La sposa sagace

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La sposa sagace
Commedia in 5 atti
AutoreCarlo Goldoni
Generecommedia in versi
Composto nel1758
Prima assolutaautunno 1758
Venezia
Personaggi
  • Don Policarpio, finanziere
  • Donna Barbara, sua figliuola
  • Donna Petronilla, sua moglie
  • Il conte d'Altomare
  • Il duca di Belfiore
  • Il cavalier Ferrante
  • Lisetta, cameriera
  • Mariano, servitore
  • Moschino servitore
 

La sposa sagace è un'opera teatrale in cinque atti in versi martelliani di Carlo Goldoni scritta nel 1758 e messa in scena per la prima volta a Venezia nel corso dell'autunno di quell'anno. La commedia incontrò da subito il favore del pubblico e viene tutt'oggi riproposta[1].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Palermo, casa del ricco Policarpio. La giovane Barbara nasconde al debole padre e all'ostile matrigna Petronilla di essersi segretamente impegnata, davanti a due testimoni, a sposare il conte d'Altomare, peraltro uno dei cicisbei di Petronilla. Alla fine Barbara riuscirà a convincere il padre, le nozze si celebreranno e la matrigna diverrà oggetto di scherno di tutti.

Poetica[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo questa commedia, che possiede l'inconfondibile grazia da opera buffa[1], scrisse l'autore nella prefazione all'edizione a stampa: Ha qualche cosa di nuovo e di capriccioso. Al terminare del primo Atto, pare ch'ella sia principiata e finita. Poiché, siccome l'unico interesse di questa Rappresentazione è un matrimonio, s'introduce il discorso sin dalla prima Scena; vi sono dei ragionamenti, degli accidenti, che vagliono ora a dilazionarlo, ed ora ad accelerarlo, e finalmente alla presenza di testimoni, con tutte quelle solennità che sono possibili sulla Scena, si forma indissolubile il matrimonio, ed ecco la Commedia finita. Ma qui appunto è dove ha principio l'azione principale di una Sposa sagace, impegnata ad occultare il suo stato in faccia del mondo, in faccia ai parenti e collo sposo al fianco. Guardimi Dio ch'io abbia perciò intenzione di ammaestrar le Fanciulle in simile pericolosa scaltrezza; che anzi ingegnato mi sono di condannarla e farla detestare in iscena dalla donna medesima che ne fa uso. La moralità dee cadere sulla Matrigna, che vana e orgogliosa per se medesima, ed indiscreta rapporto alla povera sua Figliastra, la mette quasi in disperazione, e la trasporta a un tal passo. Molto vi contribuiscono i servi, e sopra questi aprino gli occhi i Padri di famiglia, ché spesse volte da essi suol dipendere la rovina de' Figli. Io per altro non iscrivo sermoni per insegnare, ma Commedie per onestamente divertire[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Tutte le opere di C. Goldoni, a cura di G. Ortolani, VII, Milano, Mondadori, 1946
  2. ^ Carlo Goldoni, prefazione a La sposa sagace