Massimiliano d'Asburgo-Lorena

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Massimiliano d'Asburgo-Lorena
arcivescovo della Chiesa cattolica
Maximilian Franz Austria 1756 1801 portrait.jpg
Massimiliano d'Asburgo-Lorena in un ritratto nelle vesti di principe elettore
ArchbishopPallium PioM.svg
Nato 8 dicembre 1756, Vienna
Ordinato presbitero 21 dicembre 1784 dal vescovo Giuseppe Bellisomi
Consacrato vescovo 8 maggio 1785 dall'arcivescovo Clemente Venceslao di Sassonia
Elevato arcivescovo 8 maggio 1785 dall'arcivescovo Clemente Venceslao di Sassonia
Deceduto 26 luglio 1801, Castello di Hetzendorf

Maximilian Franz von Habsburg-Lothringen, più noto[senza fonte] con il nome italianizzato di Massimiliano d'Asburgo-Lorena (Vienna, 8 dicembre 1756Vienna , Castello di Hetzendorf, 26 luglio 1801), nato arciduca d'Austria, è stato un'importante figura della seconda metà del Settecento.

Costretto all'abdicazione dal suo trono secolare nell'ambito delle guerre della prima coalizione antifrancese quando la riva sinistra del Reno venne occupata e poi annessa dalla Francia, fu l'ultimo principe-elettore di Colonia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni e la scelta della carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Il giovane arciduca Massimiliano ritratto nel 1762 all'età di sei anni, in un disegno di Jean-Étienne Liotard.

Massimiliano era il sedicesimo e ultimo figlio dell'imperatrice Maria Teresa e Francesco Stefano di Lorena, nonché nipote prediletto del nobile Carlo Alessandro di Lorena e fratello di personaggi di spicco come i futuri imperatori Giuseppe II e Leopoldo II, nonché zio di Francesco II e fratello delle arciduchesse Maria Antonietta, regina consorte di Francia, e Maria Carolina, regina consorte di Napoli e Sicilia.

Il giovane arciduca Massimiliano nelle vesti di Gran Maestro dell'Ordine Teutonico.

All'età di nove anni suo padre morì e pertanto la sua educazione ricadde interamente nelle mani di sua madre Maria Teresa. Fin da piccolo, infatti, la madre aveva contato di affidargli un giorno il governatorato dell'Ungheria e per questo scopo già dal 1767 gli aveva concesso la gran croce dell'Ordine di Santo Stefano e gli aveva profilato all'orizzonte un futuro nell'esercito imperiale (come accadeva del resto per molti nobili rampolli delle famiglie aristocratiche europee dell'epoca). Per questo intraprese già dal 1774 un grand tour che toccò tappe importanti come la Germania, i Paesi Bassi, l'Italia e la Francia. Durante il soggiorno alla Reggia di Versailles dove sua sorella regnava come sovrana consorte, rimase disgustato dalla mentalità della nobiltà francese e sviluppò un'avversione del tutto personale al popolo di Francia che perdurò per il resto della sua vita e condizionò molte delle sue future scelte. Durante il suo soggiorno a Salisburgo, il celebre compositore austriaco Mozart gli dedicò la sua opera Il re pastore.[1]

Prese parte per breve tempo alla Guerra di Successione bavarese accompagnando il fratello Giuseppe II e, per quanto lodato dall'imperatore stesso per l'abilità dimostrata anche sul campo, a causa di una brutta caduta da cavallo che gli procurò lesioni permanenti ad una gamba e lo rese un soldato inabile al servizio, dovette rinunciare con dolore alla possibilità di una carriera militare nell'esercito imperiale. Pertanto decise di dedicare il resto della sua vita a Dio. Nel 1780, quando morì l'amato zio Carlo di Lorena, Massimiliano gli successe anche come capo dell'Ordine Teutonico.[2]

Una carriera "programmata"[modifica | modifica wikitesto]

Massimiliano di Lorena ritratto da Josef Hauzinger con la sorella Maria Antonietta e Luigi XVI.

