Evita Perón

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Evita Perón
Eva Perón Retrato Oficial.jpg
Ritratto ufficiale di Eva Perón

Leader spirituale della Nazione dell'Argentina
Durata mandato 7 maggio 1952 –
titolo perpetuo

First Lady d'Argentina
Durata mandato 4 giugno 1946 –
26 luglio 1952
Capo di Stato Juan Domingo Perón
Predecessore Conrada Victoria Torni de Farrell
Successore Delina del Carmen Botana

Dati generali
Partito politico Giustizialista
Tendenza politica Peronismo
Titolo di studio Licenza media
Professione Attrice
Politica
Firma Firma di Evita Perón

María Eva Duarte de Perón, nata Eva María Ibarguren[1] (Los Toldos, 7 maggio 1919Buenos Aires, 26 luglio 1952), è stata un'attrice, politica, sindacalista e filantropa argentina[2][3], seconda moglie del Presidente Juan Domingo Perón e First Lady dell'Argentina dal 1946 fino alla morte nel 1952, avvenuta per un tumore, a soli 33 anni. È di solito indicata come Eva Perón, o con l'affettuoso diminutivo in lingua spagnola Evita.

Di umili origini, nacque nel villaggio di Los Toldos, presso Junín, situato circa 280 chilometri a sud-ovest di Buenos Aires, nell'Argentina rurale, il 7 maggio 1919, ultima di cinque figli.[4] Nel 1934, all'età di 15 anni, andò a Buenos Aires, capitale della nazione, dove perseguì una carriera da attrice di palcoscenico, radio e cinema.

Eva conobbe l'allora Colonnello Juan Perón il 22 gennaio 1944, a Buenos Aires durante un evento di beneficenza al Luna Park Stadium a favore delle vittime del terremoto di San Juan. I due si sposarono l'anno successivo.[5] Nel 1946, Juan Perón fu eletto Presidente dell'Argentina, proponendo una politica sociale e nazionalista, il peronismo, a cui Eva contribuì. Nel corso dei successivi sei anni, Eva Perón divenne potente all'interno dei sindacati pro-peronisti, perorando la causa dei diritti dei lavoratori e dei più poveri.[5]

La sua figura, tuttora oggetto di venerazione popolare in Argentina[6], è stata anche al centro di numerose celebrazioni postume, come il film musical hollywoodiano Evita, tratto dall'omonimo spettacolo teatrale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Un'immagine degli anni '40

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Evita nacque il 7 maggio del 1919 a “La Union” (la proprietà terriera del padre), vicino al villaggio di Los Toldos, in provincia di Buenos Aires. Era l'ultima di cinque figli illegittimi (gli altri erano Blanca, Elisa, Juan ed Erminda) di un piccolo proprietario terriero originario di Chivilcoy, Juan Duarte, e della sua cuoca e amante, Juana Ibarguren.[5]

Los Toldos[modifica | modifica wikitesto]

Qualche anno dopo la nascita di Evita, il padre, Juan Duarte, abbandonò la famiglia per tornare a Chivilcoy dalla moglie Estela Grisolía e dai figli legittimi. Dopo l'abbandono, la madre di Evita decise di trasferirsi a Los Toldos con i suoi cinque figli. La casa era situata nella Via Francia (attualmente rinominata Eva Perón) dove oggi si trova il “Museo Municipal Solar Natal de Maria Eva Duarte de Peron”.[7]

La madre possedeva una macchina per cucire Singer, e così si mise a confezionare pantaloni per un negozio e la sorella Elisa venne assunta all'ufficio postale del villaggio, in questo modo portavano avanti l'economia della famiglia.[5]

Gli anni di Los Toldos sono stati fondamentali per rafforzare il carattere di Evita: ai suoi coetanei era vietato giocare insieme a lei e gli abitanti del villaggio la criticavano sfacciatamente discriminandola per la sua condizione di figlia illegittima. Per questo motivo la bambina era divisa tra la solidarietà verso la sua famiglia e la vergogna di appartenervi. Anche il suo carattere era diviso: allegra e capricciosa in casa e introversa quando usciva fuori.[8]

Nel 1926 il padre, don Juan Duarte, morì in un incidente d'auto. La famiglia intera partì per Chivilcoy per dare un ultimo saluto all'uomo. La morte del padre aggravò seriamente la situazione economica della famiglia.[5]

Quando Juana Ibarguren si recò a Chivilcoy con le figlie per rendere l'ultimo saluto all'uomo, Eva dovette affrontare nuove discriminazioni, sviluppando una strenua avversione verso le ingiustizie. Le figlie legittime di Duarte, infatti, non volevano lasciar entrare quelle illegittime, e fu soltanto grazie all'intervento di un parente di Estela Grisolía che le ragazze riuscirono ad avvicinarsi alla bara.[9] Eva racconterà come in quell'occasione scoprì «un sentimento fondamentale che mi domina completamente lo spirito e la volontà: questo sentimento è l'indignazione dinanzi all'ingiustizia».[10]

L'adolescenza a Junín[modifica | modifica wikitesto]

La sorella Elisa fu trasferita dall'ufficio postale di Los Toldos a quello di Junín, e così Juana decise di trasferire tutta la famiglia al seguito della figlia, lasciando alle spalle numerosi debiti.[11]

A Junín la situazione economica della famiglia migliorò, quando i figli trovarono lavoro: Elisa lavorava all'ufficio postale, Blanca era maestra di scuola e Juan impiegato nell'impresa il Jabón Federal.[5]

Il carattere di Evita diventava sempre più contraddittorio: i suoi compagni di scuola la trovavano dolce ma nello stesso tempo ne conoscevano l'animo autoritario. Una delle sue compagne, Elsa Sabella, affermò che Evita voleva sempre comandare. Inoltre, era chiamata “la grande” giacché, ripetente, terminò le medie inferiori a 14 anni, quando i suoi compagni ne avevano solo 12.[5]

A Junín affiora la vocazione artistica di Eva: era la prima della classe in recitazione. Il suo idolo cinematografico era Norma Shearer, un'attrice di Hollywood. Giorno dopo giorno si convinceva che il suo destino era fare l'attrice: lo comunicò alla madre che, nonostante il carattere autoritario, non aveva principi rigidi e idee arretrate, e accettò il desiderio della bambina.[5]

La partenza per Buenos Aires e la carriera d'attrice[modifica | modifica wikitesto]

Esistono diverse versioni sulla partenza di Evita:

  • Versione di Erminda Duarte (sorella)

Evita chiese a sua madre di accompagnarla a Buenos Aires per presentarsi a un'audizione a Radio Nacional. Dopo tante esitazioni, doña Juana accettò. Evita recitò la poesia di Amado Nervo “Adonde van los muertos?” (“Dove vanno i morti?”) e il direttore della radio, Pablo Osvaldo Valle, le propose un contratto. Eva si stabilì poi a Buenos Aires presso alcuni amici della madre.[12]

