Pitigrilli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Dino Segre

Pitigrilli, pseudonimo di Dino Segre (Saluzzo, 9 maggio 1893Torino, 8 maggio 1975), è stato uno scrittore e aforista italiano. Ebbe un grande successo in Italia nel periodo tra le due guerre mondiali.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Saluzzo, figlio di David Segre, di religione ebraica, e di Lucia Ellena, di religione cattolica, e fu battezzato alla nascita da quest'ultima all'insaputa del padre[1] nel 1893. Intraprese studi classici laureandosi poi in Giurisprudenza a Torino nel 1916. Appassionato di lettere, entrò nelle grazie della poetessa Amalia Guglielminetti di cui divenne poi per breve tempo l'amante: una relazione burrascosa che terminò con una causa in Tribunale. Intraprese molto presto l'attività giornalistica come critico letterario e divenne autore di romanzi e racconti di successo.

Più che nel caso dei contemporanei Mario Mariani e Guido da Verona, i suoi romanzi, caratterizzati da un umorismo a sfondo erotico (Mammiferi di lusso, La cintura di Castità, Cocaina del 1920-21, I vegetariani dell'amore, 1930), alimentarono l'interesse di un pubblico moderno e smaliziato alla ricerca di boutades e giochi di parole evoluti e destinati ad avere successo nel tempo ma anche di colta spregiudicatezza.

Fondò nel luglio del 1924 la rivista Le Grandi Firme, che raggiunse presto una larga diffusione grazie proprio alla collaborazione dei maggiori esponenti della giovane letteratura e dei più quotati disegnatori ed umoristi italiani, fra cui Giacinto Mondaini, Vittorio Guerriero e un giovane Achille Campanile. La rivista venne pubblicata fino al settembre del 1938 quando, a causa delle leggi razziali, fu soppressa dal regime fascista.

Dal 1930 iniziò a viaggiare a lungo in Europa, soggiornando tuttavia prevalentemente a Parigi e tornando periodicamente per breve tempo in Italia. Quando rientrò nel 1940 rischiò come ebreo di finire internato[2] all'Aquila, se non fosse stato liberato grazie all'interessamento di Edvige Mussolini. Nello stesso anno si sposò con l'avvocatessa Lina Furlan; nel 1943 ebbe un figlio. Dopo l'8 settembre 1943 e l'occupazione nazista dell'Italia, decise di fuggire in Svizzera. Il parroco di Voldomino, don Piero Folli, lo aiutò a valicare il confine tra Dumenza ed Astano. Rimase con la famiglia nel Paese alpino fino al 1947.

Negli anni dell'immediato dopoguerra la sua popolarità fu incrinata dalle polemiche e dai processi contro Ernesto Rossi, che lo aveva accusato di aver fatto parte di un'organizzazione dell'Italia fascista, l'OVRA. Nel 1948 si trasferì in Argentina[1] ove rimase dieci anni. Rientrato in Europa, si stabilì a Parigi, da dove rientrò in Italia occasionalmente. Fu proprio nella sua casa torinese che lo colse la morte l'8 maggio 1975, il giorno prima del suo ottantaduesimo compleanno[1].

Il giudizio su Pitigrilli risente della sua vicenda politica e umana e sorvola sull'originalità della sua opera letteraria. Di quest'ultimo aspetto si è occupato Umberto Eco con un suo saggio[3]. Rilevante, a detta dello stesso autore, fu la conversione al cattolicesimo, descritto nella Piscina di Siloe (1943)[1]. In questo libro lo scrittore racconta il percorso culturale della sua vita e di come, un passo dopo l'altro, abbandonò le esperienze spiritiche e medianiche[1] per giungere al cattolicesimo.

La collaborazione con l'OVRA[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che per la sua produzione letteraria, Pitigrilli è noto per essere stato membro dell'OVRA, la polizia segreta dell'Italia fascista[1].

La sua azione di spionaggio e di delazione portò all'arresto di numerose personalità dell'antifascismo, per lo più torinesi e appartenenti al movimento Giustizia e Libertà.[4] Nel marzo del 1934 Pitigrilli causò l'arresto e l'incarcerazione di Sion Segre Amar, Leone Ginzburg, Giuseppe Levi, Gino Levi e Carlo Levi.

Il 15 maggio 1935, a seguito di sue nuove accuse, vennero arrestati altri appartenenti al gruppo di Giustizia e Libertà e alla redazione della rivista «La Cultura», tra cui Vittorio Foa, Cesare Pavese, Leone Ginzburg, Carlo Levi, Massimo Mila, Michele Giua e Vindice Cavallera[5], Giulio Einaudi e Augusto Monti. Fiduciario numero 373 dell'OVRA, Pitigrilli definì la redazione de La Cultura come «un ago calamitato sul quale si raduna tutta la limatura di ferro dell'antifascismo torinese».