Maria Teresa, che inizialmente non aveva considerato per Massimiliano Francesco la carriera ecclesiastica, si confidò con il primo ministro Wenzel Anton von Kaunitz-Rietberg che gli consigliò di far guadagnare al figlio la dignità di principe-arcivescovo di Colonia. Il cancelliere imperiale sostenne infatti che la promozione di questo secondogenito della casata degli Asburgo avrebbe costituito un contrappeso non indifferente nel gioco dell'influenza prussiana nella Germania nord-occidentale grazie alla posizione strategica dell'elettorato di Colonia.[1]

La candidatura di Massimiliano Francesco, ad ogni modo come era prevedibile, venne osteggiata da più punti e precisamente oltre che dalla Prussia anche dai Paesi Bassi e dal ministro di stato di Munster, Franz von Fürstenberg.[3] L'influenza di una figura rilevante come Maria Teresa ed una lettera scritta di suo pugno da Luigi XVI di Francia (cognato di Massimiliano Francesco), ad ogni modo, riuscirono infine a vincere tutte le resistenze ed a convincere il vescovo di Colonia in carica, Maximilian Friedrich von Königsegg-Rothenfels, a prendere Massimiliano come vescovo coadiutore e canonico della cattedrale (che era il passo naturale alla successione di quella sede episcopale). Il capitolo lo confermò alla carica di coadiutore il 16 agosto 1780 ed inviò Heinrich Johann von Droste zu Hülshoff a recare la notizia all'imperatrice.[4]

Al di la delle mere cariche onorifiche, giunto a questo punto si rendeva necessario per Massimiliano Francesco prendere una posizione chiara sulla sua futura carriera ecclesiastica e per questo il 9 luglio 1780 decise di ottenere la tonsura a Vienna, nella cappella del palazzo imperiale, per mano del nunzio apostolico in Austria, Giuseppe Garampi, ricevendo anche gli ordini minori il 1º agosto di quello stesso anno.[5]

Principe-elettore di Colonia e vescovo di Münster[modifica | modifica wikitesto]

Massimiliano d'Asburgo-Lorena, nelle vesti di principe-arcivescovo di Colonia e vescovo di Münster

Nel 1783, Massimiliano Francesco si recò a Roma in visita a papa Pio VI, ma il 21 aprile dell'anno successivo venne costretto tempestivamente a fare ritorno a Colonia per via della morte del vescovo in carica che ricopriva altresì il ruolo di vescovo di Münster. A soli 28 anni, come era prevedibile, il capitolo della cattedrale lo prescelse quale successore del defunto vescovo il 27 aprile 1784 è prese residenza ufficiale a Bonn assumendo dunque la direzione degli affari del suo nuovo principato ecclesiastico. Dopo un ritiro spirituale di tre settimane nel seminario di Colonia, l'8 dicembre 1784 a Colonia venne consacrato dal nunzio Giuseppe Bellisomi come suddiacono, il 16 dicembre venne nominato diacono ed il 21 dicembre venne ordinato sacerdote. Dopo il Natale del 1784 celebrò la sua prima messa e venne consacrato vescovo l'8 maggio 1785 di Colonia e di Minster dall'arcivescovo di Treviri, Clemente Venceslao di Sassonia.

Pur non avendo intrapreso la carriera ecclesiastica per vocazione, Massimiliano Francesco prese a cuore devotamente i suoi nuovi doveri, a differenza di quanto avevano fatto alcuni dei suoi predecessori. Celebrò la messa nella cattedrale quotidianamente, fece buon uso delle leggi ecclesiastiche e prese parte personalmente alle processioni della sua diocesi come quella importantissima del Corpus Domini che si svolgeva annualmente. Compì diverse visite pastorali nella sua diocesi e amministrò le cresime da buon pastore, mentre spesso i suoi predecessori avevano lasciato queste attività di "ordinaria amministrazione" ai loro vescovi ausiliari.[6]

Fervido sostenitore dell'illuminismo e delle riforme attuate nell'impero da parte di suo fratello Giuseppe II, abolì fronzoli e costumi elaborati a corte, mantenendo personalmente uno stile di vita sobrio e aperto nei confronti di tutti. A Bonn preferì soggiornare al Oberbergamt Bonn a differenza dei suoi predecessori che prediligevano sempre il palazzo arcivescovile, mentre a Munster soggiornò di rado. Il suo conservatorismo e la sua estrema diffidenza anche nei suo collaboratori di governo, gli attirò ad ogni modo già all'epoca non poche critiche e pamphlets.[7][1]

Il principe Illuminista[modifica | modifica wikitesto]

Esattamente come suo zio Carlo di Lorena, Massimiliano era un uomo di profonda cultura; egli amava le arti in ogni genere e sostenne per questo scopo diversi artisti tra i più noti della sua epoca, soprattutto musicisti del calibro di Mozart, Haydn, Beethoven ed altri, ma anche filosofi e scrittori (abbastanza insolito e strano per un potente della Chiesa). Inoltre scrisse alla sorella Maria Antonietta che prevedeva una rivoluzione in Francia entro poco tempo e ne appoggiava segretamente gli ideali (dando però contemporaneamente asilo agli aristocratici fuggiaschi). A tutto questo va aggiunto che molte persone con cui aveva stretti rapporti di amicizia (i suoi artisti in primis) erano membri di società segrete[8].

