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Mari (città)

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Mari
in arabo: تل حريري‎, Tell Hariri'
Mari-Zimri Lim Palace.jpg
Resti del palazzo reale di Mari del II millennio a.C.
CiviltàSemitica, Sumerica
EpocaIV millennio a.C. - II millennio a.C.
Localizzazione
StatoSiria Siria
GovernatoratoGovernatorato di Deir el-Zor
Dimensioni
Superficie140 000 
Scavi
Date scavidal 1933 (più di 40 campagne successive)
ArcheologoAndré Parrot, J. Cl. Margueron, Pascal Buterlin
Mappa di localizzazione

Coordinate: 34°32′58″N 40°53′24″E / 34.549444°N 40.89°E34.549444; 40.89

Mari (ora in arabo: تل حريري‎, Tell Hariri) è stata una città mesopotamica, contemporanea di Uruk, fondata intorno alla fine del IV millennio a.C. (primi insediamenti intorno al V millennio a.C.). Città fondata per controllare un punto di confluenza di importanti vie commericali lungo l'Eufrate divenne un'importante centro commerciale che collegava Sumer a sud con la Siria a ovest.

Fu un importante centro sumerico tra il 2900 ed il 1759 a.c. ed arrivò al massimo splendore agli inizi del II millennio a.C., finché non fu distrutta dal re Hammurabi di Babilonia nel 1759 a.C.[1].

Il sito archeologico (in arabo: تل حريري‎, Tell Hariri), che forma una collina che si trova oggi in Siria, a circa 11 km dalla cittadina di Abou Kemal[1] (o Al Bukamal[2]) sulla riva ovest del tratto intermedio del fiume Eufrate, a circa 120 Km sud-est di Deir ez-Zor e a circa 30 km dalla frontiera con l'Iraq, costituisce uno fra i più importanti siti archeologici mesopotamici.[3]
Maru fu abbandonata all'inizio nella metà del XXVI secolo a.c. ma fu ricostruita e divenne la capitale di un regno che controllerà l'est semitico prima del 2500. Questa seconda Mari, di organizzazione e cultura sumerica, ingaggiò una lunga guerra con la sua rivale Ebla, in cui riuscì a prevalere, ma fu poco dopo conquistata e distrutta nel 2300 circa a.c. da Sargon di Akkad, la città fu ricostruita durante il dominio accadico e posta sotto il controllo di governatori che portavano il titolo di Shakkanakku (governatori militari). Nella fase di dissoluzione dell'impero accadico i governatori si resero indipendenti e resero di nuovo Mari un regno in grado di controllare la valle del medio Eufrate. Nella prima metà del IXX secolo la dinastia dei Shakkanakku si estinse ed il controllo del regno passò alla dinastia amorrita di Lim che però ebbe vita breve, passando la città sotto il controllo babilonese nel 1761 a.c.. La città sopravvisse come piccolo centro durante l'impero Babilonese, Assiro e poi Persiano per spopolarsi in epoca ellenistica. I Marioti veneravano sia dei sumeri che semitici e fecero della loro città un centro dell'antico commercio. Comunque, sebbene nel periodo pre-Amorrita la città fosse caratterizzata da una pesante influenza della cultura sumera, Mari non fu mai una città di immigrati sumeri, ma piuttosto una nazione di lingua semitica che parlava un dialetto simile all'Eblaita. Gli Amorrei erano semiti dell'ovest che iniziaranon a colonizzare l'area prima del XXI secolo a.c.; durante il periodo della dinastia Lim (circa 1830 a.c.) divennero la popolazione dominante della Mezzaluna Fertile.
La scoperta della città nel 1933 permise di approfondire la conoscenza della mappa geopolitica dell'antica Mesopotamia e Siria, grazie al rinvenimento di altre 25000 tavolette di argilla che contenevano importanti informazioni circa l'amministrazione dello stato durante il secondo millenio a.c. e la natura dei rapporti diplomatici fra le entità statali della regione. esse rivelarono anche le vaste reti commerciali del XVIII secolo a.c., che connettevano territori lontani come l'Afghanistan nel sud asiatico e Creta nel Mediterraneo.