  • Versione di Fermín Chávez (giornalista)

Evita chiese a sua madre di accompagnarla a Buenos Aires per presentarsi a un'audizione a Radio Belgrano. Per un mese, con l'aiuto della maestra Palmira Repetti, si esercitò su tre poesie: Una nube di Gabriel y Galán, El día que me quieras e Muerta di Amado Nervo. Dopo la sua audizione rientrarono insieme a Junín. La risposta della radio si fece attendere. Ciò non impedì ad Evita di dichiarare alla sua maestra: “Con o senza risposta, parto comunque”. Il fratello Juan, che svolgeva il servizio militare a Buenos Aires, si sarebbe occupato di proteggere la sorella minore dai pericoli della grande città.[13]

  • Versione di Jorge Capsitski e Rodolfo Tettamanti (giornalisti)

Il cantante di tango Agustín Magaldi si esibì al teatro di Junín. Juan, il fratello di Eva, lo avvicinò per parlargli di sua sorella Evita, che voleva diventare attrice. Eva fece visita al cantante nel suo camerino e lo supplicò di portarla insieme a lui a Buenos Aires. Magaldi accettò e tutto si svolse in maniera decorosa dato che lui viaggiava in compagnia della moglie.[14]

Eva nel periodo della radio (1941)
  • Versione di Mary Main (biografa)

Il cantante di tango Agustín Magaldi si esibì al teatro di Junín. Evita si intrufolò nel camerino del cantante, divenne la sua amante e arrivò così a Buenos Aires, con lui.[15]

La cosa certa è che Eva Duarte arrivò il 2 gennaio 1935 a Buenos Aires, a quasi 16 anni. Inizialmente trovò alloggio vicino al Palazzo del Congresso, presso una cugina dell'attrice Maruja Gil Quesada, presentata da Magaldi. Appena arrivata, Evita si dedicò alla sola cosa che le sembrava di importanza vitale: trovare le persone e i contatti giusti per realizzare il suo sogno di attrice. Magaldi le fu di grande aiuto, infatti le presentò il regista Joaquín de Vedia e l'attore José Franco.[11]

La sua prima esperienza teatrale le fu affidata dal regista de Vedia e fu l'interpretazione del ruolo di cameriera, che doveva annunciare: “La signora è servita”. La compagnia di Eva Franco, la figlia dell'attore José Franco, le affidò in seguito altri ruoli. Le critiche non avevano mai concesso ad Evita aggettivi migliori di “discreta”, ma almeno non l'avevano mai trovata pessima. Benché lavorasse per un salario da miseria, continuava a recitare senza sosta. Dopo un anno dalla sua partenza da Junín, chiuso il sipario della compagnia di Eva Franco, Evita conobbe un periodo sfortunato: nessuna speranza di lavoro all'orizzonte.[16]

Nel 1936 venne assunta dalla Compagnia Argentina di Commedie Comiche di Pepita Muñoz, Eloy Alfaro e José Franco, con i quali partì in tournée. Durante il viaggio l'attore Jose Franco minacciò di licenziarla se non fosse stata disponibile alle richieste sessuali di lui. Evita trovò una buona risposta alla pretesa dell'attore e non venne licenziata ma, quando fecero ritorno a Buenos Aires, lasciò la compagnia.[5]

Le persone che conobbero Eva la ricordano come una giovane molto magra e debole, che aveva il sogno di diventare un'attrice molto importante, con una grande allegria, forza e un forte senso di amicizia.[5] Lentamente ottenne un certo riconoscimento: partecipò come attrice secondaria in un film, e comparve come modella sulle copertine delle riviste di spettacolo, ma soprattutto iniziò una carriera di successo come annunciatrice e attrice di soap opera. Nell'agosto del 1937 ottenne il suo primo ruolo in una radio; poco dopo fu assunta nella compagnia dell'imprenditrice e attrice teatrale Pierina Dealessi. Eva deve a questa donna il suo successo del 1938.[5]

Il 1º maggio 1939 la carriera di Evita subì una svolta: la compagnia del Teatro dell'Aria cominciò a diffondere una serie di radiodrammi firmati Héctor P. Bolomberg, romanziere e poeta, conosciuto per le sue opere teatrali di argomento storico. Protagonisti: Eva Duarte e Pascual Pelliciotta. Evita si lanciò con successo nella carriera radiofonica. Il primo radiodramma fu Los jazmines del ochenta (“Il gelsomino degli ottanta”), trasmessi da Radio Mitre dal lunedì al venerdì. Sempre su una sceneggiatura di Blomberg, Eva iniziò un secondo ciclo di radiodrammi, trasmessi da Radio Prieto, e successivamente un terzo. Recitò anche in un film storico sulla Patagonia, La carga de los valientes ("La carica eroica"), e fece le sue due ultime comparse in teatro con le commedie Corazón de manteca ("Cuore di burro") e La plata hay que repartirla ("Bisogna dividere i soldi"), ma con il teatro guadagnava poco. Tuttavia nel 1941, partecipò a due film: El más infeliz del pueblo ("Il più infelice del paese"), con il celebre comico Luis Sandrini, e Una novia en apuros ("Una fidanzata nei guai") di John Reinhardt.[17]

Tra radiodrammi e film, Eva finalmente raggiunse una situazione economica abbastanza stabile da permetterle, nel 1942, di comprare un appartamento in via Carlo Pellegrini, un quartiere molto elegante di Buenos Aires.[17]

Il peronismo[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 gennaio 1944 Evita incontrò Juan Perón. In quel periodo l'Argentina stava attraversando un momento di trasformazione economica, sociale e politica.[5]

La situazione politica e sociale dell'Argentina nel 1944[modifica | modifica wikitesto]

Economicamente l'Argentina aveva cambiato radicalmente la struttura produttiva: nel 1943, per la prima volta, la produzione industriale aveva superato la produzione agricola.[18]

Socialmente il paese stava vivendo una grande migrazione interna: spinta dallo sviluppo dell'industria, la popolazione migrava dalle campagne per stabilirsi nelle città. La grande crescita industriale generò un processo di urbanizzazione e un notevole cambio di popolazione nelle grandi città, specialmente a Buenos Aires. La classe operaia andava sempre più aumentando e cambiava colore. I criollos o cabecitas negras (le “testoline nere”), chiamati così perché avevano i capelli, i piedi e gli occhi più scuri di quelli di qualsiasi immigrato europeo, “invasero” Buenos Aires. La grande migrazione interna si caratterizzò anche per la presenza di una grande quantità di donne, le quali cercavano di insediarsi, anche loro, nel nuovo mercato del lavoro stipendiato, che stava creando l'industrializzazione.[19]

