…” di Giuseppe Guidicini, con le correzioni di Luigi Breventani - Origine di Bologna, su www.originebologna.com. URL consultato il 1º maggio 2017.
  43. ^ Pace perpetua, in Dizionario storico della Svizzera.
  44. ^ Bossi di Bodio, su aciate.blogspot.it. URL consultato il 1º maggio 2017.
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  47. ^ L. Borri, Lo spedale de' poveri di Varese, Arti Grafiche Varesine, Varese 1909, pp. 322-324
  48. ^ Archivio Storico della Diocesi di Como, Archivio della Cattedrale di Como, Fondo Collegio dei Mansionari, Memorie Storiche, Genealogia Sessa
  49. ^ P. Bottaccio, Il Primo libro delle canzoni da suonare a quattro e otto voci, Angelo Gardano, Venezia 1609.
  50. ^ Le famiglie degli Accademici Larii elencate dall'opera del Bottaccio sono le seguenti: Gallio, Corti, Magnacavallo, Castiglioni, Carli, Raimondi, Sessa, Turconi, Lucini, Carcano, Albrizi, Giovio, Rezzani, Archinto, Pallavicini. Ciascuna famiglia dà il titolo ad una canzone.
  51. ^ Lepontia Comensis, su www.lepontiacomensis.org. URL consultato il 30 aprile 2017.
  52. ^ Rassegna Gallaratese di storia ed arte: spazi, economie, comunità e archeologie, a cura di Pietro Cafaro, n.133/213 a pag. 222 dove si legge: "Se nel Quattrocento esiste tutta una sequela di nobili non cives, nel Seicento è quasi impossibile trovarne [...] I nobili non cives dunque si dissolvono: un grande cambiamento da leggersi probabilmente in parallelo con la contemporanea costruzione dell'estimo di Carlo V, che fissa per sempre regole fiscali che insistono proprio sulla dicotomia cittadino/rurale, non prendendo in considerazione al categoria di nobile (ovvio che allora i nobili diventino da un punto di vista fiscale cittadini oppure ecclesiastici, essendo i rurali di gran lunga i più tassati).
  53. ^ Rassegna gallaratese di storia e d'arte e Cafaro, Spazi. Economie, comunità, archeologie: Economie, comunità, archeologie, FrancoAngeli, 2014, ISBN 9788820458317. URL consultato il 2 dicembre 2018.
  54. ^ A don Camillo Sessa, già Accademico Lario nel 1643, seguì don Stefano Sessa, Decano del Collegio nel 1699, cui successe nel 1714 don Alessandro Sessa, che a sua volta lasciò il suo posto a don Carlo Caldara, nipote di sorella.
  55. ^ a b Archivio Storico della Diocesi di Como, Fondo Collegio Mansionari, Cartella G, Crediti verso Branda Castiglioni, fasc. 1. sottofasc. 2.
  56. ^ a b ASMi, Fondo Riva Finolo, cartt. 66, 114, Famiglia Sessa
  57. ^ a b c Archivio di Stato di Milano, Fondo Notarile, Atti dei notai, Busta 32126.
  58. ^ a b c d Archivio Storico Civico di Milano, Fondo Famiglie, Cartella 1409, fasc. Processo per l'ammissione di D. Giuseppe Sessa al Nobile Collegio degli Ingegneri di Milano.
  59. ^ Mercati e consumi: organizzazione e qualificazione del commercio in Italia dal XII alXX secolo, Analisi, 1º gennaio 1986. URL consultato il 30 aprile 2017.
  60. ^ Stefania Licini, Guida ai patrimoni milanesi: le dichiarazioni di successione ottocentesche, Rubbettino, 1999, ISBN 9788872848647. URL consultato l'8 dicembre 2018.
  61. ^ a b c d e f A. Sessa, La famiglia Sessa dal X al XXI secolo, Vimercate 2011, passim
  62. ^ P. Frigerio - G. Margarini, cit., pp. 230-234
  63. ^ Il Lago Maggiore, Stresa e le isole Borromee notizie storiche colle vite degli uomini illustri dello stesso lago compilate dal dott. Vincenzo De-Vit, Alberghetti, 1877. URL consultato il 2 dicembre 2018.
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  69. ^ A. Verga, Intorno all'Ospitale Maggiore di Milano nel secolo XVIII e specialmente intorno alle sue scuole di anatomia e chirurgia, Milano, F.lli Rechiedei, 1873, p. 27-31.
  70. ^ Archivio dell'Ordine Mauriziano, Decreti di Nomina, 4 Gennaio 1852.
  71. ^ a b c Andrea Borella, Annuario della Nobiltà Italiana, Edizione XXXII, Teglio (SO), 2015, S.A.G.I. Casa Editrice, Vol. 2 della Parte II, alla voce Sessa (2° ramo, estinto nei Gatti Grami)
  72. ^ Il cognome è stato assunto da Fabrizio Gatti Grami e dal di lui figlio Giovanni, dando origine alla famiglia Gatti Grami Sessa.