Per questi suoi scopi iniziò una campagna di profonde riforme nel suo stato, volte ad ammodernarlo pur mantenendolo nell'etica di un principato ecclesiastico sottoposto al governo del Sacro Romano Impero.

La riforma scolastica[modifica | modifica wikitesto]

Friedrich Adolf Sauer fu il principale motore delle riforme scolastiche volute da Massimiliano nella sua arcidiocesi

Uno dei principali obbiettivi di Massimiliano Francesco nel governo del suo principato fu la riforma dell'educazione scolastica. Egli volle che essa fosse alla base del miglioramento della scuola pubblica che doveva essere estesa il più possibile grazie anche all'istituzione di scuole apposite per la formazione degli insegnanti, adeguatamente testati da un esame prima di essere abilitati alla professione. I primi modelli di queste nuove istituzioni si ebbero già dal 1783 a Münster e dal 1784 a Mergentheim. Nell'elettorato di Colonia il vero motore di queste riforme fu il pedagogista Friedrich Adolf Sauer, persona di estrema fiducia del vescovo, il quale intuì anche la necessità di creare in questo contesto delle scuole industriali dove gli alunni, oltre all'alfabetizzazione, avevano la possibilità di affiancare attività pratiche e lavorative.[9][1]

La riforma ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Orientato dagli ideali dell'assolutismo illuminato, Massimiliano Francesco cercò di rafforzare l'autorità del vescovo nella sua diocesi e le sue competenze in ambito ecclesiastico locale. Ovviamente in questo suo sforzo l'arciduca incontrò delle opposizioni, in particolare dai rappresentanti dello stato laico nei territori secolari sottoposti alla sua giurisdizione e dalle varie potenze ecclesiastiche intermedie che si frapponevano tra il popolo e la curia.[10] Rispetto dunque ad altri sovrani con lui confinanti, il suo approccio in materia di riforme ecclesiastiche non poté che rimanere contenuto. La situazione era diversa invece di molto diversa per quanto riguardava la questione della nunziatura apostolica a Colonia per cui Massimiliano Francesco si batté largamente dal momento che la nuova nunziatura di Monaco di Baviera pretendeva di essere responsabile di altri territori al di fuori dei domini dei Wittelsbach, tra cui i ducati di Kleve-Jülich-Berg che appartenevano de facto all'arcidiocesi di Colonia. Preso da questa questione, abbracciando sempre più la politica ecclesiastica del fratello imperatore, Massimiliano Francesco sottoscrisse una lettera inviata al papa da altri vescovi tedeschi (la nota Emser Punktation) che chiedevano al pontefice di rinunciare a delle nunziature apostoliche in Germania e di fare direttamente riferimento ai vescovi locali in caso di necessità.

La riforma giuridica, economica e sociale[modifica | modifica wikitesto]

Massimiliano Francesco si concentrò nella riforma delle prerogative sociali del suo ministero: la magistratura venne semplificata e velocizzata nei suoi procedimenti, istituendo una corte d'appello superiore con sede a Bonn nel 1786, rendendo quindi de facto inutile il tribunale istituito presso la locale nunziatura apostolica e concentrando nelle mani dell'amministrazione del principato la giustizia locale. Sotto il suo governo venne completamente abolita la tortura.[1]

L'arcivescovo agì inoltre in campo economico promulgando delle leggi apposite contro lo sfruttamento illegale delle foreste con la creazione di aree protette e prescrisse nel 1791 che tutte le fabbriche e le manifatture dell'elettorato fossero esentate dall'obbligatorietà di appartenenza ad una specifica gilda.

La politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Massimiliano Francesco seguì nella sua linea di politica estera gli interessi del proprio principato elettorale pur non dimenticandosi di quelli del Sacro Romano Impero in generale. Durante il periodo di regno di suo fratello Giuseppe II lo spazio d'azione e di iniziativa di Massimiliano come principe-arcivescovo fu limitata dalla figura soverchiante di suo fratello, mentre dal 1780 poté ritenersi meno legato agli interessi della sua casata d'origine e quando scoppiò la Rivoluzione francese, pur non giustificandola, ne comprese le ragioni e cercò di assistere i rivoluzionari nella loro causa di miglioramento della Francia. Assieme al Regno di Hannover ed all'Elettorato di Magonza, cercò di creare una "terza Germania" tra quella divisa tra l'Austria e la Prussia, ma questo gioco diplomatico non gli riuscì.[11][1]