Politicamente il paese viveva una crisi profonda dei partiti politici tradizionali, i quali avevano instaurato un sistema corrotto fondato sul nepotismo; il governo fu accusato di numerosi brogli elettorali. Questo periodo è conosciuto, nella storia dell'Argentina, come la Decade Infame (1931-1943) e fu diretto da un'alleanza conservatrice, chiamata la Concordia. Davanti alla corruzione scandalosa del governo conservatore, il 4 giugno 1943 ci fu un colpo di Stato militare che aprì un confuso periodo di riorganizzazione e rallentamento delle forze politiche. Tra gli autori del colpo di Stato del 1943 si distinse il giovane Juan Domingo Perón, colonnello dell'esercito argentino.[20]

In questo periodo iniziò l'attività sociale di Evita, che spesso ospitava e curava i poveri nella sua abitazione.[21]

L'incontro con Juan Domingo Perón[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 gennaio 1944 la città di San Juan venne distrutta da un terremoto che causò più di diecimila morti. Juan Domingo Peron, promosso sottosegretario al Departamento Nacional del Trabajo (Il Ministero del lavoro), con lo scopo di raccogliere i fondi per la ricostruzione del paese, decise di organizzare un festival affidato a una commissione di artisti, tra i quali anche Evita Duarte. Il 22 gennaio del 1944 durante il festival, al quale parteciparono anche i soldati dell'esercito e della marina, Evita e Perón si incontrarono[22]. Già nel febbraio seguente decisero di andare a vivere insieme, nel nuovo appartamento di Evita, situato in “Calle Posadas”. La carriera artistica di Eva continuava ad ampliarsi e in questo anno venne anche nominata presidente del sindacato chiamato Associazione Radicale Argentina.[17]

Il 1945[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto ufficiale di Perón e di Evita
(1948, Numa Ayrinhac - Museo del Bicentenario)

Il 5 ottobre del 1945, Perón deteneva tre cariche: aveva conservato quelle di Ministro del lavoro e della Guerra ed era diventato vicepresidente dell'Argentina. Perón era l'unico che si occupava dei lavoratori, infatti aveva accordato un aumento dei salari, aveva creato i tribunali del lavoro e migliorato i sistemi di aiuto sociale. Questa serie di misure popolari, gli assicuravano la fedeltà e la riconoscenza del popolo, e questo agli occhi dell'opposizione democratica e del settore militare rendeva Perón pericoloso.[23]

Il presidente Edelmiro Julián Farrell, sensibile alle critiche dell'opposizione e dei militari che temevano il potere crescente di Perón, aveva annunciato al popolo argentino che prima della fine dell'anno sarebbe stato chiamato a scegliere i propri governanti.[5]

Nella notte dell'8 ottobre venne organizzato una marcia su Buenos Aires dagli antiperonisti per sbarazzarsi di Perón. Durante un incontro tra il generale Avalos, i suoi militari e il presidente Farrell, venne deciso che Perón avrebbe dovuto lasciare subito la vicepresidenza della nazione, il ministero della Guerra e la segreteria del Lavoro.[5]

Il 10 ottobre Perón si presentò alla Segreteria del Lavoro per prendere congedo. In strada quindicimila operai si erano riuniti davanti al ministero, Evita era in strada tra gli operai.[5]

Perón disse alla folla: ”Vi chiedo di rispettare l'ordine pubblico affinché si possa proseguire la nostra marcia trionfale, però se un giorno si rivelasse necessario, vi chiederò di battervi”. Stava lanciando una sfida ai capi dell'esercito.[5]

Evita iniziava ad avere paura. La sua carriera si era conclusa: venne chiamata da Radio Belgrano per essere informata che tutte le sue trasmissioni erano state cancellate.[5]

A mezzanotte, dello stesso giorno, Evita e Perón lasciarono l'appartamento di “Calle Posadas” per rifugiarsi sul delta del Paraná. Il 13 ottobre Perón venne arrestato e deportato per volontà dei generali delle forze armate, che al loro interno erano profondamente divise sulla gestione del potere. Venne portato sull'isola deserta di Martín Gracía nel mezzo del Río de la Plata.[5] Nel giorno in cui arrivò sull'isola, Perón scrisse due lettere: una a Mercante, suo amico, e una a Evita.[24]

Il matrimonio civile di Eva e Perón

« Abbiate cura di Evita. Ha i nervi a pezzi e la sua salute mi preoccupa. Non appena andrò in pensione ci sposeremo e ce ne andremo via... »

(Lettera di Perón a Mercante)

« Tesoro mio adorato, solo stando lontani da chi amiamo possiamo misurare il nostro affetto. Da quando ti ho lasciato, con un dolore così grande che non puoi immaginare, non sono più riuscito a calmare il mio cuore triste. Adesso so quanto ti amo e che non posso vivere senza di te. La mia immensa solitudine è piena del tuo ricordo. Oggi ho scritto a Farrell chiedendogli di accelerare la mia pensione. Non appena me l'accorderanno ci sposeremo e andremo a vivere tranquilli da qualche parte… Cosa mi dici di Farrell e Avalos? Che vergogna comportarsi così con un amico! Ma è la vita… Cercherò di andare a Buenos Aires in un modo o nell'altro, dunque puoi aspettarmi tranquillamente e badare alla tua salute. Se riesco a farmi mandare in pensione potremo sposarci l'indomani stesso. Altrimenti arrangerò le cose in maniera diversa, ma risolveremo la situazione di abbandono nella quale ti trovi ora… Tesoro mio, sii serena e impara ad aspettare. Tutto questo finirà presto e avremo tutta la vita per noi. Ciò che ho già fatto mi giustifica davanti la storia e so che il tempo mi darà ragione. Comincerò a scrivere un libro su tutto ciò e lo pubblicherò il più presto possibile. Allora vedremo chi ha ragione... »

(Lettera di Perón a Eva)

Il 16 ottobre fu internato all'ospedale militare di Buenos Aires per una malattia, vera o fittizia. Lo stesso giorno la CGT (Confederazione Generale del Lavoro) si riunì e proclamò uno sciopero di ventiquattr'ore per il 18 ottobre. Il popolo però esausto, iniziò a non dare più ascolto nemmeno ai sindacati. Il 17 ottobre, senza che nessuno avesse dato l'ordine, non ci fu lo sciopero, ma la rivoluzione (chiamata la “marcia dei descamisados”).[5]