  73. ^ (EN) Schriftsteller Verschiedene, C’era una volta Milano, Self-Publish, 17 ottobre 2015. URL consultato l'11 giugno 2018.
  74. ^ Famiglie notabili milanesi: Cenni storici e genealogici, Forni, 1969. URL consultato l'11 giugno 2018.
  75. ^ Verbanus, Alberti Libraio, 2004. URL consultato l'11 giugno 2018.
  76. ^ Matteo Gianoncelli e Stefano Della Torre, Microanalisi di una città: proprietà e uso delle case della città murata di Como dal Cinquecento all'Ottocento, New Press, 1984. URL consultato l'11 giugno 2018.
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  78. ^ Nicolo Sormani, Le tre giornate de passeggi storico-topografico critici nella citta, indi nella diocesi di Milano, coll intreccio di varie dissertazioni, Malatesta. URL consultato l'11 giugno 2018.
  79. ^ Il Palazzo Sessa-Aldrovandi, in Museo Civiltà Contadina Rodolfo e Luigi Sessa, 27 dicembre 2011. URL consultato l'11 giugno 2018.
  80. ^ Residenza d'epoca Varese - Villa Morotti, su www.villamorotti.it. URL consultato l'11 giugno 2018.
  81. ^ Codex, Pavia (IT) - http://www.codexcoop.it, Cremella - Villa Rodolfo Sessa oggi Villa Del Bono - Salone, Fotografia Montabone di Carlo Fumagalli (attr.) – Fotografie – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato l'11 giugno 2018.
  82. ^ (EN) Magazzino27.it, http://www.hotelvillaparadiso.com/it/la-storia, su www.hotelvillaparadiso.com. URL consultato l'11 giugno 2018.
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  85. ^ Francesco Saverio Quadrio, *Storia e ragione d'ogni poesia: 2.[1]: Volume secondo di Francesco Saverio Quadrio della Compagnia di Gesù nel quale tutto ciò, che alla narrativa o melica s'appartiene, è ordinatamente mostrato, nelle stampe di Francesco Agnelli, 1º gennaio 1741. URL consultato il 2 maggio 2017.
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  88. ^ Archivio Storico della Diocesi di Como, Archivio della Cattedrale di Como, Fondo Collegio dei Mansionari, Cartella ''Memorie storiche del Collegio'', ''Genealogia Sessa''.
  89. ^ Diario ecclesiastico cremonese (a cura della Diocesi di Cremona), anno 1842, pag. 76.
  90. ^ Gavazzi Gerolamo, Non solo seta, Storia della famiglia Gavazzi , Edizioni Caproncino, Milano, 2003, pag. 154
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  92. ^ Fiocca G., Borghesi e imprenditori a Milano dall'Unità alla prima guerra mondiale , Laterza, Bari, 1984, p. 135
  93. ^ AA., Le società quotate alla Borsa Valori di Milano dal 1861 al 2000 , Centro per la Cultura di Impresa, Agenti di Cambio, Monte Titoli di Milano, ed. Scheiwiller, p. 142-43
  94. ^ Bagatti Valsecchi P.F., Ville della Brianza, Vol. 1, Sisar, 1978, pp.421-428
  95. ^ Storia di Milano, Fondazione Treccani, Vol. 15, p.726

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Borella (a cura di), "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXII, Teglio (SO), 2015, S.A.G.I. Casa Editrice
  • G. Sitoni di Scozia, Theatrum genealogicum familiarum illustrium, nobilium et civium inclytae urbis Mediolani (...), MS, 1705.
  • G. Pietro de' Crescenzi Romani, Corona della Nobiltà d'Italia, Tebaldini, Bologna 1642.
  • P. Frigerio - G. Margarini, Terre e famiglie del Verbano. Ticinallo dai Sessa ai Franzosini in Verbanus, XXV, Intra 2004.
  • F. Bagatti Valsecchi - F. Calvi, Famiglie Notabili Milanesi, Forni, Bologna 1969.
  • A. Sessa, La famiglia Sessa dal X al XXI secolo, Vimercate 2011 (Biblioteca Sormani).
  • F. Bertogliatti, Profilo storico di Sessa, Bertogliatti e Cavalleri, Chiasso-Como 1942.
  • A. Lienhard-Riva, Armoriale Ticinese, Impriméries réunies, Lausanne 1945.
  • V. Spreti, Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana, Famiglie Nobili e Titolate Viventi Riconosciute dal R° Governo d'Italia, Milano, ED. Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana MCMXXXII - XI, Milano 1932.
  • V. U. Crivelli Visconti, La Nobiltà Lombarda, Arnaldo Forni e Giacomo Urso Editori, Bologna 1972.
  • G.B. Crollalanza, Dizionario Storico Blasonico, Forni, Bologna 1886.
  • F. Bombognini, Antiquario della Diocesi di Milano, Pirotta, Milano 1828.
  • N. Orsini de Marzo, I cavalieri del cigno in Medioevo, XVIII, 226 (Novembre 2015)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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