Geografia, clima e territorio[modifica | modifica wikitesto]

La città si apre nella valle dell'Eufrate, a valle di Deir el-Zor particolarmente ampia. La steppa arida (con una piovosità di circa 150 mm annui) venne resa coltivabile attraverso un'ampia rete di canali di irrigazione e di dighe, permettendo di sfruttare il fertile suolo alluvionale.

La rete di irrigazione, che favorisce inoltre le comunicazioni per via fluviale, si appoggia su un bacino di ritenuta che in inverno veniva alimentato dall'acqua piovana.

Alcune tavolette sembrano attestare che durante l'epoca amorrita le casse statali fossero alimentate dai forti dazi (circa il 20% del valore) imposti alle merci di passaggio. Mari fu tuttavia un centro commerciale principalmente terrestre, a causa della scarsa navigabilità dell'Eufrate poco più a valle.

Nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome della città può essere fatto risalite a Mer un'antica divinità delle tempeste, venerata nel nord mesopotamoco ed in Siria e che era considerata la divinità patrona della città[4]. Fu l'archeologo George Dossin che notò che la pronuncia di Mer era la stessa di Mari e da qui concluse cha la città derivava il nome dalla sua divinità patronaà[5].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Primo Regno[modifica | modifica wikitesto]

Mari non va considerato come un piccolo insediamento che poi è cresciuto[6], ma piuttosto una nuova città fondata nel periodo proto-dinastico I mesopotamico, circa 2900 a.c., allo scopo di controllare le vie fluviali dell'Eufrate che erano parte delle vie commerciali che collegavano il Levante con il meridione di Sumer[6][7]. La città fu costruita a 1 o 2 Kilometri di distanza dal fiume Eufrate per metterla al sicuro dalle piene alluvionali[6], ed era connessa al fiume grazie ad un canale artificiale lungo dai 7 agli 8 kilometri a seconda del numero di anse presenti nel suo tracciato, ora difficli da identificare[8] La Città primitiva è difficile da riportare alla luce, anche perché seppellita sotto gli strati successivi di abitazioni[7]. Il sistema di difesa contro le piene fluviali era composto da un terrapieno circolare, che è stato riportato alla luce[7], in aggiunta a una spessa rampa interna circolare, alta 6,7 metri, per proteggere la città dai nemici[7]. Un'area lunga 300 metri colma di giardini e di botteghe artigiane[8], separava l'argine esterno dal bastione interno, che aveva un'altezza di 8-10 metri, ed era riforzato da torri difensive[8]. Altri ritrovamenti includono una delle porte della città, una strada che iniziava nel centro ed arrivava alla porta, in aggiunta ad abitazioni residenziali[7]. Al centro del sito di Mari si trova un rilievo[9], comunque non sono stati ritrovati palazzi o templi[7], sebbene sia stato portato alla luce un grande palazzo, che sembra avesse funzioni amministrative, che aveva fondamenta di pietra e la dimensione di 32x25 metri, con stanze lunghe più di 12 metri e larghe 6[8]. La città fu abbandonata alla fine del periodo protodinastico II, circa nel 2550 per ragioni sconosciute[7].

Secondo Regno[modifica | modifica wikitesto]