In un'intervista andata in onda su Rai 1 nel giugno 2016, il figlio di Pitigrilli, Pier Maria Furlan, ha affermato che il coinvolgimento del padre nell'OVRA fu il frutto dell'invenzione di un programma radiofonico di Radio Bari del 1945.[6]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Natale di Lucillo e Saturnino, Sonzogno, Milano, 1915.
  • Le vicende guerresche di Purillo Purilli bocciato in storia, Torino, Lattes, 1915.
  • Teofilo Barla e il canto detto de La bandiera dei tre colori, Torino, Gustavo Gori, 1917.
  • Amalia Guglielminetti, Milano, Modernissima, 1919.
  • La balbuzie; Whisky e soda; Purificazione; Il cappello sul letto, Milano, Vitagliano, 1920
  • Mammiferi di lusso, Milano, Sonzogno, 1920.
  • Ingannami bene, Casa Editrice Italia, Milano, 1920.
  • La cintura di castità, Milano, Sonzogno, 1921.
  • Cocaina, Milano, Sonzogno, 1921.
  • Oltraggio al pudore, Milano, Sonzogno, 1922.
  • La Vergine a 18 carati, Milano, Sonzogno, 1924.
  • Pitigrilli in tribunale col pittore Adolfo Magrini, il dott. Aristide Raimondi ed altri, imputati di oltraggio al pudore a mezzo della stampa, Napoli, Rocco, 1926.
  • L'esperimento di Pott, Milano, Sonzogno, 1929.
  • I vegetariani dell'amore, Milano, Sonzogno, 1931.
  • Dolicocefala bionda, Milano, Sonzogno, 1936.
  • Le amanti. La decadenza del paradosso, Torino, Edit. Associati-Tip. Salussolia, 1938.
  • La meravigliosa avventura, Milano, Sonzogno, 1948.
  • La piscina di Siloe, Milano, Sonzogno, 1948.
  • Il farmacista a cavallo, Milano, Sonzogno, 1948.
  • Saturno, Milano, Sonzogno, 1948.
  • Mosè e il cavalier Levi, Milano, Sonzogno, 1948.
  • Lezioni d'amore, Milano, Sonzogno, 1948.
  • Confidenze (conferenza), Monza, Tipografia sociale, 1949.
  • Pitigrilli parla di Pitigrilli, Milano, Sonzogno, 1949.
  • Apollinaria. Poemetto. Seguito da cinque novelle, Milano, Sonzogno, 1950.
  • L'ombelico di Adamo, Milano, Sonzogno, 1951.
  • Peperoni dolci, Milano, Sonzogno, 1951.
  • Il sesso degli angioli, Milano, Sonzogno, 1952.
  • Dizionario antiballistico, Milano, Sonzogno, 1953.
  • La moglie di Putifarre, Milano, Sonzogno, 1953.
  • Gusto per il mistero, Milano, Sonzogno, 1954.
  • Come quando fuori piove, Milano, Sonzogno, 1954.
  • La danza degli scimpanzé, Milano, Sonzogno, 1955.
  • L'«affaire Susanna» (Short stories e storie in shorts), Milano, Sonzogno, 1955.
  • L'amore ha i giorni contati, Milano, Sonzogno, 1956.
  • Il pollo non si mangia con le mani. Galateo moderno, Milano, Sonzogno, 1957.
  • I figli deformano il ventre, Milano, Sonzogno, 1957.
  • L'amore con la O maiuscola, Milano, Sonzogno, 1958.
  • La Maledizione, Napoli, Rocco, 1958.
  • Sacrosanto diritto di fregarsene, Milano, Sonzogno, 1959.
  • Amore a prezzo fesso (Short stories e storie in short), Milano, Sonzogno, 1963.
  • I pubblicani e le meretrici, Milano, Sonzogno, 1963.
  • Lo specchio e l'enimma, Padova, EMP, 1964.
  • I Kukukuku, Milano, Sonzogno, 1964.
  • Odor di femmina, Milano, Sonzogno, 1964.
  • Il dito nel ventilatore, Milano, Sonzogno, 1965.
  • La donna di 30, 40, 50, 60 anni (Una croce sull'età), Milano, Sonzogno, 1967.
  • La bella e i curculionidi, Milano, Sonzogno, 1967.
  • Queste, coteste e quelle, Milano, Sonzogno, 1968.
  • Amori express, Milano, Sonzogno, 1970.
  • Sette delitti, Milano, Sonzogno, 1971.
  • Nostra signora di MissTiff, Napoli, Marotta, 1974.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f È morto Pitigrilli, in La Stampa, 9 maggio 1975, p. 9. URL consultato il 5 agosto 2013.
  2. ^ «Spia dell'OVRA e provocatore. Nella proposta di internamento (provvedimento adottato per non scoprirne l'attività) si raccomanda di tenere conto che si tratta di un noto scrittore e che perciò va internato in una località di suo gradimento. Liberato il 14/9/1940». In: Simonetta Carolini (a cura di) "Pericolosi nelle contingenze belliche". Gli internati dal 1940 al 1943, Roma 1987 (ANPPIA), p. 260.
  3. ^ Umberto Eco, "Pitigrilli: l'uomo che fece arrossire la mamma", in "Il superuomo di massa. Retorica e ideologia del romanzo popolare", Bompiani, Milano, 2001, pp. 115-143.
  4. ^ Ada Treves, Qui Torino — 1934–2014 Ebrei e antifascisti tra storia e memoria, 10 dicembre 2014, accesso 27 giugno 2016.
  5. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, p. 177
  6. ^ In viaggio con la zia: Torino, Rai 1, 25 giugno 2016, a 0 h 5 min 30 s. URL consultato il 26 giugno 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Fucci, Le polizie di Mussolini, la repressione dell'antifascismo nel Ventennio, Milano, Mursia, 1985.
  • Parlami d'amore Mariù, a cura di Roberto Gervaso volume 1 Rizzoli Milano 1983
  • Domenico Zùcaro, Lettere di una spia. Pitigrilli e l'OVRA, Milano, Sugarco, 1977.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN71520099 · LCCN: (ENn86803996 · SBN: IT\ICCU\RAVV\039211 · ISNI: (EN0000 0001 0914 2361 · GND: (DE119493888 · BNF: (FRcb12865073g (data)