La Rivoluzione francese[modifica | modifica wikitesto]

L'arcivescovo Massimiliano d'Asburgo-Lorena in un ritratto del 1800

Pur rammaricato per l'atroce destino patito da sua sorella Maria Antonietta, Massimiliano Francesco si rifiutò sempre di aderire alla guerra dichiarata dall'imperatore suo fratello alla Francia rivoluzionaria, vedendo questo gesto come un'ingiustificata ingerenza negli affari interni di un'altra nazione. Per questo scopo decise di assistere molti di coloro che dalla Francia decidevano di emigrare in Germania, proibendo a differenza di altri territori di area tedesca la formazione di truppe composte appunto dagli stessi esuli. Pur mantenendo un profondo distacco dalla politica attuata dall'imperatore, come membro del Sacro Romano Impero non poté fare a meno di soddisfare i suoi obblighi nei confronti della corona imperiale e pertanto collaborò con dei battaglioni al mantenimento della causa austriaca in difesa delle teste coronate d'Europa.[1]

Sulla scia delle guerre della Prima coalizione antifrancese, Massimiliano Francesco venne costretto a lasciare temporaneamente Bonn nel dicembre del 1792 per l'avanzata dei francesi e prese residenza a Münster. Nel mese di aprile del 1794, fu in grado di fare ritorno a Bonn, ma dall'autunno di quello stesso anno quando le truppe francesi occuparono la riva sinistra del Reno, nell'elettorato di Colonia, venne costretto a fuggire nuovamente, vivendo per qualche tempo a Dorsten e poi spostandosi nella residenza dell'Ordine Teutonico a Mergentheim, deviando probabilmente anche per Lipsia.

Era ormai chiaro che l'esistenza stessa dei principati ecclesiastici tedeschi veniva messa in considerazione, ancora di più dopo la firma del Trattato di Campoformio quando l'imperatore Francesco II siglò con il generale Bonaparte la pacificazione e concesse alla Francia i territori della riva sinistra del Reno. Il disappunto di Massimiliano per questa concessione si manifestò con la sua astensione nelle elezioni imperiali.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Massimiliano d'Asburgo-Lorena sul suo catafalco funebre in una stampa d'epoca

Privato ormai dei propri domini, pur mantenendo formalmente la propria posizione ecclesiastica di arcivescovo di Colonia e di vescovo di Munster, Massimiliano Francesco si ritirò a vita privata a Vienna. Negli ultimi anni della sua vita, l'ex principe elettore fu costretto praticamente sempre a letto: soffriva di obesità, letargia, depressione e idropisia. Morì nel 1801 a seguito di una lunga malattia al Castello di Hetzendorf, appena fuori la capitale.

Venne sepolto nella cripta imperiale degli Asburgo nella chiesa dei cappuccini di Vienna, mentre il suo cuore secondo la tradizione venne sepolto nella Augustinekirke, sempre a Vienna.[12]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Image Stemma
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Massimiliano d'Asburgo-Lorena
Principe-Arcivescovo di Colonia

Inquartato, I barrato di otto, di rosso e d'argento, impalante di rosso alla croce patriarcale dì'argento su un trimonte verde (per l'Ungheria); II di rosso al leone rampante d'argento, con la coda biforcata incrociata a salterio, armato, linguato e coronato d'oro (per la Boemia); III bandato di sei d'oro e d'azzurro, alla bordura di rosso (per il Ducato di Borgogna); IV d'azzurro seminato di croci biforcate, due balbi opposti addorsati d'oro (per Bar); sopra tutto uno scudo patente in palo, a destra d'oro alla banda rossa a tre alerioni d'argento (per la Lorena), a sinistra d'oro, timbrato di sei torte, di cui quella in capo è composta da una rondella azzurra caricata di tre gigli d'oro (per la famiglia de'Medici); sopra tutto un palo rosso fasciato d'argento (per l'Austria). Lo scudo, accollato a una croce astile patriarcale d'oro, posta in palo, è timbrato da un cappello con cordoni e nappe di verde. Le nappe, in numero di sedici, sono disposte otto per parte, in cinque ordini di 1, 2, 3, 5. Dietro allo scudo sono presenti le insegne da principe del Sacro Romano Impero.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine al Merito di San Michele - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine al Merito di San Michele
Gran Maestro e Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Teutonico - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Teutonico
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (austriaco)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Albero genealogico di tre generazioni di Massimiliano
Massimiliano Padre:
Francesco Stefano di Lorena
Nonno paterno:
Leopoldo di Lorena
Bisnonno paterno:
Carlo V di Lorena
Bisnonna paterna:
Eleonora Maria Giuseppina d'Austria
Nonna paterna:
Elisabetta Carlotta di Borbone-Orléans
Bisnonno paterno:
Filippo I di Borbone-Orléans
Bisnonna paterna:
Elisabetta Carlotta di Baviera
Madre:
Maria Teresa d'Asburgo
Nonno materno:
Carlo VI d'Asburgo
Bisnonno materno:
Leopoldo I d'Asburgo
Bisnonna materna:
Eleonora del Palatinato-Neuburg
Nonna materna:
Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel
Bisnonno materno:
Luigi Rodolfo di Brunswick-Lüneburg
Bisnonna materna:
Cristina Luisa di Öttingen

