Torquato Tasso (Goldoni)

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Torquato Tasso
Commedia in cinque atti
Alessandro Longhi - Ritratto di Carlo Goldoni (c 1757) Ca Goldoni Venezia.jpg
Carlo Goldoni
AutoreCarlo Goldoni
Lingua originaleItaliano
Generecommedia
Prima assoluta1755
Teatro San Luca di Venezia
Personaggi
  • Torquato Tasso, poeta del Duca di Ferrara
  • Don Gherardo, cortigiano del Duca
  • Donna Eleonora, moglie di Don Gherardo
  • La marchesa Eleonora, vedova dama d'onore della duchessa
  • Eleonora, cameriera della Duchessa
  • Don Fazio, napoletano
  • Il Cavaliere del Fiocco, cruscante
  • Il signor Tomio (Tommaso), veneziano
  • Patrizio, romano
  • Targa, servitore
 

Torquato Tasso è una commedia teatrale di Carlo Goldoni. Scritta nel 1755, fu rappresentata per la prima volta nel Teatro San Luca di Venezia per l'inaugurazione del Carnevale dello stesso anno. È la terza e ultima commedia storica in versi scritta dall'autore. Per la materia, del tutto leggendaria, l'autore, come scrisse nella prefazione, attinse al Grand dictionaire historique del Moréri (1674)[1]. L'intreccio della commedia ha origine dall'equivoco sul nome di Eleonora, che era quello della donna amata dal Tasso e di altre tre donne della corte del Duca di Ferrara, città dove è ambientata la scena. La commedia piacque al pubblico e fu ripresa anche nel corso dell'Ottocento[2].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Torquato Tasso

La commedia, come L'avaro (1756) e Terenzio (1754), fa parte di un trittico che si discosta dalle altre opere umoristiche e maggiori di Carlo Goldoni. Infatti la commedia presente, al contrario del genere, inscena elementi seri riguardanti la vita del poeta e scrittore cortigiano Torquato Tasso. Nel 1500 il poeta Torquato Tasso si trova in una difficile situazione e causa dell'avvento in Italia della Controriforma. Infatti, a causa di questa decisione della Chiesa cattolica di impoverire la cultura, Tasso si vede costretto a cambiare genere alle sue poesie e ai suoi scritti, il che incomincia a provocargli delle turbe mentali. Tasso si trova sempre in un conflitto interiore, anche perché non è nemmeno in buoni rapporti con il duca ferrarese Alfonso II d'Este, in cui cerca di denunciare gli aspetti semplici e corrotti della corte di Ferrara, ma poi infine decide di accettarli e di piegarsi allo stesso modo ai metodi brutali della Chiesa. Sebbene la vita per Tasso sia difficile presso le corti di Ferrara e Venezia, egli trova l'amore nella duchessa Eleonora, favorita anche di Alfonso, e le dedica spesso amorevoli versi. Però la ragazza non può avere due spasimanti contemporaneamente e ciò fa sì che un giorno Alfonso se ne accorge, durante un esilarante equivoco, e si infuria molto con il suo cortigiano. Dato che Torquato Tasso manifesta sempre di più i suoi stati di pazzia, l'Accademia della Crusca decide finalmente di toglierlo di mezzo con un astuto stratagemma. Da Napoli giungono degli emissari che si presentano a Tasso, fingendo di portarlo dai suoi veri parenti, ma che in realtà lo getteranno in un manicomio.

Poetica[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Goldoni pone la figura del poeta estense al centro di una commedia tipicamente autobiografica: Tasso subisce le critiche ingiustificate dei puristi della lingua, allo stesso modo dello scrittore veneziano costretto anche lui, come il predecessore che doveva confrontarsi con Ludovico Ariosto, a una continua polemica con Pietro Chiari[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://dizionaripiu.zanichelli.it/biblioteca-italiana-zanichelli/carlo-goldoni-torquato-tasso
  2. ^ Tutte le opere di C. Goldoni, a cura di G. Ortolani, V, Milano, Mondadori Editore, 1941
  3. ^ Alberto Nota e Paolo Giacometti, Spigolature tassiane nel teatro dell'Ottocento, [1]