I "descamisados" occuparono Plaza de Mayo esigendo la liberazione di Perón, e gli stessi generali che lo avevano arrestato furono costretti a richiamarlo al Governo. Quel 17 ottobre, "il giorno della lealtà", sotto il cielo incandescente, gli uomini sudati si erano tolti le camicie, di conseguenza la parola dispregiativa “descamisados” (gli scamiciati), usata dal giornale “La Prensa”, divenne la parola che da allora in poi avrebbe designato il popolo peronista.[5]

Il giornalista Héctor Daniel Vargas ha rivelato che Eva quel giorno era a Junín, nella casa della madre e tornò in città verso sera.[5]

Dopo la liberazione, il 22 ottobre Perón si sposò con Evita a Junín.[5] Secondo alcuni biografi, nel 1945 Eva ebbe un aborto spontaneo.[25]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Eva Perón in abiti eleganti alla Casa Rosada

Partecipazione di Evita nella campagna elettorale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il matrimonio, Perón fu occupato con la campagna elettorale.[5] Il 26 dicembre 1945 Evita e Perón partirono in tournée elettorale con un treno che venne battezzato “El Descamisado”, per raggiungere il Nord del Paese; a questo ne seguirono altri. La grande novità di quei viaggi fu soprattutto la presenza di una donna sul treno. Fino ad allora nessuna moglie aveva mai accompagnato il proprio marito durante una tournée del genere.[5]

Evita, durante i viaggi, non aveva mai tenuto un discorso; il 4 febbraio 1946, pochi giorni prima della fine della campagna elettorale, al Centro Universitario Argentino, un'associazione di donne, organizzò un incontro per sostenere la candidatura di Perón. Il futuro presidente, non sentendosi molto in forma, decise di dare a Evita l'opportunità di parlare al pubblico. Il risultato fu disastroso, perché il pubblico reclamò con rabbia la presenza di Perón, e impedendo così a Evita di poter pronunciare il suo discorso.[5]

Il 24 febbraio 1946 Juan Domingo Perón venne eletto Presidente della Repubblica argentina con il 52% dei consensi; nel 1947 fondò il Partito unico della rivoluzione che venne chiamato Partito Peronista.[5]

I diritti delle donne e il Partito Peronista Femminile[modifica | modifica wikitesto]

Una delle battaglie combattute e vinte da Evita Perón fu quella che portò al riconoscimento dell'uguaglianza dei diritti politici e civili tra gli uomini e le donne, con la legge 13.010 presentata il 23 settembre del 1947. Il suo impegno per la dignità della donna fu costante e la condusse il 26 luglio del 1949 alla fondazione del Partito Peronista Femminile (PPF).[26]

Alcuni articoli della legge 13.010[27]

  • Articolo 1: le donne argentine hanno gli stessi diritti politici e obblighi che la legge argentina impone agli uomini.
  • Articolo 2: le donne straniere residenti nel paese argentino hanno gli stessi diritti politici e obblighi che la legge argentina impone agli uomini stranieri, nel caso in cui questi hanno tali diritti politici.
  • Articolo 3: per le donne vige la stessa legge elettorale che per l'uomo, come tutti gli atti civili ed elettorali è indispensabile mostrare un documento d'identità.

[...]

  • Articolo 5: non si applicherà alle donne le disposizioni e le sanzioni di carattere militare contenute nella legge 11.386. La donna che non rispetta l'obbligo di iscriversi, entro i termini, sarà soggetta ad una multa di 50 pesos argentini (moneta nazionale) o la pena di quindici giorni agli arresti domiciliari, a prescindere dalla registrazione.

[...]

Secondo ritratto ufficiale di Juan ed Eva Perón

La relazione con i lavoratori e i sindacalisti[modifica | modifica wikitesto]

Perón dopo la vittoria nelle elezioni deteneva molti incarichi e non poteva dedicarsi, come aveva fatto negli anni precedenti, ai diritti dei lavoratori. Fu Eva che si interessò di fare da intermediaria tra le richieste ed i problemi degli operai e Perón. L'efficienza della donna venne ricompensata con l'assegnazione di un ufficio all'interno della Segreteria del Lavoro. Fervente visitatrice di fabbriche, scuole, ospedali, sindacati, club sportivi e culturali, Eva si guadagnò la fiducia del popolo ma in particolare dei lavoratori e dei sindacalisti, stabilendo una forte ma anche complicata relazione con loro.[28]

Il giro in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Un anno dopo le elezioni, Evita venne incaricata di rappresentare suo marito in un giro europeo che comprendeva come prima tappa la Spagna, successivamente l'Italia e il Vaticano, la Francia, il Portogallo, la Svizzera, il Brasile e infine l'Uruguay.[29] Secondo il giornalista Giorgio Cavalleri, Eva doveva anche portare in Argentina il denaro presente in alcuni conti svizzeri, lasciati da alcuni nazisti alla fine della seconda guerra mondiale.[30]

Il giro in Europa fu battezzato dalla “first lady” come il “Giro dell'Arcobaleno”, come lei stessa affermò:

« Sono il ponte che collega Perón con il popolo. Attraversatemi! »

A Roma: incontro con un prelato

L'Europa del 1947 era un'Europa stremata dalla guerra appena finita. L'Europa aveva fame e l'Argentina abbondava di grano e di bestiame: questa occasione era per entrambi i continenti un'opportunità positiva.[5]

Il giro in Europa durò 3 mesi. Evita prese l'aereo il 6 giugno 1947, e arrivò in Spagna l'8 giugno 1947 all'aeroporto di Barajas dove ad aspettarla c'era Francisco Franco con sua moglie, l'intero governo ed un'importante concentrazione popolare. Fu proclamato un giorno di festa nazionale; anche per il popolo spagnolo Evita era già una leggenda e a Madrid non mancò di visitare i quartieri poveri interessandosi dei problemi di tutti, abbracciando gli ammalati e regalando denaro come faceva in Argentina. Le fu assegnata per l'occasione, personalmente da Franco, la Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica. Il viaggio in Spagna proseguì trionfale così com'era iniziato: ovunque andasse le piazze si riempivano di gente e, specialmente al Sud, l'accoglienza fu commovente.[5]

Perón ed Eva ad un incontro ufficiale alla Casa Rosada

Il 26 giugno del 1947 giunse a Roma. Il momento centrale del soggiorno romano fu rappresentato dall'incontro ufficiale con il Papa Pio XII. Il Pontefice la ricevette con tutti gli onori pronunciando qualche parola in spagnolo per benedirla, la ringraziò per l'impegno donato in favore dei poveri e assegnò al marito la Croce dell'Ordine di Pio IX. Il colloquio durò venti minuti, lo stesso tempo concesso alle regine, e si concluse con l'omaggio di un prezioso rosario[5], lo stesso che le fu messo tra le mani il giorno della sua morte.[31] Il viaggio proseguì in Portogallo, Francia e Svizzera.[32] Scrive Franco Cardini nella prefazione alla biografia di Abel Posse, La passione secondo Eva, della particolare fede di Evita, che ebbe rapporti epistolari con padre Pio da Pietrelcina e il cardinale Angelo Giuseppe Roncalli (futuro papa Giovanni XXIII che le fece recapitare un messaggio in occasione della sua visita a Parigi il 22 luglio 1947):

