Deir el-Zor
| Deir el-Zor città | |
|---|---|
| (AR) دير الزور (Dayru z-Zawr) | |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Governatorato | Deir el-Zor |
| Distretto | Deir el-Zor |
| Sottodistretto | |
| Territorio | |
| Coordinate | 35°19′48″N 40°09′00″E |
| Altitudine | 210 m s.l.m. |
| Abitanti | 203 000[1] (stima 2002) |
| Altre informazioni | |
| Lingue | arabo |
| Prefisso | 051 |
| Fuso orario | UTC+2 |
| Cartografia | |
Deir el-Zor (in arabo دير الزور?, talvolta chiamata Deir ez-Zor, Dayr az-Zawr, Deir al-Zur) è la città più grande della Siria orientale e la settima più grande del paese. Situata sulle rive dell'Eufrate, a 450 km a nord-est della capitale Damasco, Deir ez-Zor è capoluogo del governatorato omonimo.[2]
Etimologia
[modifica | modifica wikitesto]Ad-Deir è un'abbreviazione comune per Deir ez-Zor. Nella lingua siriaca della popolazione cristiana assira, Zeʿūrta (ܙܥܘܪܬܐ) significa "piccolo"; quindi, Dīrā Zeʿūrta significa "piccola abitazione".[3] Il nome attuale, che è stato esteso alla regione circostante, indica un antico sito per uno dei monasteri siriaci appartati paleocristiani fondati durante la persecuzione dei cristiani nell'Impero Romano e nell'età apostolica in tutta la Mesopotamia.[4] Anche se si ritiene che Deir (ܕܝܪܐ), che in arabo (preso in prestito dal siriaco) significa "monastero", sia stato mantenuto durante le varie rinominazioni medievali e moderne, Zor, che indica la boscaglia sulla riva del fiume, è apparso solo in alcuni documenti tardo ottomani del Deir ez-Zor Vilayet.[5]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1860 il governo turco decise l'insediamento di una postazione militare nel territorio allora praticamente disabitato, in modo da controllare le vie commerciali che qui si incrociavano e che collegavano la Siria occidentale con Baghdad e con la Turchia orientale.
Divenne in breve tempo un punto di incontro tra beduini e mercanti, diventando nel XX secolo una vera città, grazie allo sviluppo agricolo del governatorato e alla scoperta del petrolio nel bacino del Khabur.
Nel 1915 la città divenne una destinazione finale durante la deportazione a carattere genocida degli Armeni dall'Impero ottomano. Nello specifico, fu sede di famigerati campi di detenzione dove gran parte dei sopravvissuti alla deportazione trovò la morte[6]. Un monumento è stato costruito per ricordare tale tragedia. Dopo la conquista della città da parte dell'ISIS, il memoriale è stato fatto saltare in aria, il 21 settembre 2014.[7][8][9]
Alla fine della prima guerra mondiale, nel 1921, Deir el-Zor fu occupata dai francesi, che vi posero una poderosa guarnigione.
Durante la seconda guerra mondiale si svolse la battaglia di Deir el-Zor, durante la campagna di Siria.
Durante la guerra civile siriana, alla fine del 2013, Deir el-Zor è stata assediata dai jihadisti islamici, e a conquistare il restante della provincia omonima. Successivamente, l'intrusione dell'ISIS ha portato però ad un conflitto tra le file islamiste, nel quale lo Stato Islamico uscì vincitore; a luglio 2014 il risultato di tale battaglia fu il totale assedio delle forze lealiste, che si trovarono completamente isolate e circondate assieme al resto della popolazione in area governativa (si stima un numero attorno alle 100.000 unità). I rifornimenti di cibo, acqua e beni di prima necessità venivano effettuati grazie a ponti aerei coordinati dal governo di Damasco.
Il 17 gennaio 2016 i militanti dell'ISIS compiono una strage uccidendo almeno 300 civili, in maggioranza donne, bambini e anziani. 150 di essi sono decapitati. Altri 400 rapiti.[10]
Il 5 settembre 2017, dopo 3 anni, 1 mese e 22 giorni, l'esercito regolare siriano riesce a far breccia nella parte ovest della città, rompendo il lungo assedio e ricongiungendosi con la 137ª Brigata.[11][12][13]
Il 3 novembre la città viene definitivamente riconquistata dall'esercito siriano, sancendo di fatto la fine della lunghissima battaglia contro l'ISIS.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ World Gazetteer
- ^ (EN) Syrian Ministry of Tourism (in Arabic), su syriatourism.org (archiviato dall'url originale il 27 aprile 2020).
- ^ R. Payne Smith, Thesaurus Syriacus, s.v. ܕܝܪܐ; ܙܥܘܪܬܐ
- ^ Moffett, S. H. (1992): A History of Christianity in Asia: Beginnings to 1500. Harper, San Francisco. ISBN 0-06-065779-0
- ^ Shaw, S. J. (1978): The Ottoman Census System and Population, 1831–1914. International Journal of Middle East Studies, 9: 325–338.
- ^ (EN) Hans-Lukas Kieser, Talaat Pasha: father of modern Turkey, architect of genocide, 2018, ISBN 978-0-691-15762-7. URL consultato il 26 aprile 2022.
- ^ (EN) Naira Hayrumyan, Middle East Terror: Memory of Armenian Genocide victims targeted by ISIS militants, in ArmeniaNow, 24 settembre 2014 (archiviato dall'url originale il 5 settembre 2015).
- ^ (EN) IS said to destroy Armenian Genocide memorial, in The Times of Israel, 22 settembre 2014.
- ^ (EN) Who destroyed the Armenian Genocide Martyrs’ Memorial Church in Deir Ezzor?, su conflict antiquities, 12 novembre 2014. URL consultato il 20 marzo 2015.
- ^ strage di civili nell'area del petrolio. “300 morti e 400 rapiti. Almeno 150 decapitati, anche donne e bambini”, su ilfattoquotidiano.it.
- ^ (EN) Syrian army breaks three-year siege of Deir ez-Zor. URL consultato il 6 settembre 2017.
- ^ (EN) Syria: rotto l'assedio di Deir ez-Zor. URL consultato il 6 settembre 2017.
- ^ Siria, rotto l’assedio di Deir ez-Zour, l’esercito festeggia e Putin si congratula con Assad, su LaStampa.it. URL consultato il 06-09-2017.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Dayr al-Zawr, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 132566022 · LCCN (EN) n83216229 · GND (DE) 4010920-3 · J9U (EN, HE) 987007564774805171 |
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