Pitigrilli

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Pitigrilli

Pitigrilli, pseudonimo di Dino Segre (Saluzzo, 9 maggio 1893Torino, 8 maggio 1975), è stato uno scrittore, giornalista e aforista italiano. Ebbe un grande successo in Italia nel periodo tra le due guerre mondiali. Il suo nome è legato anche all'OVRA, la polizia politica fascista, di cui fu informatore e delatore.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Saluzzo, figlio di David Segre, ex ufficiale dell'esercito, immobiliarista, membro di una benestante famiglia ebraica ma ateo, e di Lucia Ellena, discendente di una famiglia di contadini piemontesi, di religione cattolica. All'insaputa del padre, alla nascita la madre lo fece battezzare[1]. Intraprese studi classici e nel 1916 si laureò in giurisprudenza a Torino. Appassionato di lettere, entrò nelle grazie della poetessa Amalia Guglielminetti, che lo introdusse negli ambienti letterari e di cui in seguito divenne anche l'amante: i due fecero coppia fissa dal 1918 al 1920; la relazione si trascinò poi fino al 1926, quando finì burrascosamente per mano di avvocati[2].

Secondo l'aneddoto, un giorno Dino Segre chiese alla madre a quale animale appartenesse la pelliccia di cui era foderato il cappotto che indossava e questa gli rispose col termine francese «petit-gris» (pronuncia <pëtì ġri>, letteralmente “piccolo grigio”), nome vernacolare dello scoiattolo siberiano, pelliccia in italiano nota anche come " vaio". Il suono di quella parola gli piacque e, italianizzandola in Pitigrilli, ne fece il proprio nom de plume.[3][4]

Dino Segre intraprese molto presto l'attività giornalistica, campo in cui ebbe una folgorante carriera. Iniziò come critico letterario. Lo stile polemico e irriverente dei suoi articoli sul settimanale «Il Mondo», edito da Sonzogno, lo fece notare da Tullio Giordana, che lo chiamò al quotidiano «L'Epoca» e, alla fine del 1918, lo inviò a Trieste, per scrivere articoli di "alleggerimento" dal drammatico fronte di guerra del confine orientale italiano. Il 24 novembre dello stesso anno Pitigrilli inviò da Fiume, allora fulcro dell'irredentismo, un articolo-reportage intitolato "Fiume, città asiatica"[5], il cui tono irriverente ed anti-nazionalista provocò molto scalpore e irritò le autorità di governo, che ordinarono l'immediato sequestro delle copie del giornale[6][7]. Pitigrilli continuò comunque a lavorare per «L'Epoca», dapprima come inviato a Napoli e successivamente, nel 1919-20, come corrispondente estero da Parigi[8].
Nel luglio del 1924 fondò a Torino la rivista «Le Grandi Firme», che raggiunse presto una larga diffusione grazie alla collaborazione dei maggiori esponenti della giovane letteratura e dei più quotati disegnatori e umoristi italiani, fra cui Giacinto Mondaini, Vittorio Guerriero e un giovane Achille Campanile. Successivamente lanciò altri periodici, quali il fortunatissimo «Il dramma» (1925) e i meno noti «Le grandi novelle» (1926), «La Vispa Teresa», «Crimen» (primo periodico italiano interamente dedicato alla giallistica), «I vivi» e i romanzetti à frisson «Ciondoli d'amore»[9].[7] Nel 1926 cedette le riviste alla tipografia che ne curava la stampa; riprese poi la proprietà de «Le Grandi Firme» dal 1929 al 1937, anno in cui la cedette alla Mondadori. Nell'aprile del 1938 ne lasciò anche la direzione, passando il timone all'amico Cesare Zavattini.

Oltreché giornalista, Pitigrilli fu soprattutto un prolificissimo scrittore, il più noto della sua epoca, autore di romanzi e racconti di grande successo, anche internazionale. Le sue opere più famose e diffuse (Mammiferi di lusso, La cintura di Castità, Cocaina, del 1920-21; I vegetariani dell'amore del 1930), caratterizzate da colta spregiudicatezza, ironia dissacratoria, gusto per il paradosso e intrigante umorismo a sfondo erotico, alimentarono (più ancora che le opere dei contemporanei Mario Mariani e Guido da Verona) l'interesse di un pubblico moderno e smaliziato, alla ricerca di innovative boutades e giochi di parole evoluti.

Dal 1930 Pitigrilli iniziò a viaggiare a lungo in Europa, soggiornando prevalentemente a Parigi e tornando in Italia per brevi periodi. Nel 1931 sposò, presso il Consolato italiano di Parigi, Deborah (Reri) Senigallia, figlia di un'abbiente industriale tessile, ebrea praticante, da cui l'anno successivo ebbe il figlio Gianni, divenuto scrittore in lingua francese.[10]

Nel 1936, ancora ufficialmente coniugato per la legge italiana con Riri , sposò in Svizzera, con rito civile, la torinese Lina Furlan, la prima donna avvocato penalista d'Italia, con cui rimase fino alla morte. Da quell'unione, nel 1943, nacque il figlio Pier Maria Furlan[11](ora Pier Maria Furlan Pitigrilli[12]), divenuto un noto psichiatra.