« Fedelissima negli affetti e nelle amicizie finché rimanevano tali, Eva Perón era capace di odiare immensamente per quanto sapesse bene – e ne soffrisse – che l’odio contrastava irrimediabilmente con il suo cristianesimo istintivo, selvaggio, ribelle, a volte quasi blasfemo eppure sincero e profondissimo. (...) Con la premonizione dei santi, il Nunzio Apostolico a Parigi Angelo Roncalli le aveva scritto: “Signora, prosegua nella lotta per i poveri, ma sappia che quando questa lotta si comincia sul serio, termina sulla croce”. »

(Franco Cardini)

Il 23 agosto 1947 Eva ritornò in Argentina. Un tappeto rosso era steso dalla banchina alla Dogana. Perón, doña Juana, le sue tre sorelle e tutti i membri del governo l'aspettavano su una tribuna improvvisata. La folla era immensa.[5]

La fondazione Eva Perón[modifica | modifica wikitesto]

Il lavoro di Evita all'interno del governo peronista era orientato all'assistenza sociale con lo scopo di combattere la povertà. Subito dopo il ritorno dal suo tour europeo, Evita organizzò un'assistenza sociale dal nome Crociata Maria Eva Duarte de Perón che si occupava di dirigere l'assistenza infermieristica e le donne senza fissa dimora, concedendo sussidi e case temporanee. L'8 luglio 1948 creò la Fondazione Eva Perón, presieduta da lei stessa, che si occupava di migliorare le condizioni di vita dei bambini, degli anziani, delle ragazze madri, e donne appartenenti alle classi più povere della popolazione. La Fondazione condusse una vasta gamma di attività sociali, dalla costruzione di ospedali, case di cura, scuole, campi estivi all'assistenza e promozione delle donne.

Evita acclamata dai descamisados

La Fondazione si sviluppò secondo tre direttrici:

  • sociale: con aiuti finanziari a chiunque li chiedesse, con la creazione di posti di lavoro, con la concessione di borse di studio, con la costruzione di case popolari;
  • educativa: con la costruzione di scuole, la realizzazione di mense per gli scolari, la costruzione di convitti annessi alle principali scuole; con i famosi "Juegos Infantiles Evita y Juveniles Juan Perón" con i quali 100.000 bambini e ragazzi provenienti da famiglie povere poterono accedere all'attività sportiva con ovvi benefici per la loro salute essendo sottoposti a continui controlli medici;
  • di sanità pubblica: con la costruzione di ospedali, di scuole per infermiere, di laboratori di igiene e profilassi, di case di cura per anziani, ponendosi l'obiettivo di sradicare alcune malattie endemiche dell'Argentina di quei tempi, quali la tubercolosi, la malaria, la sifilide e la lebbra.

Tra le opere realizzate dalla Fondazione c'è il complesso d'abitazioni “Ciudad Evita” (nel quartiere de La Matanza) e molti ospedali, 13 in tutto, che ancora oggi portano il nome di Evita, Eva Perón o la “República de los Niños en Gonnet” (in provincia de Buenos Aires).[5]

Il Decalogo dell'Anzianità[modifica | modifica wikitesto]

La preoccupazione speciale di Evita per gli anziani la portò a scrivere e a proclamare il 28 agosto del 1948 il “Decálogo de la Ancianidad” (Decalogo dell'Anzianità), ovvero una serie di diritti degli anziani.

  • Diritto all'assistenza: tutti gli anziani hanno diritto ad una protezione completa per conto della loro famiglia. In caso di necessità, lo Stato, fornirà tale protezione direttamente o tramite istituti o fondazioni create a tale scopo[...]
  • Diritto alla casa: il diritto ad un alloggio con i comfort minimi di igiene è una requisito inerente alla condizione umana.
  • Diritto all'alimentazione: deve essere fornita in modo particolare un'alimentazione sana e adeguata all'età e allo stato fisico di ogni anziano.
  • Diritto al vestiario: il vestiario decoroso e appropriato al clima completa il diritto sopra citato.
  • Diritto all'attenzione della salute fisica: la cura della salute fisica degli anziani deve essere una preoccupazione permanente.
  • Diritto all'attenzione della salute mentale: è necessario assicurare il libero esercizio di espansione spirituale, concorde con la morale e il culto.
  • Diritto al tempo libero: alla persona anziana deve essere riconosciuto il diritto di godere un minimo di intrattenimenti in modo da poter affrontare con soddisfazione le loro ore libere.
  • Diritto al lavoro: Quando lo stato di salute e le condizioni dell'anziano lo permettono, l'occupazione attraverso il lavoro produttivo deve essere fornito. Si eviterà così il declino della personalità.
  • Diritto di espansione: il patrimonio dell'anziano è quello di godere della tranquillità, libero da ansie e preoccupazioni negli ultimi anni di esistenza.
  • Diritto al rispetto: l'anzianità ha il diritto al rispetto e alla considerazione degli altri.[27]

Candidatura alla vicepresidenza e malattia[modifica | modifica wikitesto]

Eva in abiti formali negli anni cinquanta

Il 9 gennaio 1950 Evita svenne in pubblico e venne operata tre giorni dopo di appendicite, ma le venne diagnosticato anche un tumore all'utero.[5] Secondo alcuni era, per un'incredibile coincidenza, la stessa malattia che aveva causato il decesso della prima moglie di Perón, Aurelia Tizón, nel 1938.[25] Il medico propose un'immediata isterectomia totale, che avrebbe potuto probabilmente salvarle la vita o comunque prolungarla, senza grandi sofferenze (la madre di Eva aveva sofferto dello stesso male ma l'isterectomia l'aveva salvata) ma Evita rifiutò, forse per non sminuire inconsciamente il proprio ruolo di "madre degli argentini" o perché credeva all'inizio che la diagnosi fosse falsa e solo una manovra degli antiperonisti per indebolirla psicologicamente e come leader politico agli occhi del popolo (i generali avevano già manifestato malumori per una sua eventuale corsa alla vicepresidenza, cosa da lei desiderata).[25]