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Maximilian Franz, Erzherzog von Österreich, in http://www.deutsche-biographie.de/
  2. ^ Eduard Hegel, Das Erzbistum Köln zwischen Barock und Aufklärung. Vom pfälzischen Krieg bis zum Ende der französischen Zeit, Colonia, 1979, p.66
  3. ^ Wilhelm Kohl, Das Bistum Münster. Die Diözese 3. Berlino - New York, 2003 (Germania Sacra. Neue Folge, vol. 7,3) p.718
  4. ^ Eduard Hegel, Das Erzbistum Köln zwischen Barock und Aufklärung. Vom pfälzischen Krieg bis zum Ende der französischen Zeit, Colonia, 1979, p.66
  5. ^ Eduard Hegel, Das Erzbistum Köln zwischen Barock und Aufklärung. Vom pfälzischen Krieg bis zum Ende der französischen Zeit, Colonia, 1979, p.69
  6. ^ Eduard Hegel, Das Erzbistum Köln zwischen Barock und Aufklärung. Vom pfälzischen Krieg bis zum Ende der französischen Zeit, Colonia, 1979, p.79-85. Viene riportato che durante una sua visita in Westfalia, ad Arnsberg e poi a Brilon, in pochi giorni cresimò oltre 27.000 persone
  7. ^ Eduard Hegel, Das Erzbistum Köln zwischen Barock und Aufklärung. Vom pfälzischen Krieg bis zum Ende der französischen Zeit, Colonia, 1979, p.71
  8. ^ Il nome di Massimilano di Lorena è stato associato al fantomatico Priorato di Sion, di cui egli sarebbe stato Gran Maestro. In realtà il Priorato di Sion (recentemente assurto a grande notorietà a seguito del successo del bestseller "Il codice Da Vinci") fu inventato nel 1953 da Pierre Plantard, che successivamente produsse anche la pretesa lista dei Gran Maestri (in cui figura anche Carlo Alessandro di Lorena), senza alcun fondamento storico.
  9. ^ Eduard Hegel, Das Erzbistum Köln zwischen Barock und Aufklärung. Vom pfälzischen Krieg bis zum Ende der französischen Zeit, Colonia, 1979, p.72
  10. ^ Eduard Hegel, Das Erzbistum Köln zwischen Barock und Aufklärung. Vom pfälzischen Krieg bis zum Ende der französischen Zeit, Colonia, 1979, p.73
  11. ^ Eduard Hegel, Das Erzbistum Köln zwischen Barock und Aufklärung. Vom pfälzischen Krieg bis zum Ende der französischen Zeit, Colonia, 1979, p.72
  12. ^ P.Eberhard Kusin, Die Kaisergruft bei den PP. Kapuzinern in Wien, Vienna, 1949, p. 58

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Gran Maestro dell'Ordine Teutonico Successore Coat of arms of the Teutonic Order.png
Carlo Alessandro di Lorena 1780-1801 Carlo d'Austria-Teschen
Predecessore Vescovo di Münster Successore BishopCoA PioM.svg
Maximilian Friedrich von Königsegg-Rothenfels 1784-1801 Antonio Vittorio d'Asburgo-Lorena
Vescovo "eletto"
Predecessore Principe-Arcivescovo di Colonia Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Maximilian Friedrich von Königsegg-Rothenfels 1784-1801 Antonio Vittorio d'Asburgo-Lorena
Arcivescovo "eletto"
Predecessore Primate di Germania e Legatus natus a Colonia Successore PrimateNonCardinal PioM.svg
Maximilian Friedrich von Königsegg-Rothenfels 1784-1801 Titolo soppresso
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