Nel 1940 Pitigrilli rischiò, in quanto ebreo, di finire internato[13] all'Aquila, se non fosse stato per l'interessamento di Edvige Mussolini, che gli valse la liberazione. Dopo l'8 settembre 1943 e l'occupazione nazista dell'Italia, decise di riparare in Svizzera: il parroco di Voldomino, don Piero Folli, lo aiutò a valicare il confine tra Dumenza ed Astano e lì rimase, con la famiglia, fino al 1947.

Negli anni dell'immediato dopoguerra la sua popolarità diminuì radicalmente a causa delle rivelazioni sul suo ruolo di confidente dell'OVRA (la polizia politica segreta del regime fascista) che gli fecero guadagnare la riprovazione e il disprezzo dell'opinione pubblica[14]. Nel primo elenco di 620 informatori segreti dell'OVRA pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» il 2 luglio 1946[15]vi era infatti il nome di Dino Segre, con un compenso di 5.000 lire al mese, cifra decisamente considerevole per l'epoca.[16]

Nel saggio che Umberto Eco gli ha dedicato, intitolato L’uomo che fece arrossire la mamma (oggi raccolto ne Il superuomo di massa[17]), l'autore sottolinea come, nel giudizio su Pitigrilli, l'influenza negativa della sua vicenda politica e umana sia tale da aver offuscato, mettendola in secondo piano, l'innegabile originalità e validità della sua opera letteraria[18].

Di grande rilevanza, a detta dello stesso Pitigrilli, fu il suo tardivo avvicinamento alla fede cattolica, evento di cui parla nel volumetto La Piscina di Siloe, edito nel 1948,[1] ripercorrendo le tappe del proprio percorso culturale e raccontando di come, passo dopo passo, partendo dall'ateismo e dall'indifferenza, attraverso varie esperienze in ambito spiritico e medianico[1], sia giunto ad una svolta nella propria vita e nei propri convincimenti, che l'hanno portato a convertirsi abbracciando infine il credo cattolico.

Nel 1948 si trasferì in Argentina[1], rimanendovi per dieci anni. Rientrato in Europa, si stabilì a Parigi, tornando di tanto in tanto in Italia per trovare la famiglia, che era rimasta a Torino. Fu proprio nella sua casa torinese che, l'8 maggio 1975 (giorno antecedente il suo ottantaduesimo compleanno), lo colse la morte[1].

La collaborazione con l'OVRA[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che per la sua produzione letteraria, Pitigrilli è noto per essere stato membro dell'OVRA, la polizia segreta dell'Italia fascista.[1]

La sua azione di spionaggio e di delazione portò all'arresto di numerose personalità dell'antifascismo, per lo più torinesi e appartenenti al movimento Giustizia e Libertà.[19] Nel marzo del 1934 Pitigrilli causò l'arresto e l'incarcerazione di Sion Segre Amar, Leone Ginzburg, Giuseppe Levi, Gino Levi Martinoli, Carlo Levi e suo fratello Riccardo, Carlo Mussa Ivaldi, Barbara Allason e altri sette antifascisti[20].

Il 15 maggio 1935, a seguito delle dichiarazioni di Pitigrilli secondo cui la redazione de La Cultura sarebbe stata «un ago calamitato sul quale si raduna tutta la limatura di ferro dell'antifascismo torinese», in casa di Gioele Solari vennero arrestati altri appartenenti al gruppo di Giustizia e Libertà e alla redazione della rivista «La Cultura», tra cui Vittorio Foa, Cesare Pavese, Leone Ginzburg, Franco Antonicelli, Carlo Levi, Massimo Mila, Michele Giua e Vindice Cavallera[21], Giulio Einaudi, Augusto Monti e Piero Martinetti.