Attorno all'inizio del periodo protodinastico III (prima del 2500 a.c.)[9], Mari fu ricostruita e ripopolata[7][10].
La nuova città recuperò le strutture esterne della città primitiva, incluso la rampa interna e la porta[7][8]. Fu recuperato anche l'argine circolare esterno del diametro di 1,9 Km., che fu rinforzato con un muro spesso due metri[7] che era utilizzabile anche per la protezione degli arceri[8].
La struttura interna della città fu invece completamente mutata[8], con un piano urbanistico studiato con precisione; prima furono costruite le strade che dalla collina nel centro scendevano verso le porte, ssicurando il drenaggio dell'acqua piovana[8].
Nel cuore della città fu costruito un palazzo reale[8]. Quattro livelli architettonici successivi al palazzo del secondo regno sono stati riportati alla luce (il più antico contrassegnato con P3, mentre il più recente è P0), e gli ultimi due livelli risalgono al periodo accadico[8]. Tra i reperti ritrovati nei primi due livelli vi è una struttura templare[11], la più grande della città ma di cui è ignota la divinità venerata[12]. Sono stati rinvenuti anche una sala del trono con colonne e un ambiente con tre doppie file di colonne lignee che conduceva al tempio[11].
Sei ulteriori templi furono scoperti nella città, incluso un tempio chiamato Massiccio Rosso (non si sa a chi dedicato), e templi dedicati a Ninni-Zaza, Ishtarat,[13] Ishtar, Ninhursag and Shamash[11]. Tutti i templi erano situati al centro della città eccetto quello di Ishtar che probabilmente ra il centro amministrativo del Grande Sacerdote[11].
Il secondo regno appare essere un centro politico prospero e potente[14]. Molti sono sovrani (che avevano titolo di Lugal[15]) di cui sono noti editti e lettere in questo periodo, ma la più importante è la lettera di Enna-Dagan c. 2350 a.c.[note 1]che fu spedita aIrkab-Damu[17] di Ebla[note 2] ed in essa il re mariota cita i suoi predecessori ed elenca le loro conquiste militari[19]. Comunque l'interpretazione della lettera presenta notevoli problemi e molte diverse interpretazioni sono dibattute fra gli studiosi[20][10][21].

Mari negli archivi di Ebla[modifica | modifica wikitesto]

Le prime menzioni storiche della città compaiono in testi del XXIV secolo a.C. rinvenuti nel sito di Ebla: in quest'epoca i sovrani eblaiti sono tributari di Mari, ma conquisteranno in seguito l'indipendenza.

Questo primo periodo di fioritura di Mari si concluse con la conquista da parte del primo sovrano di Akkad, Sargon il Grande, che la distrusse intorno al 2330 a.C.

Gli šakkanakku[modifica | modifica wikitesto]

Lo šakkanakku Puzur, (Musei archeologici di Istanbul, fine del III millennio a.C.)

Con la fine dell'impero accadico, nel XXIII secolo a.C. Mari ritorna all'indipendenza. Restano al potere i governatori militari insediati dai re accadici e conservano la titolatura sumera di šagin (in sumero) o šakkanakku (in accadico).

I re della terza dinastia di Ur, che dominano la Mesopotamia dalla fine del XXII secolo a.C., non intaccano l'indipendenza della città. In questo periodo abbiamo solo scarse fonti scritte, ma i resti archeologici ne testimoniano la prosperità.

Nel corso del XXI secolo a.C. la dinastia degli šakkanakku scomparve e il XX secolo a.C. sembra essere stato un periodo oscuro, nel corso del quale la città dovette vivere un momento difficile.

Epoca amorrea[modifica | modifica wikitesto]

Disco iscritto del re Yakhdun-Lim (Museo del Louvre, 1800 a.C. circa)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Yakhdun-Lim (regno 1810 a.C./1793 a.C.) è il primo re di Mari del periodo successivo ad essere ben conosciuto, mentre del padre, Yaggid-Lim, non si sa nulla. Si dedicò ad estendere il suo regno verso ovest, sottomettendo Terqa (Tell Ashara) e Tuttul (Tell Bi'a), e verso il fiume Khabur a nord, vincendo il re amorreo di Ekallatum, Samsi-Addu.

Si alleò quindi con Eshnunna (Tell Asmar) e venne per questo in conflitto con il re di Aleppo che per rappresaglia fomentò contro di lui una rivolta dei nomadi Benjaminiti. Il suo regno terminò con un colpo di Stato che portò sul trono il figlio, Sumu-Yamam.

Samsi-Addu, che era stato sconfitto da Yakhdun-Lim[senza fonte], invase il regno di Mari e intorno al 1782 a.C. vi pose sul trono il proprio giovane figlio Yasmakh-Addu, mantenendo tuttavia il controllo.[3] Yasmakh-Addu aveva preso in sposa la figlia del re di Qatna (Tell Mishrife) e fu ancora in rapporti tesi con il re di Aleppo Sumu-epukh.