Discorso di rinuncia alla candidatura

La campagna ufficiale per la candidatura presidenziale Perón-Eva Perón iniziò il 2 agosto 1951, con l'arrivo di duecento sindacalisti venuti ad incontrare Perón per chiedergli di accettare la rielezione e per esprimere il desiderio che Evita facesse parte della formula. Perón non rispose alle richieste e per questo motivo venne fissata una nuova data; il 22 agosto i sindacalisti si presentarono di nuovo per chiedere a Evita e Perón di depositare le loro rispettive candidature.[33] La manifestazione non si svolse sul balcone della Casa Rosada, la casa ufficiale del governo argentino (si temeva che la piazza tradizionale non fosse sufficientemente capiente per contenere la folla) ma si svolse nell'Avenida 9 de Julio, un pezzo di pampa, la vasta pianura dell'Argentina, della larghezza di un isolato.[5] Evita voleva guadagnarsi un posto nella scheda elettorale come candidata alla vicepresidenza; questa mossa preoccupò molto i capi militari e i gruppi più conservatori, i quali cercarono in tutti i modi di evitare la candidatura, non ritenendo adatta una donna (perdipiù giovane e di estrazione popolare) come vice-comandante in capo delle forze armate. Evita, comunque ricevette un gran supporto dalla classe operaia e dalle donne peroniste, un supporto così intenso che sorprese Juan Perón stesso, il quale decise di sostenere la candidatura.[5]

Eva Perón vota in ospedale nel 1951

Alla manifestazione, la folla chiese ad Evita di annunciare pubblicamente la sua candidatura come vicepresidente. Evita rispose chiedendo qualche giorno in più per prendere la sua decisione definitiva ma il popolo insisteva “Ahora, Evita, ahora!” (“Ora, Evita, adesso”) e urlava "¡Evita, Vicepresidente!" alla fine giunsero ad un compromesso, Evita comunicò al pubblico che avrebbe annunciato la sua decisione alla radio qualche giorno dopo.[34]

Nove giorni dopo, Evita mandò un messaggio radiofonico al popolo argentino, annunciando la sua intenzione di rinunciare.

« Ho solo un'ambizione personale: che il giorno in cui si scriverà il capitolo meraviglioso della storia di Perón, di me si dica questo: c'era, al fianco di Perón, una donna che si era dedicata a trasmettergli le speranze del popolo. Di questa donna si sa soltanto che il popolo la chiamava con amore: Evita.[5] »

La voce secondo la quale era gravemente malata si diffusa fra il popolo, causando tristezza fra i peronisti ed esultanza fra i nemici del Presidente. Gli svenimenti di Eva continuarono fino al 1951, anche durante la cerimonia peronista del 22 agosto. Evita era molto debole e l'avanzamento del cancro la costringeva al riposo.[5]

La morte[modifica | modifica wikitesto]

4 giugno 1952, ultima apparizione pubblica di Evita Perón

Il 5 novembre 1951 Evita Perón fu sottoposta a intervento chirurgico dall'oncologo statunitense George Pack nell'ospedale Avellaneda (oggi Hospital Interzonal General de Agudos Presidente Perón), costruito dalla sua fondazione. Sei giorni più tardi votò dal suo letto d'ospedale per le elezioni generali in cui suo marito fu eletto presidente per la seconda volta. La camera d'ospedale in cui fu ricoverata fu in seguito convertita in museo[5]. Il 15 ottobre precedente era uscito il suo libro autobiografico La razón de mi vida, scritto con l'aiuto dello spagnolo Manuel Pennella; la prima edizione pubblicò 300 000 copie e, dopo la sua morte, divenne lettura d'obbligo nelle scuole[5].

Il 1º maggio 1952, sostenuta fisicamente dal marito alle sue spalle, tenne l'ultimo discorso pubblico dal balcone della Casa Rosada, con toni forti contro i nemici del peronismo[25]. Il 7 maggio, nel suo trentatreesimo compleanno, Juan Domingo Perón nominò sua moglie «Leader spirituale della Nazione argentina», onorificenza concessa formalmente dalla Camera dei deputati[35]. Ormai immobilizzata a letto, pesava 37 chilogrammi[25].

La sua ultima apparizione pubblica fu il 4 giugno al fianco del marito in piedi sull'auto presidenziale per la seconda parata inaugurale. Riuscì a sostenere l'impegno solo con l'uso di molti antidolorifici e uno speciale sostegno metallico. La sera tornò a letto e uscì dalla sua camera solo per essere portata in ospedale[36][25].

Studi successivi portano a ritenere che nell'ultimo mese prima della morte Evita Perón fu segretamente sottoposta a lobotomia come terapia palliativa del fortissimo dolore che il cancro era presumibile le procurasse[37]. Alle 3 del mattino del 26 luglio entrò in coma; le ultime parole riferite, su testimonianza dell'infermiera che l'aveva in cura, furono «manca poco». La morte sopraggiunse alle 20:23 di quello stesso giorno, causa ufficiale «adenocarcinoma» a firma del medico certificatore Alberto Carlos Tarquini[38]; nella comunicazione ufficiale, l'orario fu modificato alle 20:25[39] e da quel giorno, a quell'ora, quotidianamente fino alla deposizione di Perón nel 1955, i notiziari della sera si interrompevano ricordando: «Sono le 20:25 minuti, l'ora in cui Eva Perón è passata all'immortalità»

La mummificazione e il sequestro del cadavere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo quanto disse Perón, il desiderio di Evita era quello di non essere sotterrata poiché già sapeva, in ogni caso, che l'avrebbero esposta, nonché quello che non fosse mai dimenticata. Il medico spagnolo Pedro Ara, che aveva avuto una parte nell'imbalsamazione di Lenin, mummificò il cadavere di Evita, che fu coperto da una bandiera bianca e azzurra e venne posto in una bara chiusa da un vetro trasparente ed esposto alla Segreteria del Lavoro.[40]

La tomba di Eva
Il dottor Ara e il corpo mummificato di Evita.

La fila dei visitatori raggiunse circa i due chilometri. Le persone aspettarono anche per dieci lunghe ore pur di dare l'ultimo saluto a Evita.[5]

Il 9 agosto la bara venne posta su un affusto di cannone, circondata da una marea di fiori e da due milioni di spettatori, portata prima al Congresso, poi alla CGT (Confederazione Generale del Lavoro) dove rimase.[5]

Il 23 settembre 1955 scoppiò quella che venne chiamata la “Revolución Libertadora”. L'insurrezione depose Perón, il quale fuggì e si recò in esilio in Spagna, passando per il Paraguay. La costruzione del mausoleo commissionato da Juan Domingo per Eva, con annesso grattacielo e statua monumentale della First Lady, venne fermata.[41]