Le figlie di Vittorio Foa, intervistate per il canale televisivo Rai Storia dal giornalista Paolo Mieli, hanno accusato Pitigrilli di essere membro dell'OVRA. Nel giugno 2016, in un'intervista andata in onda su Rai 1, il figlio dello scrittore, Pier Maria Furlan, ha invece affermato che il coinvolgimento del padre nell'OVRA fu il frutto dell'invenzione di un programma radiofonico di Radio Bari.[22] Probabilmente il riferimento è ad un annuncio diffuso da Radio Bari del 1943, ripreso dal Giornale d’Italia nel gennaio del 1944, che ebbe però risonanza soprattutto dopo la Liberazione, che ammoniva a prestare attenzione a Pitigrilli, definito «scrittore pornografico»,[4] come «un delatore che ha già denunciato alle autorità fasciste una cinquantina di persone».[23] Nel luglio 1946, fra i collaboratori dell'OVRA pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, compare il nome Dino Segre, informatore numero 373[16]. Pitigrilli fa ricorso, ma la Commissione incaricata decreta che la colpevolezza di Pitigrilli è dimostrata "irrefutabilmente"[23]. Esistono e sono state tramandate, infatti, le relazioni su celebri esponenti dell'antifascismo torinese che Dino Segre aveva inviato all'OVRA[24].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Dino Segre
  • Il Natale di Lucillo e Saturnino, Milano, Sonzogno, 1915.
  • Le vicende guerresche di Purillo Purilli bocciato in storia, Torino, Lattes, 1915.
  • Teofilo Barla e il canto detto "La bandiera dei tre colori", Torino, Gustavo Gori, 1917.
  • Amalia Guglielminetti, Milano, «Modernissima»[25], 1919.
  • La balbuzie; Whisky e soda; Purificazione; Il cappello sul letto, Milano, Vitagliano, 1920[26].
  • Mammiferi di lusso, Milano, Sonzogno, 1920.
  • Ingannami bene, Milano, Casa Editrice Italia, 1920.
  • La cintura di castità, Milano, Sonzogno, 1921.
  • Cocaina, Milano, Sonzogno, 1921.
  • Oltraggio al pudore, Milano, Sonzogno, 1922.
  • La Vergine a 18 carati, Milano, Sonzogno, 1924.
  • Pitigrilli in tribunale col pittore Adolfo Magrini, il dott. Aristide Raimondi ed altri, imputati di oltraggio al pudore a mezzo della stampa, Napoli, Rocco, 1926.
  • L'esperimento di Pott, Milano, Sonzogno, 1929.
  • I vegetariani dell'amore, Milano, Sonzogno, 1931.
  • Dolicocefala bionda, Milano, Sonzogno, 1936.
  • Le amanti; La decadenza del paradosso, Torino, Edit. Associati-Tip. Salussolia, 1938.
  • La meravigliosa avventura, Milano, Sonzogno, 1948.
  • La piscina di Siloe, Milano, Sonzogno, 1948.
  • Il farmacista a cavallo, Milano, Sonzogno, 1948.
  • Saturno, Milano, Sonzogno, 1948.
  • Mosè e il cavalier Levi, Milano, Sonzogno, 1948.
  • Lezioni d'amore, Milano, Sonzogno, 1948.
  • Confidenze (conferenza), Monza, Tipografia sociale, 1949.
  • Pitigrilli parla di Pitigrilli, Milano, Sonzogno, 1949.
  • Apollinaria. Poemetto. Seguito da cinque novelle, Milano, Sonzogno, 1950.
  • L'ombelico di Adamo, Milano, Sonzogno, 1951.
  • Peperoni dolci, Milano, Sonzogno, 1951[27].
  • Il sesso degli angioli, Milano, Sonzogno, 1952.
  • Dizionario antiballistico, Milano, Sonzogno, 1953.
  • La moglie di Putifarre, Milano, Sonzogno, 1953.
  • Gusto per il mistero, Milano, Sonzogno, 1954.
  • Come quando fuori piove, Milano, Sonzogno, 1954.
  • La danza degli scimpanzé, Milano, Sonzogno, 1955.
  • L'«affaire Susanna» (Short stories e storie in shorts), Milano, Sonzogno, 1955.
  • L'amore ha i giorni contati, Milano, Sonzogno, 1956.
  • Il pollo non si mangia con le mani. Galateo moderno, Milano, Sonzogno, 1957.
  • I figli deformano il ventre, Milano, Sonzogno, 1957.
  • L'amore con la O maiuscola, Milano, Sonzogno, 1958.
  • La Maledizione, Napoli, Rocco, 1958.
  • Sacrosanto diritto di fregarsene, Milano, Sonzogno, 1959.
  • Amore a prezzo fesso (Short stories e storie in short), Milano, Sonzogno, 1963.
  • I pubblicani e le meretrici, Milano, Sonzogno, 1963.
  • Lo specchio e l'enimma, Padova, Edizioni del Messaggero di Sant'Antonio, 1964[28].
  • I Kukukuku, Milano, Sonzogno, 1964.
  • Odor di femmina, Milano, Sonzogno, 1964.
  • Il dito nel ventilatore, Milano, Sonzogno, 1965.