Alla morte di Samsi-Addu nel 1775 a.C., un discendente della famiglia reale di Mari, Zimri-Lim, riuscì a riprendersi il trono di Mari con l'appoggio del re di Aleppo, del quale rimase alleato o vassallo.

Fu quindi in conflitto con il re di Eshnunna, che fomentò una rivolta dei Benjaminiti, i quali vennero però sconfitti. Si alleò quindi con il re di Elam contro Eshnunna, ma quando questa città cadde, l'Elam minacciò le posizioni di Mari nella regione del Khabur a nord.

Zimri-Lim si alleò dunque con il re di Babilonia, Hammurabi, che anch'egli aveva sostenuto in precedenza l'Elam. La coalizione formatasi contro l'Elam ne impedì le mire espansionistiche. In seguito aiutò Hammurabi a prendere Larsa, ma con la caduta di questa città Hammurabi rivolse i suoi interessi verso nord, minacciando le posizioni di Mari. I successivi avvenimenti non sono ben conosciuti, ma Mari venne presa e distrutta dai Babilonesi nel 1759 a.C.[1].

Organizzazione del regno[modifica | modifica wikitesto]

Grazie agli archivi in tavolette di argilla rinvenuti negli archivi del palazzo reale, l'organizzazione del regno all'epoca di Zimri-Lim è ben conosciuta.

A capo del regno era il re (šarrum), coadiuvato da un visir che controllava l'economia del regno (šukkallum) e da un consiglio che lo assisteva nel prendere le decisioni (pirištum).

Tavoletta dell'archivio reale del re Zimri-Lim con la quale si ordina la costruzione di una ghiacciaia nella città di Terqa (Museo del Louvre, 1800 a.C. circa)

Il regno era suddiviso in quattro province, legate alle città di Mari, Terqa, Saggaratum e Qatturan, e al territorio di Suhum, con statuto particolare. A capo di ciascuna provincia era posto un governatore (šapitum), coadiuvato da un intendente (abu bītim), da un responsabile dei domini (ša sikkatim) e dal capo dei pascoli, che controllava le tribù nomadi (merhūm).

L'esercito riprendeva l'organizzazione del regno di Ur nel corso della terza dinastia di Ur. Era suddiviso in unità di dieci uomini (eširtum, comandata da un waklum) che potevano essere raggruppate per cinque (comandate da un laputtum) o per dieci (pirsum, comandata da un rab pirsim). Esistevano raggruppamenti di due o tre pirsum, con duecento o trecento soldati (comandati da un rabi amurrim) e infine un'armata di circa mille uomini (ummānum) era comandata da un generale (âlik pān ṣābim) che faceva parte dei grandi dignitari del regno. Esistevano inoltre diversi tipi di unità: guarnigioni cittadine (sāb birtim), guardia di palazzo (sāb bāb ekallim), un corpo di genieri (sāb tupšikkānim), e ancora corpi per spedizioni militari e corpi formati da etnie specifiche.

Sito archeologico[modifica | modifica wikitesto]

Gli scavi delle rovine di Mari sono stati intrapresi a partire dal 1933 dall'archeologo francese André Parrot che, durante oltre vent'anni di ricerche e scavi, portò alla luce anche l'archivio reale con circa ventimila tavolette d'argilla, contenenti iscrizioni su argomenti amministrativi, economici e politici, la cui decifrazione permise, tra l'altro, di datare più esattamente il periodo di regno di Hammurabi. Gli scavi furono poi ripresi nel 1979 da Jean-Claude Margueron. Nel corso di circa 40 campagne di scavo è stato esplorato solo un quindicesimo dell'estensione totale del sito, di circa 14 ettari. In una profondità di circa 14,5 metri si distinguono chiaramente tre livelli di occupazione, dei quali solo il più recente (Mari III) è stato largamente documentato, mentre i primi due non hanno ancora rivelato tutti i loro segreti[22].

sito archeologico di Mari

Mari I[modifica | modifica wikitesto]