Il dottor Ara si presentò poco dopo alla Casa Rosada per informare il generale Eduardo Lonardi, salito al potere, che Perón gli aveva lasciato il corpo di Eva; al colloquio partecipò anche il tenente colonnello Carlos Eugenio Moori Koenig, nominato capo del servizio informazioni dell'esercito. Nei mesi successivi Koenig cercò di elaborare nella sua mente un progetto, in seguito chiamato “Operazione Evasione”, di cui rese partecipe anche il generale Pedro Eugenio Aramburu, che il 13 novembre sostituì il generale Lonardi. Lo scopo del progetto era nascondere la salma di Eva poiché i militari della “Revolución Libertadora” temevano che qualsiasi posto destinato a ospitare quei resti si sarebbe trasformato in un luogo di culto.[5] Tre giorni dopo la salita al potere di Aramburu, la CGT venne occupata dall'esercito e nella notte del 22 novembre venne sequestrato il cadavere di Evita. Moori Koenig mise il cadavere in un furgone, dove lo lasciò per diversi mesi: le spoglie vagarono in numerosi edifici militari sempre sotto sorveglianza, protetta e nascosta.[5] Quando il colonnello Koenig si rese conto che non poteva continuare a spostare la salma di Evita da un luogo all'altro né poteva distruggerla (avrebbe causato una rivolta), la trasportò nel suo ufficio, nella sede centrale del servizio informazioni, dove rimase fino al 1957; si dice che Koenig, affascinato dalla perfezione del lavoro anatomico eseguito da Ara sul corpo di Eva, la mostrasse ogni tanto ai suoi ospiti.[5]

Il generale Aramburu (che nel 1970 sarà rapito e ucciso dai peronisti montoneros), dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni per seppellire Evita dignitosamente, si mise poi in collaborazione con un prete italiano e uno argentino per trasportare la salma in Europa. Vi furono diverse finte salme, perlopiù copie in pietra o statue di cera, a lei attribuite per ingannare i peronisti.[5]

Evita fu seppellita sotto il nome di Maria Maggi, vedova de Magistris[42] nel cimitero Maggiore di Milano[5] o secondo altri nel cimitero vecchio di Sforzatica a Dalmine (Bergamo).[43] Come ricorda una lapide posta nel cimitero di Milano, il 1º settembre 1971 venne riesumata e il corpo fu riconsegnato a Perón nella sua villa di Madrid.

Solo nel 1974 la salma tornò in Argentina accolta da una moltitudine di sostenitori; Perón era stato eletto nuovamente Presidente nel 1973, ma morì pochi mesi dopo il rimpatrio del corpo di Eva, lasciando la leadership alla terza moglie Isabel Martínez de Perón; i militari che la deposero con un golpe nel 1976 si impadronirono della salma di Evita, che alla fine, per ordine del dittatore Jorge Rafael Videla e tramite il generale Emilio Eduardo Massera, fu riconsegnata alle sorelle Blanca ed Erminda; fu infine seppellita privatamente nel cimitero della Recoleta, dentro la cripta della cappella famigliare Duarte-Arrieta, accanto alla sorella Elisa (coniugata Arrieta, morta nel 1969).[44] Visto la precedente profanazione del corpo di Juan Perón nel 1988, e i tentativi numerosi di impadronirsi della salma di Evita, il governo argentino ha costruito un particolare sistema di sicurezza, in seguito svelato: le misure elaborate comprendono il pavimento in marmo della tomba, con una porta-battente che porta ad un vano contenente due bare. Sotto questo comparto è una seconda porta-battente e un secondo scompartimento, dove riposa la bara autentica di Eva Perón. I biografi Marysa Navarro e Nicholas Fraser scrivono che spesso si afferma che la sua tomba è così sicura da poter resistere a un attacco nucleare: "Riflette una paura", scrivono, "una paura che il corpo scompaia dalla tomba e che la donna, o meglio il mito della donna, riappaia".[45]

L'interno della cappella, dove si trova effettivamente la sepoltura, è privato e non visitabile dal pubblico, ma intorno al portone di ferro esterno vi sono diverse lapidi tra cui alcune targhe a lei dedicate. Nel 2006, con la traslazione definitiva del corpo di Perón al mausoleo edificato presso la villa Quinta 17 de Octubre di San Vicente, voluta dal presidente peronista Néstor Kirchner, si parlò di un possibile spostamento anche della mummia di Eva, cosa finora però non verificatasi.

Evita Perón nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Evita Perón nella cultura di massa.
Il revival londinese di Evita all'Adelphi Theatre nel 2006

La figura di Evita Perón e la sua vicenda umana - che hanno commosso la fantasia popolare di tutto il mondo nell'immediato dopoguerra - ha ispirato, oltre che numerosi scrittori, anche il mondo della musica e del cinema. La sua immagine divenne di culto nel suo paese tanto che le furono dedicate città, una provincia e la sua autobiografia La razón de mi vida (La ragione della mia vita) divenne testo obbligatorio nel sistema educativo argentino. Evita fa parte anche dell'immaginario politico come emblema della sinistra peronista argentina, invisa alle classi elevate anglofile.

Il suo stile di moda, comprendente sia gioielli, abiti di lusso, tailleur, pellicce, sia abiti più popolari, e le sue acconciature con chignon o alla pompadour divennero molto noti non solo in Argentina. Alcuni dei suoi gioielli (ammontanti in totale al valore di sei milioni di dollari, compresa una tiara in diamanti donata alla first lady dalla coppia reale olandese, la regina Giuliana e il principe consorte Bernardo) furono rubati (per un valore di quattro milioni) nel 2009 e ritrovati a Milano circa due anni dopo.[46]

È famoso il musical Evita del compositore inglese Andrew Lloyd Webber, portato anche sullo schermo in un film dal titolo omonimo con Madonna e Antonio Banderas (in una parodia di questo musical, in un episodio della serie animata I Simpson Lisa diviene presidentessa degli studenti).

In Italia, invece, il Quartetto Cetra le dedicò, quando era ancora in vita, il motivetto A pranzo con Evita. Anche il cantautore Skoll, di musica alternativa, ha scritto tre canzoni su di lei (Palabras de vida, Le strade di Buenos Aires, Evita) raccolte nell'album Evita.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazioni di Evita[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze argentine[modifica | modifica wikitesto]

Collare dell'Ordine del liberatore San Martín - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine del liberatore San Martín