  • La donna di 30, 40, 50, 60 anni (Una croce sull'età), Milano, Sonzogno, 1967.
  • La bella e i curculionidi, Milano, Sonzogno, 1967.
  • Queste, coteste e quelle, Milano, Sonzogno, 1968.
  • Amori express, Milano, Sonzogno, 1970.
  • Sette delitti, Milano, Sonzogno, 1971.
  • Nostra signora di miss tiff, Napoli, Marotta, 1974.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f È morto Pitigrilli, in La Stampa, 9 maggio 1975, p. 9. URL consultato il 5 agosto 2013.
  2. ^ Bruno Segre, Pitigrilli, la corsa verso l’abisso di un ebreo antisemita, in 21 dicembre 2016.
  3. ^ Enzo Magrì, Un italiano vero: Pitigrilli, Baldini&Castoldi, Milano 1999, pag. 13.
  4. ^ a b SEGRE, Dino in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 16 dicembre 2019 (archiviato dall'url originale il 20 dicembre 2019).
  5. ^ Pitigrilli, Pitigrilli parla di Pitigrilli, Milano, Sonzogno, 1949, pp. 20-21.
    «L’articolo “Fiume, città asiatica” è stato pubblicato dal quotidiano “L’Epoca” il 24 novembre 1918».
  6. ^ "Dino Segre, alias Pitigrilli (1893-1975)", sul sito Italia Libri.
  7. ^ a b Italiani irregolari. Ecco chi era Pitigrilli – Storia In Rete, su storiainrete.com. URL consultato il 16 dicembre 2019.
  8. ^ Enzo Magrì, op.cit. pag. 39.
  9. ^ Marziano Guglielminetti, La musa subalpina: Amalia e Guido, Pastonchi e Pitigrilli, L.S. Olschki, 2007, ISBN 978-88-222-5642-3. URL consultato il 20 dicembre 2019.
  10. ^ Gian Paolo Ormezzano, Ormezzano: «I miei tre Pitigrilli», su Corriere della Sera, 14 aprile 2018. URL consultato il 20 dicembre 2019.
  11. ^ Enzo Magrì, op.cit.
  12. ^ “Prendo il cognome di mio padre Pitigrilli” - La Stampa, su lastampa.it, 5 dicembre 2016. URL consultato il 20 dicembre 2019.
  13. ^ «Spia dell'OVRA e provocatore. Nella proposta di internamento (provvedimento adottato per non scoprirne l'attività) si raccomanda di tenere conto che si tratta di un noto scrittore e che perciò va internato in una località di suo gradimento. Liberato il 14/9/1940». In Simonetta Carolini (a cura di), "Pericolosi nelle contingenze belliche". Gli internati dal 1940 al 1943, Roma 1987 (ANPPIA), p. 260.
  14. ^ Nello Ajello, Pitigrilli i pentimenti di una spia, in la Repubblica, 13 novembre 1999.
  15. ^ Enzo Magrì, op.cit., pag. 206.
  16. ^ a b Domenico Vecchioni, Le spie del fascismo, Youcanprint, 25 novembre 2015, ISBN 978-88-9321-679-1. URL consultato il 20 dicembre 2019.
  17. ^ Eco, Umberto., Il superuomo di massa, Tascabili Bompiani, 1978, OCLC 443701691. URL consultato il 20 dicembre 2019.
  18. ^ Umberto Eco, "Pitigrilli: l'uomo che fece arrossire la mamma", in "Il superuomo di massa. Retorica e ideologia del romanzo popolare", Bompiani, Milano, 2001, pp. 115-143.
  19. ^ Ada Treves, Qui Torino — 1934–2014 Ebrei e antifascisti tra storia e memoria, 10 dicembre 2014, accesso 27 giugno 2016.
  20. ^ Chiara Colombini, Carlo Ginzburg, Quegli arresti del 1934 a Torino, su doppiozero.com.
  21. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, p. 177.
  22. ^ In viaggio con la zia: Torino, Rai 1, 25 giugno 2016, a 0 h 5 min 30 s. URL consultato il 26 giugno 2016.
  23. ^ a b Pitigrilli? Ci spiace per suo figlio ma era una spia dell’Ovra, La Stampa, dicembre 2016.
  24. ^ Si veda il libro "Lettere di una spia", a cura di Domenico Zucaro.
  25. ^ Numero monografico della rivista.
  26. ^ Racconti apparsi originariamente nella rivista «Il Mondo».
  27. ^ Raccolta degli articoli usciti per il giornale argentino «La Razon».
  28. ^ Selezione di articoli usciti nelle riviste «La Rocca», «La casa» e «Messaggero di Sant'Antonio».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Fucci, Le polizie di Mussolini, la repressione dell'antifascismo nel Ventennio, Milano, Mursia, 1985.
  • Parlami d'amore Mariù, a cura di Roberto Gervaso volume 1 Rizzoli Milano 1983
  • Domenico Zucaro, Lettere all'O.V.R.A. di Pitigrilli, Firenze, Parenti, 1961
  • Domenico Zucaro, Lettere di una spia. Pitigrilli e l'OVRA, Milano, Sugarco, 1977.

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