Maximilian Hell

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Maximilian Hell con indosso abiti lapponi durante la sua permanenza a Vardø nel 1769 per osservare un transito di Venere.[1]

Maximilian Hell, in ungherese Hell Miksa (Štiavnické Bane, 15 maggio 1720Vienna, 14 aprile 1792), è stato un astronomo e gesuita ungherese[1][2][3][4].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque come Rudolf Maximilian Höll a Selmecbánya nel Regno d'Ungheria[5] - l'odierna Banská Štiavnica in Slovacchia - e successivamente modificò il suo cognome in Hell. Terzo figlio di Matthias Cornelius Hell (Matthäus Kornelius Hell) e Julianna Staindl - secondo matrimonio del padre da cui nacquero ventidue bambini. La famiglia aveva ascendenze tedesche, ma Maximilian Hell parlerà di sé (nel 1750 circa) come ungherese.

Il luogo di nascita del padre è sconosciuto; gli insediamenti di Körmöcbánya (oggi Kremnica), Schlagenwald (oggi Horní Slavkov) e Schlackenwerth (oggi Ostrov nad Ohří) sono quelli più frequentemente indicati come tale. Nato in una città in cui convivevano tedeschi, ungheresi e slovacchi, Maximilian Hell conosceva presumibilmente lo slovacco e comprendeva probabilmente l'ungherese, sebbene fosse madrelingua tedesco.[5] Ciononostante considerava sé stesso quale ungherese.[6] Con un altro gesuita, János Sajnovics, esplorò la già nota, ma poco documentata, affinità tra le lingue ugrofinniche durante e dopo la sua permanenza a Vardø. (Demonstratio idioma Ungarorum et Lapponum idem esse, 1770 Copenaghen).[1][7][8]

Hell divenne direttore dell'osservatorio di Vienna nel 1756.[9] Pubblicò le tavole astronomiche Ephemerides astronomicae ad meridianum Vindobonemsem ("Efemeridi per il meridiano di Vienna"). Con il suo assistente János Sajnovics, andò a Vardø nella Norvegia settentrionale per osservare il transito di Venere del 1769. Il 13 ottobre di quello stesso anno fu eletto quale membro straniero della Regia accademia danese di scienze e lettere, che finanziò la pubblicazione nel 1770 del suo resoconto delle osservazioni condotte a Vardø: Observatio transitus Veneris ante discum Solis die 3. Junii anno 1769 (Copenaghen, 1770).[10] Nel 1771 anche l'Accademia reale svedese delle scienze gli attribuì lo stesso onore.

Le osservazioni del transito di Venere di Hell diedero origine, successivamente, ad alcune controversie: rimasto in Norvegia per otto mesi, Hell raccolse informazioni scientifiche sulle regioni artiche per un'enciclopedia che successivamente non vide la luce anche per la soppressione dell'ordine dei gesuiti. La pubblicazione dei suoi risultati astronomici ne fu conseguentemente ritardata e alcuni (Joseph Johann von Littrow in particolare) accusarono Hell, dopo la sua morte, di aver falsificato i dati. Solo un secolo dopo, grazie ad un attento studio degli appunti originari condotto da Simon Newcomb, la reputazione di Hell fu pienamente riabilitata.

Hell si interessò anche di magnetoterapia (la presunta capacità curativa dei magneti), sebbene i crediti andranno soprattutto a Franz Anton Mesmer.

Il cratere Hell sulla Luna è stato così nominato in suo onore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Helge Kragh, p. 199, 2008.
  2. ^ (EN) Barry Evans, The Wrong-Way Comet and Other Mysteries of Our Solar System, Tab Books, 1992, p. 192, ISBN 9780830626700.
  3. ^ (EN) Patrick Moore, Exploring the Night Sky with Binoculars, Cambridge University Press, 2000, p. 213, ISBN 9780521793902.
  4. ^ (EN) Charles Anthony Federer, Harvard College Observatory, Sky and Telescope, Sky Pub. Corp., 1962, p. 213.
  5. ^ a b Lajos G. Balázs, p. 46, 2004.
  6. ^

    « Dio Dio, chi avrebbe creduto che avremmo trovato fratelli dallo stesso antico padre nel popolo lappone! Ungheresi, nostri fratelli, che parlano la nostra lingua ungherese, vestono i nostri abiti ungheresi, vivono secondo gli usi dei nostri padri ungheresi, riassumendo: nostri fratelli. »

    (Da una lettera di Maximilian Hell a Pater Höller, scritta durante la sua permanenza a Vardø, il 6 aprile 1769.)
  7. ^ (EN) Jacek Juliusz Jadacki, Witold Strawiński, Jerzy Pelc, In the World of Signs: Essays in Honour of Professor Jerzy Pelc, Rodopi, 1998, p. 459, ISBN 9789042003897.
  8. ^ (EN) Mikko Korhonen, Finno-Ugrian Language Studies in Finland, 1828-1918, Societas Scientiarum Fennica, 1986, p. 226, ISBN 9789516531352.
  9. ^ Helge Kragh, p. 80, 2008.
  10. ^ (DA) Det Kongelige Danske Videnskabernes Selskab 1742-1942 - Samlinger til Selskabets Historie, vol. 1, Copenaghen, 1942, p. 386.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Lajos G. Balázs, The European scientist: symposium on the era and work of Franz Xaver von Zach (1754–1832): proceedings of the symposium held in Budapest on September 15–17, 2004. Acta historica astronomiae, vol. 24, Harri Deutsch Verlag, 2004, ISBN 978-3-8171-1748-2.
  • (EN) Helge Kragh, The Moon that Wasn't: The Saga of Venus' Spurious Satellite, Springer, 2008, ISBN 9783764389086.
  • (DE) Alexander Moutchnik, Forschung und Lehre in der zweiten Hälfte des 18. Jahrhunderts. Der Naturwissenschaftler und Universitätsprofessor Christian Mayer SJ (1719–1783), in Algorismus, Studien zur Geschichte der Mathematik und der Naturwissenschaften, Bd. 54, Augsburg, Erwin Rauner Verlag, 2006, ISBN 3-936905-16-9.

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