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Gran Croce dell'Ordine nazionale del Condor delle Ande (Bolivia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine nazionale del Condor delle Ande (Bolivia)
Commendatore dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile)
Gran Croce dell'Ordine Nazionale al Merito (Ecuador) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine Nazionale al Merito (Ecuador)
Dama di Gran Croce dell'Ordine Nazionale dell'Onore e del Merito (Haiti) - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Gran Croce dell'Ordine Nazionale dell'Onore e del Merito (Haiti)
Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Azteca (Messico) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Azteca (Messico)
Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
Dama di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi)
Gran Croce dell'Ordine Nazionale al Merito (Paraguay) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine Nazionale al Merito (Paraguay)
Gran Croce dell'Ordine del Sole del Perù (Perù) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine del Sole del Perù (Perù)
Membro di I Classe dell'Ordine degli Omayyadi (Siria) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine degli Omayyadi (Siria)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fraser, Nicholas; Navarro, Marysa (1996). Evita: The Real Life of Eva Perón. W.W. Norton & Company.
  2. ^ Peron, Eva Duarte
  3. ^ Evita a Parigi nel 1947
  4. ^ Introduzione a: Eva Peron, La ragione della mia vita
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as ibidem
  6. ^ Argentina: Evita Peron, grandi celebrazioni a 60 anni dalla morte
  7. ^ Solar natal de María Eva Duarte de Perón, muestra temporal casa natal Archiviato il [Data mancante], in Archive.is
  8. ^ Eva Peron, La ragione della mia vita, pag. 22 e seg.
  9. ^ Fu Arturo Jauretche, ne La vida de Eva Perón, a raccontare l'episodio affermando di averlo appreso da don Luis Grisolía, il caudillo conservatore che difese la famiglia illegittima, consentendo l'accesso alla bara; Carmen Llorca cita il passo di Jauretche in Chiamatemi Evita, Milano 1984, p. 26
  10. ^ E. Perón, La razón de mi vida, Buenos Aires, 1951, p. 16
  11. ^ a b Introduzione a La razon de mi vida
  12. ^ My sister Evita
  13. ^ Eva Perón sin mitos. Buenos Aires : Ed. Fraterna, 1990. ISBN 950-9097-92-6 (ed. aumentada y corregida Buenos Aires : Ed. Theoría, 1996. ISBN 987-9048-11-3
  14. ^ Eva Peron: A Biography
  15. ^ Mary Main, The Woman with the Whip
  16. ^ Evita official biography
  17. ^ a b c Evita Peron biography
  18. ^ Michael Goebel, Argentina's Partisan Past: Nationalism and the Politics of History
  19. ^ [1]
  20. ^ David Rock, Argentina, 1516-1987: From Spanish Colonization to the Falklands War, pag. 100 e seg.
  21. ^ La passione secondo Eva: un ritratto di Evita Peron
  22. ^ ne La razón de mi vida, Evita scrisse che quel giorno fu per lei “una giornata meravigliosa”
  23. ^ Biografia ufficiale
  24. ^ Loris Zanatta - Raffaele Morani Eva Peron: una biografia politica
  25. ^ a b c d e f Introduzione biografica a: Evita Peron, Il mio messaggio, Fazi editore, 1996
  26. ^ Eva Perón, La ragione della mia vita, pag 106 e seg.
  27. ^ a b María Eva Duarte de Perón - Apendice II
  28. ^ Eva Perón, La ragione della mia vita
  29. ^ Eva Perón, La ragione della mia vita, pag. 98 e seg.
  30. ^ Giorgio Cavalleri, Evita Perón e l'oro dei nazisti, Piemme, 1998
  31. ^ Eva Peron: l'intervista impossibile
  32. ^ E. Perón, op. cit.
  33. ^ Evita Peron e il renunciamiento
  34. ^ Fiamma Canicattì, Evita Peron
  35. ^ Argentina, la banconota che ricorda Evita
  36. ^ Giacomo Dolzoni, In ricordo di Maria Eva Duarte Peron, Rinascita, 27 luglio 2012
  37. ^ Argentina: Eva Perón, fu lobotomizzata prima di morire, in la Repubblica, 23 dicembre 2011. URL consultato il 7 novembre 2017.
  38. ^ (ES) El certificado de defunción de Evita, su colonbuenosaires.com.ar, El Faro. URL consultato il 7 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 10 luglio 2003).
  39. ^ (ES) Se recuerda a Eva Perón, in El Tribuno (Jujuy), 23 luglio 2013. URL consultato il 7 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2017).
  40. ^ Evita Peron, a 60 anni dalla morte
  41. ^ Il misterioso vagabondaggio di una mummia. La salma di Evita Peron oggetto di venerazione e scomodo bagaglio
  42. ^ Maria Maggi era un nome di un'immigrata italiana reale nata nel 1878, ma il resto era inventato, come lo fu il motivo del viaggio (il desiderio di un'italiana di riposare nella sua terra natale); secondo alcuni lo pseudonimo "Maria Maggi vedova de Magistris" è collegabile al primo nome di Eva, Maria, e al fatto che Perón fosse il suo vedovo e Gran Maestro dell'Ordine di Maggio (per cui "Maggi, vedova de Magistris") o della massoneria. Inoltre il 7 maggio era il suo compleanno e il cognome richiamava anche la Plaza de Mayo a Buenos Aires, cfr. Intervista ad Aldo Villagrossi
  43. ^ Evita Peron è sepolta a Dalmine?
  44. ^ Evita Peron a 60 anni dalla morte
  45. ^ Fraser & Navarro, Evita: The Real Life of Eva Perón, W.W. Norton & Company, 1996, p. 192
  46. ^ Evita shines again, Vogue Italia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (ES) Eva Perón, La razón de mi vida, Buenos Aires, Peuser, 1951
  • (ES) Erminda Duarte, Mi hermana Evita, Buenos Aires, Centro de Estudios Eva Perón, 1972
  • (ES) George Bruce, La Evita de los «descamisados», Barcelona, Picazo, 1976
  • Carmen Llorca, Chiamatemi Evita. Eva Perón, la bandiera dei Descamisados, Milano, Mursia, 1984 ISBN 978-88-425-8622-7
  • Loris Zanatta, Eva Perón. Una biografia politica, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2009
  • Carola Vai, Evita. Regina della comunicazione (con il contributo di Giulio Andreotti), Roma, Centro di Documentazione Giornalistica, 2009
  • Domenico Vecchioni, Evita Perón. Il cuore dell'Argentina, Villorba, EdizioniAnordest, 2011, ISBN 978-88-96742-35-8
  • Alicia Dujovne Ortiz, Evita, un mito del nostro secolo, Milano, Mondadori, 1995
  • Tomás Eloy Martínez, Santa Evita, Milano, Guanda, 1996 (2ª ediz. 2003)
  • Giuseppe Federico Benedini, Il peronismo, Roma, Editori Riuniti, 2010
  • Rodolfo Walsh, Esa mujer (Quella donna), 1963, pubblicato in italiano in Fotografie, trad. di Anna Boccuti ed Elena Rolla, La Nuova Frontiera 2014, ISBN 978-88-8373-262-1
  • Giorgio Colavincenzo, Evita Perón. Dalla realtà al mito. Lugano, Agorà & Co, 2013 ISBN 978-88-97461-30-2

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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