I primi livelli di occupazione del sito risalgono alla fine del IV millennio a.C. e la città acquisì poi importanza agli inizi del III millennio a.C..
A quest'epoca si deve la creazione della rete di irrigazione sulla riva destra dell'Eufrate, che permetteva la coltivazione della valle.
Secondo Jean-Claude Margueron, direttore degli scavi dal 1979, apparterrebbe a quest'epoca anche lo scavo di un canale di circa 120 km di lunghezza che collegava il fiume Eufrate al fiume Khabur, a circa 10 km a valle di Mari. Secondo altri invece, poiché non viene citato in nessuna delle fonti antiche, sarebbe una realizzazione molto più tarda.
Come abbiamo già scritto, la città venne fondata ad una certa distanza dal fiume, per evitare il pericolo di inondazioni, e per lo stesso motivo era circondata da una diga di contenimento. Un canale permetteva l'approvvigionamento d'acqua e l'accesso al porto della città.
Le difese erano assicurate da una cinta di mura di 1.300 m di diametro. Della città originaria si sono rinvenute solo alcune abitazioni, in quanto gran parte di essa è ricoperta dai livelli storici successivi. Gli oggetti in bronzo rinvenuti testimoniano un notevole sviluppo dell'attività metallurgica.

Mari II[modifica | modifica wikitesto]

Sigillo rinvenuto a Mari della metà del III millennio a.C.

Per ragioni sconosciute la città perse di importanza per riacquistarla poi a metà del III millennio a.C.

A quest'epoca risale un tempio dedicato alla dea Ištar, rimesso in luce nella parte ovest del tell principale.

Altri templi sono stati rimessi in luce nella zona centrale, dedicati a divinità del pantheon sumero (Ninhursag, Šamaš, il re divinizzato Ninni-Zaza e ancora Ištar (Ishtarat) e forse Dagon), a cui si aggiunge il "Massiccio rosso", un'alta terrazza che doveva anch'essa sostenere un tempio. Non è stato invece identificato il tempio, noto dai documenti, dedicato a Itur-Mêr, divinità tutelare della città.

Accanto ai templi si collocava il "Recinto sacro", nel sito che in seguito sarebbe stato occupato dal palazzo reale del II millennio, costituito da numerosi piccoli ambienti che circondano uno spazio centrale. Nei pressi si trovava il primo palazzo ("palazzo presargonide"), anch'esso poi ricoperto dal palazzo reale successivo. Sono state rimesse in luce anche alcune abitazioni e statue e oggetti preziosi.

La distruzione della città fu probabilmente dovuta ad una ritorsione del re accadico Naram-Sin nel XXIII secolo a.C. contro la città che si era ribellata.

Mari III[modifica | modifica wikitesto]

Leone in rame proveniente dal "Tempio dei leoni" di Mari (Museo del Louvre, II millennio a.C.)

All'epoca dei šakkanakku la città fu ampiamente rinnovata. Venne costruito una grande cinta in mattoni crudi e fu costruito un nuovo palazzo reale, che comprendeva all'interno il "Recinto sacro" dell'epoca precedente. Un secondo palazzo ospitava i membri della famiglia reale o la residenza del re stesso. Grandi ipogei sotterranei dovevano ospitare le tombe reali, saccheggiate in seguito. Vennero rinnovati alcuni dei templi e fu costruito su un'alta terrazza il "Tempio dei leoni".

Le ultime fasi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la distruzione babilonese, Mari diviene una piccola borgata priva di importanza, in seguito allo spostamento delle rotte commerciali, che incominciarono ad evitare il medio corso dell'Eufrate, la cui valle perse di importanza.[1]

Il sito venne definitivamente abbandonato in epoca seleucide.

Palazzo reale del II millennio a.C.[modifica | modifica wikitesto]

Corridoio del palazzo reale di Mari.

Considerato uno dei capolavori dell'architettura antica orientale[23] ed all'epoca una delle meraviglie del mondo,[1] il palazzo reale (noto anche come palazzo di Zimri-Lim)[23] costituisce il monumento più imponente della città. Fu costantemente rinnovato fino alla distruzione babilonese del 1759 a.C.[23] e i livelli meglio conosciuti sono quelli immediatamente precedenti alla rovina, legati al regno di Zimri-Lim.[senza fonte]

Il suo stato di conservazione era ottimo al momento della scoperta, ma l'esposizione agli agenti atmosferici ne ha accelerato il degrado, come per gli altri edifici di Mari.[senza fonte]

Copre circa 3 ettari, con circa 300 ambienti o cortili al piano terra ((e in origine aveva anche un secondo piano, raggiungendo un numero di circa 550 ambienti di diversa ampiezza.)) Era un insieme perfettamente organizzato in unità funzionali, ben delimitate architettonicamente e servite da grandi cortili: scuderie, magazzini, uffici amministrativi, alloggi per il personale, cucine. Questo insieme permetteva di garantire la sicurezza del re e lo svolgimento dei compiti di amministrazione del regno. Non vi erano invece ospitate officine artigianali.[1][23]

Il palazzo comprendeva spazi sacri e un luogo di culto della dea Ištar e, nella parte occidentale, sale di rappresentanza ufficiali, con il "Cortile del palmeto" e sul lato orientale una "Sala del trono" di 25 m x 11 m, alta almeno 12 m. Al di sopra di ambienti adibiti a magazzino erano gli appartamenti reali, mentre un edificio separato ("Casa delle donne") ospitava probabilmente le mogli e le concubine reali.[1]

I tetti potevano essere utilizzati come posti di sorveglianza in tempo di guerra, mentre in tempo di pace erano adoperati come luoghi dove prendere fresco.[1]

Una delle maggiori testimonianze del palazzo includono le pitture murali, ritrovate nella sala delle udienze e nel cortile interno dell'edificio.[23]

Dall'edificio sono state ritrovate all'incirca 25.000 tavolette cuneiformi e molte statue.[1]

Tempio di Ištar[modifica | modifica wikitesto]

Statua dell'intendente reale Ebih-Il, rinvenuta nel tempio di Ištar

Il tempio dedicato alla dea Ištar, nella zona occidentale del tell, fu continuamente ricostruito sullo stesso luogo, a partire dalle prime fasi della storia della città. La sovrapposizione degli strati archeologici relativi alle diverse fasi dell'edificio raggiunge uno spessore di 6 m. È possibile che i successivi templi siano rimasti in uso per circa sei secoli.

Un primo edificio sacro è quasi sconosciuto, essendo stato obliterato dalle costruzioni successive. Successivamente venne costruito un tempio monumentale (area di circa 26 m x 25 m) su fondamenta in blocchi di alabastro.

Nella fase successiva il complesso sacro comprendeva un sacello sul lato occidentale e una casa per i sacerdoti su quello orientale; un podio a forma di barca inglobava ceramiche votive. Il tempio vero e proprio fu quindi ospitato in una semplice cella rettangolare di 9 m x7 m, i cui muri erano spessi non meno di 3 m.

Per le fasi successive furono rinvenute negli scavi tracce di resti combusti di sacrifici e una statua dedicata alla dea dal re "Lamgi-Mari", che si definiva "grande governatore del dio Enlil". Nel cortile del tempio si rinvenne inoltre una statuetta dell'intendente Ebih-Il, in gesso, con inserti di lapislazzuli e conchiglia.

L'archivio di Mari[modifica | modifica wikitesto]

L'archivio del palazzo reale di Mari fu scoperto dagli archeologi francesi negli anni trenta ed oggi la maggior parte di esso è stata pubblicata [24] [25] [26] [27]. [28] Si tratta di un numero che va dalle 21.500 alle 23.500 tavolette[29][30] e frammenti di tavoletta di argilla scritte in lingua accadica. Nel corso degli studi sono stati effettuati numerosi joint di frammenti così da restituire tavolette intere o parzialmente intere. In questo modo sono state ridotte a circa 13000 il numero di tavolette ritrovate ed utilizzabili per lo studio. Questa era la lingua ufficiale dello stato, tuttavia i nomi propri e qualche indizio sintattico ci mostrano che la lingua comunemente parlata a Mari era una lingua semitica occidentale. Quasi tutte le tavolette risalgono agli ultimi cinquant'anni di indipendenza di Mari (ca. 1800 – 1750 a.C.). I testi riportano in dettaglio la presa del potere ed il regno di Zimri-Lim.

Esse costituiscono l'archivio di stato del regno di Mari e ci forniscono informazioni circa le istituzioni e le tradizioni del regno ed inoltre ci resituiscono i nomi delle persone che vissero in quel tempo. Più di ottomila tavolette sono rappresentate da lettere[31], le altre consistono in documenti amministrativi, giudiziari e contabili. La scoperta degli archivi ha portato ad una completa revisione della cronologia del Vicino Oriente antico nell'epoca che precede il primo impero babilonese, ed ha fornito più di cinquecento nomi di località tanto da ridisegnare la carta geografica della prima metà del secondo millennio a.C.[32].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni
  1. ^ I primi traduttori delle iscrizioni pensarono che Enna-Dagan fosse un generali eblaita. Comunque, con la traduzione delle tavolette di Ebla si è visto che questi riceveva a Mari doni da Ebla durante il regno del suo predecessore mariota (e quindi era un dignitario importante in quella corte)[16].
  2. ^ Irkab-Damu non è nominato nella lettera ma è quasi certo che egli fosse il destinatario[18]
Fonti
  1. ^ a b c d e f g h i André Parrot, I Sumeri, Feltrinelli, 1960, pp. 254-261, 282.
  2. ^ Vedi il nome riportato in Google maps
  3. ^ a b André Parrot, Gli Assiri, Feltrinelli, 1963, pp. 2, 327.
  4. ^ Green
  5. ^ Oldenburg
  6. ^ a b c Viollet
  7. ^ a b c d e f g h i j Margueron2
  8. ^ a b c d e f g h i j Margueron
  9. ^ a b Akkermans
  10. ^ a b Liverani
  11. ^ a b c d Margueron2
  12. ^ Margueron
  13. ^ Aruz
  14. ^ Akkermans
  15. ^ Nadali
  16. ^ Frayne3
  17. ^ Michalowski4
  18. ^ Podany
  19. ^ Roux
  20. ^ Astour
  21. ^ Matthews
  22. ^ Scheda su Mari nel sito dell'Unesco: Mari & Europos-Dura sites of Euphrates Valley
  23. ^ a b c d e Seton Lloyd, Hans Wolfgang Müller, Architettura delle origini, Electa Editrice, 1980, pp. 23-25.
  24. ^ André Parrot, Les Fouilles de Mari. Deuxième campagne (hiver 1934-35), Syria, T. 17, Fasc. 1, pp. 1-31, 1936
  25. ^ André Parrot, Les fouilles de Mari. Première campagne (hiver 1933-34). Rapport préliminaire, Syria, T. 16, Fasc. 1, pp. 1-28, 1935
  26. ^ André Parrot, Les Fouilles de Mari. Septiéme Campagne (Hiver 1951–1952), Syria, T. 29, Fasc. 3/4, pp. 183-203, 1952
  27. ^ André Parrot, Les fouilles de Mari: Douzième campagne (Automne 1961), Syria, T. 39, Fasc. 3/4, pp. 151-179, 1962
  28. ^ Tutte le relazioni delle campagne pubblicate sul periodico "Syria. Archéologie, Art et histoire" negli anni dal 1920 al 2000 sono ora disponibili online, a questo indirizzo.
  29. ^ D. Charpin : Lire et écrire en Mésopotamie à l'époque paléo-babylonienne : la correspondance. Cours Chaire Civilisation mésopotamienne, Collège de France., su college-de-france.fr.
  30. ^ D. Charpin : Lire et écrire en Mésopotamie à l'époque paléo-babylonienne : la correspondance. Cours Chaire Civilisation mésopotamienne, Collège de France., su college-de-france.fr.
  31. ^ Tutte le lettere editate sono ormai disponibili con traslitterazione, traduzione, analisi critica ed informazioni bibliografiche sul sito www.archibab.fr
  32. ^ Jack M. Sasson, The King and I a Mari King in Changing Perceptions, in Journal of the American Oriental Society, vol. 118, nº 4, American Oriental Society, ottobre–dicembre 1998, pp. 453–470, DOI:10.2307/604782, JSTOR 604782.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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